

- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


"(...) sebbene l'essere stesso sia più perfetto della vita, e la vita più perfetta della sapienza, se si considerano in astratto le loro distinzioni; tuttavia quello che vive è (in concreto) più perfetto di quello che ha soltanto l'essere, perché il vivente è anche ente; e il sapiente è anche ente e vivente. Quindi, sebbene la nozione di ente non includa in se stessa la nozione di vivente e di sapiente, perché non è necessario che chi partecipa l'essere lo partecipi secondo tutti i modi dell'essere, tuttavia l'essere stesso di Dio include in sé anche la vita e la sapienza, perché nessuna delle perfezioni dell'essere può mancare a Colui che è l'essere stesso per sé sussistente"
È questa parte?
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Quindi abbiamo un ente è che contemporaneamente nello medesimo rispetto:
con e senza forma
con e senza materia
con e senza divenire
ecc... cioè è e non è nel medesimo rispetto, questo non è contraddittorio..mentre un ente che è contemporaneamente causa ed effetto, invece lo è
davvero, fate pace col cervello...
mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


Se Cristo insieme fosse e non fosse Dio sotto il medesimo aspetto ci sarebbe un problema. Ma essendo i due aspetti distinti, ancorché non separati, il problema non si pone. Poi, detto questo, eviterei di aprire anche un dibattito trinitario e cristologico, vista la natura e l'estensione dei temi che già stiamo trattando.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Facciamo così: ti linko qui sotto la parte che precede la frase che hai citato e poi mi dici che cosa non ti convince. Va bene?
No, è questa qui.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Giò...siamo arrivati al nostro classico "leggiti la summa"?
Avevo capito che @Narel Jarvi è un tuo discepolo. Invece mi pare che i ruoli si sono invertiti. Che fai? Scateni il pokemon?
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@Aladar
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Tutti i filosofi più antichi, come dice Aristotele, attribuiscono l'infinità al primo principio, osservando, e con ragione, che le cose emanano senza fine da questo principio. Ma siccome alcuni errarono intorno alla natura del primo principio, conseguentemente errarono anche intorno alla sua infinità. Ritenendo infatti che il primo principio fosse materia, logicamente gli attribuirono un'infinità materiale, affermando che il primo principio delle cose era un corpo infinito.
Bisogna dunque riflettere che infinita si dice una cosa perché non è finita (limitata). Ora, in certa maniera la materia viene ad esser limitata dalla forma, e la forma dalla materia. La materia è limitata dalla forma in quanto che la materia, prima di ricevere la forma, è in potenza a molte forme; ma dal momento che ne riceve una, da quella viene delimitata. La forma poi è limitata dalla materia per questo che la forma, in sé considerata, è comune a molte cose; ma dacché è ricevuta nella materia, diventa forma soltanto di una data cosa. - Se non che, la materia riceve la sua perfezione dalla forma che la determina: e perciò l'infinito attribuito alla materia racchiude l'idea di imperfezione; perché è come una materia senza forma. La forma invece non viene perfezionata dalla materia, ma ne riceve piuttosto la restrizione della sua ampiezza illimitata; quindi l'infinito che si attribuisce alla forma non delimitata dalla materia importa essenzialmente perfezione.
È questa la parte?
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Ti ho solo linkato quella parte che, a mio parere, ti può aiutare a capire la frase di S. Tommaso che, secondo te, contiene un non sequitur. È un modo per aiutarti a contestualizzare meglio. Poi, se hai comunque obiezioni, sai che non ho problemi a risponderti nei limiti delle mie conoscenze e capacità.
Sì, esatto.
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