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Discussione: Diciamolo....

  1. #31
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da Bilbo Visualizza Messaggio
    Frifrifri Palesdain! Frifrifri Palesdain! Frifrifri Palesdain!
    Zio @brunik, qui una bella "profilazione" non ci starebbe bene? ...

    (se t'avanza il tempo la faresti anche a me?)

  2. #32
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Zio @brunik, qui una bella "profilazione" non ci starebbe bene? ...

    (se t'avanza il tempo la faresti anche a me?)
    ma sai che sono curiosa anche io di cosa uscirebbe su di me
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  3. #33
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da Rachel Walling Visualizza Messaggio
    ma sai che sono curiosa anche io di cosa uscirebbe su di me
    ...

  4. #34
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Zio @brunik, qui una bella "profilazione" non ci starebbe bene? ...

    (se t'avanza il tempo la faresti anche a me?)
    basta chiedere

    Ecco un profilo “bestiario” di BILBO

    1) Identikit comunicativo


    • Stile: polemico, teatrale, spesso sarcastico/parodico (“fri fri fri”, imitazioni, meme, citazioni pop: Teoden/Orchi, Palpatine, Lex Luthor).
    • Registro: alterna ragionamenti lunghi (geopolitica, blocchi economico-militari) a sfoghi brevi e volgari (“coglione”, “teste vuote”, “mierde comuniste”).
    • Tattica retorica: usa sberleffo + etichetta per delegittimare l’altro (“comunistucolo”, “amico di dittatori”), poi inserisce una cornice “razionale” (realpolitik, sicurezza occidentale).

    2) Visione del mondo (frame mentale ricorrente)


    • Bipolarismo morale/geopolitico: “Blocco USA-Europa-Giappone” vs “Blocco Cino-Russo”; sceglie il primo come “male minore / unica opportunità”.
    • Realismo duro: “la guerra è nella natura”, “per essere libero serve un esercito enorme”; tendenza a vedere i rapporti internazionali come forza, deterrenza, sfere di influenza.
    • Anticomunismo identitario: ricorre l’idea “comunismo/comunisti vanno azzerati” e l’uso di “comunista” come insulto passepartout.
    • Anti-sinistra “illiberale”: descrive la sinistra come censoria/violenta, quindi si auto-colloca sul fronte “liberale/democratico”.

    3) Auto-rappresentazione e identità


    • Si definisce: “liberale”, “democratico”, “radicale pannelliano”, “antistatalista”.
    • Ma convive con uscite da militanza tribale (“Trump! uber alles!”, “Giorgia ha perfettamente ragione e noi siamo tutti con lei!”), spesso più da tifo che da liberalismo classico.
    • Mostra gusto per la posizione dominante: chi parla “con il culo al caldo” vs chi subisce; ricorre l’idea che “la realtà non è un gioco” → impostazione competitiva.

    4) Trigger emotivi (cosa lo accende)


    • Difesa di Maduro / filorussi / filocinesi: è il trigger n.1. Reagisce con: “fri fri fri”, insulti, accusa di appoggiare dittatori/terroristi.
    • Doppio standard anti-USA: lo irrita chi critica gli USA “solo quando bombardano i compagni”.
    • Temi identitari “ordine/sicurezza”: furti, degrado, “province del nord”, tono da “punizione sociale” (“quando li becchiamo gli rompiamo il culo…”).

    5) Motivazioni psicologiche plausibili (senza fare diagnosi)


    • Bisogno di coerenza e appartenenza: costruisce un “noi” (occidente) contro “loro” (Russia/Cina/Iran + “comunisti” interni). Questo riduce ambiguità e aumenta senso di controllo.
    • Gestione della frustrazione tramite derisione: “fri fri fri” e i meme funzionano da valvola e da arma sociale (umiliazione pubblica dell’avversario).
    • Ricerca di status nel conflitto: alternare analisi e insulto segnala “sono più lucido di te ma posso anche schiacciarti”: dinamica da dominanza argomentativa.
    • Moralizzazione della geopolitica: parla di “merde dittatoriali” e “democrazia/libero pensiero” → il dibattito non è tecnico, è morale.

    6) Capacità cognitive nel testo


    • Non è un “solo troll”: in alcuni passaggi mostra struttura, esempio:
      • ragionamento per blocchi geopolitici;
      • nessi economia-guerra-potere (“ridisegnare l’ordine mondiale”, tagliare fuori la Cina);
      • disponibilità dichiarata a rivedere idee “se accade il contrario”.

    • Però spesso scivola in pensiero dicotomico (o con noi o con loro) e attribuzioni totali (se appoggi X sei comunista, punto).

