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PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)


Per quanto riguarda istruzione e sanità, l'intervento minimo necessario dello stato non è creare scuole e ospedali pubblici, bensì dare voucher a tutti i cittadini per pagare la retta della scuola e creare un'assicurazione pubblica per quanto riguarda il servizio sanitario.
Infatti gli stati mica creano supermercati pubblici per fare in modo che tutti possano avere il cibo. Danno sussidi alle persone più povere, le quali poi acquistano quello che hanno bisogno nei supermercati privati.
Ti faccio notare che tu parli di garantire l'accesso a determinati servizi, ma poi in pratica quello che difendi (se ho capito bene) e che lo stato CONTROLLI quei servizi, che è una cosa diversa. La sanità pubblica italiana è una cosa criminale: mi pare che fosse @DueZero46 quello che diceva che per la rimozione di un tumore alla pelle ha ricevuto appuntamento 7 mesi dopo e così ha dovuto rivolgersi alla sanità privata. Non ho ben capito se era un tumore maligno o cosa.
Ben diversa invece la situazione in Svizzera, dove lo stato si limita a garantire l'accesso di tutti i cittadini alla sanità che è prevalentemente privata: il tempo di attesa medio in Svizzera è di 7 giorni. @novis diceva che questi sistemi sono più costosi... ovvio che sono più costosi, dal momento che non c'è un razionamento come nella sanità pubblica (farti aspettare 7 mesi per un intervento è razionamento).
Per quanto riguarda poi la scuola pubblica: è una MERDA. Non sai nemmeno cambiare una lampadina quando esci da lì.
Per quanto riguarda l'energia, l'idea è che le centrali elettriche debbano essere statali perché sono monopoli naturali, giusto?
Cominciamo col dire che il modo corretto di gestire i monopoli naturali è fare gare al ribasso. Ovvero, il privato che offre tariffe più vantaggiose vince la gara. Questo sarebbe ad esempio un modo intelligente di gestire le ferrovie: anziché far circolare un treno comunista, si dà la ferrovia in gestione al privato che offre le tariffe più vantaggiose per i biglietti.
La gare sono un modo di simulare la concorrenza in un servizio dove non ci può essere concorrenza.
Quindi, con questo in mente, se il settore dell'energia fosse un monopolio naturale allora sarebbe corretto fare la gare, ma sai perché non è un monopolio naturale? Perché lo stato può creare una rete elettrica centrale e obbligare tutte le centrali elettriche a immettere energia al suo interno. Ovvero, una sola rete per tutte le centrali elettriche.
Da questa rete centrale, viene poi distribuita tutta l'energia elettrica. A questo punto, ogni cittadino può scegliere a quale centrale elettrica abbonarsi, perché tanto l'energia che gli arriva a casa è prodotta da tutte le centrali.
Per quanto riguarda le risorse alimentari, non ho capito, stai dicendo che i supermercati devono essere pubblici? In effetti lo stato interviene nel settore dell'agricoltura, danneggiando i consumatori. I prezzi sarebbero più bassi se non fosse per quel coglione dello stato, che difende gli interessi degli scopatori di pecore anziché gli interessi dei consumatori.
L'intervento statale minimo in questo settore è garantire l'accesso di tutti i cittadini al servizio (come per sanità e scuola), dando sussidi a chi non ha abbastanza soldi per fare la spesa, ma lo stato non deve assolutamente controllare la produzione e la distribuzione alimentare, essendo questa un'area a successo di mercato dove la concorrenza è possibile ed è benefica per i consumatori.
Infine, per quanto riguarda i trasporti, ho già risposto: un monopolio naturale come una ferrovia andrebbe gestito con delle gare al ribasso (chi offre tariffe più vantaggiose per i biglietti vince la gara), non fare un treno comunista che DECIDE i prezzi.
Molte persone credono ingenuamente che se lo stato DECIDE i prezzi, allora i prezzi saranno più bassi rispetto a quelli stabiliti da un mercato concorrenziale (la teoria di @CapitanFracassa spiegata in una sola frase). ASSOLUTAMENTE NO! I servizi comunisti sono quelli più costosi. Se lo stato avesse in mano un ristorante, dovrebbe essere chiamato "Ristorante il Cazzo".
La self-ownership è il diritto fondamentale da cui discendono tutti i diritti degli esseri umani: https://forum.termometropolitico.it/...-negativi.html


qui in una chiesa un ragazzo prega inginocchiato un dio che non conosce,che non puo sentire,non gridera,non versera lacrime,si domanda solo il mio viaggio è finito o è appena cominciato


