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Discussione: zolfo rosso

  1. #1
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    Predefinito zolfo rosso

    Zolfo rosso parte 1




    Secondo René Guénon, lo zolfo rosso, nella lingua dell'ermetismo islamico, è un appellativo dell'uomo universale. Prevedendo le applicazioni operanti che comporta la scienza delle lettere, precisa:

    - può operare attivamente in tutti i mondi, unicamente colui che è giunto al grado «dello zolfo rosso»-, indicazione che indica un'assimilazione, che potrà sembrare ad alcuni un po' inattesa, «della scienza delle lettere» con «l'alchimia».
    In questa occasione, indica che questa designazione simbolica, espressa in Arabo dall'espressione al-kibrît al-ahmar, è un appellativo di «Seyidi Mohyiddin», cioè di Ibn Arabî.
    Quest'ultimo fa allusione, nei suoi scritti, a quest'aspetto operante supremo: "(Se tu operi) tramite la verità essenziale di una qualsiasi cosa e la proietti sulla cosa stessa, il ribelle diventa obbediente e l'infedele, un credente.
    Tale è il potere dello zolfo rosso: l'essere inaccessibile che Allâh ha elevato, con un'elevazione difficile da raggiungere, alla comprensione di quei tesori che ha gelosamente riservato a Sé Stesso. «Quello che ha raggiunto questo grado ne non lascia apparire alcuna traccia, poiché ne è avaro».
    Facendo riferimento a questo passaggio, Madame Claude Addas dichiara senza vergogna che, per Ibn Arabî, «lo zolfo rosso è un simbolo alchemico che designa la materia (sic) capace di trasformare il denaro in oro»; ed aggiunge: "Quest'espressione è spesso usata nel lessico del tasawwuf come una metafora per designare l'eccellenza del grado spirituale raggiunto dagli walî (santi): Ibn Arabî è spesso qualificato come kibrît-al-ahmar dai suoi discepoli». Tale formulazione è tipica dei metodi usati negli ambienti universitari e che hanno per effetto (o per scopo?) di demolire tutto quanto appartiene, del modo più ovvio e l'innegabile, all'ordine iniziatico propriamente detto. In questo caso, ci si è accontentati di un vago riferimento «ad un grado di santità», accompagnata da una presentazione caricaturale del potere operante corrispondente. Tuttavia, dobbiamo considerare che lo zolfo rosso non designa, né una stazione iniziatica, né una funzione propria di Ibn Arabî; cosa che conferma, del resto, l'indicazione data da René Guénon. Questa designazione è considerata una caratteristica della funzione dello Sheikh al-Akbar, e si comprende perché la signora Addas l'abbia utilizzata nel titolo del suo libro. Quanto alla menzione «di una ricerca», questa non è certamente necessaria per un essere che ha indubbiamente raggiunto il grado iniziatico corrispondente; cosa che si spiega con l'estratto di Kitâb al-isrâ (Il libro del viaggio notturno) che ella cita nell'incipit del suo lavoro.
    Interrogato sull'origine e lo scopo del suo viaggio «da un giovane uomo» che è una manifestazione dello spirito universale, Ibn Arabî risponde: «Sto fuggendo da un enorme abisso. Voglio andare alla città dell'inviato. Cerco la stazione della luce risplendente (al-maqâm al-azhar) e lo zolfo rosso».
    Il giovane uomo gli risponde: "O tu che chiedi quel che mi somiglia, non hai compreso la mia parola: «Tu che chiedi qual è la strada verso il segreto che cerchi, ritorna indietro, poiché il segreto intero è in te»? ».
    Il contesto nel quale lo zolfo rosso è citato è rivelatore: «la città dell'inviato» (madînat-ar-rasûl) fa allusione a Medina, «la città illuminata» dalla luce essenziale del profeta e protetta dei danni dell'Anticristo. In senso esoterico, è la Città preservata quella che conserva il deposito (amâna) della scienza sacra e che lo conserverà intatto fino alla fine del ciclo, poiché "la città della scienza" (madînat-l- `ilm) è una denominazione di Muhammad - su lui la grazia e la pace!
    Le parole «l'inviato» contengono, anche loro, un'indicazione sottile poiché evocano, da un lato, quello che "è stato inviato come una misericordia per i mondi " (grado dei grandi misteri; Cf. Cor., 21,107); e dall'altro, quello che "abbiamo inviato a tutti gli uomini senza eccezione» (grado dell'impero universale, Cf. Cor., 34,28). "Lo zolfo rosso " appare così, fin da subito, come una funzione che riguarda in particolare la fine del ciclo.

