
Originariamente Scritto da
Gastida
Il programma di Kamala Harris
L’aspetto più interessante forse è quello fiscale, anche se non l’unico. Sappiamo che Kamala Harris è a favore di un aumento delle imposte per società e famiglie ad alto reddito ed è invece per la riduzione della tassazione per le famiglie con redditi più bassi.
Infatti, Kamala Harris ha dichiarato nel suo piano economico che vuole introdurre agevolazioni fino a 6.000 dollari per le famiglie con un neonato, aumentare gli aiuti per chi ha figli a carico e un sussidio di 25.000 dollari per chi acquista la prima casa. Poi, vuole contenere il costo dei generi alimentari e punta a limitare i costi dei medicinali, da lei ritenuti troppo costosi per molti americani. Infine, si è impegnata a non alzare tasse e imposte a chi ha redditi inferiori ai 400.000 dollari l’anno.
Inoltre, quando era senatrice, Kamala Harris propose la cosiddetta “Legge Lift”, cioè una sorta di reddito di cittadinanza per capirci, che però fu fermata al Congresso.
Poi, sappiamo che Kamala Harris nel 2017 si oppose alla riduzione delle tasse voluta da Trump, sostenendo che avrebbe avvantaggiato chi era già ricco a discapito della classe media, aumentando le disuguaglianze e pesando sulle casse dello Stato. Questo perché meno tasse e imposte uguale a meno soldi per lo Stato. E se lo Stato ha meno soldi deve fare debito pubblico (se non vuole alzare le imposte o ridurre la spesa pubblica e quindi i servizi offerti o la loro qualità).
Il problema caro-affitti
Negli States non ci sono abbastanza case e quindi i prezzi per comprarle o affittarle sono alti. Per questo, oltre al sussidio per la prima casa che dicevamo prima, Kamala Harris vuole incentivare la costruzione di 3 milioni di abitazioni, per aumentare l’offerta e combattere prezzi alti e caro-affitti. Comunque, il tema “casa” è sempre stato importante per Kamala Harris.
Nel 2018 infatti, Kamala Harris propose il “Rent Relief Act” per contrastare il costo degli affitti. L’idea era di offrire un credito d’imposta a chi aveva un reddito fino a 100.000 $ e che spendeva almeno il 30% del proprio reddito in affitto.
Per capire, un credito d’imposta è la possibilità di “scontare” dalle imposte che si devono pagare allo Stato una certa cifra. Comunque, questa proposta non ebbe seguito.
Tuttavia, l’Amministrazione Biden, di cui Kamala Harris è attualmente vicepresidente, nel 2021, in piena pandemia, fece l’Emergency Rental Act (ERA), cioè un programma per aiutare le persone a rischio sfratto che non riuscivano a pagare l’affitto. Il programma ha distribuito circa 46 miliardi di dollari ai cittadini.
Inoltre, altra cosa interessante, Kamala Harris è sostenitrice dell’università gratuita e della riduzione del debito studentesco. Cioè quel debito che molti studenti americani si ritrovano costretti a fare per poter pagare gli studi universitari. Debito che poi molti fanno fatica a ripagare. Anche a causa dei salari che a inizio carriera sono più bassi.
La tutela dell'ambiente
In passato Kamala Harris ha proposto un piano da 10 trilioni di dollari: un trilione sarebbe un miliardo di miliardi. Comunque, questo piano aveva l’obiettivo di rendere più sostenibile a livello ambientale l’economia americana. Inoltre, propose una tassa sull’inquinamento e di eliminare i sussidi dello Stato per i combustibili fossili, cioè agevolazioni fiscali e simili a beneficio di aziende che operano per esempio nei settori del petrolio e del carbone.
La politica estera di Kamala Harris
Purtroppo, come sappiamo, le due vicende in questo momento più tragiche e che stanno danneggiando l’economia sono la guerra in Ucraina e la guerra a Gaza. Entrando nel merito, Kamala Harris pare particolarmente critica nei confronti della guerra condotta da Israele ed è favorevole alla soluzione a due Stati. Posizione quindi più netta rispetto a Biden e direi contrapposta a quella di Trump.
Per quanto riguarda invece l’Ucraina, Kamala Harris pare decisa a continuare a sostenere il Paese nella sua difesa contro la Russia, anche per impedire che altri Stati si sentano incoraggiati a fare cose simili.
E qui veniamo alla Cina, perché Kamala Harris sostiene che sia necessario ridurre la dipendenza economica americana (e occidentale) da Pechino. Inoltre, la sua posizione pare netta anche sul sostegno a Taiwan, per garantirne l’indipendenza. Questo è un punto molto importante, non solo a livello geopolitico, ma anche economico: Taiwan è infatti il principale produttore di semiconduttori al mondo, componenti fondamentali per la tecnologia e quindi per l’economia mondiale.
Un altro aspetto molto interessante è anche che di base Kamala Harris è per un mercato più aperto rispetto a Trump: meno dazi, meno barriere e più libero scambio. Questo porta, tendenzialmente, le grandi aziende a supportare maggiormente i democratici. Di contro, quelle aziende che hanno forti competitor esteri potrebbero essere avvantaggiate da un mercato più chiuso e “protetto” dai dazi
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