IL NOME DEGLI INSUBRI
UNA VEXATA QUAESTIO TRA ETNIA E ISTITUZIONI
Nello studio delle popolazioni protostoriche e storiche i nomi sono invero importanti. Per lo studio del mondo “barbarico”, così scarno di testimonianze autentiche e non filtrate, essi assumono un valore quasi fondamentale al fine di estrapolare il maggior numero di informazioni per ricostruire i costumi, l’etnicità e altri significati celati dietro poche lettere. Se per numerosi popoli celtici e liguri della Cisalpina il lavoro congiunti di linguisti e storici ha fornito un’interpretazione apprezzabile, per il popolo degli Insubri, definiti dallo stesso Polibio come il più importante della Transpadana, vi sono ancora punti oscuri, non soltanto sul significato letterale del nome, ma per il suo contenuto in un’ottica di ethnos, ambito geografico e istituzioni del popolo citato.
IL PROBLEMA DELLE ORIGINI
Al contrario di altri popoli celtici della Cisalpina, come Cenomani e Boi, l’origine “etnica” degli Insubri è stata per lungo tempo oggetto di controversie, sia per i passi degli storici antichi (primo su tutti il V, 34-34 di Tito Livio, che narra della migrazione gallica attraverso “L’Insubrio”, denotando ancor prima delle scoperte golasecchiane una presenza celtica antecedente) sia per le importanti scoperte archeologiche della cultura celtica di Golasecca.
Si è parlato di Celti, Celto-Liguri, Galli e originali popoli autoctoni, ma alla fine, come al solito, gli sterili problemi etnici hanno lasciato spazio alle moderne cronologie di carattere culturale, che hanno chiaramente legato la civiltà di Golasecca agli Insubri, ai Leponzi, ai Comensi e agli Orobi, nomi “storici” e lateniani di questa comune facies culturale della Lombardia Nord-Occidentale. La vicinanza a centri culturali Liguri nonché alla ovvia traccia transalpina, che fin dal fiorire della cultura di Hallstatt vede il territorio golasecchiano oggetto di spostamenti e infiltrazioni, fino alla grande migrazione storica del IV secolo a.C., hanno di sicuro lasciato anche un’impronta etnica nei tanti “teuta” ricompresi nell’Insubrio, ma è il carattere culturale che ha un’unica vera traccia visibile (e davvero importante per gli studi) per gli storici contemporanei.
IL SIGNIFICATO DEL NOME
Tre principali traduzioni del termine Insubri (Es) hanno incontrato seguito tra gli studiosi che, pur non soffermandoci su una mezza dozzina di letture spesso fantasiose:
-Holder (II. 48, II. 1665) l’etnonimo Insubri sarebbe formato dal prefisso rafforzativo In- e da -Suebro (Gallese: Chwefr, rabbioso/ violento e forse l’antico germanico Swepfar-Furbo che ritroviamo anche nei Suebri della Gallia Narbonense). Lo stesso Venceslav Kruta sembra aver condiviso questo termine per gli Insubri, definiti “i Feroci” insieme ai Terribili (Boi), gli Antichi (Senoni), gli Ardenti (Edui). Questa definizione viene supportata de relato (senza però giungere a una conclusione di significato) da Faliveley, che ipotizza la formazione di Insubres da *in-su-bro o *eni-su-bro, basandosi anche sull’iscrizione di Beaumont dove un termine (teonimo o antroponimo) simile a Suebro appare nella frase: Subroni Sumeli Uerotouirius. Tuttavia la spiegazione non convince: nei lavori di Delamarre il termine Suebro tra l’altro neppure appare (se non un Suebreto dal valore indefinito). Nel quindicennio che precede il 2008 si affianca inoltre al concetto di ethnos Insubre anche quello del valore politico di questo termine, che andrebbe a indicare forse un valore confederale-unionale e non di popolazione.
-Gambari (2008) riconduce il termine Insuber a Enso-Ber, nel quale il sostantivo ipotetico cisalpino di enso-anso avrebbe il significato di spada, dunque un etnonimo molto affascinante il cui significato sarebbe quello di “portatori di spada”. Una possibile rappresentazione degli attributi guerrieri del ceto oligarchico sviluppatosi fin dalla cultura golasecchiana (provato dai ritrovamenti archeologici) e forse un significato che supera quello dell’etnonimo ma racchiude un valore “politico”. I Portatori di spada potrebbe così indicare le classi nobiliari delle tribù del territorio dell’Insubrio, riunite almeno dal VI secolo a.C., in una confederazione incentrata intorno al santuario di Mesiolanon? Se questa descrizione istituzionale appare ben calata nel contesto descrittoci dagli autori latini, la traduzione in portatori di spada ha incontrato invece numerose critiche, non anch’esso convincendo appieno soprattutto per il termine anso-enso che richiederebbe una formazione (mancante) in *anso-bero-i (Stempel, 2014).