    1 Cf. La grande triade, cap. XII.
    2 Cf. Kitâb at-tadbirât al-ilâhiyya fî islâhi-l-mamlakati-l-insâniyya, p.219 dell'edizione Nyberg.
    3 Cf. Ibn Arabî o La ricerca dello zolfo rosso, p.141.
    4 sul quarto di copertina, si parla del «viaggio notturno» compiuto «sul sentiero dell'ascesi e della preghiera», espressione tipica di un presunto «misticismo islamico» al quale si vorrebbe per forza assimilare il tasawwuf. Anche nell'opera di Dennis Gril (Cf. Les Illuminations de la Mecque, p.217-218) si rileva una stessa interpretazione restrittiva. Là dove Ibn Arabi menziona le « virtù operative » (khawâ'is) distinguendole accuratamente dai semplici «segreti spirituali » e precisando che un discorso su queste virtù « causa spesso al suo autore accuse e smentite », D. Gril ravvisa unicamente delle « proprietà » fisiche ». È certo meno rischioso quando si insegue una carriera universitaria. Cf. Le Livre du Mîm, du Wâw et du Nûn, p.56-57 et 96-97
    5 Diciamo «Impero Universale » e non «Piccoli Misteri», perché la prospettiva dottrinale considerata in questo caso è quella della realizzazione discendente.

  2. #2
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    Predefinito Rif: zolfo rosso







    zolfo rosso parte 2

    http://esprit-universel.over-blog.com/article-charles-andre-gilis-le-soufre-rouge-2-53595121.html

    Nel passaggio del Kitâb al-isrâ che segue immediatamente quello che abbiamo tradotto, Ibn Arabî dà un'indicazione sconosciuta ma significativa. Citando la distinzione ben conosciuta dell'Essenza, degli Attributi e degli Atti divini, precisa che il colore rosso è quello dell'Essenza. Si sa che secondo la teoria indù dei tre guna, il rosso è il colore

    • di rajas, la tendenza che rappresenta l'estensione in senso orizzontale e che corrisponde agli
    • Kshatrya nella gerarchia delle caste e al

    • Desiderio come movente per dell'attività.

