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  1. #41
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    Predefinito Rif: I precari saranno senza pensione?

    Citazione Originariamente Scritto da giacomo Visualizza Messaggio
    , e voglio una pesante defiscalizzazione. Al mio futuro, penserò da me.
    Hai una casa di proprietà?
    una rendita immobiliare?
    una rendita finanziaria?
    un patrimonio da passare in eredità?

    no?allora t'attacchi , il buon Berlusca le uniche defiscalizzazione le ha fatte in questi settori , i lavoratori se la prendono in culo.
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  2. #42
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    Predefinito Rif: I precari saranno senza pensione?

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    il problema non e' limitato ai precari, e' esteso a tutti coloro che andranno in pensione con il contributivo
    quelli avranno una pensione bassa.
    i precari non vedranno un euro
    -Ma dai, sarà la bora..
    -Ma non siamo a Trieste!

  3. #43
    acquenere
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    Predefinito Rif: I precari saranno senza pensione?

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    Hai una casa di proprietà?
    una rendita immobiliare?
    una rendita finanziaria?
    un patrimonio da passare in eredità?

    no?allora t'attacchi , il buon Berlusca le uniche defiscalizzazione le ha fatte in questi settori , i lavoratori se la prendono in culo.
    Del berlusca non mi frega nulla, che non faccia i miei interessi mi pare palese. Il discorso era nel merito, alla fine io non credo più allo stato sociale. Mal capisco per quale ragione mi devo indebitare 25/30 anni per una casa, e nel frattempo pagare imposte affinchè lo stato costruisca case ad altri (indovina a chi, tra l'altro). Stesso discorso sulle pensioni, con queste prospettive attuali , spiegami per quale ragione dovrei credere ancora al sistema pubblico, pensi che con 40anni e rotti di contributi il privato non possa garantirmene una migliore? Si è rotto il contratto sociale, se lo stato mi esclude dalle soluzioni, io escludo lo stato come soluzione. Un tempo questo discorso valeva solo per le classi elevate, ora vale anche per i lavoratori.
    Ultima modifica di giacomo; 15-11-10 alle 13:47

  4. #44
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    Predefinito Rif: I precari saranno senza pensione?

    Questo thread mi ha fatto venire in mente un vecchio racconto di fantascienza.