-Già nel 2002 la Dott.ssa De Bernardo Stempel comparava Insubres ad Antabri e Cantabri (nomi legati al termine celtico “Brig-s”, altura, da cui la stessa Cenomane Brescia) e, successivamente in “La ricostruzione del celtico d’Italia sulla base dell’onomastica antica”, traduceva a partire dalle isoglosse di conservazione il termine Issubres come “Quelli di sotto le alture”, attestato dunque nella forma Insubres, esito fonetico del composto celtico Issubriks formato con la radice arcaica di Brig, ovvero B(h)rg(h)s dal significato di roccia-altura. Sia negli atti del convegno dell’onomastica per l’Italia antica (p. 170, 2008) di Procetti e Verger, nonché nello studio di Minella in Celti D’Insubria (p. 142) si riportano importanti attestazioni di tale isoglossa (ks>s) non soltanto in celtiberico, celtogreco o veneticoceltico ma dirette indicazione in lepontico, lingua e alfabeto che si parlava nel territorio Insubre. Esempi riportati sono l’iscrizione di Montmorot Pris-Briks (VI secolo a.C.) e la legenda monetale Nntoregs-Natoris (re delle battaglie). Dal saggio del 2008 “Linguistically Celtic ethnonyms towards a classification” dove la stessa autrice illustra lo sviluppo semantico dall’arcaico (totemico come Taurini) a quello protostorico (territoriale come i Dumnoni) fino alle mutazioni delle isoglosse di carattere “storico” (da Issu a Insu per esempio), promana la ben più specifica opera del 2014 “Livelli di celticità linguistica nell’Italia settentrionale” dove la De Bernardo Stempel, insieme agli studi di altri autori come Verger e Procetti, individua infine una definizione del termine Insubri. Insubres, dal termine Issubres (Issu=Sotto; Brig=Alture), avrebbe dunque il significato di “quelli di sotto le alture”, dunque “coloro/quelli/popolo sotto la montagna” in una traduzione mediata nella nostra lingua.
Ciò sicuramente risponde a una descrizione geografica: sebbene il confine con i Leponti dell’Ossola e del Canton Ticino a nord ovest sia piuttosto labile e complesso da ricostruire (considerando l’area Varesina dei laghi e del Verbano, nonché il problema irrisolto dei Sesuini-Sebuini), ci appare invece chiaro come intorno al santuario di Mesiòlano gravitasse una rete tribale che vedeva il suo confine nord est tra gli Orobi di Bergamo che, correndo lungo la fascia pedemontana (confinante con i Comenses) arrivava a essere racchiuso nella pianura tra Ticino, Sesia e Adda formando dunque un’areale effettivamente ai piedi delle imponenti alpi.
ETNONIMO O NOME POLITICO?
Se pur si vuole accettare la traduzione letterale fornita dalla Stempel, rimane l’ulteriore studio del significato del nome stesso, se a indicare un etnonimo oppure un’istituzione confederale che ruotava intorno al santuario di Medhelan Mesiòlano (e forse prima ai centri del basso Verbano come Golasecca e Sesto, poi abbandonati per motivi ambientali e la pressione etrusca).
Da un’analisi storica delle fonti e della toponomastica, si nota subito che all’interno dell’areale Insubre vivevano numerosi clan: i Laevi e i Marici nella Lomellina, gli Anares dell’Oltrepò Pavese, nel Milanese i Dervonni (San Simpliciano), i Concanauni (Corbetta) e i Modiciates (Monza), nel Canturino i Braecores Gallianates (Galliate), nel Varesotto i Blandennones (Biandronno), Votodrones (Somma Lombardo), Corogennates (Corgeno di Vergiate), Montunates (Albizzate), i Sebuini (Angera) e forse i Subinates di Lugano. Tutti questi nomi di teuta o quantomeno famiglie, attestati sia da epigrafi e testimonianze storiche, chiaramente ben descrivono la kata komas di villaggi tipica dei celti, ma fanno anche pensare a una rete territoriale di famiglie aristocratiche, molte di retaggio golasecchiano, unite per vie religiose-istituzionali da un centro comune di appartenenza, il santuario metropolitano di Mesiòlano.
