Nell'ambito underground il nome Ianva rappresenta ormai la quintessenza musicale: due mini e un album sono bastati a sancire un'affermazione totale, a far aprire gli occhi ad un pubblico forse anche più ampio di quello che lo stesso ensemble genovese pensava di poter attirare. Noi non abbiamo perso l'occasione per porre loro alcune domande, al fine di scoprire il pensiero ianvensis avvolto tra le spire di testi superlativi. Non di meno abbiamo evitato di celebrare la band e di tornare sugli allori passati, con l'intenzione di tralasciare quanto è già stato detto (insomma, la grandezza di Ianva non è cosa nuova!), preferendo dare spazio al nuovo lavoro e a quanto da esso trapela. Come si evince dalla musica e forse ancora di più, Mercy e Stefania D'Alterio dimostrano di saper trasformare in un momento indimenticabile anche un'intervista, grazie a parole che hanno la stessa densità dei loro brani...
Nel brano "L'Occidente" viene espressa per la prima volta una linea di pensiero assoluta. Se i vostri precedenti brani erano relazionati ad avvenimenti contingenti, a fatti storici o a realtà ben definite, dal pezzo che dà il titolo all'EP sembra emergere il vero spirito 'ianvensis'. Credi che la traccia "L'Occidente" possa essere definita come il vostro manifesto artistico e morale?
Mercy: "Fin dal primo momento risultò chiaro che un progetto come IANVA doveva necessariamente rispondere a molteplici esigenze. Il fatto di chiamarci così radicalmente fuori da ogni 'parrocchia' contemporanea imponeva, in un certo qual modo, delle precise assunzioni di responsabilità. La scommessa era una, pura e semplice: durare. Cosa per niente scontata in una fase come questa che, al contrario, poggia sull'aleatorio, la fluidità, la revocabilità e, in definitiva, sul pensiero debole. La nostra scommessa andava nella direzione opposta. Per essere più chiari: non credo che la ragione d'essere di un'operazione simile possa limitarsi agli aspetti puramente musicali o lirici. Una piattaforma di pensiero e di condotta è indispensabile. Una coerenza di linguaggio non di meno. La difficoltà consiste nel reggere il passo di un'evoluzione costante pur ruotando attorno a un certo numero di punti fermi. Questo è l'unico vero manifesto che era valido fin dal primo giorno, e lo resterà sempre. Il brano che dà il titolo all'EP rappresenta piuttosto il punto preciso a cui è giunto il disgusto per il tempo presente da parte di chi lo ha scritto. In realtà è un pezzo molto intimo e per nulla ideologico. Tanto è vero che è stato recepito in molti modi diversi da parte degli ascoltatori. Per alcuni è plumbeo e definitivo, una marcia di deportati verso le tenebre. Per altri è addirittura assolato e, per quanto severo, invita alla speranza. In realtà descrive i moti di uno stato d'animo. Anche l'Occidente, quello vero, è stato per i più uno stato d'animo."
Una delle tante frasi memorabili del brano d'apertura è: "...non ho più alcuna voglia di fare il possibilista...". Sembra che tu voglia finalmente esprimere un'opinione totale e personale su ciò che ci circonda, declinando agli altri le tregue e i compromessi. In cosa si traduce questa netta presa di posizione?