    "Tom Parker aveva ottant'anni, e questo era il suo quarto esame" (1). Comincia così il racconto "The Test", scritto nel 1958 da Richard Matheson, celebrato sceneggiatore cinematografico e televisivo, ed autore di fantascienza. La storia è ambientata nel 2003. Siamo nella sala da pranzo di una tranquilla famigliola americana, padre, madre, due figli e...un nonno. Un anziano che sta diventando sempre più ingombrante e incapace. E allora ecco la soluzione: l'esame. Basta chiedere un test psicofisico alla apposita commissione, e aspettare. Il racconto comincia proprio la sera prima dell'esame: Les aiuta il padre a rispondere ai vari questionari, in un ultimo soprassalto di affetto filiale, venato però di consapevole ipocrisia: il vecchio Tom non riuscirà mai a superare la prova. Dopo le prime risposte esatte ("Bene, così, pensò – molto bene. Non sarebbero riusciti a fregarlo, domani: era più in gamba lui di quegli assassini e della loro maledetta legge"), Tom inanella una serie di errori che fanno presagire a Les il suo fallimento.
    "«Il mio esame, sì, il mio esame!» esplose improvvisamente suo padre. «Ci avete pensato voi, vero? Ci avete pensato voi a fare in modo che...che..." Le parole gli mancarono di nuovo, rabbiosi pensieri gli s'ac*cumulavano nella mente... «E che vuoi che m'importi se...!» Tom tacque di colpo e si appoggiò allo schienale della sedia, lasciandosi sfuggire inavver*titamente di mano la matita, che rotolò sulla tovaglia del tavolo. Rimase lì afflosciato, scosso da brividi, il petto che si alzava e si abbassava affannosamente, le mani che gli tremavano in grembo, senza più controllo.
    «Vuoi che andiamo avanti, papà?» disse Les, sforzandosi di vincere l'ira.
    « Non chiedo molto», Tom mormorò tra sé. «Non pretendo molto dalla vita.»"
    Le prime tre volte il vecchio Tom era riuscito ad evitare l'esame grazie all'aiuto di un amico medico, che aveva certificato per lui, ma ora... a ottant'anni non si poteva più sfuggire al Test.
    "« Se prendo 36 centesimi del vostro dollaro, quanti spiccioli vi restano? »
    Erano domande cui bisognava rispondere per iscritto entro un dato tempo, e Les dovette cronometrare suo padre. Regnava un tranquillo silenzio, nella casa, un senso di tepore. Tutto sem*brava molto normale: la scena, loro due seduti al tavolo e Terry intenta a cucire in salotto, non aveva nulla di straordinario. Questo era l'orrore. La vita continuava come al solito. Nessuno parlava della mor*te. Il governo mandava le lettere di convocazione, gli interes*sati si presentavano a sostenere l'esame, chi non lo superava veni*va pregato di passare al Centro governativo per l'iniezione. La legge funzionava perfettamente, il tasso di mortalità si mante*neva costante, il problema della sovrappopolazione era contenu*to - tutto ufficialmente, impersonalmente, senza un grido o un fremito. Ma erano pur sempre delle persone care che venivano uccise."
    La notte prima dell'esame, Les e la moglie non riescono a dormire, in preda a sentimenti contrastanti: da un lato l'amore filiale e la compassione, dall'altro l'egoistico desiderio di potersi liberare di "un peso morto in famiglia".
    "Avrei dovuto firmare la «Domanda di Eliminazione» anni fa, pensò improvvisamente. Avevano bisogno, assoluto bisogno di liberarsi di Tom; per il bene dei loro bambini, di loro stessi. Ma come tradurre in parole questo bisogno senza aver la sensazione di essere degli assassini? Non si poteva dire: speriamo che il vec*chio non ce la faccia, speriamo che lo ammazzino. Eppure qualsiasi altra cosa si dicesse era soltanto una perifrasi ipocrita di quelle parole, perché quelle parole, e non altre, esprimevano il loro vero stato d'animo.
    Termini medici, pensò, grafici sulla scarsità dei raccolti, sul*l'abbassamento del tenore di vita, statistiche sulla denutrizione e sulla salute pubblica - erano ricorsi a tutti quei begli argomenti per far passare la legge. - Ebbene, erano menzogne - trasparenti menzogne, prive di fondamento. La legge era passata perché la gente non voleva pesi morti in famiglia, perché tutti volevano vivere la loro vita".
    Lo smascheramento della logica egoistica, malthusiana, sottesa all'eutanasia di stato, non potrebbe essere più evidente: mors tua vita mea. Ma il cuore si ribella a questa logica spietata:
    "Se solo avesse potuto dimenticare il passato e prendere suo padre per quello che era adesso - un vecchio inetto, mezzo rimbambito, che stava rovinando la loro vita. Ma era difficile dimenticare i giorni in cui aveva amato e rispettato suo padre, difficile dimenticare le camminate in campagna, le partite di pesca, le lunghe chiacchierate fino a notte alta, le mille cose che lui e suo padre avevano condiviso. Per questo non aveva mai avuto la forza di firmare la domanda. Era una cosa semplicissima riempire quel*lo stampato, molto più semplice che aspettare passivamente la scadenza dell'esame quinquennale. Ma sarebbe stato come fir*mare la condanna a morte di suo padre, come chiedere al gover*no di toglier di mezzo un ingombrante e inservibile rottame. Les non aveva avuto il coraggio di fare una cosa simile. Eppure ora suo padre aveva ottant'anni e malgrado la loro educazione mo*rale, malgrado i princìpi cristiani inculcati in loro fin dall'infan*zia, Les e Terry tremavano al pensiero che Tom riuscisse a supe*rare anche questa volta l'esame e restasse altri cinque anni con loro; cinque anni con un vecchio che gironzolava per la casa rompendo tutto, che interferiva continuamente nell'educazione dei bambini, che voleva a ogni costo rendersi utile e riusciva solo d'impaccio, che faceva dell'esistenza quotidiana un supplizio di scenate represse".
    Il giorno dopo Tom Parker si prepara lentamente, meticolosamente, con grande anticipo, e rifiutando ogni offerta di aiuto esce per dirigersi al Centro governativo. A casa Les e la moglie vivono una tensione spasmodica, mentre i ragazzi a tavola parlano senza nessuna emozione della eliminazione dei vecchi (Les si infuria, ma ormai è così, i piccoli si sono abituati alla logica dominante...). A sera, Tom ritorna e senza dire nulla si rinchiude nella propria camera. Les e la moglie sono agitati: come sarà andato l'esame? Finalmente Les si decide ed entra piano nella stanza del nonno.
    "«Non ci sono andato... Mai avuto intenzione di andare» proseguì in fretta il vecchio.
    «Mai avuto intenzione di sopportare tutte quelle stupidaggini. Esami fisici, esami mentali, mettere in ordine dei cubetti di legno e... Dio sa che altro! Mai avuto intenzione di andarci».
    Tacque e guardò suo figlio con occhi irati, come se lo sfidasse a dirgli che aveva agito male".
    Ma la sfida di Tom contro il Potere si conclude tragicamente, con una sconfitta, sia pure mascherata da gesto eroico.
    "«E' stato in farmacia» disse Les. «Ho...visto il sacchetto in terra, in un angolo. L'ha gettato via perché non lo vedessi... Ma l'ho visto». Per un momento sembrò che Terry si avviasse su per le scale ma era solo uno slancio momentaneo del suo corpo. «Deve aver fatto vedere al farmacista la lettera di convoca*zione per l'esame» disse Les. « Il farmacista deve avergli dato... le pillole. Fanno tutti così»."
    Un silenzio di morte cala sopra la casa dei Parker:
    "E per tutta la notte ci fu silenzio nella stanza del vecchio. E il giorno dopo, silenzio".