    7) Indicatori di aggressività / rischio conversazionale


    • Aggressività verbale alta: insulti ripetuti e disumanizzanti (“mierde comuniste”, “figli di puttana”, “coglione”).
    • Normalizzazione della violenza in più punti (guerre “naturali”, “rompiamo il culo”, “pratica con coltello e bastone”, “cintura nera…”).
      Anche se può essere millanteria o posa, nel contesto forum indica bassa soglia di escalation.
    • Tecnica preferita: non “convincere” ma schiacciare (ridicolizzare, etichettare, intimidire).

    8) Collocazione “di sottogruppo” (in stile bestiario)

    Se dovessi metterlo in una categoria funzionale:

    • “Occidentalista militante / realpolitik da tastiera”: difende l’Occidente come campo inevitabile, giustifica mosse dure, attacca chi vede colpe USA con sarcasmo e insulti.
    • Variante: “liberale identitario” (si dichiara liberale ma usa frame e toni da tifo politico-culturale).

    9) Sintesi finale in 5 righe

    BILBO è un forumista bellicoso e performativo, con anticomunismo identitario e forte allineamento “pro-Occidente”. Alterna tratti da argomentatore (geopolitica/realismo) a tratti da bullo retorico (insulto, ridicolo, meme). I trigger principali sono Maduro/filorussi/filocinesi e la critica selettiva agli USA. Cerca controllo e status nel conflitto: meno dialogo, più “vittoria”.

  5. #35
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    ...

    Quello mio e di Rachel ce li fai? ...

    (io ci farei una sezione dedicata, ormai)

  6. #36
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Bilbo entrava nel foro come si entra in una biblioteca incendiata: non per spegnere il fuoco, ma per misurarlo, per capire quali scaffali sarebbero crollati per primi.
    Aveva l’andatura dell’uomo che si dice liberale e si comporta da inquisitore, con quella curiosa arte di proclamare il dubbio mentre distribuisce certezze come ostie.
    Portava con sé un lessico da taverna e un’eco da trattato: una frase era fango, la successiva era geopolitica.
    Nel suo vocabolario l’Occidente non era una direzione, ma un sacramento: USA-Europa-Giappone, e dall’altra parte l’ombra, Cino-Russa, come in un bestiario medievale in cui i mostri servono a confermare la fede.
    Eppure Bilbo non pregava: derideva.
    Il suo “fri fri fri” era il verso del gufo scolpito nei margini dei codici, una risata che segna il peccato altrui senza sporcarsi le mani.


    Quando l’avversario nominava Maduro, Bilbo sentiva odore di eresia e accendeva il turibolo dell’insulto: “comunista”, parola che da lui non descriveva, ma condannava.
    La sinistra, ai suoi occhi, era una setta illiberale: censura, violenza, un’ombra che si allunga sulle piazze e sui thread.
    Ne parlava con l’indignazione di chi teme il caos più dell’ingiustizia, e con il piacere segreto del censore che trova finalmente qualcosa da strappare.
    Amava i paragoni pop come fossero glosse: Teoden, gli orchi, Palpatine, Lex Luthor; santi apocrifi di una teologia contemporanea.
    Così la discussione diventava teatro, e il teatro diventava prova.


    Talvolta, però, sotto la maschera del dileggio affiorava l’uomo che compone schemi: due blocchi, due mondi, una scelta necessaria.
    La guerra, diceva, è natura; la libertà, un esercito; la morale, un lusso di chi dorme col culo al caldo.
    E nel dire questo si vedeva il suo bisogno più profondo: ridurre il disordine a mappa, l’angoscia a scacchiera.
    Non cercava tanto di convincere, quanto di ristabilire gerarchie, di far capire chi comanda nella stanza.
    Nella sua mente, l’avversario non sbagliava: tradiva.


    Bilbo, insomma, era un personaggio da cronaca scolastica e da apocalisse domestica: un uomo che si proclama scettico e si comporta da fedele.
    Si definiva “radicale”, e intanto adorava i totem del momento con l’entusiasmo di chi ha bisogno di un capo per sentirsi dalla parte giusta.
    La sua libertà era un vessillo; la sua tolleranza, una condizione sospesa; la sua ironia, un randello lucidato.
    E ogni volta che entrava in scena lasciava dietro di sé la stessa traccia: una risata, una sentenza, e il silenzio momentaneo di chi si chiede se rispondere sia ancora un dialogo o solo un’altra guerra.

  7. #37
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da Bilbo Visualizza Messaggio
    C’è una coerenza che fa quasi tenerezza: si manifesta contro gli americani solo quando bombardano i “compagni”.

    Belgrado? Tutti in piazza.

    Libia? Silenzio assoluto.

    Venezuela? arieccoli!