Mercy: "I compromessi lasciamoli alla vita quotidiana dove, peraltro, svolgono già magnificamente il loro compito di deprivarci progressivamente di ogni integrità e dignità. Al contrario, scrivere canzoni è uno svago, e ogni svago che si rispetti non è tale se non ti solleva dai fardelli del quotidiano. Sarebbe oltremodo cretino andare a mantenere, laddove nessuno ti costringe, la stessa posizione prona che è di rigore oggi nella sfera pubblica. Il verso che tu citi è l'esatta esternazione di ciò che penso e sento. Vi si esprime il rifiuto di investire sul Futuro anche mentalmente. Un rifiuto che non ha molto a che vedere con il libero arbitrio, né tantomeno con le ideologie reazionarie, quanto con la sfera fisiologica. Mi sento 'fisiologicamente' stanco dell'Idea di Progresso. Il solo cenno a obiettivi da raggiungere al di là dell'orizzonte mi dà la nausea. Ogni qualvolta mi capita di sentire le solite, trite ciance sugli annosi problemi la cui risoluzione risiede stabilmente nel mondo a venire, m'incazzo. L'impressione è quella di vivere su una specie di demenziale tavolo verde dove ogni sostanza, valore, capitale, fondamento, senso, significato, testimonianza, Diritto, è diventato un mucchio di fiches che scorrono via e svaniscono come acqua. In un gioco al rilancio dal quale nessuno ha più la facoltà di staccarsi e la cui posta slitta sempre un po' più in là, in un non ben definito avvenire. Oggi perdiamo tutto, ma vuoi mettere quando passeremo all'incasso tra due, dieci, cento generazioni? A questo punto è lecito persino rimpiangere l'illusione del paradiso cristiano che ha confortato le esistenze dei nostri antenati: almeno era più poetica e, fuori dalle speculazioni teologiche, poggiava sui puri sentimenti e sulla facoltà degli umani di provare Amore."
Cosa secondo voi l'Occidente rappresentava in passato, e quali sono quei valori scomparsi che davano agli usi dei nostri antenati un valore diverso e altro rispetto alla realtà odierna?
Mercy: "Domanda difficile. In fondo, poco sappiamo della percezione del mondo da parte della gente comune. Non dimentichiamo che il pensiero occidentale fu il multiforme prodotto di élites intellettuali, e di certo i miei antenati non sapevano chi fosse Cartesio, così come non credo che mio nonno avesse mai letto Spengler. Però conosceva a memoria quasi tutto l'Inferno dantesco, interi capitoli omerici, o dell'Orlando Furioso. Sapeva commentare fino alla minuzia cose come il 'De Bello Gallico', 'La Repubblica' di Platone, 'Le Odi Barbare', 'I Viaggi Di Gulliver'... Ma di mestiere faceva il mastro ferraio, e aveva due mani che parevano le zampe di un mulo. Ciò nonostante aveva imparato da solo a suonare il violino benissimo, da ragazzo, in quanto affascinato dal mito di Paganini. Leggeva la musica come io leggo il giornale, a dispetto del fatto che avesse frequentato unicamente la scuola dell'obbligo che era, a quei tempi, la terza elementare. Attraversò due guerre mondiali e si vide morire tra le braccia un gran numero di commilitoni ai quali aveva voluto bene. Costruì con le sue mani e praticamente da solo la casa dove abitò per tutta la vita. Allevò dieci figli e non s'indebitò mai neppure di un centesimo, tanto meno con le banche. Sul letto di morte trovò anche la forza di confortare i presenti e di scherzarci sopra. Ti ho raccontato tutto questo, anche se mi rendo conto di quanto poco possa fregare a chi legge, perché lo trovo esplicativo di una certa 'anima' occidentale. Forse il segreto serbatoio della sua grandezza, ammesso che tale sia stata. Per qualche ragione o, più probabilmente, per un processo multifattoriale le nostre latitudini avevano, nei secoli, selezionato un certo tipo di uomini. Oggi le linee guida della società selezionano altre tipologie. Che, per quanto mi riguarda, al confronto, sono meno che cimici. Sarei curioso di vedere come se la caveranno, anche se ciò comporterebbe stare al mondo ancora a lungo, e non sono poi così certo che lo spettacolo valga il prezzo del biglietto."
La vostra descrizione del popolo occidentale è estremamente dura: cosa ha portato al declino del pensiero, alla perdita della dignità nel mondo attuale?