    (1 - continua)

    (1) Richard Matheson, L'esame, in "Le meraviglie del possibile", Einaudi

    CulturaCattolica.it - La bioetica e la fantascienza

    Il racconto “L’esame” di R. Matheson pone a tema, con cinquant’anni di anticipo, una serie di questioni sulla vita e sulla morte divenute oggi di estrema attualità. Nella società futura ipotizzata da Matheson (e collocata nel 2003, quindi già passata rispetto a noi) è possibile eliminare legalmente gli anziani. Ci sono due modalità per farlo: la “Domanda di eliminazione”, diretta e brutale, oppure il “Test”, apparentemente più neutrale e “scientifico”: è come l’esame per rinnovare la patente, se non lo superi non puoi più guidare.
    Ci sono due motivazioni nella nuova legislazione che permette l’eutanasia (attiva) anche dei vecchi non consenzienti: in primo luogo quella di tipo sociologico. Sovrappopolazione, abbassamento del tenore di vita, scarsità dei raccolti... Parafrasando una vignetta satirica degli anni dell’aborto (che diceva: “La disoccupazione aumenta. E’ ora di legalizzare l’aborto”) si potrebbe sintetizzare: “I pensionati aumentano. E’ ora di legalizzare l’eutanasia”.
    Ma Les, il figlio di Tom Parker protagonista del racconto, sa benissimo che quelle motivazioni sono solo l’aspetto giustificatorio, di alibi scientifico dietro cui si nasconde la vera radice culturale: “La legge era passata perchè la gente non voleva pesi morti in famiglia, perchè tutti volevano vivere la loro vita”. E’ l’individualismo radicale divenuto ormai la religione dominante: mancano i legami tra persone, la condivisione del dolore, la ricerca di un senso. “Siccome il dolore non ha senso, la vita diventa indegna a causa della malattia e l’eliminazione è una pura soluzione” (in “La mistica dell’abbandono”, Tempi 5/10/06).
    Nel racconto, Les si trova drammaticamente in mezzo al guado: non è ancora un Mutante come stanno diventando i suoi figli (“La morte del loro nonno non gli fa né caldo né freddo, pensò amaramente Les, non gliene importa assolutamente niente... Del resto, perché dovrebbe importargliene? si disse; non è ancora venuta la loro volta. Perché costringerli a pensarci? Toccherà anche a loro, e fin troppo presto”). Anziché di un patto solidale, amoroso tra generazioni, siamo qui in presenza di un conflitto generazionale crudele, da “homo homini lupus”, simile a una licenza di uccidere monodirezionale (per ora). Les però “malgrado la sua educazione morale, malgrado i princìpi cristiani inculcati in lui fino dall’infanzia” oscilla tra l’amore filiale e il calcolo egoistico, si odia per questo, è lacerato fino alle fibre più intime. La moglie è più fredda e spietata, desidera l’eliminazione del nonno, ma questo introduce una drammatica separazione anche col marito: “...sentì il braccio di Terry stringersi attorno a lui, come se cercasse di manifestargli il suo amore con quel gesto, perché d’amore non si poteva parlare”. La logica dell’egoismo è irrefrenabile, la divisione tra gli uomini teorizzata nell’eutanasia non ha confini e travolge tutto. Matheson sottolinea i “princìpi cristiani” come ultima (fragile, se non alimentata) barriera alla devastazione: è proprio quello cui stiamo assistendo oggi, solo la Chiesa si fa paladina dell’umano. Mentre ambedue le specie di motivazioni dell’eutanasia, quelle sociologiche e quelle culturali, sono disumane nella loro radice.

