

C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


Credo che si debba uscire dalla dannosa contrapposizione tra carovane dei diritti e xenofobia becera. L'immigrazione è un fattore connaturato alla società e all'economia umane dai tempi della preistoria, che oggi assume una dimensione particolare per l'intensa urbanizzazione globale. Una immigrazione incontrollata non solo provoca shock economici e culturali al paese di accoglienza, ma può anche danneggiare il paese di partenza se coinvolge vasti numeri di lavoratori qualificati.
Va quindi trovato un modo di gestire i flussi migratori in modo che si concilino i bisogni della nostra economia e i diritti dei lavoratori di tutti i paesi. Già oggi non è difficile individuare i paesi da cui provengono i flussi più intensi: concludere con questi paesi degli accordi di gestione dei flussi di manodopera non qualificata, di realizzazione della mobilità circolare per i lavoratori qualificati (lavoro nel paese X - faccio esperienza, supplendo a una carenza del suo sistema produttivo - torno a casa) e di cooperazione regionale per le regioni a particolare intensità migratoria; reclutare la potenziale manodopera direttamente in loco tramite la rete di ambasciate e consolati, coinvolgendo sindacati locali e nazionali, e le camere di commercio; sviluppare una politica dell'integrazione, che semplifichi e accorci le pratiche per la cittadianza, e potenzi l'integrazione scolastica, senza però dimenticare il dovere da parte degli immigrati di rispettare le leggi e adottare la nostra lingua; favorire l'emersione, con il riconoscimento dei contributi previdenziali, contratti di lavoro più vantaggiosi e il riconoscimento del permesso a chi denunci il proprio sfruttatore, metter fine ai respingimenti in mare e all'internamento in gulag libici, e realizzare una distinzione tra strutture di accoglienza, strutture di rimpatrio dei clandestini e strutture di detenzione/espulsione dei criminali.
Sono proposte che ritengo possano coniugare rigore e solidarietà, e che spero possano trovare una accoglienza bipartisan, ma viste le posizioni della destra è chiaro che ci rivolgeremo primariamente a interlocutori che condividano la nostra visione di una società aperta.




Colgo l'occasione per chiarire ancora il mio pensiero, anche in riferimento al mio operato come moderatore di Patria Italiana.
Punto Primo: fare politica è una cosa, fare cultura una cosa diversa. Ossia: Su Patria Italiana io cerco di ricordare a tutti le ragioni culturali dello stare assieme, cosa che le genti di questa penisola fanno da millenni, in diverse forme, talvolta unite in un unico organismo statale, altre no. E in diverse occasioni abbiamo dato prova di poter insegnare al mondo come si "sta al mondo". Due millenni fa con le armi e con la legge, attraverso le Legioni di Roma, poi attraverso le arti, la scienza e la politica, nel Rinascimento.
Non mi pare un bagaglio da nulla, sa? E tutti i grandi del rinascimento e del medioevo sentivano una confusa ma forte comunità ideale che univa tutte le disperse genti di questa penisola. La concretizzazione di questa unità è arrivata tardi grazie ad un genio della politica che ebbe nome Cavour, che giocò tutte le sue carte e vinse. Sono stati commessi dei delitti e consumate delle ingiustizie per arrivare a questo scopo? SI. Ma tutto non va gettato per questo.
Capisco sia i movimenti leghisti che quelli duosiciliani (forse più i secondi, espressione dei vinti della storia risorgimentale, non per loro colpa.) e credo che si debba dialogare con loro più che con la Lega come partito, visto che sta assumendo tutti gli aspetti deteriori dei partiti "romani".
PS
I paletti che ho messo assieme alla mia collega MV e a Miles (che è stato impagabile come "quaestor") sono stati generati dalle entrate a gamba tesa di un gruppo di molestatori di professione, che si gabellavano per leghisti al solo scopo di infastidire la nostra fase di partenza e far naufragare il subforum. COn loro ho usato la forza, solo dopo aver visto fallire l'uso della ragione.
"Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"
IL DISPUTATOR CORTESE
Possono tenersi il loro paradiso.
Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.


Solo fuori da quanto previsto dal programma, che è ben chiaro su alcuni puntiLaddove voi farete la medesima cosa se non riuscirà un negoziato caso per caso che a quanto pare non avete ancora affrontato.
Sarà interessante vedere se l'anima più moderata di Pir delle Libertà potrà farsi sentire rispetto a quella, molto forte, di stampo fascista, ora rinforzata anche dal leghismo. Io ho seri dubbi, ma potrebbe essere un fattore che minerà seriamente l'unità del centrodestra, non sarebbe la prima volta che sui temi etici deflagra una coalizione, ricordo diversi episodi sulla vecchia POL ...![]()


La deriva dello stato unitario credo ci darà questa risposta. Comunque ha risposto alla mia chiamata, non le sembra? Invece di fondare un movimento leghista pirriano, ha deciso di dare una chanche al PDL di PIR, che è un partito a vocazione unitaria. Di certo personalmente ha posizioni molto nette sull'Italia attuale. Che in parte condivido. E in parte no, come tra persone con un minimo di onestà intellettuale.
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Non dimentichi che abbiamo alle spalle una legislatura intera in cui la contrattazione pubblica di coalizione tra icu pdl e pcf tema per tema su ogni roposta di legge da presentare al senato ha funzionato alla grande senza esplodere nei pochi casi in cui i partiti non hanno trovato un punto comune
Ultima modifica di C@scista; 13-11-10 alle 00:00


Sono d'accordo, ma credo anche che cultura e politica, se non camminano intrecciate, generano solo governismo fine a sè stessoConfermo perciò la mia impressione sulle difficoltà che una massiccia adesione leghista al PDL potrà causare: lo stesso carlomartello è per sua definizione un reazionario, vicino alle posizioni di Le Pen e Wilders, e se questo si sposa più che bene con Giò91, di sicuro non contribuirà a raggiungere intese fuori dal perimetro conservatore. Considerato che il PDL è reduce da una scissione sulle questioni della presenza di estremisti nel partito, dover gestire una ulteriore convivenza stavolta organizzata e militante, a differenza del blando secessionismo libertario del partito di Ronnie, tra nazionalisti, secessionisti e moderati potrebbe essere troppo.


Qui mi rivolgo in Primo luogo a Benjamin Linus e a Cabraizhno e poi a cascista ed occidentale. Condividete queste posizioni?
Alle camere ne discutereste?
Molto bene. Un'altra domanda. Onorevole, lei nella politica reale è con Fini o con Berlusconi?
Quindi lei condivide l'analisi di candido sulla convivenza di moderati ed estremisti nel PdL?
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


Ultima modifica di occidentale; 30-07-22 alle 23:16
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