La fine dell'astensionismo e la nascita del Partito Repubblicano Italiano
L'astensionismo elettorale rischiava di render sterile l'azione politica dei repubblicani, così venne deciso, in occasione delle elezioni politiche del 1880, di partecipare alle consultazioni elettorali. La composizione sociale dei deputati repubblicani era molto eterogenea, comprendendo sia piccoli borghesi, come Giovanni Bovio e Napoleone Colajanni, ma anche operai, come Valentino Armirotti.
Nel 1895 si costituì ufficialmente come forza politica organizzata con strutture permanenti. La fine secolo vide il PRI stipulare alleanze con i socialisti e con i radicali, grazie alle quali riuscì a partecipare al governo di grandi città come Milano, Firenze, Roma; ma ciò non condusse alla formazione di un grande partito democratico di sinistra, sia perché tra i socialisti si vide l'ascesa dei massimalisti, incompatibili con le forze laiche e progressiste borghesi, sia perché gli stessi repubblicani non riuscirono a radicarsi nelle masse come i socialisti; inoltre i radicali - così come i repubblicani - rimasero partiti elitari, destinati a rimanere marginali nell'epoca della società di massa.
Il rifiuto di partecipare ai governi nazionali, fino al 1915, impedì al PRI di dare seguito alle sue enunciazioni programmatiche, in particolare la lotta ai monopoli e il riscatto del Mezzogiorno. Il PRI finì così per lasciarsi coinvolgere nel sistema trasformista giolittiano




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