    Come ci si sente a ottant’anni?
    “Les rimase a guardare suo padre in silenzio... vedeva chiaramente le linee sottili e rosse dei capillari rotti sotto la pelle delle guance. Guardò quella pelle secca, rugosa, giallastra, chiazzata dai disturbi di fegato. Ottant’anni, pensò; come si sente un uomo quando ha ottant’anni?”
    Tom Parker è un uomo fiero, appartiene ad una generazione in cui la sanità mentale ed umana è più diffusa e normale. Inizialmente sembra sottomettersi alle nuove disposizioni di legge, pur covando dentro di sé un grande risentimento (“Non sarebbero riusciti a fregarlo, domani: era più in gamba lui di quegli assassini e della loro maledetta legge”). Si prepara all’esame ma una crepa insanabile si è insinuata nel rapporto con i familiari: “Ci avete pensato voi a fare in modo che... che...” Nella sua mente si fa strada una soluzione che sembra salvare la sua dignità offesa: anziché recarsi all’esame va in farmacia e si fa dare delle pastiglie mortali. In questo modo (“fanno tutti così” dice Les) la società del Test diventa una società del suicidio incoraggiato: l’uomo apparentemente afferma sé stesso, in realtà si inchina ai desideri del Potere: eliminare comunque i vecchi dal contesto sociale. Questo gesto romanticamente eroico non è altro che una resa solo apparentemente dignitosa. E quel silenzio che conclude il racconto è segno di una sconfitta generale. Non c’è più nulla da dire, sembra volerci comunicare lo scrittore, “No one was saved” (The Beatles, Eleanor Rigby).
    (2- continua)

