
Originariamente Scritto da
vanni fucci
A questo proposito, ritrascrivo un brano umoristico da: Carlo Lapucci, La bibbia dei poveri, Mondadori Oscar, Mi, 1985, che mi sembra abbastanza siginificativo.
La sfida tra cappuccini e gesuiti (p.257)
Cappuccini e gesuiti erano in continua discordia: i primi accusavano i secondi d’essere intriganti e falsi; viceversa i gesuiti accusavano i cappuccini d’essere ignoranti e ghiottoni.
Siccome non poteva durare così, decisero di mettersi d’accordo con una sfida pubblica nella quale si sarebbe visto da tutti cosa valessero gli uni e gli altri.
Nel convento dei cappuccini ci fu il panico: nessuno, tanto meno il padre guardiano, se la sentiva di affrontare il predicatore gesuita che era coltissimo e profondissimo teologo. Siccome si avvicinava il giorno della sfida e nessuno si decideva ad offrirsi, alla fine i cappuccini si ridussero a mandare l’ultimo dei frati cercatori, il più ignorante fra i cappuccini più ignoranti.
La chiesa era stracolma per la curiosità e i due sfidanti salirono su due pulpiti affrontati. Cominciò il gesuita e, senza dire una parola sollevò un dito verso il cielo; il cappuccino ne sollevò due; il gesuita tre; il cappuccino di nuovo uno. Allora il gesuita tirò fuori dalla manica una mela e la mostrò alla folla; il cappuccino fece lo stesso con un tozzo di pane; il gesuita si batté alcune volte la testa con un pugno e il cappuccino indicò con le mani un grande cerchio.
A questo punto il gesuita scese dal pulpito dichiarandosi sconfitto.
Subito dopo i gesuiti gli si fecero intorno per sapere cosa si fossero detti e il vinto, scotendo la testa, si lamentò : “Quel cappuccino è un grandissimo teologo: io ho cominciato dicendo che Dio è uno; lui mi ha risposto che due sono i misteri della fede; allora io ho affermato che tre sono le persone della Trinità, ma lui ha ribattuto che formavano una cosa sola. Allora mostrai la mela per dire che Dio aveva creato il mistero del mondo e lui ha estratto il pane per dire che il più grande mistero è l’Eucarestia… che la mente non può comprendere, significai io battendomi col pugno sulla testa; ma lui indicandomi il cerchio concluse: mistero che è raccolto nell’ostia. A questo punto che altro si può dire?”
Anche i cappuccini accorsero intorno al loro campione festanti e vollero sapere cosa si fossero detti. Il frate spiegò: “Come avete visto, il gesuita è salito sul pulpito e mi ha accennato: “ti caccio un occhio”. Io gli ho risposto: “te ne caccio due”. Lui senza contare, ha risposto che me ne cacciava tre per cui gli ho detto che ce n’era uno di troppo. Allora mi ha detto che non c’era niente di meglio che mangiare le mele, per cui ho ribattuto: “col pane”. Non sapendo che altro dire ha fatto cenno che mi avrebbe rotto la testa, e io l’ho avvertito che avrei fatto lo stesso con il suo didietro.
A questo punto, cari fratelli, non ha saputo più che dire”.
E così i cappuccini l’ebbero vinta.