Cominciamo col dire che il termine "oligopolio" ha una definizione soggettiva, perché non è chiaro quale sia il numero di concorrenti al di sotto del quale si può parlare di oligopolio.
Io, ad esempio, chiamerei "oligopolio" un mercato dove ci sono massimo 2 o 3 concorrenti, quindi un mercato come quello dei sistemi operativi. Già con 10 o 20 concorrenti non è più un oligopolio.
Il disastro informatico recente è la conseguenza dell'oligopolio della microsoft, e pure delle aziende di software antivirus verso i sistemi dei settori pubblici. Ovviamente si può creare uno standard che permetta a diversi sistemi operativi di interagire fra loro, quindi non è vero che avere un unico sistema operativo avvantaggia perchè altrimenti averne tanti incasina tutto. L'oligopolio della microsoft mica è stato ottenuto perchè produce vantaggi ma perchè lo ha imposto la microsoft, con stati compiacenti.
Non è mai vantaggioso un oligopolio perchè produce a un livello inferiore, con prezzi maggiori e meno lavoro, e con meno qualità perchè c'è meno concorrenza. Se c'è un oligopolio mica significa che conviene ai consumatori, che anzi ci perdono.
Significa che ha imposto tale condizione l'azienda che fa parte dell'oligopolio, e ci sono barriere nel mercato che lo permettono.
Tra l'altro ci sono settori mondiali dove gli oligopoli sono naturali, cioè per la natura del mercato non possono esistere tante aziende ma solo poche grandi. Bene, in tal caso si dà una sponda ai comunisti che direbbero "avete visto che abbiamo ragione?".
Quando c'è un monopolio oppure oligopolio naturale solo lo stato dovrebbe produrre in tale mercato, perchè solo lo stato può avere come scopo di ridurre il profitto e produrre di più a prezzi bassi come in un regime di concorrenza.
Ha tentato di darlo in concessione ai privati ma come si vede nel caso benetton ed autostrade il privato tenterà di guadagnarci, ridurre investimenti e danneggiare i consumatori sempre.
C.V.D. hai tirato fuori l'esempio dei sistemi operativi, che è uno dei pochi esempi di oligopoli.
Ovviamente nell'informatica la standardizzazione è un vantaggio. Prendi ad esempio Microsoft Office: hai idea di che casino ci sarebbe se ogni ufficio avesse un sistema diverso per redigere documenti? Già solo all'interno di una stessa azienda, potrebbe succedere che un ufficio utilizzi un software mentre un altro ufficio della stessa azienda un altro software, e quando questi due uffici devono scambiarsi dati scoprono di avere sistemi incompatibili.
Naturalmente all'interno di una stessa azienda non dovrebbe succedere, ma succederebbe abbondantemente tra diverse aziende/persone che devono condividere file per scambiarsi dati.
Sistemi operativi? È un problema simile. Se ogni volta che un programmatore fa un software deve crearne 100 diverse versioni, perché tutti hanno un sistema operativo diverso, diventa estremamente oneroso produrre software. D'altra parte, i consumatori non riescono a condividere e scambiare software perché tutti quanti hanno sistemi operativi diversi.
Morali della favola, non è vero che un oligopolio è necessariamente dannoso: in alcuni casi è una cosa vantaggiosa.
Dove l'oligopolio non è un vantaggio, le persone tendono ad acquistare tanti prodotti diversi e quindi il mercato è più concorrenziale. @CapitanFracassa
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Ti suggerisco di leggere uno dei miei ultimi post (l'avrò pubblicato 20-30 minuti fa) in cui dico la mia sull'intervento dello stato in vari settori. Sono abbastanza d'accordo con quello che scrivi, tranne che con il controllo della ferrovia da parte dello stato. @massimo
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La sanità italiana ha grossi problemi, ma se dovessi scegliere tra questa e l'ultraprivatistica sanità americana, sarebbe la prima senza esitare.
Anche io preferirei una maggior facilità d'accesso alla scuola privata, ma con maggiori controlli per eliminare diplomifici e strutture non a livello.
NO
Perché sono beni di importanza primaria e soprattutto di importanza strategica. Senza energia tutto si ferma, e sono cose che non si può lasciare al mercato, tanto per cominciare, perché questo ci metterebbe (e purtroppo attualmente ci mette) nelle mani di entità commerciali e/o politiche esterne al nostro paese e con obiettivi potenzialmente differenti quando non antitetici ai nostri.
Attualmente lo stato protegge soprattutto gli interessi della grande distribuzione e dell'industria di trasformazione: la filiera alimentare italiana è un disastro, ed è responsabile del fatto che i beni sono sottopagati ai produttori (contadini) mentre i prezzi aumentano per i consumatori.
Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai
Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)