Mercy: "Per rispondere a questa domanda occorrerebbe scrivere un trattato. Ne esistono già molti, e certamente tutti enormemente più autorevoli, documentati e stringenti di qualunque elucubrazione che potrebbe produrre il sottoscritto. Sostanzialmente mi sentirei di dire che il Pensiero ha iniziato a declinare quando, nella Cupola dove risiedono i grandi burattinai, si è presa coscienza che era diventato un intralcio. Domanda: cosa avrebbe finito per intralciare? Risposta: un progetto per ridisegnare il mondo. Che mi dessero pure del complottista, che mi frega? Mica aspiro a scrivere sul Corriere, io! Non farti ingannare dal proliferare di tutti questi neo-illuministi d'accatto, ruffiani e vigliacchi fino al ridicolo, capaci solo di bastonare un cane già affogato da decenni, il senso del Sacro, e di scodinzolare come cagnoni volenterosi dietro a poteri criminali. Questa gente non ha riportato il senso critico, il libero pensiero, il rigore logico al centro del sistema di valori che ci governano. Rappresentano solo una neo-superstizione, un cretinismo scientifico, saccente e intollerante. È gente grama e feroce, in realtà, come tutte le mezze cartucce e le donnicciole nell'armadio, da che mondo è mondo. Il fatto che si viva in una società del tutto deprivata di ogni senso della trascendenza non significa che abbiamo abbracciato la Ragione pura. Al contrario, imperversano l'ignoranza, la brutalità e la diffusione di idee e concetti del tutto assurdi che non hanno nessun aggancio con la realtà. Sono alimentati ad arte. Comunque, se può andare bene un elenco senza ulteriori argomentazioni, i colpevoli sono: il liberal-capitalismo, il sistema bancario, i potentati finanziari, le grandi holding speculative, gli apparati tecnico-scientifici e militari che ne costituiscono l'ossatura, le varie Massonerie che sono le terminazioni nervose e l'industria culturale e della comunicazione che è in gran parte emanazione delle medesime."
"Oggi si attraversa la vita soli e si giunge alla meta nudi e disperati. In compenso avremo lavorato fino a 70 anni, giocato a tennis fino a 78, trombato col Viagra fino a 80, tutto pur di non fermarsi a pensare davvero neppure per un attimo."
(Mercy)
Ricollegandomi alla frase "dentro a questo circuito senza ieri o domani", vorrei chiedervi se ritenete che un odierno occidentale non abbia più avvenire e, parimenti, abbia perso il valore e la conoscenza di un Passato che garantiva e ha garantito per secoli la creazione del futuro...
Mercy: "Nel mondo occidentale l'avvenire è legato ai flussi di dati che intersecano le piazze borsistiche, le banche centrali, le grandi cordate bancarie private, le agenzie di rating, i centri studi geo-strategici, le centrali di intelligence, le varie Logge e le loro interfacce pubbliche come il Fondo Monetario, la Banca Mondiale e il WTO. Punto. Nulla a che vedere con la democrazia. Qualcuno lo dica, per favore, a quei babbei che hanno fatto la fila per votare alle primarie! In quest'ottica, l'idea stessa di Tradizione si auto-relega automaticamente nel novero delle stravaganze museali o, in qualche caso, delle buffonate a uso e consumo di minus habens come la cerimonia dell'ampollina di acqua del Po tanto cara all'onorevole Bossi. Il passato, inteso come retaggio, è perduto, ma, quello che è peggio, è perduto anche il presente. Nessun controllo, nessuna possibilità di intervento è pensabile. Non disponiamo più del tempo, o meglio non abbiamo il tempo di 'pensarlo' e, di conseguenza, di fissare dei caratteri, dei valori, dei capisaldi. Inoltre un complesso intrecciarsi di cause che vanno dal dilagare di una cultura della comunicazione, viziata alla fonte, all'educazione scolastica e al sistema di valori correnti, stanno immettendo sulla scena della Storia una sterminata massa di bestiali idioti quali non se ne erano mai visti dall'alba dei tempi. Arriverà anche per loro la grandine..."
