
Originariamente Scritto da
Giò
Non critico l'espressione "creazione dal nulla". Critico il modo errato in cui tu la interpreti, cioè come se si volesse dire che il nulla sarebbe comunque "qualcosa", pur non potendo esserlo, dato che non esiste. Ma non è questo il senso in cui lo intendono i cattolici in generale ed i tomisti in particolare:
«A proposito del nulla che costituisce, secondo il nostro modo di dire, il punto di partenza dell'azione creatrice va precisato (e S. Tommaso non manca di farlo) che si tratta davvero del nulla e non di un orizzonte tenebroso o di un oceano caotico. Noi siamo tentati di entificare il nulla (come hanno fatto Heidegger e Sartre), facendo di esso il polo contrario all'essere. Ma ciò che ha realtà è soltanto l'essere, mentre il nulla non è alcuna cosa ma semplicemente l'emissione di una voce o un insieme di lettere scritte. Il nulla, se facciamo bene attenzione, è assolutamente ineffabile e incogitabile e non soltanto inconoscibile. Diventa così evidente che il modo di esprimersi e di intendere al quale siamo ancorati quando diciamo che "il punto di partenza dell'universo è il nulla", resta antropomorfico. In questi termini noi significhiamo l'emanazione prima degli esseri alla maniera di un fieri (un divenire), di un cambiamento sopravvenuto, di una specie di successione o di movimento che parte dal nulla per sfociare nell'essere. Ma in nessun modo la creazione, propriamente parlando, può essere un cambiamento, un fieri, per la semplice ragione che un cambiamento esige due termini e ogni fieri è in un soggetto. Ora qui non c'è un soggetto, poiché il fieri in questione implica tutto l'essere e nulla al di fuori dell'essere. E nemmeno, correttamente parlando, c'è un punto di partenza, poiché la sola immaginazione, entificando surrettiziamente il nulla, può imporgli questa parte. Tutto quello che si può dire del principio di creazione è che si tratta di una relazione pura, e poiché non si dà creazione prima del creato, si capisce che la relazione in questione non è una relazione bilaterale ma unilaterale: è una relazione che va dal creato a Dio e non viceversa. La creazione, dalla nostra ragione concepita come una relazione intermedia tra il Creatore e la creatura, è in effetti posteriore alla creatura, come ogni relazione è posteriore al soggetto che la pone. Solo in quanto indica Dio come principio, la creazione può essere riguardata come anteriore, logicamente, all'essere del mondo; ma sotto questo aspetto, per così dire, non è più la stessa cosa. Nella sua realtà propria la creazione è una relazione del creato ed è dunque posteriore al creato; così la proposizione "il mondo è stato creato" significa per noi due cose, e cioè: primo, il mondo è; secondo, il mondo dipende dalla sua fonte. Per quanto sconcertante, questa concezione si impone immediatamente a chi si rende conto di quel che può essere un cominciamento assoluto. Un tale cominciamento non può propriamente chiamarsi un cambiamento, una successione di stati, un passaggio dal nulla all'essere. Solo la nostra mente opera un tale passaggio, se tenta di rappresentarsi l'irrapresentabile; non potendo considerare il non-essere assoluto se non sotto la specie dell'essere, immagina anche il nulla e a questo fa succedere il mondo. Oppure dice: primieramente il mondo non è, secondariamente il mondo è, senza mai avvedersi che il "primieramente" non ha consistenza alcuna; che ne potrebbe avere solo se si trattasse di un non essere relativo, sostenuto da una potenzialità reale. Quello che non è nulla assolutamente non può assolutamente precedere nulla, e non c'è dunque alcun passaggio, nessuna preesistenza, nemmeno per quel nulla illusorio di cui si parla come di una realtà. (...) L'effetto proprio della creazione è l'essere e questo non può essere prodotto che da chi già lo possiede in maniera eminente, (assolutamente, nota mia) perfetta, cioè l'Essere sussistente stesso» (Battista Mondin, La metafisica di Tommaso d'Aquino e i suoi interpreti, ESD, 2013, pp. 240-241).
Al contrario, risulta assurdo sostenere che la materia prima, che è pura potenza passiva, esista - cioè sia in atto - perché un concetto (quello di potenza passiva) elide necessariamente l'altro (quello di atto e di esistenza) nel momento in cui si riferisce simultaneamente al medesimo termine. Quello di materia prima, quindi, non può che essere un concetto-limite che indica il sostrato comune ad ogni ente fisico. Com'è possibile però che ci sia tale sostrato comune? Solo la creazione dal nulla, ossia la produzione di tutto quanto l'essere delle cose da parte di Dio, è in grado di fornire una spiegazione incontraddittoria.
Se di fronte alla mia domanda - "il Big Bang di cosa?" - il fisico rispondesse che "non c'era alcun presupposto", non accetterei la risposta per il semplice fatto che, se il Big Bang è stato un fenomeno, ossia un mutamento, non può che esserci stato un soggetto a mutare (altrimenti, cosa sarebbe mutato?) ed è doveroso chiedersi cos'abbia fatto sì che tale soggetto ci fosse. Se invece la risposta si limitasse ad essere: "Non siamo in grado di fornire una risposta a cos'abbia preceduto il Big Bang perché ciò va al di là del nostro ambito d'indagine", l'accetterei senza problemi. Anzi, va detto che molti traggono da quest'impossibilità un ulteriore argomento a favore della creazione dal nulla.