

Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
Michel de Montaigne


La Sinistra arcobaleno ormai è agli ultimi respiri per fortuna, si ci poteva pensare prima cercando di stopparla sul nascere, invece per l'esasperazione che ha portato, avremo un eccesso al contrario, saranno tempi difficili.
Peronista per "la terza via"


vanamente si cercherebbe nella letteratura fascista o nazionalsocialista o in quella del "capitalismo selvaggio" una apologia esplicita della schiavitù e dello sfruttamento come la si rinviene in Nietzsche, di cui ho riportato solo alcuni esempi dato che potrei continuare a oltranza (ed è del tutto logico che sia arrivato a quelle conclusioni: l'implicazione della morte di Dio è che la morale umanitaria della solidarietà universale e della compassione è infondata, quello che gli antireligiosi di sinistra non sono mai riusciti ad ammettere)
il "cherry picking della sorella" è uno pseudoargomento che non funziona in quanto tutte le espressioni che ho riportato si trovano nei testi pubblicati durante la vita cosciente dell'autore, nei quali la sorella non ha avuto la minima parte


Non basta a rendere un illuminista e nichilista come Nietzsche, un rappresentante del panorama culturale romantico, conservatore e forzosamente nazionalista che caratterizza il nazifascismo.
Nulla di concreto può permetterti di dare un chiaro posizionamento politico a Nietzsche.
Curioso invece come hai smesso di parlare di Heidegger, che invece è chiaramente un filosofo con chiare simpatie di estrema destra.


Tutta la filosofia nicciana è un'esaltazione di valori reazionari e aristocratici
Postagli Losurdo![]()
IDEOLOGICAL DECOMPILER
Angine de poitrinisateur du rythme argumentatif


ma non ho detto che sia nazionalista, la destra non fa tutt'uno col nazionalismo, la schiavitù e l'elitarismo esaltati da Nietzsche sono più a destra del nazionalismo, che è un fenomeno moderno legato a quella che George Mosse ha chiamato "nazionalizzazione delle masse" e ha le sue radici nella Rivoluzione francese che ha sostituito il principio dinastico con quello nazionale
non ho parlato di Heidegger perché anche se oppone al cosmopolitismo evanescente un "radicamento nella storicità" che si incastra bene con l'ideologia völkisch non sarebbe possibile trovare in Heidegger un'apologia della schiavitù e dello sfruttamento come in Nietzsche, e anzi la sua condanna antimoderna della tecnica planetaria e della riduzione dell'ente a fondo (Bestand) manipolabile ha influenzato le correnti ecologiste della nuova sinistra (che nell'industrialista Marx fautore dello sviluppo delle forze produttive non avrebbero potuto trovare appigli)
Heidegger in ultima analisi è un critico della "volontà di potenza scatenata" (per ragioni di antimodernismo agreste-bucolico sia chiaro, quindi "declinabili a destra"), mentre in Nietzsche c'è proprio il vertice del cattivismo immoralista antiumanitario: Dio è morto, la morale della compassione e dell'altruismo non è l'unica possibile, è un prodotto del risentimento dei malriusciti, si è diffusa dal suo originario focolaio di infezione ebraico attraverso il contagio cristiano e poi si è secolarizzata nell'odierno umanitarismo (quel che noi chiamiamo sinistra)


bisogna davvero non averlo letto per dire una cosa del genere, o avere letto soltanto il fumoso e poetico Zarathustra che è sufficientemente vago da poter indurre a concludere "ma io qui non vedo un programma politico definito"
ti ho riportato ieri nella collezione di citazioni quella dell'Anticristo dove dice di odiare più di tutti "la plebaglia socialista", ti ho riportato quelle di "Al di là del bene e del male" dove se la prende con i "babbei socialisti" e i "cani anarchici", se vuoi aggiungo questa dal "Crepuscolo degli idoli" ma possiamo andare avanti a lungo così:
"La questione operaia. ‑ La stupidità, in fondo la degenerazione degli istinti che è causa di ogni stupidità, sta nel fatto che esista una questione operaia. Di certe cose non sifa questione: primo imperativo dell'istinto. Non riesco assolutamente a prevedere cosa si voglia fare dell'operaio europeo, dopo aver fatto di lui un problema. Egli si trova troppo bene per non chiedere via via sempre di più, con sempre maggiore impudenza. Egli ha infine, a suo vantaggio il grande numero. Non esiste più alcuna speranza che una specie di uomo umile e modesta, sul tipo cinese, si sviluppi qui in classe sociale: e questo sarebbe stato ragionevole, questo sarebbe stato addirittura una necessità. Che cosa si è fatto invece? ‑ Si è fatto di tutto per distruggere in germe ogni premessa del genere, ‑ con la più irresponsabile spensieratezza si sono completamente distrutti gli istinti in virtù dei quali un operaio diventa possibile come classe, diventa possibile a se stesso. Si è fatto l'operaio abile alla leva, gli si è dato il diritto di associazione, il diritto di voto: perché stupirsi se l'operaio già oggi sente la sua esistenza come uno stato di bisogno (in termini morali, come una ingiustizia ‑)? Ma che cosa si vuole? torniamo a chiedere. Se si vuole uno scopo, allora bisogna volere anche i mezzi: se si vogliono degli schiavi, si è pazzi a educarli da padroni. ‑"
chiaramente il problema non è soltanto il socialismo ma anche la stessa democrazia:
"Libertà significa che gli istinti virili, lieti di guerra e di vittoria, prevalgono su altri istinti, per esempio su quelli della «felicità». L'uomo diventato libero, e tanto più lo spirito diventato libero, calpesta la spregevole specie di benessere di cui sognano i bottegai, i cristiani, le mucche, le femmine, gli Inglesi e gli altri democratici. L'uomo libero è guerriero." (ibidem)
in realtà pure nello Zarathustra che ho definito fumosamente poetico c'è una esplicita apologia della guerra:
"Voi dite che la buona causa santifica persino la guerra? Ed io vi dico: la buona guerra santifica ogni causa.
La guerra e il coraggio hanno operato cose più grandi che non l’amore del prossimo. Non la vostra compassione, bensì il vostro valore ha finora salvato chi era in pericolo."