Sebbene tutto il brano "L'Occidente" sia incentrato sui limiti dell'uomo occidentale, fai riferimento in due casi a realtà 'esterne' o contrarie, quasi pericolose... Il mio pensiero va ai passaggi "Ci ostiniamo a pensarci quali d'arrivo/ Ma il più morto di loro è pur sempre più vivo" e "quella fiaccola d'Atene che tu sai, difendila dal vento che verrà". Mi chiedo chi sono 'loro' (vivi), opposti a noi (evidentemente ormai morti)... E in cosa può concretizzarsi secondo te quel fantomatico "vento che verrà" da cui dobbiamo difendere la fiaccola?
Mercy: "L'odierna società occidentale è preda di una malattia mentale. Non so trovare termine migliore per definire questa ossessione di rappresentare il punto d'arrivo della Storia. La convinzione di essere il migliore dei mondi possibili, la percezione di sé in luce di eccellenza attraverso concetti del tutto discutibili, i cui presunti benefici sono tutti da dimostrare. Quello che è peggio, intrinsecamente schifoso, è il contrasto grottesco tra i valori mollicci, melliflui e, in definitiva, femminei e anti-cavallereschi che hanno assunto una valenza dogmatica all'interno, e l'estrema aggressività politica, economica e militare verso l'esterno. Grazie al cielo, nel giro delle mie conoscenze, non c'è uno che sia uno che creda ancora alle panzane sull'11 settembre e a tutte le stronzate sul terrorismo globale. Intendiamoci: non sono un pacifista, anzi, per dirla tutta, sono un franco fautore della violenza, quando è necessaria. Senza quella nulla cambia. È il motore della Storia, e senza quella nulla cambia. Il guaio è che nel cosiddetto mondo libero, nelle grandi auto-definite democrazie, gli indecorosi Poteri detengono il 'monopolio della violenza'. Lo esercitano all'interno, verso i cittadini, mediante la schedatura capillare del dissenso, l'impoverimento e il precariato diffuso, la vessazione fiscale, meccanismi giuridici mostruosi, grotteschi e incomprensibili. Quando tutto ciò non basta, scatta la repressione poliziesca che, guarda caso, riguarda solo i sudditi e quasi mai la criminalità. Eppure, questa civiltà capace solo di produrre sperequazione e miseria, cancro e schizofrenia, depressione, caos sociale, usura, sclerosi e morte del Pensiero, dell'Arte e del più elementare senso della Giustizia, continua a pensare a sé stessa come all'unica degna nell'intero cammino umano. Al punto di volersi imporre a suon di bombe, attentati e invasioni nel resto del pianeta. 'Loro' sono quelli che, per il momento, le bombe se le prendono. Ma la loro vitalità, la loro prolificità, il senso comunitario, della famiglia, del clan, della comunità religiosa fa di loro dei guerrieri mentre, da questa parte, c'è una società atomizzata in una miriade di 'individui' sradicati, paurosi, ipocondriaci, sterili e vigliacchi. Che, per giunta, non amano affatto, e con ragione, la società a cui appartengono. Anzi, la subiscono e la temono, fatta eccezione per i ceti privilegiati e gli ignoranti senza speranza. Per questo, se le cose non cambiano, saremo meritatamente sommersi, presto o tardi, da popoli che hanno la forza di lottare per il diritto di restare ciò che sono senza farsi riprogrammare da questi Doktor Faust da strapazzo. Se non si fosse capito, gli uomini occidentali sono di fronte a una responsabilità storica: o si liberano dei loro burattinai e ricostruiscono una Civiltà degna di tal nome, che non esige a diventare 'mondiale', ma neppure aspira a farsi sommergere, oppure il baratro è inevitabile."
