di Alessandro Sallusti sulla prima pagina de ilgiornale.it 2 12 2010
Il conto alla rovescia per conoscere i desti*ni di governo, mag*gioranza e quindi del*la legislatura, è iniziato.
Il segnale di ieri è stato chiaro.
La Camera dei de*putati ha sospeso i lavori fino al 13 dicembre, gior*no nel quale Silvio Berlu*sconi chiederà la fiducia.
Un ramo del Parlamento quindi chiude per evita*re che le tensioni politi*che possano mettere a ri*schio l’approvazione, da parte del Senato, della manovra finanziaria, co*sì come chiesto dal presi*dente Napolitano: prima si mettono al sicuro i con*ti, poi si affrontano le be*ghe politiche.
Evidente*mente era alto il rischio che alcuni passaggi par*lamentari (per esempio la sfiducia al ministro Bondi) potessero decre*tare anzitempo l’apertu*ra di una crisi formale.
In politica le trattative non finiscono mai (e le seconde linee continua*no a farlo), ma, fotogra*fando la situazione, a og*gi emerge che non c’è più spazio per ricompat*tare la vecchia maggio*ranza.
Il tradimento di Fi*ni si è spinto oltre la linea di un possibile ritorno e ieri Berlusconi lo ha riba*dito: o ci sarà una fiducia ampia oppure si va a vota*re. Toccherà quindi ai fi*niani decidere se render*si complici delle dissen*nate scelte del loro capo.
Col passare dei giorni an*c*he loro hanno abbando*nato le residue speranze di un ribaltone (tutti, ma proprio tutti alleati con*tro Pdl e Lega) privo di senso politico, incom*prensibile agli occhi del*l’opinione pubblica, tec*nicamente impossibile per divergenze di strate*gia e interessi tra le varie componenti.
Allora si va certamente a votare?
Sì, a meno che non si verifichino due condizioni.
La prima è che venga allo scoperto il malessere di molti fi*niani, disposti sì a pren*dere le distanze dal grup*po dirigente del Pdl, ma non a fare cadere il gover*no mettendo fine alla le*gislatura.
La seconda è che un certo numero di parlamentari ora all’op*posizione (tra radicali, Udc e delusi di sinistra) il 14 dicembre votino la fi*ducia.
E non è detto che questa seconda ipotesi, anche se si realizzasse, sia sufficiente a evitare poi il ricorso alle urne.
Quella che Berlusconi sta cercando e chieden*d*o in queste ore non è in*fatti soltanto una mag*gioranza numerica ma un patto politico in gra*do di sostenere la gover*nabilità e le riforme non più rinviabili.
Con la Camera chiusa, la guerra di Fini e dell’op*posizione si sposterà sul fronte mediatico.
Fallito l’assalto Wikileaks (ieri la Clinton ha detto che Berlusconi è l’alleato più affidabile per l’Ameri*ca), l’obiettivo è semina*re il panico sulla tenuta dei conti dello Stato per creare un clima ostile al*le elezioni anticipate e convincere quindi Napo*litano prima e lo stesso Berlusconi poi a trovare soluzioni alternative.
È un gioco sporco, che crea turbativa sui merca*ti finanziari internazio*nali, che baratta la tenu*ta della nostra economia con questioni di potere e interessi personali.
Pre*pariamoci a questo assal*to finale ma non cadia*mo nel trabocchetto.
Non siamo nella situazio*n*e nella quale si sono tro*vate la Grecia e l’Irlanda.
Lo dicono tutti meno Fi*ni, Bersani, Vendola, Di Pietro e i giornali di sini*stra.
Un motivo ci sarà.
saluti




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