
Originariamente Scritto da
Giò
Il problema di questo confronto, se così vogliamo chiamarlo, è che purtroppo tu, così come gli altri tuoi compari riduzionisti, neghi un dato certo, senza il quale ogni discorso in merito risulta inutile: l'anima umana.
Come è stato detto in diverse occasioni (ma inutilmente, a quanto pare) in questa discussione, noi dall'immaterialità delle operazioni intellettive deduciamo l'immaterialità dell'intelletto umano e, quindi, della sua anima. Se, ad esempio, consideriamo i concetti di giustizia, verità, bontà, ecc., è indubbio che li abbiamo astratti osservando o avendo esperienza di persone i cui comportamenti abbiamo giudicato giusti o ingiusti in quanto implicano o meno il dare a ciascuno ciò che gli spetta (ecco quindi il concetto di "giustizia"), di affermazioni pronunciate o scritte da qualcuno che ci sono risultate conformi alla realtà oppure no (ecco quindi il concetto di "verità"), di cose o azioni che abbiamo giudicato essere oppure non essere appetibili o desiderabili (ecco il concetto di "bontà") e così via. Da questi esempi (ma se ne potrebbe fare altri) si evince la capacità della mente umana di cogliere non solo il singolo fatto osservato (si tratti di un oggetto materiale, di una persona, di un'azione, ecc.) ma ciò che lo connota in modo necessario, andando oltre l'hic et nunc. E, banalmente, non puoi misurare la giustizia con un metro né localizzare la verità o la bontà nello spazio. Il fatto di poter avere sempre, in relazione ad un concetto, un riferimento ad un'immagine, tratta dall'osservazione di qualcosa, non smentisce quanto sopra perché l'immagine stessa viene dall'intelletto superata: in sé, non ci sarà mai l'immagine della giustizia, della verità o della bontà. Ci sarà l'immagine di qualcuno che dà ad un altro ciò che gli spetta, di qualcuno che pronuncia o scrive una frase il cui contenuto è conforme alla realtà, ecc. Questo ci differenzia in modo fondamentale dagli animali, che pure hanno una loro anima immateriale (cioè: un'anima sensitiva, sempre immateriale ma non per sé sussistente). Gli animali, con l'immagine, infatti si limitano al particolare, all'individuale, all'hic et nunc, senza poterlo concettualizzare. Noi no e cogliamo nel particolare l'universale ed il necessario.
Questo impedisce contemporaneamente due cose: 1) che l'anima umana sia frutto di un'evoluzione spontanea o meccanica della mera materia perché ciò che è immateriale non può essere causato da ciò che è soltanto materiale; 2) che l'anima umana possa in qualche modo provenire da organismi viventi dotati di anima sensitiva perché sarebbe come affermare che il più (anima intellettiva) viene dal meno (anima sensitiva).
Ora, per quanto mi concerne, quanto sopra è certo ed evidente, mentre la teoria evoluzionista può, tutt'al più, trovare una serie convergente - sempre più nutrita, se vuoi, anche se c'è chi dice il contrario - di probabilità, purché si limiti soltanto a riferirsi a come si possa essere giunti al corpo umano e non all'essere umano in sé. Perciò, risulta chiaro cos'è strettamente ineludibile, pena l'impossibilità, tra l'esistenza dell'anima umana (intellettiva ed immateriale) e la teoria evoluzionista.
Fin qui l'aspetto strettamente ed esclusivamente filosofico del problema: perché, di per sé, se avesse voluto, Dio avrebbe potuto infondere l'anima intellettiva, immateriale ed immortale a più di due individui simultaneamente o in tempi distanti fra loro. Noi sappiamo, invece, che ha agito diversamente perché ce lo ha rivelato ed ha fornito alla stessa Divina Rivelazione dei segni esterni che dispongono all'atto di fede in quanto ne mostrano la credibilità razionale: la storicità dei Vangeli, scritti o da testimoni dei fatti riportati (San Matteo e San Giovanni) o da persone che hanno conosciuto i testimoni di quegli eventi (San Luca e San Marco); i diversi miracoli operati da Cristo, fra cui, in particolar modo, quello della sua resurrezione; la coerenza degli insegnamenti della morale del Vangelo con la legge naturale e la loro sublimità; la propagazione della Chiesa, nonostante le persecuzioni, e la sua santità; l'intima coerenza delle Sacre Scritture e la realizzazione delle profezie fatte su Cristo o da Cristo stesso.
Nel caso della Genesi, va constatato che nelle cosmogonie e nelle antropogonie pagane ricorrono spesso diversi elementi del racconto della Genesi: segno di un ricordo ancestrale che è stato trasmesso di generazione in generazione e che, ad un certo punto, è stato in qualche modo corrotto/alterato, finendo per essere deformato in senso fantastico-mitologico, pur mantenendo alcuni tratti essenziali del racconto originario.
Al netto della considerazione di cui sopra, affermare che l'esistenza di una coppia di esseri umani primordiale, dalla quale discenderebbero tutti gli esseri umani, sia "implausibile" (sic) perché, sulla base degli studi di genetica, risulterebbe molto difficile sopravvivere ad un "collo di bottiglia" del genere non serve a confutare o a relativizzare l'esistenza di Adamo ed Eva come progenitori di tutta l'umanità: al di là della scontata considerazione che ciò che è improbabile o implausibile non è di per sé fisicamente impossibile, si ignora che Dio è padrone della vita e della morte e che può benissimo aver deciso che, fra tutte le "probabilità possibili", nel caso del genere umano, si realizzasse l'opzione teoricamente meno probabile (anche molto meno probabile), ferma restando la possibilità del miracolo, cioè dell'agire di Dio al di sopra o al di fuori del corso ordinario della natura.
Per questo la fede cattolica è in una botte di ferro. A chi la vuol contestare rimangono solo argomenti confutati oppure boutade da meme internettiani di bassa lega del tipo "hA sTaTo iL VaTiKaNe", "GaLiLeO abBruCcIAtO daLL' iNkUisIzIonE" (anche se non è vero, ma tutt'ora c'è gente che fa confusione), "E aLlOrA gIoRdAnO bRunO?!?!?!11!?".