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    Predefinito Macchè 11 settembre...

    ...é il primo Aprile!

    E venne il giorno del Giudizio Universale, il mondo fu giudicato da un dio imbecille. Un mondo guidato da cretini e presieduto dal principe dei cretini: non ho altre parole per riassumere il senso della bufala cosmica delle rivelazioni di Wikileaks.

    Scusate ma non capisco l’allarme mondiale.
    Frattini dice che è stato l’11 settembre della diplomazia mondiale, a me è parso il Primo Aprile.
    Certo, un furbo circondato da furbetti ci ha guadagnato.
    Ma vi rendete conto di quale Cazzata Planetaria ci stiamo occupando?
    Sono giudizi sommari e stupidi espressi da qualche funzionario che deve redigere le sue note informative per la Casa Bianca e copia dai giornali e dalle tv; mica sono le pagelle del Signore sulle convocazioni in paradiso e sulle dannazioni all’inferno.

    Riflettete un attimo, per favore, su quei rapporti.
    E ripassate in rassegna quei giudizi, la fonte e il tenore.
    Nella migliore delle ipotesi sono aria fritta, cose risapute, traduzioni in forma di gossip di giudizi che già s’intuivano.
    Nella peggiore sono chiacchiere da saloon, tra un whisky e l’altro, che sembrano ispirate più dalla lavandaia - con tutto il rispetto per le lavandaie - piuttosto che dalla diplomazia più importante del mondo.
    Se questa è la diplomazia americana, allora Dagospia for president, via Obama dalla Casa Bianca e dentro Roberto D’Agostino che almeno è spiritoso e non pretende con i suoi giudizi di guidare la superpotenza mondiale.

    Ma che senso ha riferire in mondovisione giudizi scemi su Putin macho e capobranco, la Merkel di scarsa fantasia, Sarkozy l’imperatore nudo e autoritario, Ahmadinejad il nuovo Hitler pazzo, Gheddafi un ipocondriaco che si è fatto il botulino ed ha un’amante ucraina, Karzai il paranoico, Kim Jong Il, leader della Corea del Nord, un vecchio ciccione con l’ictus...

    A proposito di ciccioni, una obesa signora americana, come purtroppo ce ne sono tanti negli States, Elizabeth Dibble, trincia un giudizio su Berlusconi dandogli dell’incapace e del vanitoso, e poi riferisce di feste selvagge, probabilmente traducendo alla lettera e senza un filo d’ironia il mitico bunga bunga.
    Ma i festini dei Kennedy e di Clinton erano da prima comunione?
    I giudizi della signora in sovrappeso (disturbi ormonali e ghiandolari?, dovremmo chiederci stando ai criteri usati per redigere questi compitini) sembrano solo il frutto di una sommaria lettura dei titoli dei giornali italiani all’attacco del premier; e la cosa perfida e grottesca è che ieri gli stessi giornali hanno riferito con grande solennità quei giudizi di cui essi stessi sono la fonte...
    Ma pensate che il compitino di una grassa patatona americana, per restare alle categorie usate in questo rapporto, sia così sconvolgente per gli equilibri mondiali e così determinante per influenzare l’azione politica di Obama?
    Su, sono chiacchiere da dopocena, tra il caffè e l’ammazzacaffè, mica altro.

    Penso cos’era stata per secoli la diplomazia europea, vaticana, orientale, cinese (a proposito, e della Cina non si dice niente negli States; paura?). Giudizi acuti e valutazioni prudenti, informazioni vere e stile di espressione... Tremila anni di diplomazia e di civiltà finiti nel cesso.
    Pensieri sparsi attaccati col chewing gum.
    Naturalmente non escludo affatto che ci siano fascicoli seri, e perfino minacciosi, oltre la giostra per idioti globali che è stata pubblicata ieri.
    Allora lasciamo da parte la buffonata e pensiamo alle cose serie.

