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Discussione: PRI

  1. #1
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    Predefinito PRI

    La fine dell'astensionismo e la nascita del Partito Repubblicano Italiano

    L'astensionismo elettorale rischiava di render sterile l'azione politica dei repubblicani, così venne deciso, in occasione delle elezioni politiche del 1880, di partecipare alle consultazioni elettorali. La composizione sociale dei deputati repubblicani era molto eterogenea, comprendendo sia piccoli borghesi, come Giovanni Bovio e Napoleone Colajanni, ma anche operai, come Valentino Armirotti.

    Nel 1895 si costituì ufficialmente come forza politica organizzata con strutture permanenti. La fine secolo vide il PRI stipulare alleanze con i socialisti e con i radicali, grazie alle quali riuscì a partecipare al governo di grandi città come Milano, Firenze, Roma; ma ciò non condusse alla formazione di un grande partito democratico di sinistra, sia perché tra i socialisti si vide l'ascesa dei massimalisti, incompatibili con le forze laiche e progressiste borghesi, sia perché gli stessi repubblicani non riuscirono a radicarsi nelle masse come i socialisti; inoltre i radicali - così come i repubblicani - rimasero partiti elitari, destinati a rimanere marginali nell'epoca della società di massa.

    Il rifiuto di partecipare ai governi nazionali, fino al 1915, impedì al PRI di dare seguito alle sue enunciazioni programmatiche, in particolare la lotta ai monopoli e il riscatto del Mezzogiorno. Il PRI finì così per lasciarsi coinvolgere nel sistema trasformista giolittiano

  2. #2
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    Predefinito Rif: PRI

    La Prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo

    Allo scoppio della Prima guerra mondiale il PRI si schierò dalla parte degli interventisti, collocandosi nel filone democratico-irredentista; obiettivo dei repubblicani era correre in aiuto della Francia (considerata la patria dei diritti dell'uomo) contro gli Imperi centrali tedesco e austriaco visti come gli emblemi dell'autoritarismo e della reazione, nonché per annettere all'Italia Trento e Trieste.

    Dopo la guerra il PRI ritentò un accordo con le altre forze di sinistra al Convegno di Firenze del 1918, ma fallì perché il PSI era ormai sotto il controllo dei massimalisti. Nel 1921 Pietro Nenni uscì dal PRI per entrare nel PSI. Il Fascismo nascente mise nel mirino tutti i partiti antifascisti, e tra loro anche il PRI, che sarà messo fuori legge nel 1926.

  3. #3
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    Predefinito Rif: PRI

    L'antifascismo, la Resistenza e il CLN
    Molti esponenti e militanti repubblicani vennero arrestati o inviati al confino, altri dovettero recarsi in esilio. Il PRI si impegnò nella lotta antifascista, invitando i suoi aderenti ad entrare nel movimento Giustizia e Libertà. Nel 1927 aderì alla Concentrazione Antifascista. Il PRI fu anche in prima fila durante la guerra civile spagnola (comandante del Battaglione Garibaldi era Randolfo Pacciardi), raccogliendo per primo il celeberrimo appello di Carlo Rosselli "Oggi in Ispagna, domani in Italia!". L'occupazione tedesca della Francia, dove si erano rifugiati numerosi antifascisti, mise in difficoltà i già complicati rapporti tra i vari esponenti del PRI. La lotta contro il nazifascismo vide la partecipazione dei repubblicani, attraverso le proprie formazioni armate, le Brigate Mazzini, ma anche nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Alcuni repubblicani manifestarono, perciò, l'intenzione di entrare nel Partito d'Azione, ma prevalse la tendenza a ricostituire il partito, sostenuta dagli esponenti storici Giovanni Conti, Cipriano Facchinetti, Oliviero Zuccarini e Cino Macrelli.

    Pur facendo parte dei Comitati di Liberazione Nazionale provinciali delle zone occupate dai nazifascisti, per non compromettere l'unità della lotta, il PRI rimase fuori dai governi del CLN, avendo posto un'imprescindibile pregiudiziale repubblicana contro i Savoia, considerati complici del fascismo, oltre che per l'avversione all'istituto monarchico in sé.