Un tema a cui fai riferimento a più riprese è quello della sacralità, penso al passo "di chi ormai ha di sacro giusto l'osso del culo" o all'intero brano "Santa Luce Dei Macelli". Qual è il concetto di sacro inteso dagli Ianva? Qual è la sacralità che il mondo moderno ha perso e quanto e perché ne sarebbe necessario un recupero, ora più che mai?
Mercy: "Il senso del Sacro non è un giocattolo che, una volta rotto, si possa aggiustare. Odifreddi, Eco e tutta l'allegra brigata dei razionalisti d'accatto possono mettersi il cuore in pace e cessare di romperci gli attributi con i loro libercoli e le loro (retribuitissime) ciarle. Che dicessero chiaro e tondo, da uomini, che padrone servono e che non se ne parli più. Ma, per favore, la piantassero di atteggiarsi ad angeli custodi dei Lumi, a premurosi custodi del Bene del Raziocinio a fronte di una torpida massa, noi, che senza cotanti tutori riscivoleremmo in un batter d'occhio all'aborrito medioevo. Non è così, non c'è pericolo ragazzi. Missione compiuta: passate alla cassa! D'altronde i monoteismi non rappresentano per noi nulla di particolare. Siamo piuttosto interessati al paganesimo e, più in generale, a un sistema di valori arcaico, vicino alla fonte dell'Uomo. E più precisamente all'Uomo europeo e mediterraneo. Questo siamo e, per quanto scruto in me stesso, non riesco a trovare nulla in comune con il 'tipo' desertico che produsse tutti i monoteismi. D'altro canto non credo sia una soluzione mettersi, di punto in bianco, a onorare Zeus, Wotan, Pan o Janus come si decide di diventare vegetariani o macrobiotici... Non esiste purtroppo una rispondenza con il Mondo, con l'Era corrente, con lo spirito collettivo che informa di sé il tempo presente. Esiste, invece, la possibilità di perseguire con ostinazione la ricostruzione intima di una struttura mentale 'Arcaica'. A quel punto gli Dei potrebbero tornare a parlarci, dapprima sotto forma di larve psichiche, di archetipi ritornanti, e poi chissà..."
La chiusa de "L'Occidente" ha un taglio moderatamente ottimista ed una richiesta di coraggio (amplificata dalla frase di Pasolini che chiude il libretto allegato): "si può tornare indietro/ si deve tornare indietro". Cosa dobbiamo recuperare e dove dobbiamo risalire per cambiare un declino palese?
Mercy: "Se ottimismo si può definire una generica esortazione a riappropriarsi di un barlume di dignità, almeno a un passo dalla fine! Comunque, per rispondere a questa domanda, non saprei che soluzione suggerire. Non sta a me e, comunque, non credo che esistano più vie d'uscita percorribili, a questo punto. La classe dirigente che ci ritroviamo meriterebbe, più di ogni altra nella Storia, di essere sterminata senza remore né sensi di colpa, ma il punto di evoluzione a cui è giunto il sistema dei poteri a livello globale rende anacronistica e impensabile qualunque prospettiva rivoluzionaria. Credo che occorra entrare nell'ordine di idee che un crack sistemico planetario è inevitabile. Sono persuaso che i tempi siano ormai relativamente stretti, anche se non necessariamente dietro l'angolo come taluni credono. In ogni caso dovremo essere pronti ad affrontare le conseguenze, catastrofiche, di un collasso di civiltà e sperare di entrare nel novero dei pochi che se la caveranno. A quel punto la ricostruzione di un livello di civiltà accettabile impegnerà parecchie generazioni, e io auspico che qualcuno saprà traghettare in questo scenario valori fondanti in sintonia con le caratteristiche migliori della specie umana e non, come avviene adesso, con le peggiori, seppure con il muso impiastricciato di una patina di buonismo."
"Noi, nonostante tutto, siamo Italiani e non possiamo distogliere gli occhi dallo spettacolo indegno che oggi ci viene offerto, dal totale sfascio in cui hanno sprofondato il luogo in cui siamo nati: non possiamo restare indifferenti al cospetto di un Paese in ginocchio."