Per cogliere ulteriori somiglianze con il mondo gallico non serve necessariamente rifarsi alle successive descrizioni da parte di Cesare, ma in tale caratteristica Insubre, unica o forse assimilabile con la Brixia dei Cenomani (i quali pure avevano una consistenza demografica di gran lunga inferiore agli Insubri), appare un retaggio degli insediamenti proto-urbani di carattere golasecchiano quali Comum e Sesto Calende, diverso per questo aspetto dalla rete di villaggi dei Boi ma accomunato solo successivamente nel popolamento storico dal comune carattere lateniano delle due nationes. In pratica si nota come nell’areale insubre sussista un’istituzione proto-cittadina golasecchiana e un kata komas lateniano, di influenza transalpina e concretizzatosi soltanto dopo il IV secolo a.C. Il sistema economico agricolo lateniano, che confluirà poi nel rinnovato sviluppo cittadino dopo il foedus con Roma nel II secolo a.C., se nelle altre zone di popolamento celtico assume un ruolo cardine, nell’Insubrio invece è stemperato dalla presenza di un ceto elitario golasecchiano/lateniano che manterrà il suo carattere culturale (almeno fino alla metà del III secolo a.C.) e politico nell’accentramento di potere della “metropoli” di Mesiòlano, così importante da essere centro cultuale per l’intera regione. Ricordiamo come Mesiòlano esistesse già in epoca antecedente alla migrazione Bellovesiana e la sua fondazione storica debba essere vista piuttosto come una rifondazione lateniana in chiave anti-etrusca e di sicuro ben accettata dai ceti dominanti golasecchiani. Infatti, gli Insubri, salvo le aree lepontiche, una volta occupata la loro capitale in entrambe le guerre (222 e 194) capitolano alla pressione romana, e le sue élites, nonostante la fuga degli irriducibili (es. Gravellona Toce) e l’influsso romano, avranno la forza “rappresentativa” per rumoreggiare durante la guerra sociale del 91 a.C. e di irritare i Quiriti nel vedere il senato “invaso” da insubri togati (Tac. Ann. XI, 23). Queste tendenze, confluite in tutta la Transpadana anche nelle figure dei Reguli transpadani di età tarda repubblicana fino all’exercitus gallicus reclutato da Cesare, denotano un sistema Insubre più complesso di quanto possa apparire, sicuramente sviluppatosi anche grazie al precoce uso della scrittura (VI sec. a.C.) e al ruolo di intermediari commerciali tra il tirreno e le alpi. Ulteriori indizi del carattere confederale dell’Insubrio sono le defezioni durante i conflitti annibalici dei Laevi e dei Marici (assaliti insieme ai Libui del Vercellese dalla cavalleria di Maarbale, Liv. XXI, 45, Pol. III, 60, 12) e quella degli Anares di Clastidium passati ai Romani nel 223 a.C., segno di un legame confederale in alcuni casi traballante e non provato tra Boi e Cenomani. Particolare anche le mire egemoniche degli Insubri, uniche rispetto agli altri popoli Cisalpini (e molto simili a quelle di altre confederazioni come quella Arverna e quella Edua) concretizzatesi nei conflitti con i Taurini, la rivalità con i Salassi (prima clientes degli Insubri, Mommsen vol. 1 p. 723), l’estensione della propria “federazione” ai Comensi (che combatterono nel 196 a.C. fianco a fianco agli Insubri insieme ad altre 28 “fortezze”, probabilmente Leponzie e Orobiche, dunque possibile estensione della federazione insubre anche ai Leponzi e agli Orobi, confermata anche dalla presenza di una nobiltà insubre irriducibile confluita nei loro territori dopo la capitolazione), la presenza di fuoriusciti “politici” come i Caturiges (definiti così dal Comense Plinio, III, 125), le possibili alleanze con i Vertacomori del Vercellese e i Libui del Novarese (da questi spezzata) nonché infine l’assoggettamento dei Cenomani prima della sfortunata battaglia del 197 a.C.
CONCLUSIONI
Un’origine mista e dipanata in movimenti sparsi in un tempo molto lungo (almeno dal VII sec. a.C.), un rapporto di mescolio tra etnie (liguriche, forse retiche, golasecchiane, celtiche) insieme a un avvicendamento di varie facies culturali, rende l’etnonimo Insubres differente da quello degli altri popoli celtici cisalpini, facilmente legati all’invasione storica transalpina. Il suo significato, che pare essere ben rappresentato dagli studi della Stempel, ha un valore geografico (popolo sotto le montagne) e politico ben preciso, che forse supera il significato di etnonimo di una singola realtà di teuta dominante, ma che potrebbe racchiudere un’entità “istituzionale” e religiosa delle popolazioni (spesso miste) riunite nell’areale omonimo.
BIBLIOGRAFIA (PARZIALE)
I Celti In Insubria, Nuove Prospettive;
La ricostruzione del celtico d'Italia sulla base dell'onomastica antica, Stempel;
Linguistically Celtic ethnonyms towards a classification, Stempel;
The Celtic Inscriptions of Cisalpine Gaul, Rhys;
Livelli di celticità linguistica nell’Italia settentrionale, Stempel;
Origine indoeuropea locale della celticità insubrica e leponzia, Bhrghowidhon;
Esplorando le origini celtiche di Varese e della regione insubre, Brandolini;
I Celti In Italia, Kruta e Manfredi;
Celti d'Insubria. Guerrieri del territorio di Varese, Kruta;
I celti della valle del Po negli eserciti di Roma, Pasquero;
Presenze celtiche nel territorio di Varese, atti giornata di Studi.
Fonte
Bisognerebbe insegnare anche queste cose nelle scuole della Cisalpina, ovverosia chi siamo e la storia dei nostri AVI!!
Cisalpina LIBERA E INDIPENDENTE





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