    Ukraina? NADA....niente fri fri fri

    e la Palestina?....ci sarebbe da riflettere e da approfondire....e forse scopriremmo una cosa nuova IL COMUNISLAM


    Per certi ambienti il problema non sono le bombe, sono chi colpiscono. Se a essere toccato è un regime comunista o filocomunista, allora scatta l’indignazione. Altrimenti va tutto bene.

    È la solita nostalgia ideologica: anti-americana a prescindere, cieca davanti ai fatti, pronta a giustificare qualunque schifezza purché stia “dall’altra parte”.
    Altro che pacifismo: è tifo politico travestito da morale....di chi forse nei tempi passati ci avrebbe visto bene nelle braccia dell'URSS....


    Post che fa tenerezza...
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA PRIVATA, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  8. #38
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    Bilbo entrava nel foro come si entra in una biblioteca incendiata: non per spegnere il fuoco, ma per misurarlo, per capire quali scaffali sarebbero crollati per primi.
    Aveva l’andatura dell’uomo che si dice liberale e si comporta da inquisitore, con quella curiosa arte di proclamare il dubbio mentre distribuisce certezze come ostie.
    Portava con sé un lessico da taverna e un’eco da trattato: una frase era fango, la successiva era geopolitica.
    Nel suo vocabolario l’Occidente non era una direzione, ma un sacramento: USA-Europa-Giappone, e dall’altra parte l’ombra, Cino-Russa, come in un bestiario medievale in cui i mostri servono a confermare la fede.
    Eppure Bilbo non pregava: derideva.
    Il suo “fri fri fri” era il verso del gufo scolpito nei margini dei codici, una risata che segna il peccato altrui senza sporcarsi le mani.


    Quando l’avversario nominava Maduro, Bilbo sentiva odore di eresia e accendeva il turibolo dell’insulto: “comunista”, parola che da lui non descriveva, ma condannava.
    La sinistra, ai suoi occhi, era una setta illiberale: censura, violenza, un’ombra che si allunga sulle piazze e sui thread.
    Ne parlava con l’indignazione di chi teme il caos più dell’ingiustizia, e con il piacere segreto del censore che trova finalmente qualcosa da strappare.
    Amava i paragoni pop come fossero glosse: Teoden, gli orchi, Palpatine, Lex Luthor; santi apocrifi di una teologia contemporanea.
    Così la discussione diventava teatro, e il teatro diventava prova.


    Talvolta, però, sotto la maschera del dileggio affiorava l’uomo che compone schemi: due blocchi, due mondi, una scelta necessaria.
    La guerra, diceva, è natura; la libertà, un esercito; la morale, un lusso di chi dorme col culo al caldo.
    E nel dire questo si vedeva il suo bisogno più profondo: ridurre il disordine a mappa, l’angoscia a scacchiera.
    Non cercava tanto di convincere, quanto di ristabilire gerarchie, di far capire chi comanda nella stanza.
    Nella sua mente, l’avversario non sbagliava: tradiva.


    Bilbo, insomma, era un personaggio da cronaca scolastica e da apocalisse domestica: un uomo che si proclama scettico e si comporta da fedele.
    Si definiva “radicale”, e intanto adorava i totem del momento con l’entusiasmo di chi ha bisogno di un capo per sentirsi dalla parte giusta.
    La sua libertà era un vessillo; la sua tolleranza, una condizione sospesa; la sua ironia, un randello lucidato.
    E ogni volta che entrava in scena lasciava dietro di sé la stessa traccia: una risata, una sentenza, e il silenzio momentaneo di chi si chiede se rispondere sia ancora un dialogo o solo un’altra guerra.
    Minimo in carattere "8" ...

  9. #39
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    basta chiedere

    Ecco un profilo “bestiario” di BILBO

    1) Identikit comunicativo


    • Stile: polemico, teatrale, spesso sarcastico/parodico (“fri fri fri”, imitazioni, meme, citazioni pop: Teoden/Orchi, Palpatine, Lex Luthor).
    • Registro: alterna ragionamenti lunghi (geopolitica, blocchi economico-militari) a sfoghi brevi e volgari (“coglione”, “teste vuote”, “mierde comuniste”).
    • Tattica retorica: usa sberleffo + etichetta per delegittimare l’altro (“comunistucolo”, “amico di dittatori”), poi inserisce una cornice “razionale” (realpolitik, sicurezza occidentale).