    Il ciclone Wiki esplicita molte cose che erano implicite, e porta alla luce quel che tutti gli informati probabilmente già sapevano, regolandosi di conseguenza: la preoccupazione per l’Iran, le pressioni arabe per dichiarargli guerra, i rapporti difficili con Israele, la debolezza internazionale dell’Europa, e via dicendo.
    Per quel che ci riguarda, viene esplicitata una cosa che pensavamo e scrivevamo da tempo: all’Italia di Berlusconi, al di là del fumo dei pettegolezzi e delle campagne per delegittimarlo, alcuni ambienti internazionali, alcune lobbies e alcune diplomazie, a cominciare da quella americana, non perdonano i nostri rapporti economici con la Russia di Putin, la Libia di Gheddafi, la Cina e l’Iran.

    Non è il lettone di Putin o le amanti bionde di Gheddafi la loro preoccupazione, semmai è la propaganda;
    ma il fatto che l’Italia abbia vantaggiosi rapporti con quei Paesi, sia un loro partner significativo.
    Se vogliamo, è un copione già visto, ai tempi di Craxi e di Andreotti, forse anche di Moro.
    E non c’è da indignarsi e gridare al complotto ma c’è da capire e agire con realismo di conseguenza.

    Quella è la partita più delicata, da lì vengono i suggeritori internazionali che si servono magari di toghe avvelenate, ma anche di scatole vuote nostrane per riempirle di tritolo e far esplodere il governo in carica.
    Quello è il pericolo reale, oltre la bufala.
    Vedrete, non si fermeranno lì, le loro feste selvagge proseguiranno in varie direzioni per inguaiare il governo.
    Non so quanto Obama condivida questa linea.
    Per il resto, l’effetto immediato di questo gossip cosmico dovrebbe essere solo uno: chiudete le ambasciate e aprite le sale da parrucchiera.
    È la sede più consona per questi pettegolezzi.

    Marcello Veneziani prima pg. e pg.3 de ilgiornale.it 30 11 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Macchè 11 settembre...

    Ecco come il Cavaliere ha fatto gli interessi dell’Italia!

    Gli attacchi personali e politici a Silvio Berlusconi e al suo governo che vengono da funzionari di ambasciata degli Usa puzzano di petrolio e di gas.
    E non solo sono un attentato maldestro ai legittimi interessi economici italiani ed europei, sono anche sbagliati dal punto di vista della politica estera degli Usa e della difesa internazionale dal terrorismo.
    Definire Berlusconi come portavoce di Vladimir Putin, perché ha promosso il contratto tra Gazprom e l’Eni e l’Enel per la costruzione di South Stream, il gasdotto che dovrà portare 64 miliardi di metri cubi di gas (equivalenti a 64 milioni di tonnellate di petrolio) dai giacimenti del Caucaso, passando per la Russia, anziché per la Turchia come il rivale gasdotto Nabucco, è una battuta infelice e grottesca.

    Infatti, che cosa si dovrebbe dire di Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco, presidente di Nord Stream, società tra Gazprom e la tedesca E.On e Gas de France, che porterà il gas russo dal Baltico al Nord Europa e che è gemella di South Stream?

    Saipem del gruppo Eni costruirà il gasdotto sottomarino di South Stream, lungo 900 chilometri e poserà i tubi sottomarini di Nord Stream.
    E anche Nicolas Sarkozy è portavoce di Putin, dato che il colosso statale francese Edf fa parte di South Stream?
    Alcuni ritengono che l’Italia avrebbe dovuto, invece, entrare nel progetto del gasdotto Nabucco, che trasporterà 30 miliardi di metri cubi di gas del Caucaso, entrando in Turchia al confine con l’Iran e passando per l’area curda.

    Nabucco, dopo essere sceso in Turchia, risalirà verso Nord in Europa al confine tra Bulgaria e Grecia, mentre a Sud si prolungherà in Iran, con il cui governo quello di Ankara ha concluso un accordo.

