Il pollo di Trilussa, ormai non rimangono neanche le ossa.
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Il pane e il latte hanno costi sostenibili, la sanità e l'istruzione invece no, da cui la necessità di socializzare le spese. @ciddo
Quelle riflessioni che facevo riguardavano aree a successo di mercato. La stessa logica non può essere appunto applicata alle aree a fallimento di mercato.
Io proprio non capisco perché bisogna sempre ripetere le stesse cose 100 volte. Hai risposto come se avessi dimenticato tutto quello che ho scritto in altre discussioni.
Le persone vogliono eccome, ad esempio, un'assicurazione sanitaria che li protegge dalla culla alla tomba per qualsiasi problema medico possa capitargli in vita. Paghi quello che devi pagare ogni mese e poi non ci pensi più.
Non sono le persone che non la vogliono: sono gli assicuratori che non offrono un'assicurazione completa, perché evidentemente temono di andare in banca rotta promettendo ai clienti una protezione assoluta da ogni problema medico indipendentemente dai costi.
Dunque, per avere questo servizio, i cittadini devono delegarlo allo stato, il quale creerà un'assicurazione pubblica garantita dallo stato.
Ora, tu devi dimostrarmi che quello che ho spiegato qui è falso, che non è vero che le assicurazioni sanitarie commerciali si parano il culo fissando tetti di spesa annuali e lasciando una percentuale delle spese a carico degli assicurati. Devi dimostrare che è non è vero che hanno liste chiuse di medicamenti coperti. Devi dimostrare che non è vero che rifiutano nuovi clienti anziani o malati.
Se continui a ignorare l'argomento, per poi tornare a ripetere come un disco rotto che non esistono aree a fallimento di mercato nella prossima discussione, allora come speri di essere preso sul serio? La gente si ricorderà del fatto che @ciddo svicola non rispondendo mai alle domande scomode, non fornendo soluzioni valide ai problemi che la gente mette sul tavolo.
Questi sono dati che considerano i redditi lordi e non quelli netti.
Se consideri i redditi netti, le disuguaglianze sono inferiori e un aumento delle disuguaglianze produce un feedback del sistema.
Il reddito netto, per capirci, è quello che ti rimane dopo aver pagato imposte, tasse e oneri sociali. Tu non consideri affatto che la gente povera riceve dallo stato più di quelle che dà allo stato (quindi si trova in regime di imposta negativa) e che i ricchi danno allo stato molto più di quello che ricevono.
Naturalmente i tuoi argomenti sono azzeccati se discuti con gli anarcocapitalisti che pensano che lo stato non debba fare un tubo, ma se è una critica al sistema attuale allora non te l'accetto, perché i meccanismi di ridistribuzione ci sono, ma i comunisti non sono contenti e vogliono mettere tutta l'economia sotto lo stato con la scusa di aiutare i poveri.
Dobbiamo metterci d'accordo sui termini.
Tu definisci monopolio ogni settore del mercato in cui c'è un'azienda molto potente. Io invece definisco monopolio la situazione in cui se vuoi avere un determinato bene o servizio non hai altra scelta se non che rivolgerti a quell'azienda.
Frega un cazzo a me se Amazon ha molte quote di mercato. Io non sono obbligato a comprare da Amazon. Ci sono molteplici alternative, quindi non mi sento privato di nessuna libertà.
Facebook è potente? Non mi frega nulla. A me fa cagare, preferisco scrivere in altri siti, e fortunatamente posso farlo.
Se il termine monopolio lo si usa come lo usi te francamente non ha senso. Di quello che ha stabilito il governo americano non mi importa, è una discussione tra me e te.
Lo sappiamo tutti che i capitalisti fanno quello che fanno per guadagnare, ma quello che si sta dicendo è che in un mercato libero, aperto e competitivo i capitalisti devono fare il bene dei consumatori per riuscire a stare a galla, quindi le condizioni delle masse migliorano lentamente e gradualmente con il passare del tempo. @Gigi Landi
In linea di principio sarei anche d'accordo sull'impedire monopoli o cartelli privati, ma sul piano pratico diventa tutto più difficile, trovare le giuste misure che non si trasformino in carrozzoni della politica e che alla fine danneggiano i consumatori.
Un esempio il gas e l'elettricità, lì la concorrenza è solo molto parziale.
Far mangiare schifezze pur di vendere a fare profitti è fare il bene dei consumatori? Ad ogni modo nella società capitalista sono consumatori solo quelli che hanno un reddito/patrimonio e quindi un potere d'acquisto, gli altri possono anche crepare di fame (nei paesi ricchi non succede per l'intervento dello Stato e/o degli enti caritatevoli).
I sogni muoiono all'alba.
Quando nasce il capitalismo ? Storicamente nel sedicesimo secolo, quindi sono all'incirca 500 anni che e' il sistema dominante dei paesi occidentali.
Prova andare a chiedere ai paesi del terzo mondo se hanno migliorato le loro condizioni da quando gli occidentali gli hanno imposto il capitalismo.
Se invece vuoi scrivere delle masse occidentali, spiegami perche' i capitalisti aumentano ogni anno la loro ricchezza, mentre la classe medio borghese la diminuisce e il numero dei poveri e' in costante aumento ogni anno.
I disastri maggiori da un punto di vista ambentiale sono stati fatti per lo sfruttamento delle risore da compagnie petrolifere o da imprese minerarie, molto guerre in paesi come Africa ed Asia sono iniziate per colpo dei capitalisti occidentali, ma forse voleva migliorare la vita delle masse africane e asiatice.
Ci sono centinaia di articoli sui disastri compiuti dalle multinazionali e dai capitalisti, e se hai voglia di leggere ti consiglierei un libro "Congo". Molto illuminante.
Il paese emblema del capitalismo come sai certamente sono gli USA. Il numero dei poveri e dei senza tetto e' di oltre 50 milioni di persone. Circa come tutta la popolazione italiana.
Se i capitalisti fanno il bene dei consumatori alimentati esclusivamente di hamburger e di prodotti confezionati.