
Originariamente Scritto da
kingzorc
Il processo a Dell'Utri non giudica moralmente Berlusconi ,dice semplicemente che il "rapporto" con Cosa Nostra non inizia PRIMA e Dell'Utri POI fa da mediatore per "trattare" sul pizzo da pagare,dice che Cosa Nostra entra in contatto con Berlusconi ed inizia ad estorcergli denaro PROPRIO GRAZIE L'INTERVENTO DI DELL'UTRI .
Il quale appunto,non ha contatti con Cosa Nostra solo per "mediare" ma anche per risolvere (con l'uso della minaccia) le questioni sue personali :
fino ai primi mesi del 1992 Marcello Dell’Utri ha
intrattenuto contatti, ancorchè mediati, con ambienti mafiosi ai quali
l’imputato non ha esitato a fare ricorso come in passato per provare a
risolvere un problema che stavolta lo assillava personalmente nel contesto
della sua attività lavorativa quale alto dirigente di Publitalia,
Tramite boss del calibro di Messina Denaro e Virga (dichiaraz. Sinacori)
Se allora da questa vicenda non può ritenersi che emerga prova di
condotte integranti la fattispecie associativa contestata all’imputato, potendo
al più ipotizzarsi un contributo (tentato peraltro con esito negativo) da parte
del sodalizio mafioso a vantaggio dell’imputato per la risoluzione di un suo
problema personale, si trae invece l’ennesima conferma dell’esistenza,
almeno fino a quell’epoca (fine 1991 - marzo 1992), di rapporti intrattenuti
da parte di Marcello Dell’Utri con esponenti mafiosi anche di spicco di cosa
nostra la cui presenza ed attività quindi negli anni precedenti non era stata
soltanto subita e tollerata dall’appellante, come assume la difesa, al solo
scopo di aiutare il suo amico e datore di lavoro Silvio Berlusconi quando
questi era stato vessato da richieste estorsive.Marcello Dell’Utri ha invece tesaurizzato i suoi rapporti ormai quasi
ventennali con taluni esponenti di cosa nostra non esitando a ricorrere ai
mezzi operativi del sodalizio mafioso ed in particolare ad uno dei suoi
membri più autorevoli ed influenti, Vincenzo Virga, pur non direttamente
attivato, quando ha dovuto in quel torno di tempo convincere un
recalcitrante cliente di Publitalia a rispettare gli accordi, ancorchè illeciti,
assunti con la società ed i suoi emissari.Ecco dunque a quali persone e mezzi si riferiva l’imputato quando,
verso la fine del 1991, incontrando Vincenzo Garraffa a Milano negli uffici
di Publitalia, incassato da questi, stavolta personalmente, l’ennesimo rifiuto
a restituire il denaro nei termini inizialmente concordati con i suoi emissari,
dopo avere richiamato le comuni origini siciliane (“i siciliani prima pagano
e poi discutono”), lo invitò ad adempiere affermando di essere in condizioni
di convincerlo a farlo (“ci pensi, perché abbiamo uomini e mezzi per
convincerla a pagare”).
Anche da questa vicenda, dunque, è emersa la conferma dell’intensità
dei rapporti che l’imputato è riuscito in quel ventennio ad intrattenere e
coltivare con esponenti di cosa nostra, tanto da essere consapevole di potervi
fare affidamento e ricorrervi allorchè ebbe l’esigenza di risolvere un proprio
problema lavorativo che lo esponeva considerevolmente per una cifra
superiore al mezzo miliardo di lire (530 milioni).