Un libro che mi ha aperto gli occhi sul NULLA COSMICO.
"Tutta la vita che abbiamo davanti agli occhi è, dal suo fondo più intimo fino al suo bordo più esterno, attraversata da una rete incrociata di meccanismi di soppressione, di cui possiamo rintracciare i fili negli aspetti più banali della vita quotidiana. Questi meccanismi sono di una varietà quasi infinitamente variopinta, ma sembra giustificato indicarne almeno quattro tipi principali, che naturalmente si presentano in ogni sorta di combina zione: isolamento, attaccamento, diversione e sublimazione. Per isolamento intendo un rifiuto del tutto arbitrario di pensieri o sentimenti perturbanti e distruttivi. Completamente sviluppato e in forma quasi brutale, l’isolamento può essere osservato nei medici che, nell’ottica della propria autoprotezione, vedono solo il lato tecnico della loro professione. Può anche degenerare in pura volgarità, in delinquenti comuni o studenti di medicina che cercano di esorcizzare con la violenza qualsiasi sensibilità verso il lato tragico della vita (ad esempio, giocando a calcio con le teste dei cadaveri). Nella nostra vita sociale quotidiana, l’isolamento si manifesta attraverso accordi universali e non scritti per nascondere la nostra condizione esistenziale gli uni agli altri. Questo occultamento ini zia con i bambini, per evitare che siano resi folli dalla vita che hanno appena iniziato, per preservare le loro illusioni finché non saranno abbastanza forti da perderle. In cambio, ai bambini è vieta to mettere in imbarazzo i genitori con allusioni inopportune al sesso, alle feci e alla morte. Tra gli adulti ci sono re gole sul comportamento “corretto”, e le vediamo chiaramente quando un uomo che piange per strada viene allontanato dalle forze dell’ordine. Anche il meccanismo attaccamento è all’opera fin dalla prima infanzia, quando i genitori, la casa e il quartiere sono dati per scontati dal bambino e gli danno un senso di sicurezza. Questo anello avvolgente di esperienze sicure è la prima e forse più efficace protezione contro il “cosmo” che ci è dato conoscere in vita, e in queste esperienze sta la spiegazione del tanto discusso fenomeno del “legame infantile”. Il fatto che questi legami siano anche di natura sessuale in quest’ottica è irrilevante. Quando, crescendo, il bambino scopre che anche questi legami sicuri sono accidentali e fugaci come tutti gli altri, vive una crisi di smarrimento e di ansia e cerca rapidamente nuovi legami (per esempio: “Il prossimo autunno andrò all’università!”). Se per qualche motivo il nuovo attaccamento non fa presa, la crisi può diventare pericolosa per la vita o svilupparsi in quella che io chiamo “paralisi da attaccamento”: ci si aggrappa ai propri morti valori e si cerca di nascondere a sé stessi e agli altri la propria inadeguatezza e la propria bancarotta spirituale. Il risultato è un’insicurezza permanente, sentimenti di inferiorità, ipercompensazione, nervosismo. Nella misura in cui questa condizione può essere analizzata, diventa un oggetto per il trattamento psicoanalitico, attraverso il quale si cerca di effettuare un trasferimento efficace verso nuovi attaccamenti. L’attaccamento può essere visto come un tentativo di stabilire dei punti fermi o un muro intorno al caos mutevole della coscienza. Di solito si tratta di un processo inconsapevole, ma a volte è abbastanza consapevole, come ad esempio nel tentativo di stabilire una sorta di obiettivo per sé stessi, una ragione di vita. In genere, gli attaccamenti utili sono guardati con simpatia e coloro che danno il massimo per i loro attaccamenti (la loro azienda o un progetto) sono considerati dei model li per gli altri. Questi eroi sono riusciti a creare un forte baluardo contro la dissoluzione della vita e si suppone che gli al tri traggano vantaggio dal loro esempio. Persino i libertini, si dice, si sistemano, si sposano, hanno figli: i muri necessari vengono costruiti automaticamente. Costruiamo una certa necessità nelle nostre vite, accogliamo ciò che prima poteva sembrare un male, come un balsamo per i nostri nervi logori, un contenitore dai bordi alti per un sentimento della vita che era diventato lentamente saturo di insicurezza. Ogni unità sociale è un grande sistema completo di attaccamento, costruito sui solidi architravi costituiti dai fondamentali modi di pensare culturali. L’uomo comune gestisce questi architravi culturali condivisi, la sua persona lità quasi si