    2) Visione del mondo (frame mentale ricorrente)


    • Bipolarismo morale/geopolitico: “Blocco USA-Europa-Giappone” vs “Blocco Cino-Russo”; sceglie il primo come “male minore / unica opportunità”.
    • Realismo duro: “la guerra è nella natura”, “per essere libero serve un esercito enorme”; tendenza a vedere i rapporti internazionali come forza, deterrenza, sfere di influenza.
    • Anticomunismo identitario: ricorre l’idea “comunismo/comunisti vanno azzerati” e l’uso di “comunista” come insulto passepartout.
    • Anti-sinistra “illiberale”: descrive la sinistra come censoria/violenta, quindi si auto-colloca sul fronte “liberale/democratico”.

    3) Auto-rappresentazione e identità


    • Si definisce: “liberale”, “democratico”, “radicale pannelliano”, “antistatalista”.
    • Ma convive con uscite da militanza tribale (“Trump! uber alles!”, “Giorgia ha perfettamente ragione e noi siamo tutti con lei!”), spesso più da tifo che da liberalismo classico.
    • Mostra gusto per la posizione dominante: chi parla “con il culo al caldo” vs chi subisce; ricorre l’idea che “la realtà non è un gioco” → impostazione competitiva.

    4) Trigger emotivi (cosa lo accende)


    • Difesa di Maduro / filorussi / filocinesi: è il trigger n.1. Reagisce con: “fri fri fri”, insulti, accusa di appoggiare dittatori/terroristi.
    • Doppio standard anti-USA: lo irrita chi critica gli USA “solo quando bombardano i compagni”.
    • Temi identitari “ordine/sicurezza”: furti, degrado, “province del nord”, tono da “punizione sociale” (“quando li becchiamo gli rompiamo il culo…”).

    5) Motivazioni psicologiche plausibili (senza fare diagnosi)


    • Bisogno di coerenza e appartenenza: costruisce un “noi” (occidente) contro “loro” (Russia/Cina/Iran + “comunisti” interni). Questo riduce ambiguità e aumenta senso di controllo.
    • Gestione della frustrazione tramite derisione: “fri fri fri” e i meme funzionano da valvola e da arma sociale (umiliazione pubblica dell’avversario).
    • Ricerca di status nel conflitto: alternare analisi e insulto segnala “sono più lucido di te ma posso anche schiacciarti”: dinamica da dominanza argomentativa.
    • Moralizzazione della geopolitica: parla di “merde dittatoriali” e “democrazia/libero pensiero” → il dibattito non è tecnico, è morale.

    6) Capacità cognitive nel testo


    • Non è un “solo troll”: in alcuni passaggi mostra struttura, esempio:
      • ragionamento per blocchi geopolitici;
      • nessi economia-guerra-potere (“ridisegnare l’ordine mondiale”, tagliare fuori la Cina);
      • disponibilità dichiarata a rivedere idee “se accade il contrario”.

    • Però spesso scivola in pensiero dicotomico (o con noi o con loro) e attribuzioni totali (se appoggi X sei comunista, punto).

    7) Indicatori di aggressività / rischio conversazionale


    • Aggressività verbale alta: insulti ripetuti e disumanizzanti (“mierde comuniste”, “figli di puttana”, “coglione”).
    • Normalizzazione della violenza in più punti (guerre “naturali”, “rompiamo il culo”, “pratica con coltello e bastone”, “cintura nera…”).
      Anche se può essere millanteria o posa, nel contesto forum indica bassa soglia di escalation.
    • Tecnica preferita: non “convincere” ma schiacciare (ridicolizzare, etichettare, intimidire).

    8) Collocazione “di sottogruppo” (in stile bestiario)

    Se dovessi metterlo in una categoria funzionale:

    • “Occidentalista militante / realpolitik da tastiera”: difende l’Occidente come campo inevitabile, giustifica mosse dure, attacca chi vede colpe USA con sarcasmo e insulti.
    • Variante: “liberale identitario” (si dichiara liberale ma usa frame e toni da tifo politico-culturale).

    9) Sintesi finale in 5 righe

    BILBO è un forumista bellicoso e performativo, con anticomunismo identitario e forte allineamento “pro-Occidente”. Alterna tratti da argomentatore (geopolitica/realismo) a tratti da bullo retorico (insulto, ridicolo, meme). I trigger principali sono Maduro/filorussi/filocinesi e la critica selettiva agli USA. Cerca controllo e status nel conflitto: meno dialogo, più “vittoria”.
    Mi va bene tutto....aggiungo: La Civiltà Occidentale è superiore a tutte le altre....

    dai anche questo in pasto all'Ai e vedi cosa dice.....
    "Conosco la metà di voi soltanto a metà e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate.“

  10. #40
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    Predefinito Re: Diciamolo....

    Citazione Originariamente Scritto da emv Visualizza Messaggio
    Post che fa tenerezza...
    E' la realtà caro....
    "Conosco la metà di voi soltanto a metà e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate.“

 

 
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