    Se il colore rosso è considerato come una qualificazione dell'Essenza, allora questo significato abituale deve essere trasposto, poiché si tratta allora, non del desiderio, ma della potenza divina. La presenza di quest'indicazione si spiega dunque facilmente, poiché è precisamente grazie a questa potenza che quello che è giunto al grado dello zolfo rosso può «agire in tutti i mondi».
    È necessario ricordare che la potenza divina, nell'Induismo, è spiegata dal termine Shakti. Tuttavia, occorre portare qui una precisione essenziale. Nei suoi commenti sulla figura del triangolo dell' Androgino, Michel Vâlsan scrive in particolare: "Se ci poniamo da un punto di vista cosmologico (vicino a quello dello Sankhya) ma nei termini indicati nella Shvetâshvatara Upanishad, il triangolo superiore sarebbe «un essere unico e senza-colore» (interpretato come Shiva) ed gli tre altri triangoli, i tre «non nati»: uno di carattere femminile, la «non nata rossa, bianca e nera» che genera gli esseri particolari, e che corrisponde alla natura primordiale principio dei tre Guna, o ancora alla Shakti di Shiva, che è rappresentata logicamente dal triangolo rovesciato; gli altri due «non nati» sono di carattere maschile."
    Quest'interpretazione ravvisa Shakti, nella sua relazione passiva con Shiva, come un principio puramente cosmologico, o piuttosto come il principio stesso della cosmologia; non può dunque convenire al testo di Ibn Arabî citato sopra. In effetti, dal momento che è l'essenza divina che è considerata come «rossa» non può più essere identificata con un principio supremo descritto come «unico e senza colore». Per comprendere ciò che abbiamo qui in vista, occorre considerare piuttosto che il triangolo rovesciato occupa un posto centrale e principiale rispetto ai tre triangoli diritti che lo circondano, simile al posto simbolico del cuore nel microcosmo umano.
    Da questo punto di vista, è il triangolo «interno» e «centrale» che rappresenta l'essenza divina, conformemente allo hadîth qudsî: «Il mio cielo e la mia terra non mi contengono, ma il cuore del mio servo che crede Mi contiene»; questo triangolo è allora di colore rosso perché è una figura della Shakti suprema considerata come «indipendente in relazione ai mondi» e come il principio delle hypostasia divina. Nell'Induismo, viene considerata la «grande madre» descritta come «la dea rossa»; nel ermetismo cristiano, è Maria considerata come «Seggio
    eterno» ed «essenza» del mistero della Trinità; Dante la chiama «la regina che può tutto ciò che vuole» e che «ride a sé stessa».
    Occorre sottolineare che, secondo questa prospettiva, il simbolo ideografico dei quattro triangoli non si riferisce più, almeno direttamente, all'uomo universale (che contiene il principio femminile come una parte ed un riflesso di sé stesso), ma al segreto operante che è all'origine della sua potenza. Ci sia permesso aggiungere, con la speranza che alcuni sapranno trarre vantaggio da quest'insegnamento complementare, che il segreto in questione è l'unica base principiale delle dottrine cosmologiche dove «la coppia primordiale» si forma da un unione incestuosa tra fratello e sorella.


    Il riferimento alla Shakti suprema dell'Induismo risulta indispensabile per la piena comprensione della funzione iniziatica simbolizzata dallo zolfo rosso. A quelli che se ne stupiscono, faremo osservare che siamo qui nel cuore «dei misteri della lettera nûn». In particolare, si tratta «dell'unione che si deve operare nel mondo intermedio», occorre prestare un'attenzione speciale al tantrismo, da cui sono prese le qualificazioni di grande madre (Ambikâ) e di dea rossa alle quali abbiamo avuto ricorso più su. Non soltanto gli insegnamenti ed i mezzi dei Tantra sono più specialmente adeguati alle condizioni di Kali-Yuga, ma devono essere considerati soprattutto come un riattualizzazione della dottrina primordiale al centro della tradizione indù; da questo punto di vista, si tratta di un adattamento paragonabile a quello che fu l'instaurazione dell'islâm per l'insieme del ciclo e del genere umano, poiché la sua posizione finale lo predispone ad essere il supporto assiale del Dîn al-Fitra, cioè della Tradizione Primordiale considerata in quanto "Legge fondamentale" di questo ciclo.


    Pure essendo perfettamente ortodosso e rispettoso della forma esterna dell'induismo, il tantrismo è, essenzialmente, indipendente da questo aspetto formale, infatti è anche anche l'unica via iniziatica indù accessibile agli stranieri, e particolarmente agli Occidentali. Le affinità profonde che uniscono le modalità tantriche dell'induismo a certe forme dell'esoterismo islamico sono messe in luce, non solo da questa posizione ciclica comune, ma anche dal posto preponderante che accordano entrambi alla "scienza delle lettere" in quanto mezzo privilegiato per «l'attualizzazione del Verbo.» Per mostrare questo di un modo più preciso, occorre, una volta di più, ricorrere alle indicazioni senza pari trasmesse da René Guénon.