costruisce da sé. La nostra personalità ha smesso di svilupparsi e poggia su fondamenta culturali eredita te: Dio, la Chiesa, lo Stato, la morale, il destino, le leggi della vita, il futuro. Più una norma è vicina alle travi portanti, più è pericoloso turbarla. Di regola, le norme più vicine agli architravi sono protette da leggi e minacce di punizione: l’inquisizione, la censura, gli atteggiamenti conservatori e così via. La forza di un anello in una catena di norme dipende o dal fatto che non vediamo la sua natura fittizia, o dal fatto che tutti riconoscono che si tratta di una norma necessaria, anche se ci rendiamo conto che è una finzione. Un esempio è l’insegnamento della religione nelle scuole, che è sostenuto anche dagli atei perché non vedono altro modo per co stringere i bambini ad agire secondo le norme socialmente accettate.
Non appena qualcuno percepisce l’illusorietà o l’inutilità del legame, cerca rapidamente di scambiare le vecchie norme con altre più recenti (un detto dice: “Le verità hanno un’aspettativa di vita limitata”) - e questa è la causa di tutte le lotte spirituali e culturali che, insieme alla competizione economica, costituiscono la dinamica della storia mondiale. La brama di beni materiali o di potere non è motivata tanto dall’utilità diretta della ricchezza, poiché nessuno può sedersi su più di una sedia alla volta o mangiare più di quanto possa contenere. Il vero valore della grande ricchezza è che i ricchi hanno a disposizione una varietà molto più ampia di possibili attaccamenti o distrazioni. Sia per gli attaccamenti individuali sia per quelli collettivi, una rottura nel la catena delle norme fa precipitare una crisi che è tanto più grave quanto più la rottura è vicina alle norme sociali fonda mentali. Nella propria interiorità, dove si è protetti da mura perimetrali, le cri si si incontrano quotidianamente, ma si tratta più spesso di piccole frustrazioni che di disastri che mettono in pericolo la vita. In questi casi si può ancora giocare con gli attaccamenti, trasgredendoli con oscenità, sbronze, comportamenti volga ri e così via. Ma giocando a questi giochi si può inconsapevolmente scavare troppo a fondo in un qualsiasi punto debole delle proprie mura protettive e aprire un varco sul baratro sottostante. La situazione può mutare in un batter d’occhio da un’avventura spensierata a una danza di morte. Il terrore dell’esistenza ci fissa e ci rendiamo conto, con un sussulto sconcertante, che le nostre menti sono sospese a una rete da loro stesse creata e che l’abisso dell’inferno si apre sotto di noi. Gli architravi più elementari che sostengono la nostra cultura possono essere re cambiati solo raramente senza causare un grande spasmo sociale e una minaccia di totale dissoluzione sociale, come durante una riforma o una rivoluzione. In questi momenti l’individuo è costretto a ripiegare sulle proprie risorse, deve sviluppare i propri legami e sono pochi quelli che riescono a farlo. Ne conseguo no depressione, vita dissoluta e suicidio, come nel caso degli ufficiali tedeschi dopo la Prima guerra mondiale. Un’altra debolezza del sistema è che si devono usare difese molto diverse per confondere la varietà di pericoli su tutti i fronti. Ognuno di questi baluardi è dotato di una propria sovrastruttura logica e lo sfortunato risultato è che sorgono inevitabilmente conflitti tra insiemi di valori incommensurabili. Le sovrastrutture si scontrano e la dispera zione si insinua attraverso le crepe che ne derivano. A quel punto si può essere posseduti da una distruttività sfrenata, dalla brama di smembrare l’intero si stema di supporto vitale e, in preda al terrore, cercare di spazzare via l’intera faccenda. Il terrore è dovuto alla perdita di tutte le norme confortanti; l’allegria deriva dalla conseguente identificazione priva di scopo e dall’armonia con il ri conoscimento più profondo del nostro essere: la sua caducità biologica, la sua tendenza alla morte. Amiamo i nostri attaccamenti perché ci salvano, ma li odiamo perché osta colano il nostro senso di libertà. Così, quando ci sentiamo abbastanza forti, è un piacere riunirsi e seppellire qualche valore anacronistico, al rintocco funebre delle campane. Gli oggetti materiali sono utili come simboli e queste cerimonie sono talvolta indicate come espressioni di “radicalismo”. Quando qualcuno ha eliminato tutti gli accessori su cui poteva posare gli occhi, si definisce un uomo “liberato”."
