

NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


Ma banale non è stato calcolare l'accelerazione e vedere che tali calcoli potevano essere utilizzati anche per il calcolo delle orbite del sistema solare e tante altre cose.
Dal fatto che la geografia possa influenzare le relazioni internazionali è semplicemente uno dei molteplici fattori ma non è sufficiente per stabilire modelli che dipendono solo da qul fattore.
E' più una condizione al contorno che un modello dinamico di causa ed effetto.
Almeno così la penso e non vedo molti esempi ,non banali , che mi mostrino il contrario.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna




Strano, la cultura laica sono due secoli circa che ci spiega che noi siamo un prodotto dell’ambiente, dal darwinismo alla psicologia e la sociologia. E quello che vale per la specie umana e per ogni individuo non dovrebbe valere per l’insieme di individui che si trovano in una regione geografica?
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Non mi sembra che tu abbia ben compreso i termini della mia polemica più accademica che sostanziale.
Il termine geopolitica è più una terminologia da marketing che una vera disciplina.
Un esperto di geopolitica quando è bravo è di fatto un esperto di relazioni internazionali che quindi riassume competenze storiche , economiche , sociali e militari delle aree in questione , l'idea che la geografia determini nel senso forte del termine le dinamiche delle relazioni fra le varia nazioni è fallace se non nelle banalità.
Come detto è più una condizione al contorno e non un fattore presente nel modello.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


Storicamente quelli bravi sono stati quelli che sono partiti dal presupposto che "la geografia determini nel senso forte del termine le dinamiche delle relazioni fra le varie nazioni" riguardo a questioni affatto banali ed in virtù di questo non hanno avuto puerili forme di avversione per il termine.
Se poi tu per "quelli bravi" indendi quelli che dicono quello che piace a te allora il discorso è diverso, del tipo al 20 marzo 2022 i russi hanno finito i missili.


si trattava del vano tentativo di farti capire che una volta emerse compagini umane organizzate in grado di controllare il territorio non hai una "rinuncia spontanea all'identità coesiva particolaristica che consente di tenere testa agli altri gruppi", che dovrebbe avvenire in contemporanea all'unisono su tutta la terra per non soccombere agli altri attaccati alla propria identità (quello che dici è uno scarto qualitativamente differente rispetto a tutto quanto è successo finora per approdare fin qui, in cui quando va bene Torino ha annesso Napoli imponendo la propria narrazione agli sconfitti e quando va male gli Stati Uniti, la Germania e il Vaticano alimentano la narrazione particolarista dei croati - linguisticamente indistinguibili dai serbi - per disintegrare una formazione statale sgradita)
e quei duecentomila anni non sono una storia di rinunce pacifiche della propria identità di gruppo per aderire consensualmente a una identità di gruppo più vasta
rendendomi conto che sul futuro chiunque può dire qualsiasi cosa (io stesso ho suggerito che magari la Cina scopre come neutralizzare la rappresaglia nucleare americana e dopo aver incenerito impunemente milioni di americani si impadronisce del mondo, quindi non escludo l'unificazione del mondo, escludo la devoluzione consensuale a una autorità sopraelevata che non è il modo in cui sono funzionati questi millenni) mi limiterò a rintuzzarti quando ti vedo sopravvalutare cose come l'universalità cristiana, che non ha mai impedito la guerra tra nazioni cristiane o addirittura tra cristiani di sette diverse nella stessa società; oppure appunto quando sembri ritrarre il passato come una storia di devoluzioni consensuali del potere anziché di gruppi assoggettati con la violenza e indotti ad abbracciare la narrazione dei nuovi padroni


ogni singolo genocidio, ogni singola operazione di saccheggio sono avvenuti attraverso la collaborazione di una molteplicità di individui (non a caso alcuni anarchici si proclamano "individualisti" proprio perché temono il moloch della società), per cui issare la bandiera della "collaborazione" non serve a nulla se gli universalisti non riescono a persuadere all'unisono i mutevoli blocchi in conflitto a dismettere i propri particolarismi (dato che qualora fosse una sola parte a dismettare il proprio cemento coesivo particolaristico approfitterebbero di questo gli avversari)


non è necessario che tu trovi interessanti cosa ha scritto Mackinder sul tenere divisa l'Eurasia per evitare che venga vanificato il primato della Gran Bretagna sui mari, non è necessario che tu conosca la conclusione opposta di Haushofer su Germania, Russia e Giappone che devono mettersi d'accordo per vanificare questo primato marittimo della Gran Bretagna, non è necessario che ti interessi di come Spykman prescriva agli Stati Uniti di appoggiarsi di volta in volta all'entroterra russo contro le potenze ai margini del continente eurasiatico (Germania e Giappone), o viceversa a queste ultime contro una Russia che si facesse a sua volta minacciosa; tanto indipendentemente che tutto questo sia stato teorizzato o meno dai nomi sopracitati le dinamiche riassumibili come "il nemico del mio nemico mi torna utile" oppure "divide et impera" funzionano allo stesso modo da millenni, innescando ogni volta situazioni deprimenti per gli aderenti alla narrazione dell'umanesimo universalista (e gli Stati Uniti al sicuro fra due oceani, nella posizione di egemonizzare l'emisfero occidentale e con l'esigenza di tenere diviso quello orientale saranno precisamente coloro che infliggeranno loro le peggiori delusioni nei decenni a venire, come si accorgeranno per primi gli europeisti)


neanche a me piace l'aura intorno alla parola "geopolitica" e la uso solo per riassumere impressionisticamente il terreno di cui si sta parlando (ad esempio discutendo "il vantaggio geopolitico degli Stati Uniti che non devono misurarsi con altri rivali egemonici nel proprio emisfero"), ma ho notato che chi detesta questa parola - al di là del pretesto occasionale di dare contro a Limes e Dario Fabbri - lo fa solitamente sulla spinta della propria avversione psicologica per realtà estremamente elementari e prosaiche come la logica amorale del nemico del mio nemico o degli accordi sporchi fra le potenze sulla testa dei popoli