    1 per questo è chiamata "Quella che gioca" (Lalitâ).
    2 Cf. La Divina Commedia, Paradiso, XXXIII, 35, 124 e 126,.
    3 Cf. René Guénon, Il quinto Veda. Per tutto ciò che riguarda gli insegnamenti tantrici, ci siamo appoggiati sull'autorità della linea iniziatica rappresentata da M. Jean Emmanuelli e, secondariamente sulle sue «Considerazioni sul Tantrismo».
    4 Quanto meno questo era una possibilità che esisteva ancora qualche anno fa, ma che oggi è praticamente estinta. L'avvenimento più considerevole in questa "fine dell'età scura" è questa chiusura di porte e di vie restate fino ad ora aperte.
    Ultima modifica di zucchetta; 28-11-10 alle 18:44

  3. #3
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    zolfo rosso 3 e ultima parte



    Riguardo ad un riferimento preciso alla dottrina akbariana e, cosa che non è meno significativa, al simbolismo del libro del mondo (Liber Mundi) dei Rosa-Croce, il nostro maestro ricorda che l'universo è apparso da un libro e che i caratteri di questo libro sono «in principio scritti simultaneamente». Queste «lettere trascendenti» sono «le essenze eterne o idee divine» o anche, da un altro punto di vista, «tutte le creature». Inoltre, «queste stesse lettere, dopo essere stati condensati principialmente nell'onniscienza divina, con il soffio divino, sono scese ad un grado inferiore, ed hanno composto e formato l'universo manifestato»; a partire da questo, "(può essere) stabilita una corrispondenza tra le lettere e le varie parti dell'universo manifestato, ed in particolare del nostro mondo … D'altra parte, ai sensi dell'analogia costitutiva del «microcosmo» con il «macrocosmo», queste stesse lettere corrispondono anche alle varie parti dell'organismo umano». Questo testo implica una conoscenza perfetta, che indubbiamente non può esser d'ordine libresca o di documentazione, dell'insegnamento di Ibn Arabî.
    Non soltanto quest'ultimo stabilisce una corrispondenza termine a termine tra le lettere dell'alfabeto arabo ed i vari elementi e gradi della manifestazione universale dall'intelletto primo fino all'uomo individuale, ma espone anche questa dottrina al capitolo 198 di Futûhât che tratta «del soffio del tutto Misericordioso» (nafas ar-Rahmân) come quest'ultimo fa scendere in modo assiale le lettere trascendenti. Certamente, si tratta da un punto di vista in un certo qual modo «cosmogonico» ma si sa ora, grazie all'osservazione del Sig. Miftâh Abd al-Bâqi sui Fusûs al-Hikâm, che queste lettere si riferiscono anche, e soprattutto, alle varie modalità dell'uomo universale che corrispondeno agli insegnamenti dei profeti citati nel Libro dei Sigilli. Questa è «una conoscenza di tutte le cose nel principio stesso»; e questa conoscenza totale esprime il supremo grado realizzato dal «più dal grande dei maestri» che riunisce sinteticamente in lui tutte le saggezza rivelate dai profeti; in effetti, è "quello che eleva (fino alla loro realtà transcendante: haqîqa) i diversi gradi della manifestazione), il possessore del trono (universale)».
    La stessa dottrina è prevista nel tantrismo in una prospettiva che si riferisce più direttamente «alla tecnica operativa» legata a questa realizzazione suprema della conoscenza e della potenza: si tratta di nyâsa la cui pratica si basa sulla corrispondenza lettere principiale con «le diverse parti dell'organismo umano» menzionate da René Guénon; I nyâsa hanno come fine un sacralizzazione della costituzione umana, dove il corpo di quello che li pratica si identifica ritualmente a quello della devatâ (dea). Sono formati dal contatto di alcune parti o «punti sensibili» del corpo accompagnati da una recitazione di suoni primordiali che possono essere sia lettere dell'alfabeto che formule monosillabiche (bîja) o mantra. Si stabiliscono così correlazioni tra «le membra del corpo» della dea e quelle dei praticanti per mezzo di una combinazione di elementi rituali con valore operativo, la cui natura è allo stesso tempo sonora, luminosa e tattile. È, in certo modo, la realizzazione iniziatica "del verbo fatto carne" la cui dottrina è insegnata nel cristianesimo. Del resto, tutto ciò è stato evocato in modo abbastanza diretto nel capitolo di Aperçus sur l'Initiation intitolato: Verbum Lux e Vita dove René Guénon utilizza l'espressione tipicamente tantrica, di "mantra-vidya" (la conoscenza sacra dei mantra) e dove cita anche «la doppia natura luminosa e sonora che la tradizione attribuisce a Kundalinî ».


