Ma cosa unisce veramente le due Superpotenze e quella di complemento a muoversi attivamente in favore di Viktor Orbán, leader di un piccolo Paese con meno di 10 milioni di abitanti, forse l’unica causa che le vede d’accordo in questa complicata e caotica congiuntura geopolitica?
C’è una sola risposta:
Trump, Putin e Xi Jinping vogliono distruggere l’Unione europea o quantomeno tenerla in uno stato di soggezione e debolezza, impedendo che possa ascendere al ruolo di potenza globale. Con i suoi veti, i suoi ricatti, le sue sguaiate manovre politiche, Viktor Orbán è stato finora di fatto la loro quinta colonna dentro l’Ue, l’agente infiltrato e per nulla segreto che ha sempre opposto, frenato, quando non apertamente sabotato ogni azione tesa a far avanzare e approfondire il processo d’integrazione. Se egli dovesse perdere il potere, Washington, Mosca e Pechino perderebbero l’«utile idiota» che finora ha servito in modo molto efficace i loro interessi.
Ma se questo è evidente, c’è un fondamentale corollario: un’Europa forte, con una capacità autonoma di difesa, una politica estera comune, un’industria competitiva secondo le ricette indicate da Mario Draghi, fa paura e va frenata, salvando il soldato Orbán. Ciò che stupisce e lascia basiti è che il tribuno magiaro abbia ricevuto l’endorsement entusiasta di molti compagni d’arme europei, compresa la premier Giorgia Meloni. Patrioti contro l'Europa.