

Invecchiando non presto più grande attenzione alle parole, ma giudico solo i fatti


Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


QUEL GIORNO DI APRILE DEL ’45…
di Cireno
Io c’ero. Quei corpi legati per i piedi al tetto di un distributore di benzina di piazzale Loreto a Milano io li ho visti, e malgrado fossi ancora un ragazzino, non potrò mai dimenticarli.
Era il 29 aprile quando si sparse la voce che era arrivato a Milano un camion con i corpi di Mussolini, della Petacci, di Pavolini e di altri gerarchi fascisti (erano oltre venti) e che sarebbero stati esposti in quel piazzale Loreto dove, meno di un anno prima, i fascisti della Muti avevano ucciso 15 ostaggi civili presi a caso fra la gente, come rappresaglia per l’attacco di una formazione partigiana a un convoglio militare tedesco. Un’esecuzione che sollevò lo sdegno di tutta la città: i quindici civili presi a caso fra la gente erano stati concentrati all’alba del 14 agosto 1944 in piazzale Loreto, come si usava fare quando i fascisti prendevano gente a caso e la caricavano su camion per portarla alla Stazione e spedirla in Germania a lavorare per i tedeschi. Anche quei quindici pensavano di subire la stessa sorte, cioè andare in Germania, ma quando si resero conto di quello che stava loro accadendo, cioè essere fucilati, cercarono di scappare spargendosi per il piazzale e per le strade vicine. Furono inseguiti e uccisi a raffiche di mitra, quindi raccolti e ammucchiati vicino allo stesso distributore di benzina dove adesso i partigiani stavano portando i corpi di Mussolini e dei gerarchi. I partigiani vendicarono poi il barbaro omicidio dei quindici civili fucilando a loro volta quindici fascisti delle BN e della Muti tenuti prigionieri e trenta soldati tedeschi. Rappresaglia uno a tre, come era stato annunciato dal Comitato di Liberazione.
Arrivammo nel piazzale, io e mio padre, quando la folla aveva già issato i corpi di Mussolini, della Petacci e di altri due gerarchi (Pavolini e Starace, mi sembra) al tetto del distributore, testa in giù, ognuno con un targhetta con scritto il proprio nome, in quanto i visi erano praticamente irriconoscibili, perché quand’erano a terra la folla, come una belva feroce, aveva sfogato la propria rabbia repressa, per tutto quello che aveva dovuto subire: fame, miseria, umiliazioni nella propria dignità di persone, morti, disperazione, paura, prendendo a calci il viso di quei corpi.
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Mio padre mi teneva stretta la mano e il suo viso, di un uomo che era andato volontario a fare la guerra italiana in Libia e poi, sempre volontario, a fare la prima guerra mondiale, nell’arma dei carabinieri, e aver visto migliaia e migliaia di morti, il suo viso dicevo sembrava quello di un’altra persona, le mascelle serrate, i lineamenti induriti. Anch’io, per la guerra che gli alleati avevano portato nelle città e nelle campagne italiane, avevo visto molti morti, uccisi dalle bombe nei bombardamenti sulle città, dalle mitragliatrici degli aerei che sparavano, di giorno, a ogni cosa che si muoveva sulle strade, dal camion al treno alla bicicletta, eppure davanti a quei corpi sdraiati per terra, presi a calci, a sputi, a insulti dalla folla e a quello di chi era stato il mio idolo di bambino, quel Duce che mi sembrava simile a Dio, e che adesso stava attaccato per i piedi, con un viso gonfio e irriconoscibile, ecco davanti a questo modo di essere morti, mi sentivo sgomento. E il mio piccolo cuore di ragazzino, anche se già indurito dalle miserie della guerra, stava scoppiando di emozione al punto che a un certo momento esplosi in un pianto dirotto, e cercavo di reprimerlo ma non riuscivo, al punto che quasi non potevo respirare. E allora ricordo che alcuni uomini, e una donna, gridarono a mio padre “portalo via, portalo via” e mio padre invece, duro com’era, borbottò “no, deve vedere, deve ricordare” e solamente mi girò mettendomi la schiena verso i corpi dei fascisti morti.
Sono sicuro che mio padre voleva che vedessi per ricordare, perché quello spettacolo per lui, che aveva fatto la Marcia su Roma, che aveva avuto un fratello, ufficiale della Muti, ucciso il giorno prima in una strada del centro di Milano, sparato in bocca, quello che stavamo guardando era l’ingiusto, il bestiale epilogo di un’Italia che lui aveva contribuito a formare, un Italia dove l’Ordine e il Rispetto per le Tradizioni sarebberop dovuti essere esaltati.
Mio padre poi, nel corso dei primi anni del dopo-guerra, quando si rese conto di cosa era stato effettivamente il fascismo, cosa era stato capace di fare, insieme ai tedeschi, contro gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, cambiò opinione. E siccome era un uomo davvero tutto d’un pezzo, si comportò come un amante tradito, e lo vedevo offeso, proprio offeso, per l’inganno di quella che aveva creduto, come altri milioni di persone, un’Idea giusta.
Anche i racconti sulla guerra in Russia, che il fratello di mio padre che là era stato un comandante importante, faceva in casa nostra, aiutarono a fargli cambiare idea, e a farla cambiare anche a me, piccolo Balilla Moschettiere, cresciuto nel culto dell’ideologia fascista. E quando mi iscrissi al PSI e cominciai a fare l’attivista, ad andare in giro la sera ad attaccare manifesti per il partito, e alle manifestazioni a prendere randellate dalla Celere, mio padre non si stupì, non si arrabbiò mai: in fondo lui aveva seguito Mussolini in quella marcia su Roma nella convinzione che fosse davvero un socialista.
se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky




Vaccate, di primo grado, quelle peggiori. Solo l'idea che il cane sovietico potesse allearsi con il gatto nazista è follia grado 1. Il nazismo è nato per combattere il comunismo. Gli industrali tedeschi avevano preso un grosso spavento con la Repubblica di Weimar e si eranp scritti sui polsini "il comunismo va combattuto". La seconda guerra mondiale nasce così
Dice e allora perchè invadere Belgio Franciaa Olanda eecc? Per non essere attaccati alle spalle
se fai le cose come gli altri poi diventi come gli altri - Charles Bukowsky




DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO
L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.


prima mi dici che è stata la Rossanda a scoprire che i brigatisti erano di sinistra, quando ha parlato dell'album di famiglia. quando ti si fa leggere con un minimo di attenzione l'articolo, cambi discorso e dici che erano comunque comunisti. beh, posso dirti che hai aperto il rubinetto con il bollino rosso e hai scoperto l'acqua calda. Pecchioli c'era arrivato cinquanta anni fa.
vergin di servo encomio e di codardo oltraggio


DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO
L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.


Morbida e illuminata?
Se l'unica tua fonte di conoscenza è la propaganda del ventennio sicuramente.
Chi conosce la storia sa che le bestie che hanno avuto il fatto loro, purtroppo non tutte, penzolavano a testa il giù sopra un distributore di benzina a piazzale Loreto.
Gli altri, che tu disprezzi e di cui io e altri portiamo alle generazioni future l'eredità culturale, hanno salvato l'Italia da questi delinquenti.
Purtroppo non è possibile sul forum pubblicare la foto di piazzale Loreto, perché la moderazione interviene a tutela dei vostri animi delicati![]()