(Stefania D'Alterio)
Quanto il "coraggio" espresso nella frase di Pasolini può essere relazionato alle scelte estreme che caratterizzano le vicende del maggiore Renzi narrate in "Disobbedisco!"?
Mercy: "Tutto ciò che posso dirti è che Pasolini, pur rimanendo risolutamente schierato a Sinistra, aveva compreso e denunciato con decenni di anticipo l'evidenza di un processo involutivo che già da allora aveva iniziato a corrodere il comparto sociale che si definisce 'progressista'. Egli, circondato dalla sostanziale disapprovazione dei suoi compagni, e via via sempre più isolato, denunciò con parole di fuoco la crescente contiguità, che oggi è diventata sovrapposizione, tra le aspettative del liberal-capitalismo rampante e le istanze di rivolgimento sociale di cui si era fatta interprete la Sinistra, specie dal '68 in poi. Indebolimento del senso e dell'identità nazionali, abbattimento dei confini, messa al bando di tutti i valori ereditati dalle generazioni precedenti, scollamento della famiglia tradizionale, femminismo, liberazione dei costumi, giovanilismo, politiche finalizzate a quello che allora si chiamava 'accesso' che, di fatto, si risolsero nel dilagare di una mentalità consumistica, avvinta all'effimero, al superfluo. La conflittualità di quegli anni, se si eccettuano le lotte operaie, sacrosante anche se fortemente strumentalizzate, fu, in realtà, un regolamento di conti generazionale all'interno della grande borghesia, e Pasolini aveva capito fin da subito dove questi squaletti sarebbero andati a parare una volta che fossero riusciti ad arrivare alle leve di comando. Come dargli torto? Guardali ora, i protagonisti di quella stagione 'formidabile'! Per questo credo che egli iniziò a provare un'acuta nostalgia per una tipologia di uomo italiano che gli eventi succeduti all'8 settembre '43 avevano letteralmente cancellato dalla faccia della terra. Uomini con poche certezze ideologiche in tasca, senza arroganza dottrinale, senza l'infinita boria degli aventi ragione per designazione divina come i tanti lugubri sbirretti rossi che, al momento opportuno, abbandonarono Pasolini al suo destino. Uomini legati alla propria terra, alla propria gente, al proprio orizzonte e persino, come ebbe a scrivere in una sua poesia, "alle ossa dei loro morti". Armati di un senso della giustizia semplice e chiaro, e disposti anche all'estremo sacrificio pur di scongiurare il disonore loro e della comunità. Renzi era, secondo ogni evidenza, un tipico rappresentante di questa categoria."
Passando all'aspetto musicale, vorrei chiederti come viene assemblato un brano degli Ianva: avete una strumentazione ricchissima e riuscite a toccare allo stesso tempo generi e stili diversi. Come viene gettata la 'pietra angolare' e come cresce e si sviluppa il pezzo fino a raggiungere quell'intreccio di suoni che contraddistingue ormai la vostra zampata artistica?