tra l'altro, ripete proprio la stessissima cosa della citazione dell'Anticristo, che ripeto qui:
"Chi odio maggiormente tra la plebaglia dei nostri giorni? La gentaglia socialista, gli apostoli dei Ciandala che nell'operaio corrodono l'istinto, il piacere, il sentimento di gratificazione per il suo piccolo essere, che lo rendono invidioso, che gli insegnano la vendetta... L'ingiustizia non si trova mai nella disuguaglianza dei diritti, ma nella pretesa di diritti uguali... Che cosa è cattivo"? In verità ho già risposto a questa domanda: tutto ciò che è figlio della debolezza, dell'invidia, della vendetta. L'anarchico e il cristiano hanno un'origine comune..."
in altre parole i socialisti insegnano alle classi subalterne a ribellarsi mettendo a repentaglio quella schiavitù e quello sfruttamento su cui si fonda il vivere inimitabile delle classi aristocratiche, e per questo li detesta e li combatte
"La totale degenerazione dell'uomo giù fino a ciò che oggi appare ai babbei socialisti e alle teste vuote come il loro «uomo del futuro», ‑ come il loro ideale ‑ questa degenerazione e deprezzamento dell'uomo a perfetto animale del gregge (o come essi dicono in uomo della «società libera»), questo abbrutimento dell'uomo in bestiola con uguali diritti ed esigenze è possibile, non vi è alcun dubbio! Chi ha pensato a questa possibilità fino in fondo, almeno una volta, conosce una nausea in più rispetto agli uomini, ‑ e forse anche un nuovo compito!" ("Al di là del bene e del male")
(notare il tono sprezzante con cui allude alla "società libera" - libera cioè dal dominio dell'uomo sull'uomo - di comunisti e anarchici)




sull'aristocrazia che esige il sacrificio di una moltitudine di esseri ridotti a suoi schiavi e strumenti:
"Ma l'essenziale di una buona e sana aristocrazia è che essa si senta non funzione (che sia della monarchia o della collettività) bensi il senso e la suprema giustificazione di essa - che accolga perciò con tranquilla coscienza il sacrificio di tutta una quantità di esseri umani che per amor suo devono essere spinti in basso e ridotti a uomini incompleti, a schiavi e strumenti." ("Al di là del bene e del male")
del resto la sua idea è che la vita stessa si fondi sullo sfruttamento e sulla sopraffazione:
"Astenersi reciprocamente dall'offesa, dalla violenza, dallo sfruttamento, equiparare la propria volontà a quella degli altri: ciò può divenire in un certo qual rozzo modo una buona abitudine tra individui, ove ve ne siano le condizioni (cioè la loro effettiva omogeneità di forze e di valori e la loro appartenenza reciproca all'interno di un unico corpo). Non appena però si volesse prendere questo principio in senso più ampio e, se possibile, come principio fondamentale della società, esso si dimostrerebbe subito per ciò che è: volontà di negazione della vita, principio di dissoluzione e di decadenza. Occorre qui pensare in modo esaustivo al fondamento e rifiutarsi ad ogni debolezza sentimentale: la vita stessa è essenzialmente, appropriazione, violazione, sopruso su ciò che è estraneo e più debole, oppressione, durezza e imposizione delle proprie forme, annessione e perlomeno ‑ ed è il caso più benevolo ‑, sfruttamento, ma a che scopo bisognerebbe usare sempre proprio queste parole, sulle quali si è impressa sin dai tempi antichi un'intenzione diffamatoria?
Anche quel corpo, all'interno del quale, come prima abbiamo supposto, gli individui si trattano da uguali ‑ avviene in ogni sana aristocrazia ‑, deve esso stesso, nel caso esso sia un corpo vitale e non moribondo, fare contro altri corpi tutto ciò da cui gli individui che sono in lui si astengono dal fare reciprocamente: esso dovrà crescere per attrarre a sé, conquistare, vorrà prevalere, ‑ non a causa di una qualche moralità o immoralità, ma perché egli vive, e perché vita è appunto volontà di potenza. In nessun punto tuttavia la coscienza comune degli Europei è più ostile all'insegnamento di quanto non lo sia qui; oggi ci si entusiasma ovunque, addirittura sotto un travestimento scientifico, di condizioni future della società, dalle quali dovrà scomparire il «carattere di sfruttamento»: ‑ ciò suona alle mie orecchie come se si promettesse di inventare una vita che si trattenesse da ogni funzione organica.
Lo «sfruttamento» non appartiene a una società deteriorata o incompleta e primitiva: esso appartiene all'essenza stessa di ciò che è vivente, come organica funzione fondamentale essa è una conseguenza della caratteristica volontà di potenza, che è appunto la volontà della vita. ‑ Posto che questa sia nuova come teoria ‑ come realtà è il fatto originario di tutta la storia: si sia onesti verso se stessi fino a questo punto! ‑" (ibidem)