    (Charles-André Gilis, la petite fille de neuf ans, capitolo «Le Soufre Rouge».
    si osserverà la somiglianza di questo passaggio con le precisazioni date da Ibn Arabî nell'estratto di Kitâb al-isrâ che abbiamo citato all'inizio del nostro studio
    2 su quest'aspetto, Cf. il nostro studio intitolato Un'interpretazione cosmologica del Fusûs (Conoscenza delle religioni, n°60, p.125).
    3 Cf. Mafâtih Fusûs al-Hikam. Lo studio citato nella nota precedente contiene un resoconto critico di questo lavoro.
    4 secondo l'espressione utilizzata da Guénon in un passaggio che citeremo più avanti.
    5
    Rafî' ad-darajât, Dhû-l- `Arsh (Cor.40.15).
    6 Il più conosciuto in occidente è il monosillabo Om.

  4. #4
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio
    Pure essendo perfettamente ortodosso e rispettoso della forma esterna dell'induismo, il tantrismo è, essenzialmente, indipendente da questo aspetto formale, infatti è anche anche l'unica via iniziatica indù accessibile agli stranieri, e particolarmente agli Occidentali.

  5. #5
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio



    .
    Questo mostra l'analogia tra lo 'zolfo rosso' e l'Adam Kadmon.
    Corpo sano in ambiente sano.

    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  6. #6
    Papessa
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta;
    [SIZE=3
    Pure essendo perfettamente ortodosso e rispettoso della forma esterna dell'induismo, il tantrismo è, essenzialmente, indipendente da questo aspetto formale, infatti è anche anche l'unica via iniziatica indù accessibile agli stranieri, e particolarmente agli Occidentali. [/SIZE]


    .
    Come no? repapelle:
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  7. #7
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    Citazione Originariamente Scritto da zucchetta Visualizza Messaggio



    4 Quanto meno questo era una possibilità che esisteva ancora qualche anno fa, ma che oggi è praticamente estinta. L'avvenimento più considerevole in questa "fine dell'età scura" è questa chiusura di porte e di vie restate fino ad ora aperte.

    :giagia: nota 4 della seconda parte

    ribadisco comunque che quanto scritto è la traduzione in italiano del capitolo sullo zolfo rosso del libro di Charles-André Gilis, la petite fille de neuf ans.

  8. #8
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    Predefinito Rif: zolfo rosso