Mercy: "Ti dirò, anche per noi vale la solita vecchia regola: quando un pezzo è buono eseguito anche solo con voce e chitarra o con voce e pianoforte si può stare certi che, a meno di fare delle fesserie colossali in sede d'arrangiamento, il risultato sarà sempre onorevole. Di solito l'idea viene sviluppata in coppia (Fabio Gremo, Fabio Carfagna, Stefania o uno dei ragazzi propone un canovaccio su cui io comincio a lavorare; ma vi sono anche casi in cui il brano nasce direttamente da una mia melodia di voce) e prima 'rodata' con questo sistema molto semplice. Talvolta, invece, l'idea parte da una melodia più strutturata, e allora si rende necessario ricorrere a una registrazione multitraccia con una simulazione alla buona dei vari strumenti e su una prima base ritmica di Francesco. Su questa, poi, ognuno è chiamato a ragionare, anche se, lo dico francamente, mi riservo il diritto di vagliare il tutto. In linea generale non esiste un metodo specifico, ma una sorta di 'navigazione a vista'. Amiamo la strumentazione ricca, il piglio potente, la fierezza sonora, ma di certo non vogliamo correre il rischio di diventare barocchi, per cui, man mano che gli strati aumentano, procediamo con sempre maggiore cautela. In ogni caso la costruzione di un brano di IANVA è un lavoro lungo e complesso, specie per chi, come noi, nella vita fa tutt'altro per campare e si ritrova alla sera stanco morto. Per questo non partecipiamo mai alle varie compilation che ci vengono proposte. Non è per superbia o per cattiveria, ma per noi un brano inedito significa settimane di lavoro, e non ha né senso né valore muoversi nel novero di progetti a cui basta una seduta di un paio d'orette al PC per consegnare al compilatore la loro track. Auguriamo a queste iniziative un sempre crescente interesse e successo, ma noi dobbiamo necessariamente agire per altre vie."
Manifestazioni sacrali come quella descritta in "Santa Luce Dei Macelli" vengono prese in considerazione dai mass-media molto di rado e solo come eventi curiosi, quasi ci si trovasse davanti ad un fenomeno da baraccone. Quale importanza racchiude ancora per Ianva un'espressione culturale di siffatto genere?
Mercy: "Personalmente sono stato per lunghi anni un assoluto agnostico. Per temperamento e formazione culturale, però, mi sono ritrovato sostanzialmente indenne dalla necrosi etica indotta dall'influenza del materialismo dialettico, dallo scientismo e, in definitiva, dallo stesso laicismo liberale. Si può essere perfettamente scettici e mantenere una posizione critica nei confronti di ogni categoria finalistica senza per questo essere intaccati in nulla e per nulla dalle 'muffe' moderniste o progressiste. Da questo punto di vista mi ritengo, rispetto alle vulgate del mio tempo, in una posizione di dissenso estremo. E tieni presente che, ormai, anche la cosiddetta Cultura Alta non fa che produrre vulgate, accodarsi alla fabbrica del consenso o, in molti casi, produrre anatemi, scomuniche, fornire complesse giustificazioni all'esigenza di negare la libertà di parola a chi non si adegua, sempre 'democraticamente', beninteso. Sotto questa prospettiva non possiamo non guardare con simpatia a certe manifestazioni di caparbio attaccamento a un 'ethos' che dovrebbe essere, secondo l'imperativo del nuovo ordine globale, sradicato del tutto. Non fosse altro perché laddove sopravvive un senso di religiosità così 'corporeo', così antitetico rispetto a quella certa algida compostezza che contraddistingue il bigottismo protestante, esiste la fondata speranza che qualche semenza di antichi archetipi mediterranei stia dormendo negli strati più bassi delle coscienze. E che, diciamolo, abbia qualche possibilità di germinare spontaneamente nei frangenti favorevoli, nello scenario estremo del collasso sistemico occidentale che, ripeto, è assolutamente certo. Va detto con chiarezza, però, che non abbiamo in casa gadget di Padre Pio né riponiamo alcuna fiducia nella Chiesa Cattolica né, tanto meno, negli altri monoteismi."
