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Discussione: La questione libanese

  1. #1
    Chiagniefottistan
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    Predefinito La questione libanese

    Il Libano era considerato la Svizzera del medioriente. Cosa e' successo? Semplice: le merde palestinazi hanno iniziato a stabilircisi e hanno iniziato a piantare casini.

    Come mai i pro-palestina non dicono nulla sul Libano?

    https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_civile_in_Libano

    Il Grande Libano venne istituito nel 1920 dai francesi, in seno al mandato francese della Siria e del Libano, in seguito alla dissoluzione dell'Impero ottomano, estendendo i confini del Mutasarrifato del Monte Libano alle regioni di Beirut, Tripoli, Sidone, Tiro, Rashaya, Hasbaya, alla valle della Beqa' e al monte Amil. La popolazione della nuova entità politica si ritrovò ad essere ampiamente variegata da un punto di vista religioso. In particolare, i francesi favorirono la componente cristiana maronita, mentre la componente musulmana fu più restia ad accettare la nuova istituzione, favorendo il progetto del Regno Arabo di Siria. Le due componenti discordavano politicamente: l'élite cristiana maronita, perlopiù francofila, favoriva un Libano orientato al mondo occidentale, mentre le élite musulmane sunnite sostenevano visioni panarabiste.[2][3]

    Le differenti componenti del paese raggiunsero un compromesso nel 1943 con il Patto Nazionale, il quale definì il Libano un paese arabo indipendente sia dalle influenze politiche occidentali, che da un'ipotetica unione politica araba; il patto definì anche i rapporti di forza delle varie componenti confessionali nell'Assemblea Nazionale, riservando inoltre la presidenza della repubblica a un maronita, la carica di primo ministro a un sunnita e la presidenza dell'Assemblea Nazionale a uno sciita. La politica libanese si costituì come un sistema clientelare e settario, dominato da clan legati ognuno alle rispettive comunità.[4] Il monopolio dei vari za'im ebbe un effetto stabilizzante sulla politica libanese e contribuì a prevenire conflitti settari.[5] Tra gli anni 1950 e 1960 Beirut conobbe un importante sviluppo, divenendo il principale centro culturale ed economico di tutto il mondo arabo.[6]

    Il paese fu spesso scosso da instabilità politiche; in particolare alla fine degli anni 1940 il Partito Nazionalista Sociale Siriano, guidato da Antun Saade, organizzò una rivoluzione, con l'intenzione di unire il paese a una Grande Siria.[7] Nel corso dei decenni emersero vari movimenti politici di sinistra, accomunati da idee nazionaliste arabe, laiche e socialiste, in particolare il Partito Socialista Progressista, guidato da Kamal Jumblatt, il Partito Comunista Libanese, l'Organizzazione dell'Azione Comunista in Libano e varie formazioni ba'thiste e nasseriste; queste forze politiche avevano come obiettivo la sfida al sistema clientelare (incarnato dalle presidenze di Bishara al-Khuri e di Camille Chamoun), riforme sociali e il sostegno alla causa palestinese.[8] Le tensioni politiche precipitarono in particolare nell'ambito della crisi libanese del 1958, che vide scontrarsi da un lato i sostenitori del presidente Chamoun e dall'altro i sostenitori del primo ministro Rashid Karame, favorevoli a posizioni panarabiste e nasseriste.[9]

    A partire dal 1967 il paese divenne una delle principali basi della lotta palestinese: infatti, in seguito agli eventi del Settembre nero in Giordania, nel 1970 la leadership dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina spostò le propria base operativa in Libano; la presenza militare palestinese in Libano, formalizzata nel 1969 con gli accordi del Cairo, acuì l'instabilità nel paese, in quanto gli attacchi palestinesi a Israele provocavano bombardamenti di ritorsione da parte degli israeliani alle infrastrutture libanesi.[14] Tra gli anni 1960 e i primi anni 1970, sotto la guida di Kamal Jumblatt, le varie forze di sinistra si unirono nel Movimento Nazionale Libanese, che stilò un programma volto al superamento del sistema politico confessionale e all'applicazione di riforme politiche, oltre a ribadire le proprie posizioni laiche, socialiste, panarabiste e filopalestinesi.[15] Nel 1973 le Falangi Libanesi e il Partito Nazionale Liberale istituirono le proprie milizie armate, mentre i gruppi palestinesi, in particolare quelli affiliati al Fronte del Rifiuto, radicarono la loro presenza a Beirut Ovest.[16]

  2. #2
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    Predefinito Re: La questione libanese

    Infatti nemmeno il loro fratelli arabi li vogliono, riescono a fare schifo anche a loro, l'unica utilità che hanno è l'azione contro Israele, non ci fosse questa cosa i Muslim Brothers gli avrebbero già sterminati tutti.
    Peronista per "la terza via"

  3. #3
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    Predefinito Re: La questione libanese

    L'egitto col cavolo che accoglie i palestinesi. Si moltiplicano come conigli e fanno solo casini
    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

  4. #4
    Chiagniefottistan
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    Predefinito Re: La questione libanese

    Checche isteriche pro-palestina non pervenute, ma che strano.