    Religio Perennis
    NOTE SULLA SCIENZA DELLE LETTERE E SUL TRIANGOLO DELL'ANDROGINO

    La scienza sacra, nell’Islam può essere comunicata anche con un mezzo molto sintetico, la scienza delle lettere, ilm al-huruf.
    A proposito di questa, Guénon scrisse:
    · Intesa nel suo senso superiore, è la conoscenza di ogni cosa nel loro stesso principio, conoscerle in quanto essenze eterne al di là di ogni manifestazione;
    · in un senso che si può definire mediano, è la cosmogonia, vale a dire la conoscenza della produzione o della formazione del mondo manifestato;
    · infine nel senso inferiore, è la conoscenza delle virtù dei nomi e dei numeri, in quanto esprimono la natura di ogni essere, conoscenza che permette, a titolo di applicazione, di esercitare per il loro mezzo, e a causa di questa corrispondenza, un'azione di ordine "magico" sugli esseri stessi e sugli avvenimenti che li riguardano."
    Aggiungere Guénon in un altro passaggio poco dopo chequando questa azione ha delle "ripercussioni sui mondi superiori si è evidentemente
    nell'ordine "iniziatico" nel senso più completo di questa parola; e solo può operare attivamente in tutti i mondi colui che è giunto al grado del "zolfo rosso", elkebritul-ahmar, designazione che implica un'assimilazione che potrà sembrare a certi un po' inattesa, della "scienza delle lettere" con l'alchimia". [1]
    Una tale scienza non può esistere se non in una Tradizione che si basa su di una lingua sacra (arabo, sanscrito, ebraico), suscettibile di diventare, grazie alla morfologia delle sue lettere ed alla sua struttura il supporto della Parola divina stessa.
    Nella tradizione islamica, si dice che la lingua araba è stata trasmessa direttamente da Dio al profeta Ismaele (Isma'il). Corrotta col passare del tempo, sarebbe stata ristabilita nella sua purezza
    originaria dal Profeta Muhammad.
    L'anzianità di questa scienza delle lettere e la sua
    origine profetica sono del resto, segnaliamolo, attestate non solo dagli hadiths, ma anche per l'esistenza di lettere isolate che si trova all'inizio di certe Sure del Corano.
    Sulla base di questa scienza, Guénon ha scritto parecchi articoli, in particolare uno sulla lettera Nun[2]. I suoi sviluppi sulla domanda sono corroborati direttamente dagli insegnamenti di Ibn Arabi nei futuhat al-makkya e questo anche se sembra accertato che Guénon non avesse conoscenza diretta degli scritti dello Shaykh al-Akbar.
    Nella sua corrispondenza con Michel Valsan si trovano certe indicazioni sul "Triangolo dell'androgino." Le indicazioni di Guénon erano un triangolo di cui la cima è un alif e la base un dâl ed un mîm, o le tre lettere del nome Adâm; all'interno un triangolo invertito da cui la base porta un ed un wâw e la cima un alif dà il nome Hawâ (Eva). Sul lato destro del triangolo si può leggere Ahad (Uno) e sul lato sinistro Awm (Ôm, ed alla base Dâma e Dâ'im) (Permament).
    Su questo triangolo, Michel Valsan e più tardi Denis Gril e Charles André Gilis hanno sviluppato delle considerazioni del più grande interesse a partire dalla scienza delle lettere, come la si trova esposta da Ibn Arabi ma anche nei Fréres de Pureté (Ikhwan).
    Più spiegazioni su questa questione, si possono reperire direttamente in questi lavori:

    · René Guénon Simboli della Scienza Sacra, "La Scienza delle lettere", "I Misteri del lettera Nun", "La Montagna e la Caverna"
    · Michel Valsan L'islam e la Funzione di René Guénon,"un simbolo ideografico dell'uomo Universale", "il Triangolo dell'androgino ed il monosillabico Ôm" Questi articoli hanno appena stati ripubblicati nella rivista Science Sacrée.
    · Ibn Arabi, da «Le Illuminazioni della Mecca», Albin Michel, Parigi, 1997, "La Scienza delle lettere", traduzione e commento di Denis Gril.
    · Charles André Gilis, Les septs étendards du califat, Edizioni Al-bouraq, Parigi, 1993