Stefania: "Avendo personalmente assistito a molte di quelle manifestazioni (in primis i 'Vattienti' di Nocera Terinese citati nel brano, uno spettacolo terribile, splendido e impressionante insieme, ma potrei citarne molti altri...), ritengo che lo schernire faccia parte di una più profonda paura, uno sgomento nel trovarsi al confronto di certe sacrosante risurgenze; non a caso si tratta di rituali avversati tanto dai seguaci puri della pseudo-ragione quanto dai 'moderati' delle principali religioni monoteiste. A lungo hanno tentato di coprirli con uno spesso strato di cristianesimo che, per quanto mi riguarda, è assolutamente posticcio e ha il preciso dovere di 'imbrigliare' quella che è la vera natura dell'uomo: politeista e pagana, nelle accezioni più positive dei termini. Al contrario di Mercy, invece, io ho una fede profonda e solare. Una fede antica, che non ha nulla a che vedere con alcun monoteismo (sebbene trovi affascinanti certe iconografie del cattolicesimo più flamboyant e meno 'corretto') e che mi ha portato al rispettoso tributo di 'Santa Luce Dei Macelli', per ricondurre l'ago della bilancia dov'è giusto che sia, dopo secoli di oblio immeritato. Ciò che è eterno non può essere soffocato/dimenticato/negato: è stato, è, e sarà. Il senso di quel pezzo, a diverse chiavi di lettura, sta tutto nella frase finale. E la cosa che lascia più pensare è che a comprendere e apprezzare maggiormente il brano nella sua pienezza siano soprattutto ascoltatori stranieri, immuni da snobismi nonostante l'handicap della lingua (cosa a cui abbiamo sopperito con delle traduzioni inglesi di ogni nostro testo)..."
Perché, secondo voi, riescono ancora a sopravvivere nel mondo moderno certe manifestazioni devozionali? Con cosa noi occidentali stiamo sostituendo quel concetto di sacro che caratterizza da sempre l'uomo?
Mercy: "Domanda complessa! Azzardo un'ipotesi. La nostra è l'unica civiltà mai apparsa sulla terra che non ha sviluppato una sua Kultur per quanto concerne la più ineludibile delle realtà: la morte. Sottopelle alla nostra società scorre, perfettamente percepibile, un terrore abbietto che si traduce nella più spettacolare e, al contempo, penosa manifestazione di 'struzzismo' che si sia mai vista. Anche l'invecchiamento fisiologico viene considerato alla stregua di una malattia. Si disserta sui suoi costi sociali, ci si affanna a creare sempre nuove categorie merceologiche che consentano al vecchio di restare un consumatore fino al penultimo giorno... Sarebbe giunto il momento di chiedersi come una civiltà possa reggersi su simili parametri senza porsi il minimo problema sulle risposte da dare al carico di angoscia 'genetica' che il genere umano si porta dietro da appena un milioncino di anni. Una quisquilia come si vede, ma che riguarda il senso finale del suo vivere e il suo destino ultimo. L'idea di eludere questa domanda e di fingere che tutto ciò non costituisca un problema mi pare ancora più assurda e improbabile della più strampalata delle religioni. Ma cosa pensa questa gente? Davvero sono persuasi che basterà quest'ultima mandata di Illuminismo, quello fecaloide, l'Uomo come tubo digerente, per tenere cucito assieme questo idiotissimo Frankenstein che hanno assemblato? Oggi si attraversa la vita soli e si giunge alla meta nudi e disperati. In compenso avremo lavorato fino a 70 anni, giocato a tennis fino a 78, trombato col Viagra fino a 80, tutto pur di non fermarsi a pensare davvero neppure per un attimo. C'è anche l'alternativa della 'bella morte' da giovani: una magnifica uscita di strada all'alba, imbottiti di cocaina e pasticche. Edificante ed estetico. Si può, per un salario da accattone per giunta revocabile in qualsiasi momento, volare giù da un'impalcatura o finire sotto una pressa. Ci si può guadagnare un bel carcinoma da 'uranio impoverito' mentre si portano la Democrazia e il Libero Mercato in giro per il mondo. Il paradosso è che dovremmo pure essere felici di vivere in un simile manicomio e dovremmo considerare la 'morte di Dio' come un prezzo ragionevole per aver avuto il privilegio di accedere a un simile Eden della Ragione! Dato tale scenario, posso affermare con una certa sicurezza che non solo le manifestazioni di religiosità poco ortodossa non verranno sopraffatte, ma ne sorgeranno di nuove, anche del tutto arbitrarie e, forse, pericolose. In ogni caso ne vedremo delle belle."




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