    CulturaCattolica.it - La bioetica e la fantascienza

    Il racconto “The Test” di R. Matheson, di cui abbiamo sommariamente indicato le linee principali, risale al 1958. Non tragga in inganno la sua struttura apparentemente didascalica: siamo al culmine del periodo della “social science fiction” (fantascienza sociologica) e nuove tematiche entrano nell’orizzonte degli scrittori, che però le pongono “in situazione”: drammi umani delle novità future. Avrà sicuramente suscitato scalpore, se non scandalo, la trattazione del tema dell’eutanasia negli anni Cinquanta del secolo XX. Del resto, è un’esperienza che molti di noi hanno provato; nel 1974 si diceva: “Il divorzio va bene, ma l’aborto non lo permetteremo mai”; nel 1981 poi: “L’aborto va bene, ma l’eutanasia non la permetteremo mai”; siamo nel 2006 e l’eutanasia è diventata legge in alcuni paesi e sta per essere discussa anche nel nostro. Dal che si capisce quanta strada abbia fatto l’ideologia radicale, solo apparentemente minoritaria.
    Nel 1958 il nemico (senza trascurare la deriva culturale per cui tutti o quasi sono in realtà conniventi) è chiaramente identificato: è lo Stato democraticamente totalitario, la dittatura della maggioranza che decide a suo arbitrio della vita e della morte delle persone. Lo diceva anche C. S. Lewis nel suo aureo libretto “L’abolizione dell’uomo”: l’apparente trionfo dell’individualismo (ognuno è libero di fare ciò che vuole) coincide in realtà con la delega allo Stato dei nuovi valori, mercè i quali tu stesso sarai vittima del tuo stesso capriccio (affidando allo Stato la decisione su chi ha il diritto di vivere). “Il cittadino di una democrazia “avanzata”... quando si tratta di vita e di morte appalta tutto allo Stato” (Mark Steyn, Il Foglio, 30/09/06). Ma, come sostiene il filosofo inglese Michael Dummett, “Potremmo trovarci in una società dove si dirà che gli individui hanno un maggior controllo sulla loro vita, per esempio sulla scelta di quando morire, ma difatti questo controllo l’avranno perso, essendosi sottoposti a test per determinare se sono liberi da malattie o disordini genetici e ad operazioni per correggere tali difetti”. E questo è – oltre tutto- neo-malthusianesimo mascherato: aborto, divorzio, famiglie gay, eutanasia conducono tutti nello stesso punto: l’attacco alla nascita di nuovi esseri umani, il “rientro dolce” (Pannella) verso un’umanità di due miliardi di egoistissimi esseri umani, vittime della “dittatura del desiderio” e del nichilismo relativista.
    Ma, come ben profetizza “Children of men” del recente festival di Venezia, un’umanità mortalmente egoista potrebbe diventare un’umanità sterile, condannata all’estinzione.
    In questa desolazione si erge la Straniera, la Chiesa Presenza di Dio nel mondo, a riaffermare: “Tu non ucciderai”. E a esaltare il valore di qualunque vita, come nel mirabile Discorso di Giovanni Paolo II agli anziani, a Monaco di Baviera nel 1980:
    “...Fratelli e sorelle delle generazioni più avanzate, voi siete un tesoro per la Chiesa, voi siete una benedizione per il mondo. Quando spesso dovete aiutare i genitori giovani, come potete ben iniziare i piccoli alla storia della vostra famiglia e della vostra patria, nelle fiabe del vostro popolo e nel mondo della fede! I giovani nei loro problemi trovano più facile ricorrere a voi che ai loro genitori. Siate voi per i vostri figli e figlie l’aiuto più prezioso nelle ore difficili. Col consiglio e l’azione portate la vostra collaborazione nei gruppi, nelle associazioni e iniziative della vita ecclesiale e civile. Voi, complemento necessario di un mondo che ci entusiasma per lo slancio dei giovani e per la forza dei cosiddetti anni migliori, di un mondo in cui vale solo ciò che si può contare. Voi ricordate loro che essi continuano a costruire sulla fatica di coloro che prima furono giovani e pieni di forza e che anch’essi un giorno rimetteranno l’opera in mani più giovani. In voi si vede chiaramente che il senso della vita non può solo consistere nel guadagnare e spendere danaro, che in ogni azione esterna deve maturare qualcosa di interiore e in ogni realtà temporale qualcosa di eterno secondo la parola di san Paolo: “Anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor 4,16). Sì, l’anzianità merita il nostro rispetto, il rispetto che riluce nella Sacra Scrittura quando ci pone davanti agli occhi Abramo e Sara, invita ad andare al tempio Simeone e Anna per incontrare la sacra famiglia, chiama i sacerdoti “anziani” (At 14,23; 15,2; 1Tm 4,14; 5,17.19; Tt 1,5; 1Pt 5,1), sintetizza l’omaggio di tutta la creazione nell’adorazione dei 24 “seniori” e designa infine Dio stesso “il vegliardo” (Dn 7,9.22).