    Dunque questo progetto in cui l’Eni e l’Enel sarebbero dovuti entrare, in alternativa a South Stream, tramite l’iniziativa politica del governo italiano, ci avrebbe impegolato in due grane: quelle dell’Iran, con cui c’è l’embargo e da cui l’Eni, che vi aveva concessioni petrolifere, si sta ritirando, e quello del transito nel territorio curdo, che è oggetto di contestazione con l’Irak ed è a rischio di attentati agli impianti.
    E ciò con un’operazione che all’Italia avrebbe portato solo una modesta frazione di gas, essendo il totale da spartire di 30 miliardi di metri cubi e non di 64 come con South Stream.
    Inoltre, la costruzione del gasdotto sarebbe andata solo in parte modesta al lavoro italiano, a differenza che in South Stream e in Nord Stream.

    La tesi per cui Berlusconi con queste alleanze economiche e commerciali, che generano per l’Italia grosse commesse per le nostre imprese di impiantistica e un notevole flusso di esportazioni verso la Russia, avrebbe avvantaggiato i russi e quindi «favorito» Putin, per ragioni personali, è grottesca.

    È chiaro che Berlusconi e il suo governo così fanno l’interesse dell’Italia, in accordo con la Germania e la Francia.
    La tesi per cui con questa iniziativa la Russia potrà controllare il gas del Caucaso in quanto la tubatura passerà per il territorio russo, mentre Gazprom entra nella gestione del gasdotto, non regge, dato che vi è spazio non solo per Nabucco, ma anche per un terzo gasdotto.
    Si tratta di Itgi di 10 miliardi di metri cubi che sarà realizzato su iniziativa di Edison, società a cui la francese Edf partecipa assieme alle municipalizzate italiane.
    Il fabbisogno addizionale di gas dell’Europa nel decennio è calcolato in 140 miliardi di metri cubi.

    Ed ecco quindi che Berlusconi, che oltreché un politico è un competente di cose economiche, in quanto non ha fatto il politico tutta la vita, come i capi del Pd, dell’Udc e di Fli, ma ha creato e gestito una grande impresa, ha stretto accordi con la Libia, non appena è caduto l’embargo che la riguardava.
    Proprio adesso, per una fortunata coincidenza, si trova a Tripoli.
    La Libia è ricca di petrolio e di gas.
    Gli accordi che sono stati conclusi con Gheddafi e che ora vengono man mano posti in attuazione prevedono che l’export di gas dalla Libia all’Italia, dai giacimenti coltivati e gestiti dall’Eni, aumenterà da 8 miliardi di metri cubi a 18. La metà dei 10 miliardi aggiuntivi arriverà con l’ampliamento del gasdotto tra la Libia e la Sicilia, l’altra metà con navi metaniere che riforniranno gassificatori sulle coste dell’Italia meridionale.

    Le imprese italiane, in contropartita, hanno grosse commesse per reti ferroviarie e altre infrastrutture in territorio libico, in collegamento da un lato con la Tunisia e dall’altro con l’Egitto.
    Il nostro Mezzogiorno ha un particolare interesse allo sviluppo delle relazioni economiche con il Nord Africa.
    E questo è anche un modo per aiutare a risolvere la questione meridionale, al di là delle chiacchiere.

    F. Forte sulla prima pg. e a pg.8 de ilgiornale.it 30 11 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Macchè 11 settembre...

    Il Pd scherza col fuoco: gli ex premier temono l’effetto boomerang!

    Arruolata.
    Elizabeth L. Dibble non sa ancora in quale guaio si è messa.
    I suoi dispacci mondani sul premier la stanno tramutando nell’ultima icona dell’antiberlusconismo.
    Le sue parole prima o poi finiranno in un elenco da leggere con enfasi teatrale davanti a milioni di persone.
    Basta poco in Italia per godersi un quarto d’ora di celebrità.
    Peccato che la signora ha lasciato Roma troppo presto.
    Quando era qui le toccava presentare inquietanti convegni sul futuro dei social network.
    Cose del tipo: ma Facebook e Twitter sono infantili?
    Ora avrebbe un posto in prima fila nella tv di Stato.

    Dibble ora è a Washington. Ha lasciato l’Italia dopo l’arrivo del nuovo ambasciatore. Le sue rivelazioni rimbalzano ancora nella politica italiana.
    Non poteva non essere così.
    Berlusconi è l’ossessione che perseguita la coalizione anti Cav.
    Qualsiasi cosa accada l’attenzione si sposta su di lui.

