Zuppe precotte, patatine, creme spalmabili, snack, barrette e bevande zuccherate. Fate mente locale: se vi è capitato di infilare nel carrello anche solo uno di questi alimenti, vi potete considerare dei consumatori, seriali o meno, di cibo ultra-processato. E sareste in buona compagnia. Basti pensare che il 58% delle calorie assunte ogni giorno negli Stati Uniti e il 36% di quelle europee, derivano da cibi lavorati.
Ma perché li consumiamo? Semplice: sono appetitosi e ready-to-use, velocissimi da preparare, senza nemmeno sporcare la padella. Per questo vanno forte nelle economie sviluppate, dove manca ormai perfino il tempo per mangiare, ma negli ultimi anni crescono a dismisura anche nei Paesi emergenti. Il punto è che al consumo eccessivo di alimenti processati dall’industria alimentare sono associati rischi maggiori di sviluppare malattie cardiovascolari, ischemiche e molti tipi di cancro. La comunità scientifica su questo è unanime. E come se non bastasse, a emergere con sempre maggiore evidenza è la stupefacente difficoltà a tagliarli fuori dalla dieta, per via della vera e propria dipendenza che questi cibi creano nel consumatore.
Mangiarne sempre di più e sempre più spesso, dicono le aziende produttrici.
...
“Per massimizzare i profitti, le aziende devono produrre cibi ultra-processati a costi bassissimi, incentivando il consumo massivo”





Rispondi Citando