  4. #4
    Repubblicano nella sx
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    Predefinito Rif: PRI

    Bravo indiatrip interessante sunto
    ti propongo un analisi dello stesso periodo di un amico toscano con qualche decennio di militanza alle spalle

    STORIA DEL PRI DALLA NASCITA AL FASCISMO di Renato Traquandi | novefebbraio.it

  5. #5
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    Predefinito Rif: PRI

    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    Bravo indiatrip interessante sunto
    ti propongo un analisi dello stesso periodo di un amico toscano con qualche decennio di militanza alle spalle

    STORIA DEL PRI DALLA NASCITA AL FASCISMO di Renato Traquandi | novefebbraio.it
    grazie, intanto proseguo, poi mettiamo pure quell'altro thread

  6. #6
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    Predefinito Rif: PRI

    L'Assemblea Costituente e il centrismo


    Presentatosi all'elezione dell'Assemblea Costituente nel 1946 il PRI ottenne il 4,4%, confermandosi forte nelle regioni dove tradizionalmente già lo era e di scarso seguito dove erano forti la DC e i partiti marxisti. Caduta la Monarchia, il PRI vedeva soddisfatta la sua pregiudiziale fondamentale ed entrava nel II governo De Gasperi, formato dai partiti di massa. Nell'autunno del 1946 confluiva nel PRI la Concentrazione Democratica Repubblicana guidata da Ugo La Malfa e Ferruccio Parri, usciti dal Partito d'Azione nel febbraio insieme a Oronzo Reale e Michele Cifarelli.

    Al XIX Congresso del 1947 si scontrarono due tendenze, quella del segretario Randolfo Pacciardi, favorevole ad una collaborazione al governo col PCI, e quella di Conti e Facchinetti, che infine prevalse, che invece riteneva il PCI responsabile dell'inefficienza del governo e voleva interrompere la collaborazione. Il repubblicano Carlo Sforza partecipò quindi come Ministero degli Esteri nel III governo De Gasperi, solo a titolo "tecnico" e non politico. Egli firmò il Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate (1947) e contribuì all'adesione dell'Italia al Piano Marshall, al Patto Atlantico (4 aprile 1949) e al Consiglio d'Europa (5 maggio 1949); successivamente condusse anche i negoziati e firmò per l'Italia il 18 aprile 1951 il trattato istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA).

    L'esclusione delle sinistre (maggio 1947) ebbe come conseguenza il rientro del PRI nel IV governo De Gasperi; ciononostante Pacciardi, pur confermato segretario, rifiutò l'anticomunismo e la divisione in blocchi della guerra fredda, e inizialmente non ne prese parte. Ma nel dicembre del 1947, il radicalizzarsi della politica del PCI in ossequio alle nuove direttive del PCUS, convinse Pacciardi ad entrare nel governo, come Vicepresidente del Consiglio dei Ministri.

    Le elezioni del 1948 videro quindi il PRI saldamente schierato nel campo della democrazia occidentale a fianco della Democrazia Cristiana, ma anche un cattivo risultato: il 2,5% dei voti. Nel frattempo la componente degli ex-azionisti era divenuta maggioritaria (Oronzo Reale mantenne ininterrottamente la Segreteria politica dal 1949 al 1963), indirizzando il partito sulla linea sostenuta da Ugo La Malfa, favorevole all’intervento pubblico nell’economia[4] e contraria alla partecipazione ai governi centristi della II e III legislatura (1953-62). Nel 1959 Ugo La Malfa assunse la direzione de La Voce Repubblicana e nel 1965 diventerà segretario nazionale. La politica di La Malfa guidò progressivamente il PRI a favore della formula del centrosinistra, verso la quale Pacciardi, assertore del liberismo economico, dichiarò apertamente la propria opposizione. Nel XXVII Congresso del PRI del marzo 1960, la corrente facente capo a quest'ultimo (40% dei voti) fu sconfitta da quella aperta all'alleanza con il PSI, guidata da La Malfa (58%). Il 4 dicembre 1963, nella votazione per la fiducia al primo governo di centrosinistra (Governo Moro I), al quale il PRI partecipava, Pacciardi ruppe la disciplina di partito votando contro, e fu immediatamente espulso. Nel 1964 fondò un nuovo gruppo politico, l'Unione Democratica per la Nuova Repubblica, favorevole a un'evoluzione dell'istituzione repubblicana italiana in senso presidenzialista (sul modello gollista della Quinta Repubblica francese). Le elezioni politiche del 1968 si rivelarono, peraltro, un fallimento per il nuovo movimento, che riuscì a conseguire poco più di centomila voti in tutta Italia, e lo stesso Pacciardi non fu rieletto.