    È cominciata la litania: ma vi rendete conto l’immagine che noi diamo all’estero?
    Avete visto cosa pensa Obama? Scandalo, vergogna, Copasir, fustigazione. Non importa che i «diari» di Mrs Dibble siano poca cosa.
    È un frammento diplomatico, un’opinione, girata al dipartimento di Stato Usa come tante altre futili o meno futili.
    La vice ambasciatrice faceva il suo lavoro quotidiano, magari con un interesse particolare per il gossip. I suoi scritti infatti non sembrano illuminanti trattati di geopolitica. Ma tanto basta per strapparsi le vesti e pretendere la crisi di governo.

    Rutelli, il finiano Briguglio e un’altra accozzaglia di anti Cav urlano che il premier deve presentarsi subito davanti al Copasir.
    Non si capisce bene cosa Berlusconi dovrebbe riferire.
    Il Copasir è il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
    Sta lì a controllare i servizi segreti.
    Ma i report della Dibble sono commenti sulla vita privata del Cavaliere, simili a quelli che si leggono su Repubblica o sul Fatto.
    Non ci sono rivelazione scottanti. Non è un affare di Stato. Non c’è ombra di servizi segreti.
    Ieri Fassino si è ritrovato citato per una conversazione sul ruolo italiano in Afghanistan.
    Ormai ogni volta che accade qualcosa c’è qualcuno che invita il capo del governo a farsi una passeggiata al Copasir.
    Perde il Milan? Berlusconi vada al Copasir. Stiamo a questi livelli.

    I report sulla Merkel, su Sarkò, su Zapatero sono altrettanto feroci e imbarazzanti.
    A quanto pare i funzionari della diplomazia Usa si divertono a scarnificare i leader alleati.
    La Casa Bianca in questi giorni mostra un rosso vergogna sulla facciata.
    Le rivelazioni su cosa pensano i sauditi dell’Iran sono un brutto guaio.
    La signora Clinton che faceva spiare Ban Ki-Moon ne esce a pezzi.
    Nixon fu massacrato per molto meno.
    Ma dal Fli al Pd straparlano di Italia messa alla berlina.

    È un gioco pericoloso.
    Il fango non ha una coscienza politica.
    Quando segreti, chiacchiere e pettegolezzi svolazzano ovunque è difficile ripararsi. Le cartacce non parlano solo del governo Berlusconi. Sono uscite prima perché il Cav fa più notizia di Prodi o D’Alema, ma le letterine dell’ambasciata riguardano un po’ tutti. Il ministro degli Esteri Frattini consiglia a Bersani di non sbilanciarsi troppo.
    «Il dovere delle istituzioni è garantire l’interesse nazionale. Questo è mio dovere farlo. Vedremo che cosa uscirà più avanti, magari può essere di interesse per Bersani».

    La polemica si accende.
    Mantovano ricorda all’opposizione che quando Prodi era al governo nessuno ha usato la politica estera per delegittimare l’Italia.
    «Sulle missioni all’estero abbiamo votato con la maggioranza. Siamo stati responsabili».
    Casini invita Pd e Fli a non giocare con il fango. Lo stesso Prodi si preoccupa subito di smentire chi lo accusa di aver pagato il riscatto ai talebani per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo, il giornalista di Repubblica.
    L’onda di caos generata da Julian Assange a quanto pare non fa stare tranquillo nessuno. Cosa c’è in quei file in libera uscita?
    D’Alema dice che la «cosa non è finita».

    Anche lui guarda a Washington:
    «I documenti svelano le relazioni fra gli Stati Uniti e il resto del mondo e creano molti problemi agli Usa».
    L’ultima battuta è per Prodi: «Certo non potranno dire che partecipava a festini selvaggi».
    Ma potranno dire altro. Una cosa è certa: i diplomatici americani chiacchierano molto.

    Vittorio Macioce a pg.4 de ilgiornale.it 30 11 2010

    saluti

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    Predefinito Rif: Macchè 11 settembre...

