

Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)








Che sia ottima cosa il criticare una tale mentalità criminale, credo che sia ovvio. Tuttavia non vedo soluzioni indolore all'orizzonte. Credo che si tratti di decidere chi debba pagare per lo stato attuale delle cose e utilizzare lo strumento atto allo scopo prescelto.
Siete una massa di servi.








IRLANDA EUROGRUPPO STUDIA AIUTI ALLE BANCHE IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA
16-11-10
IRLANDA: EUROGRUPPO STUDIA AIUTI ALLE BANCHE, IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA
(ASCA)- Roma, 16 nov - I ministri delle finanze dell'Eurozona stanno discutendo un progetto per aiutare le banche irlandesi. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici e monetari Olly Rehn: ''La commissione Ue lavora di concerto con Bce e Fmi''. Gli analisti parlano di una cifra tra 50 e 80 miliardi di euro.
Il progetto dovra' comunque avere l'approvazione dell'Irlanda, finora riluttante a chiedere i finanziamenti del fondo anticrisi Ue-Fmi. Il primo ministro Brian Cowen ha appena ribadito la sua posizione di fronte al Palamento. ''Dobbiamo trovare ulteriori iniziative all'interno della zona euro per affrontare questa questione e queste sono le discussioni in corso al momento e nelle quali e' coinvolto oggi Brian Lenihan, ministro delle Finanze irlandese'', ha detto Cowen.
La posizione di Dublino non e' del tutto irrazionale, il paese non deve raccogliere capitali fino a meta' del 2011.
Per l'Irlanda l'aumento del costo del debito pubblico, con tassi a dieci anni tornati sopra l'8%, peggio sta solo la Grecia, rappresenta certamente un deterioramento nel merito di credito ma non ha effetti pratici quanto Dublino non deve emettere titoli di stato. Ma ci sono due problemi piuttosto rilevanti: il primo riguarda l'effetto domino della crisi finanziaria irlandese, la seconda la natura stessa della crisi.
L'effetto domino sta penalizzando il Portogallo, altro paese a rischio a causa del crescente deficit pubblico, della bassa crescita economica e di un quadro politico quanto mai instabile. La paura e' un contagio generalizzato ai paesi piu' deboli dell'euro, tale da provocare l'implosione dell'unione monetaria.
L'Irlanda presenta un rapporto deficit/pil al 32%, frutto dei soldi pubblici spesi per il salvataggio e la nazionalizzazione di gran parte del sistema bancario. La manovra quadriennale da 15 miliardi di euro dovrebbe riportare il deficit entro il 3% nel 2014. Una manovra ''non insufficiente'' cosi' Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, ha definito le scelte di Dublino, peraltro non ancora approvate da un parlamento quanto mai diviso.
Ma non e' detto che basti, perche' la crisi e' soprattutto una crisi bancaria. Le banche irlandesi non hanno piu' accesso al mercato monetario internazinale, nessuno gli presta denaro, troppo rischioso. Un atteggiamento giustificato da un solo numero, le perdite delle banche irlandesi sono pari a 85 miliardi, cioe' una cifra che rappresenta il 55% del Pil.
Sarebbe come se le banche italiane perdessero circa 700 miliardi di euro.
Cosi' gli istituti di credito irlandesi ricevono finanziamenti illimitati e temporanei solo dalla Bce.
A settembre 122 miliardi , a ottobre circa 130 miliardi, complessivamente una cifra pari al 147% del Pil. Basti pensare che i prestiti ricevuti dalla banche italiane raggiungono a malapena il 3%% del Pil. Oramai le banche irlandesi, ogni mese, assorbono quasi il 25% del totale dei prestiti della Bce al sistema bancario dell'Eurozona, prendono piu' soldi del sistema bancario spagnolo ( 90 miliardi) e portoghese (40 miliardi) messi insieme.
Con simili importi, la Bce tenendo in piedi le banche in realta' tiene in piedi l'Irlanda, ma questo non e' il suo compito. Non a caso Francoforte vuole uscire da questo ''cul de sac''. Si dovra' trovare un'altra strada, la Bce puo' forse fare il prestatore di ultima istanza per le banche, ma non certo per gli Stati sovrani.
men/mcc/bra
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


Io sono al bando da circoli, logge e sagrestie.
Ma col mio carattere e i miei gusti me ne consolo facilmente.