
Originariamente Scritto da
The Jackal
Nei famigerati Epstein Files, milioni di documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia USA, c’è un nome che ricorre 89 volte.
Non è un cantante, non è un attore. È Matteo Salvini.
Precisiamolo subito: non c’è alcun riferimento a reati sessuali. Qui si parla di politica, potere, strategie, soldi.
Jeffrey Epstein e Steve Bannon parlano di Salvini come si parla di un progetto politico su cui investire.
Il 4 marzo 2018, giorno delle elezioni italiane, Bannon scrive entusiasta: “Epico. Ora vado a Milano per incontrare Salvini”.
Risposta di Epstein: “Ottimo”.
Pochi giorni dopo, altro messaggio di Bannon:
“Sto andando a Milano proprio ora per una riunione con Salvini”.
A marzo 2018 Bannon chiarisce il quadro europeo: “Ora sono consigliere per il Front National; Salvini/la Lega; AfD; Orban; Farage”.
Il momento clou arriva il 7 settembre 2018, dopo l’ennesimo incontro tra Bannon e Salvini, ormai ministro dell’Interno.
Epstein scrive: “Speriamo che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini”.
Risposta di Bannon: “Al contrario”.
Epstein ride: “Lol. Ma lui non se ne accorge. Ahhh il potere dell’oscurità”.
Sempre Epstein, più avanti, lapidario: “Salvini non parla inglese”. Il che, francamente, è il dettaglio meno inquietante di tutta la storia.
Nel marzo 2019 Bannon scrive nero su bianco:
“Mi sono concentrato sul raccogliere soldi per Le Pen e Salvini così possano candidare liste complete”.
La Lega nega tutto, ovviamente. Ma intanto resta questo: Salvini discusso, pianificato, analizzato da chi voleva spostare equilibri democratici in Europa.
Ora, uno può anche continuare a raccontare la favola del “capitano contro le élite”. Ma resta un piccolo problema.
Mentre urlava contro il sistema, il sistema parlava di lui come di un asset.
Com’è che il paladino del popolo, quello contro i poteri forti, finisce discusso nelle chat riservate di un miliardario pe***ilo e dell’architetto del trumpismo?
Forse “non se ne accorgeva”.
In ogni caso, non proprio l’eroe sovranista che ci hanno venduto.