    Nel frattempo, i siriani entrano in Libano e attaccano gli hezbollah. Motivo? QUesti ultimi aiutavano Assad.

    https://jihadwatch.org/2025/02/syria...e-on-hezbollah

    https://www.jpost.com/middle-east/article-841055

  5. #5
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    Predefinito Re: La questione libanese

    'invasione israeliana del Libano nel 1982 ha portato a riduzione sistematica l'influenza politica palestinese in Libano; gli accordi di Oslo del 1993 hanno rimandato la questione dei rifugiati ai negoziati sullo “stato finale” che non sono mai stati attualizzati. Le conseguenze di questi due eventi sono state disastrose, in particolare per i profughi palestinesi del Libano sparsi in 12 campi profughi e molti altri "raggruppamenti di fortuna" in tutto il paese.

    noto che i profughi palestinesi in Libano sono emarginati e maltrattati, specialmente se paragonati ad altre popolazioni di rifugiati in Medio Oriente. Sono loro negati i diritti umani fondamentali di cui godono i libanesi o gruppi stranieri, o persino i diritti concessi ai rifugiati in base alle convenzioni internazionali. Ciò include il diritto al lavoro, in quanto viene loro negato l'accesso a 72 diverse professioni. Con la guerra in Siria, la situazione è peggiorata. Decine di migliaia di rifugiati hanno inondato i campi che mancavano di servizi di base.

    La difficoltà tangibile quotidiana, la diminuzione della assistenza sommata ad una forte recriminazione del paese ospitante ha fatto crescere il desiderio di rifugiati palestinesi che vogliono lasciare il Libano. Alcuni lo hanno fatto con successo, solo per ritrovarsi a combattere con la miseria di un nuovo status di rifugiato in Europa. Quasi tutti, nel passato, dai giovani ai vecchi, parlavano del loro desiderio di tornare in Palestina un giorno; oggi, la maggioranza, in particolare i giovani, esprimono solo un desiderio: partire per qualsiasi altro paese che li accolga.
    Ci sono poi quelli desiderosi di liberare il Libano dalla sua popolazione palestinese. C'è più di una rete organizzata che facilita l'immigrazione di palestinesi a prezzi che sono recentemente diminuiti per renderla più accessibile a un numero maggiore di persone.

    Israele e gli Usa sanno che senza i rifugiati che esigono collettivamente i loro diritti, la questione del diritto al ritorno potrebbe passare dall'essere una richiesta urgente e tangibile a quella sentimentale che potrebbe essere impossibile da raggiungere.
    https://www.assopace.org/index.php/p...tto-umanitario

  6. #6
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    Predefinito Re: La questione libanese

    Libano, il dolore dei cristiani palestinesi: ciò che accade a Gaza viene vissuto anche qui
    Sono già trascorsi circa sei mesi dalla guerra in Medio Oriente. Le ripercussioni si fanno sentire anche nel Paese dei Cedri, in particolare tra le comunità cristiane riunite nel campo di Dbayehl, dove risiedono pure i parenti delle due donne uccise dai cecchini israeliani davanti alla parrocchia di Gaza. Suor Magdalena Smet: “C’è molta angoscia e rabbia tra le famiglie quihttps://www.vaticannews.va/it/mondo/...o-dbayehl.html

  7. #7
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    Predefinito Re: La questione libanese

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    L'egitto col cavolo che accoglie i palestinesi. Si moltiplicano come conigli e fanno solo casini

    un altro successo di trump...l'egitto si oppone alla pulizia etnica di israele, sei solo disinfirmato
    https://www.dire.it/11-02-2025/11230...i-palestinesi/
    Priorità alla “necessità di ricostruire” la Striscia di Gaza, “senza sfollare i palestinesi, per salvaguardare i loro diritti” tra cui quello di “vivere sulla loro terra”: lo ha affermato il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, in una dichiarazione in cui il suo ufficio di presidenza riporta il contenuto di un colloquio telefonico con il primo ministro della Danimarca, Mette Frederiksen.

    Al-Sisi è tornato a ribadire la posizione del Paese rispetto all’annuncio del presidente americano Donald Trump di voler prendere in gestione la ricostruzione di Gaza, per trasformarla nella “Riviera del Medio oriente”, espellendo la popolazione palestinese residente in Egitto e Giordania. Di fronte al rifiuto manifestato da ambo i due Paesi, Trump ha minacciato di “tagliare gli aiuti” che ottengono gli Stati Uniti.

 

 

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