    Ciò che ci sembra tuttavia interessante sottolineare qui, è l'apparizione del monosillabico Awm che è l'esatta equivalente sillabico del mantra più sacro dell'India: l'Aum o Ôm.
    Guénon ci lascia così forse un'indicazione supplementare sul rapporto tra la Tradizione indù, che secondo lui è l'eredità più diretta della Tradizione Primordiale, o Sanathana Dharma, e l’ultima rivelazione prima dell'Ora, la Rivelazione Muhammadiana, l’una e l'altra professano a partire dalla loro prospettiva l'unità trascendente delle religioni.
    [1] René Guénon, I Simboli della Scienza Sacra, "La Scienza dei Lettere" p.52-53.
    [2] ibidem, I Mystéres del Lettera Nun"
    Ultima modifica di zucchetta; 07-12-10 alle 13:08

  9. #9
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    Predefinito Re: Rif: zolfo rosso

    Gilis - La fanciulla di nove anni



    pubblicata da Edizioni Orientamento - Al Qibla il giorno Sabato 28 gennaio 2012 alle ore 14.41 ·


    Lo studio di Gilis sulla Fanciulla di nove anni prende spunto da un’intuizione di Michel Vâlsan (nell’Islâm Mustafâ ‘Abdu l-‘Azîz), che comprese la strettissima analogia esistente tra due visioni: da una parte, quella riportata nelle prime pagine della Vita nova, in cui Dante vede apparire nella propria camera “uno segnore di pauroso aspetto” che afferma di esserne il dominus, e che tiene in braccio Beatrice, nella figura di una “persona” che dormiva “nuda” e avvolta “in uno drappo sanguigno leggermente”; dall’altra, quella riportata nel Sahîh di Al-Bukhârî in cui l’Angelo mostra al Profeta Muhammad - su di lui la preghiera e la pace divine - la giovanissima ‘A'isha avvolta “in un drappo di seta (fî saraqatin min harîr)”, e gli dice: “Questa è tua moglie: scoprila.” Partendo da questo, e svelato il carattere non certo casuale di tale coincidenza, Charles-André Gilis (‘Abdu r-Razzâq Yahyâ nell’Islâm) sviluppa nel presente testo un’argomentazione che fa intervenire, a sicura prova di come la ‘fanciulla di nove anni’ possa simboleggiare una Teofania essenziale, un terzo elemento, dopo quello islamico e quello dantesco: si tratta della grande Dea del Tantrismo, conosciuta esteriormente con il nome di Lalitâ, ‘Colei che gioca’, e accomunata alle figure di ‘A'isha e di Beatrice tra l’altro anche dalla giovanissima età.


    Il volume è corredato da uno studio del medesimo autore sul simbolismo relativo alla denominazione di Zolfo Rosso, attribuita nell’esoterismo islamico ad Ibn ‘Arabî (studio apparso in Francia assieme a quello sulla Fanciulla in un’unica pubblicazione nel 2006, e ad esso collegato da diversi punti di vista), e da una Postfazione dell’editore italiano (nella quale si sviluppano alcune delle deduzioni che si possono trarre da quest’opera di Gilis, in particolare a proposito dell’origine ‘muhammadiana’ dall’influenza spirituale veicolata da Dante).


    ‘Abdu r-Razzâq Yahyâ (Charles-André Gilis):
    La fanciulla di nove anni - (comprensivo di uno studio del medesimo autore sullo Zolfo Rosso e di una Postfazione dell'editore italiano)


    Campegine (RE) Gennaio 2012, Edizioni Orientamento/Al-Qibla,
    127 pagg., euro 13,20
    ISBN 978-88-89795-14-9


    Per ordini ed informazioni: info@edizioniorientamento.it
    http://www.edizioniorientamento.it/O...ormazioni.htm/

 

 

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  3. Svanito quell'odore di zolfo...
    Di Jean Fourier nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 29-06-07, 11:12
  4. Gli acquisiti secondo Grillo e l'odore di zolfo!
    Di Bianca Zucchero nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 06-12-06, 23:31
  5. L'odore di zolfo, in attesa del fumo.
    Di Bianca Zucchero nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 06-12-06, 21:51

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