  7. #7
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    Predefinito Rif: PRI

    Anni sessanta e settanta: la guida di Ugo La Malfa

    Dai primi anni sessanta il PRI rientra stabilmente nella maggioranza di governo. Amintore Fanfani e La Malfa lanciano: la nazionalizzazione delle industrie elettriche; l'imposta cedolare d'acconto (il repubblicano Bruno Visentini ebbe un ruolo importante nella preparazione tecnica di questa imposta); la Commissione della programmazione economica. Infine, per affrontare la questione degli squilibri settoriali e territoriali, Ugo La Malfa propone per primo l'avvio di una politica dei redditi. Tale collaborazione andrà in crisi nel 1974, per dissidi in materia di politica economica. In quell'anno, infatti, La Malfa esce, e con lui il PRI, dalla maggioranza per insanabili divergenze sulla politica economica col ministro del Bilancio.

    Nei primi mesi del 1979, il capo dello Stato affida a Ugo La Malfa l'incarico di formare il nuovo governo. È la prima volta dal 1948 che un politico non democristiano riceve l'incarico. Il tentativo però non riesce, e il 21 marzo viene varato il quinto governo Andreotti, del quale La Malfa è comunque vicepresidente. Cinque giorni dopo La Malfa muore improvvisamente. In settembre il PRI elegge Bruno Visentini presidente e Giovanni Spadolini segretario del partito.

  8. #8
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    Predefinito Rif: PRI

    Anni ottanta: Governo Spadolini e nascita del Pentapartito


    Negli anni ottanta Spadolini prima e il figlio di Ugo, Giorgio La Malfa poi, legano il PRI al Pentapartito, alleanza formata da DC, PSI, PSDI, PLI e quindi PRI, che dal 1983 al 1990 governa l'Italia. Il PRI romperà con la maggioranza solo nel 1991 in merito alla Legge Mammì sulle telecomunicazioni. Secondo gli accordi del Pentapartito la DC sarebbe stata il partito egemone, ma il presidente del consiglio avrebbe potuto essere anche un non democristiano.

    Nel giugno del 1981 Giovanni Spadolini fu così nominato Presidente del Consiglio dei ministri, il primo non democristiano della storia dell'Italia repubblicana. Il 21 gennaio Spadolini presiedette a Palazzo Chigi una riunione operativa a cui parteciparono i responsabili delle forze dell'ordine, dove denunciò l'intreccio perverso fra mafia, camorra e terrorismo e a breve il Parlamento approvò il disegno di legge presentato dal governo per l'attuazione del divieto costituzionale delle associazioni segrete; fu sciolta la loggia P2. Il Governo Spadolini I però durò poco e terminò nell'estate del 1982. Nell'agosto di quell'anno Spadolini ricostituì un governo perfettamente identico al precedente, lo Spadolini-bis definito dai giornali governo fotocopia, ma in novembre dovette dimettersi a causa della lite tra i due ministri Beniamino Andreatta, del Tesoro, e Rino Formica, delle Finanze, che sarà detta "lite delle comari". Grazie al cosiddetto "effetto Spadolini" alle elezioni politiche anticipate del 1983, per la prima volta nella sua storia, il PRI superò il 5% dei voti alla Camera dei deputati; in alcune grandi città come Torino divenne il terzo partito, dietro DC e PCI e davanti ai socialisti.

    Nella successiva legislatura, con Craxi presidente del consiglio, Spadolini ricoprì la carica di Ministro della Difesa dal 1983 al 1987. Fu quindi uno dei protagonisti della crisi di Sigonella, su posizioni atlantiste e quindi in constrasto rispetto a quelle filo-palestinesi di Craxi.

    Nel luglio 1987, all'indomani delle elezioni politiche del 14 giugno, Giovanni Spadolini viene eletto alla carica di presidente del Senato. Il 12 settembre dello stesso anno il Consiglio nazionale elegge il suo successore: il nuovo segretario politico del PRI è Giorgio La Malfa.

  9. #9
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    1991-1994: Giorgio La Malfa segretario, il Patto e la diaspora

    La Malfa porta i repubblicani all'opposizione, non partecipando al governo Andreotti VII (1991), ma, dopo lo scoppio di Tangentopoli, lo stesso La Malfa risulterà indagato e lascerà l'incarico di segretario che sarà assunto per qualche mese da Giorgio Bogi. Bogi mirava a guidare il partito all'interno di una più ampia coalizione di centrosinistra in Alleanza Democratica, ma la linea non era condivisa da tutto il partito.