    3. Si potrebbe elevare un inno di lode più splendido alla dignità degli anziani? Ma voi resterete certamente delusi cari anziani che mi ascoltate, se il Papa non guardasse anche l’altro aspetto dell’avanzamento in età, se vi avesse portato solo l’omaggio - forse inaspettato - senza dirvi una parola di conforto. Alla stagione autunnale in cui ci troviamo non appartengono solo la raccolta e la festosa magnificenza dei rami, ma anche l’inaridimento dei rami, la caduta e la disintegrazione delle foglie, non solo la piena e splendida luce, ma anche la fosca e desolata nebbia. Analogamente è proprio dell’anzianità non solo il potente accordo conclusivo o la somma riconciliatrice della vita, ma anche un tempo di avvizzimento, un tempo in cui il mondo può divenire estraneo ad una persona, la vita un peso, il corpo un tormento. Il peso dell’età consiste per i più in una certa fragilità del corpo; i sensi non sono più acuti, le membra non più così agili, gli organi diventano vulnerabili (cfr. Qo 12,3ss). Ciò che si sperimenta da giorni di malattia, accompagna spesso gli anziani di giorno e di notte! Essi devono rinunciare definitivamente anche ad attività che stavano loro molto a cuore. Anche la memoria può rifiutare il suo servizio: le nuove informazioni non vengono accolte più così facilmente e molte di quelle antiche si dileguano. Così il mondo perde la sua familiarità: il mondo della propria famiglia con le condizioni di vita e di lavoro degli adulti divenute totalmente diverse, con gli interessi e le forme espressive dei giovani tanto cambiati, con i nuovi intenti e metodi di apprendimento dei fanciulli, col crescente intensificarsi del traffico e il paesaggio molto modificato. Estraneo diviene il mondo dell’economia e della politica, anonimo e impenetrabile il mondo dell’assistenza sociale medica. E persino quell’ambito, che dovrebbe offrire al massimo un rifugio, - la Chiesa con la sua vita e il suo insegnamento - è per molti di voi divenuto in qualche caso estraneo, nell’intento di soddisfare le esigenze dei tempi, le attese e i bisogni delle nuove generazioni. Voi vi sentite mal compresi da questo mondo difficilmente comprensibile, anzi spesso un poco respinti. Voi avete il sentore che non si richiede la vostra opinione, collaborazione e presenza, e ciò talvolta purtroppo è vero.
    4. Che può dire allora il Papa? Con che cosa debbo consolarvi? Non voglio sbrigarmela con troppa facilità. Non vorrei svalutare le pene dell’anzianità, le vostre fragilità e malattie, il vostro abbandono e isolamento. Vorrei però vederli con voi in una luce conciliante, alla luce del nostro Salvatore, “che per noi ha sudato sangue, per noi è stato flagellato, per noi è stato coronato di spine”. Nelle prove della vecchiaia sta il vostro itinerario di dolore e voi accompagnate Cristo nel suo cammino, verso la croce. Voi non versate lacrime da soli e non ne versate alcuna invano (cfr. Sal 56,9). Per mezzo del dolore egli ha redento il dolore e per mezzo del dolore voi collaborate alla sua opera redentrice (cfr. Col 1,24). Prendete le vostre sofferenze come un suo abbraccio e trasformatele in benedizione, prendendole con lui dalla mano del Padre, che nella sua imperscrutabile ma indubitabile sapienza e amore, costruisce in tal modo il vostro perfezionamento. L’oro si prova col fuoco (cfr. 1Pt 1,7); nel tino l’uva si fa vino...”
    (Giovanni Paolo II, Discorso agli anziani, Monaco di Baviera, 19 novembre 1980) (3 - fine)

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    P.S. Lo so che il tema non è l'eutanasia ma visto che milioni di precari non avranno una pensione, non escluderei totalmente il ricorso all'eutanasia di stato dagli anni '40/'50 di questo secolo in poi.

    Dite che i radicali, liberisti e pro-eutanasia, non ci abbiano pensato?
    Ultima modifica di Italiano; 15-11-10 alle 15:34
    Bisogna adattarsi al presente, anche se ci pare meglio il passato.

 

 
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