    Repubblica e Unità: ecco le fonti top secret dei rapporti americani!

    Nelle scuole di giornalismo è la lezione numero due dopo le «cinque w».
    Gli archivi dei servizi di intelli*gence sono composti da un gran numero di articoli di giornali, motivo per il quale bisogna essere scrupolosi nella selezione delle fonti.
    I 3.012 cablogrammi inviati a Washington dall’amba*sciata Usa di Roma non fanno eccezione. Tranne i reso*conti diplomatici, gli excerpta di Wikileaks sono un ve*ro e proprio collage di articoli ed editoriali.
    Le informati*ve di Elizabeth Dibble hanno un corrispondente nelle articolesse antiberlusconiane di Giuseppe D’Avanzo su Repubblica dove il Cavaliere è paragonato all’egoar*ca della Compagnia dei Celestini di Stefano Benni.

    «Berlusconi è fisicamente e politicamente debole a causa delle frequenti lunghe nottate», gli accenni ai «party selvaggi» contenuti nei telegrammi romani sem*brano ripresi pari pari dalle elucubrazioni di D’Avanzo che accompagnarono le dieci domande dell’estate 2009.
    Scriveva l’inviato napoletano che «una vita disor*dinata e sconveniente lo ha reso fragile, ricattabile», ac*cennava alla sexual addiction e vi ricamava sopra. Fian*cheggiato da Concita De Gregorio sull’ Unità che nel giugno dell’anno scorso sottolineava come «l’ossessio*ne di Berlusconi per le ragazze è da anni la prima occu*pazione di chi lo circonda».

    A fare massa critica anche la biografia-scandalo della escort Patrizia D’Addario e il libro sul Cavaliere vergato da Paolo Guzzanti, entram*bi ripresi con enfasi dal Fatto Quotidiano .
    Analogamente,l’amicizia con il premier russo nei re*port viene costellata di «lucrosi contratti» e «generosi regali» e la confidenza tra i due leader vede Berlusconi paragonato a «portavoce di Putin».

    Anche qui si com*prende come non sia farina del sacco della Dibble per*ché tanto l’ Unità quanto Repubblica non hanno mai perso occasione per connotare negativamente i rappor*ti Italia-Russia facendo leva sulla diffidenza Usa nei confronti di Mosca.
    Il gioco del passaparola dei quoti*diani italiani di sinistra, che solitamente si traduce con invettive dell’ Economist o del Financial Times , questa volta è salito di grado finendo nei dossier di Via Veneto.

    «La leggenda palatina ha certificato l’intensità del*l’amicizia nel dono del celebre letto a baldacchino», scriveva Filippo Ceccarelli su Repubblica nel settem*bre 2009 aggiungendo che «il Cavaliere si definisce “l’avvocato” di Putin che in risposta lo proclama “me*diatore ideale”».
    Parole chiave utilizzate nel report.
    Le perplessità Usa sugli accordi strategici tra imprese italiane e russe, soprattutto la partecipazione di Eni al gasdotto South Stream, sono state sviscerate in nume*rosi articoli.
    «Un do ut des in cambio di contratti miliar*dari », ha chiosato Umberto De Giovannanageli sul*l’ Unità nell’agosto 2009, mentre Affari e Finanza della Repubblica sempre l’anno scorso aveva anche indivi*duato l’ «oscuro mediatore».

    C’è «l’intenzione compro*vata da anni di episodi di estendere gli affari personali alle attività russe» e «negli ultimi tempi è stato spesso avvistato Valentino Valentini (deputato vicino al Cav; ndr ) come brasseur d’affaires di Berlusconi in Russia».
    Insomma, se il trend sarà confermato, è evidente che il materiale è costruito con ritagli stampa inviati da Roma a Washington perché Foggy Bottom li analizzasse.

    Ma se l’antiberlusconismo non fosse diventato antiitaliani*tà, la situazione sarebbe meno grave.

    Gian Maria De Francesco a pg.4 de ilgiornale.it del 30 11 2010

    saluti

 

 

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