    Nel gennaio 1994, con La Malfa tornato segretario, il partito sceglie di collocarsi al centro, nella coalizione del Patto per l'Italia di Mariotto Segni e Mino Martinazzoli. Nella quota maggioritaria però nessun seggio va ai repubblicani, che scelgono di candidare solo nomi nuovi (tra questi Denis Verdini, Giannantonio Mingozzi, Piero Gallina, Mauro Fantini; lo stesso segretario La Malfa non si candida). Nella quota proporzionale il PRI presenta candidati nelle liste del Patto Segni e risulta eletta solo una esponente repubblicana, Carla Mazzuca Poggiolini. L'ipotesi centrista di fatto fallisce.

    Con la discesa in campo di Berlusconi molti ex-repubblicani aderiscono a Forza Italia. Ha inizio una diaspora repubblicana:

    * aderiscono a Forza Italia: Piergiorgio Massidda, Luigi Casero, Guglielmo Castagnetti, Jas Gawronski, Mario Pescante, Denis Verdini e Alberto Zorzoli;
    * Giorgio Bogi lascia il partito e rimane in Alleanza Democratica, successivamente fonda il movimento della Sinistra Repubblicana che confluirà nei Democratici di Sinistra con altri illustri repubblicani (Stelio De Carolis, Antonio Duva, Andrea Manzella, Libero Gualtieri e Stefano Passigli);
    * nel corso degli anni novanta altri esponenti repubblicani si collocano in formazioni di centrosinistra: Antonio Maccanico prima fonda l'Unione Democratica poi confluisce ne i Democratici, ai quali aderisce anche il sindaco di Catania Enzo Bianco.

    Alle elezioni europee del 1994 il PRI si ripresenta col proprio simbolo e raccoglie lo 0,7% dei voti che consentono al segretario La Malfa di entrare al Parlamento Europeo, aderendo al Gruppo del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori.

  10. #10
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    1995-2001: nel centro-sinistra con l'Ulivo

    Nel 1995 il PRI entra nell'Ulivo. Preso atto dell'impossibilità di dar vita a un'alternativa centrista, il Partito Repubblicano, così come il Partito Popolare Italiano, decide di avvicinarsi alle forze di centro-sinistra con l'intento di creare uno schieramento di unità nazionale che sappia affrontare i problemi del paese. Nel frattempo in Parlamento La Malfa riesce a ricostituire una piccola presenza repubblicana: due deputati di origine repubblicana, eletti nelle file dei Progressisti, accettano di tornare nel PRI: si tratta di Luciana Sbarbati e Denis Ugolini. La deputata Carla Mazzuca Poggiolini invece non accetta di lasciare Segni, con il quale era stata eletta e quindi esce dal partito.

    Alle elezioni politiche del 1996, il PRI si presenta quindi nell'alleanza di centrosinistra nel maggioritario detta L'Ulivo Alleanza per il Governo e con la lista Popolari per Prodi composta da Partito Popolare Italiano, Unione Democratica e Südtiroler Volkspartei nella quota proporzionale, sostenendo la candidatura di Romano Prodi a Presidente del Consiglio dei ministri. Due sono i deputati eletti: Luciana Sbarbati e Giorgio La Malfa, che subito abbandonano il progetto dell'Unione Democratica di Antonio Maccanico (cui aderivano anche Alleanza Democratica e i liberali di Valerio Zanone) e scelgono di entrare nel gruppo misto.
    Nel corso della legislatura poi i due deputati repubblicani si uniranno al gruppo di Rinnovamento Italiano per poi distaccarsene formando un piccolo gruppo denominato Federalisti, Liberaldemocratici e Repubblicani con l'adesione al partito anche del deputato Gian Antonio Mazzocchin.

    Nel 1997-98 tra gli esponenti ex-repubblicani che non accettano la scelta di centro-sinistra del partito nasce un piccolo movimento guidato da Armando Corona, denominato Unità Repubblicana (adotta come simbolo tre foglie di edera, una verde, una bianca e una rossa), che si colloca nel centro-destra. Il movimento nel 1998 aderirà per breve tempo al progetto dell'Unione Democratica per la Repubblica), ma se ne distaccherà dopo la scelta dell'UDR a favore del Governo D'Alema I, confermando una scelta di centro-destra.

    Alle elezioni europee del 1999 il PRI si allea con la Federazione dei Liberali Italiani, ottenendo lo 0,54 % dei voti ed eleggendo Luciana Sbarbati.

 

 
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