La psichiatria odierna parte dal presupposto che questa salute e questo
adattamento siano l’obiettivo più alto
a cui si possa aspirare. La depressione,
l’angoscia, il rifiuto di mangiare e così
via sono considerati senza eccezioni segni di una condizione patologica e vengono trattati di conseguenza. In molti
casi, tuttavia, questi fenomeni sono in
dici di un’esperienza più profonda e immediata di ciò che è la vita, frutti amari
del genio della mente o dell’emozione,
che è alla base di ogni tendenza antibiologica. Non è l’anima a essere malata,
ma il suo meccanismo di difesa che fallisce o viene abiurato perché considerato - correttamente - come un tradimento
del dono più potente dell’uomo".
" Il comunismo e la psicoanalisi, per quanto diversi sotto altri
aspetti, cercano entrambi di costruire
nuove versioni del vecchio meccanismo
di difesa: rispettivamente con la violenza e con l’astuzia, per rendere le persone utili riducendo il loro surplus di intuizione sulla precarietà della vita.
Entrambi questi metodi sono sorprendentemente logici. Ma anche questi
tentativi saranno, alla fine, fallimentari.
Una degenerazione intenzionale verso
un livello di coscienza inferiore, utile
per scopi pratici, potrebbe salvare la
specie per un breve periodo, ma essendo la natura umana quella che è, non
troveremmo una pace duratura in una
tale o in qualsiasi rassegnazione".
"La natura ha puntato troppo in alto, superandosi. Una specie è stata armata troppo pesantemente - il suo genio l’ha resa non solo onnipotente verso il mondo esterno, ma ugualmente pericolosa per sé stessa. La sua arma era come una spada senz’elsa o guardia, una lama a doppio taglio in grado di fendere qualsiasi cosa; ma chiunque l’abbia usata ha dovuto afferrarla per la lama, volgendo una delle estremità contro sé stesso."
Sorgerà un uomo che, prima di tutti gli altri uomini, ha osato denudare la propria anima e consegnarsi compieta- mente alla nostra domanda più profonda e persino all’idea stessa dell’annientamento. Un uomo che ha colto la vita nel suo contesto cosmico e la cui agonia è l’agonia del mondo. Ma un lamento crescente lo assalirà a partire da tutti i popoli della terra, che grideranno per la sua millenaria esecuzione, quando la sua voce avvolgerà il mondo come un suda rio e il suo particolare messaggio sarà ascoltato per la prima e ultima volta: Su molti mondi la vita è come un fiume impetuoso, ma la vita su questo mondo è come una pozzanghera stagnante e un’acqua di sentina. Il marchio dell’annientamento è scritto sulla vostra fronte. Per quanto tempo vi muoverete sul filo del rasoio? Ma c’è una vittoria e una corona, una salvezza e una risposta:
Conoscete voi stessi; siate sterili e che ci sia pace sulla Terra dopo il vostro passaggio. E quando avrà pronunciato queste parole, caleranno su di lui, con le levatrici e le balie in testa, e lo seppelliranno sotto le loro unghie. E l’ultimo Messia. Di padre in figlio, di figlio in figlio, egli discende dall’arciere della pozza d’acqua.
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