Non è vero. Lo dimostra il confronto fra il mercato tutelato dell'energia e quello del mercato libero. Soprattutto durante la crisi ucraina all'inizio ci fu un'esplosione dei prezzi nel mercato libero, mentre quello variabile tutelato aveva anch'esso dei rialzi ma calmierati.
Questo perchè appunto lo stato può decidere a tavolino di tenere conto sempre degli andamenti del mercato, ma facendo meno profitto, specie se il confronto è con un oligopolio (tipico di quel mercato tutt'altro che libero) che tiene alti i prezzi e bassa la produzione.
In generale comunque i mercati più regolati, con prezzi addirittura amministrati, oppure le aziende statali, offrono prezzi più bassi a parità di qualità del bene. Infatti per risolvere il problema del prezzo del latte imposto basso dall'oligopolio della distribuzione agli allevatori basterebbe aprire supermercati statali che spiazzano il mercato, offrendo prezzi maggiori agli allevatori con lo stesso prezzo finale al consumatore, cioè con meno margine di profitto.
Questo spingerebbe gli altri supermercati ad adeguarsi.
Naturalmente è vietato dai trattati ue perchè contro il libero mercato (anche l'oligopolio è contro il libero mercato se per questo). Sono trattati masochistici che fanno male ai consumatori, senza senso.
Altro discorso il confronto con un mercato altamente concorrenziale. In quel caso le differenze con prezzi regolamentati dallo stato, o aziende statali, sarebbe minore ma spesso il mercato privato non è altamente concorrenziale ma appunto un oligopolio.
Fondatore e Presidente onorario di Italia Morta. Pro Italexit e Unione Terroni d'Europa (UTE).
Nostra proposta per emergenza Ucraina -----> La nato invade i paesi dell'est e li consegna alla Russia. Guerra finita e pace per tutti.


Non è un concetto soggettivo. Non c'entra il numero di aziende nel mercato ma il potere sul mercato di ciascuno. Basta vedere il margine di profitto di certi mercati per capire che sono oligopoli, cioè il potere che hanno sul mercato per imporre le loro condizioni e i loro prezzi, specie se poi è un mercato a domanda rigida cioè che cambia poco al variare del prezzo.
Gli energetici e gli alimentari sono a domanda rigida, cioè siccome sono beni primari la gente si impoverisce pur di comprare per tirare avanti, anche indebitandosi. E' vero che la domanda di alimentari in volume è calata ma non in maniera proporzionale per mantenere lo stesso fatturato, cioè lo stesso c'è stato un aumento dei profitti e fatturato degli alimentari, con un impoverimento generale. Classico oligopolio.
Lo standard si può creare anche in un sistema concorrenziale, pure tra i sistemi operativi. Non c'entra. Semmai l'oligopolio ha il vantaggio delle economie di scala ma finchè lo ha in mano il privato userà tale efficienza per scaricarla sui profitti, e non certo su prezzi minori.
Nell'economia reale non sono quasi mai i consumatori coi loro vantaggi a decidere il tipo di mercato, cioè se più concorrenziale o più oligopolistico, ma l'esistenza di barriere nel mercato o caratteristiche intrinseche di quel mercato che lo rendono per natura oligopolio oppure monopolio. O ancora è lo stato che interviene lasciando l'oligopolio o imponendo più concorrenza, a seconda dalla rilevanza sociale del mercato. Adesso pre sui beni primari lo stato non fa più lo stato e un po' se ne frega. Lascia correre.
Infatti il mercato lasciato andare da solo tenderà sempre a creare oligopoli e a togliere il bastone del comando dal consumatore, visto che le aziende sono meno dei consumatori, gestiscono quantità maggiori e non hanno interesse a farsi la guerra facendo calare i prezzi, ma piuttosto a spartirsi la torta come tra mafie.
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