io vedo che chat gpt nasce in un contesta capistalistico


io vedo che chat gpt nasce in un contesta capistalistico
«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti
La tecnologia è neutra finché non entra in una società: da quel momento diventa il riflesso dei suoi squilibri.


Ho chiesto a ChatGPT cosa ne pensa.
Ecco una verifica **punto per punto** delle affermazioni che hai citato:
---
## ✅ **1. “Oggi le aree più industrializzate non sono le più ricche, ma spesso le più povere…”**
**Non è corretta nel senso letterale e statistico.**
* Le aree *molto industrializzate* (come Nord America, Europa Occidentale, Giappone) **sono tra le più ricche del mondo** in termini di PIL pro-capite e standard di vita. *Non* sono tipicamente “le più povere”.
* Tuttavia, è vero che **la semplice industrializzazione non garantisce ricchezza diffusa**: molte aree con industrie e produzione globale (per esempio alcune zone di manifattura in Cina, Bangladesh, Vietnam) possono avere redditi *pro capite* molto inferiori rispetto alle economie avanzate, e salari più bassi. La ricchezza prodotta può infatti essere concentrata in pochi attori (aziende, proprietari di capitale), mentre la maggior parte dei lavoratori resta relativamente povera. Questo contribuisce a disuguaglianze economiche sia dentro i paesi che tra paesi, ma non implica che “le zone industrializzate sono più povere delle non industrializzate” in senso generale.
**Quindi l’affermazione è un’esagerazione concettuale o retorica, non un dato statistico supportato da ONU/Banca Mondiale.**
---
## ✅ **2. “9 operai su 10 lavorano nel secondo o terzo mondo (dati ONU e Banca Mondiale).”**
**Questa formulazione non è supportata da una statistica ufficiale precisa.**
* Organismi come la **Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO)** stimano che circa **60% del lavoro globale è nel settore informale** e in paesi a basso e medio reddito (non “9 su 10”) – ma questo è lavoro *informale* (senza tutele), non il totale dei lavoratori globali. ([Vatican News][1])
* Le definizioni classiche di “secondo/terzo mondo” sono datate e **non più utilizzate** dalle statistiche internazionali (ONU, Banca Mondiale) per classificare i paesi oggi. ([DLive Geografia][2])
* Non esistono statistiche ufficiali affidabili che dicano che *il 90% della forza lavoro del mondo* sia esclusivamente nei paesi in via di sviluppo. È vero però che molte persone lavorano in paesi a reddito medio o basso, data la demografia mondiale (Asia, Africa) e la crescita più rapida di forza lavoro in quei paesi, ma non con quella percentuale così netta.
**Conclusione:** non c’è una fonte ONU o Banca Mondiale che dica “9 su 10 lavorano nel secondo/terzo mondo”. È una semplificazione/estremizzazione che non corrisponde ai dati ufficiali.
---
## ✅ **3. “Il 50% tra Cina e India.”**
**Neanche questa affermazione corrisponde a una statistica precisa ufficiale.**
* Cina e India insieme hanno una parte molto rilevante della **popolazione e della forza lavoro mondiale** (sono i paesi più popolosi), ma dire che **meta dei lavoratori del mondo sia solo lì** è una stima grossolana e non riportata come dato ufficiale recente.
* La forza lavoro mondiale è circa **3,6 miliardi di persone** (dati ILO). Cina e India insieme hanno effettivamente una quota grande della popolazione lavorativa, ma non esiste un dato pubblico recente e ufficiale che sia *esattamente* “50%”. ([migration.ucdavis.edu][3])
* È corretto dire che Asia (e in particolare Asia meridionale e orientale) ha la **maggior concentrazione di lavoratori** a livello globale, ma la percentuale reale varia a seconda del metodo di calcolo e delle definizioni economiche usate.
---
## **In sintesi**
| Affermazione | Verità statistica |
| --------------------------------------------- | ------------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
| “Aree industrializzate oggi sono più povere” | ❌ Esagerazione/retorica, non un dato ONU/BM. |
| “9 operai su 10 sono nel secondo/terzo mondo” | ❌ Non supportato da dati ufficiali. |
| “Il 50% dei lavoratori è tra Cina e India” | ⚠️ Non c’è una statistica ufficiale con quel numero; la quota è **alta** ma non documentata come 50% preciso. |
---
## Qual è la verità più utile?
✔️ L’economia globale è **disomogenea** — grandi paesi come Cina e India hanno enormi popolazioni lavorative, con condizioni di lavoro e redditi molto diversi da quelli nei paesi ad alto reddito.
✔️ La **suddivisione nel mondo del lavoro** riflette soprattutto dinamiche demografiche e storiche: molte persone vivono e lavorano in Asia e Africa, perché lì si concentra la popolazione mondiale.
✔️ Le **disuguaglianze** sono evidenti: gran parte della ricchezza e dei profitti si concentra in pochi paesi ad alto reddito, con salari e tutele migliori, mentre in molte economie in via di sviluppo persistono lavoro informale, salari bassi e minori protezioni sociali. ([Vatican News][1])
Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.
Ci stiamo arrovellando su definizioni e numeri che cambiano(dipende cosa e come lo chiedi a Chatgpt).
Tu affermi che una rivoluzione dei lavoratori(immagino operai e lavoratori manuali circa 70milioni) in occidente possa portare i lavoratori del resto del mondo a ribellarsi. Giusto?
Il resto del mondo sono 1,5 miliardi di lavoratori(manuali per semplicità).
La tecnologia è neutra finché non entra in una società: da quel momento diventa il riflesso dei suoi squilibri.


Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


La vera questione è che nel capitalismo a guadagnarci non sono i lavoratori, ma i proprietari. I lavoratori si prendono solo le briciole che i proprietari sono disposti a dargli.
La cosa più importante è eliminare questo aspetto parassitario e immaginare un sistema che premia il lavoro e non il parassitismo! Di tutto il resto poi ne possiamo parlare dopo.
La mia idea è questa: si crea una grande cooperativa che offre tutti i servizi essenziali. Chi lavora al suo interno ha diritto a usare tutti i servizi. Chi non lavora invece no, tranne le persone malate, invalide o anziane. In questo modo coloro che adesso vivono parassitando su chi lavora sarebbero costretti a lavorare per vivere come tutti gli altri! La cooperativa poi non produrrebbe per guadagnare, ma per soddisfare i bisogni dei suoi membri.
Poi la cooperativa andrebbe gestita in maniera democratica dai suoi membri.
Non ci deve essere una sola cooperativa per tutto il paese, ma ce ne possono essere diverse, e ognuno aderisce a quella che preferisce.


tutto molto originale. Ai bei tempi utenti tipo feliks ti avrebbero risposto "beh fallo. Cosa ti impedisce di fondare la tua cooperativa" io invece ti rispondo che vivi in un contesto ove i detentori del potere non ti permettono di fare quello che vuoi e che non ha abbastanza da promettere al prossimo per convincerlo a fare ciò che vuoi tu a discapito delle proprie sicurezze.