http://www.corriere.it/cronache/09_a...4f02aabc.shtml
Portaborse, 6 su 10 in «nero»
L’Italia non imita l’Europa
Disattesi gli impegni presi nella scorsa legislatura. Il presidente del Senato giura: soluzione in arrivo
ecc..


http://www.corriere.it/cronache/09_a...4f02aabc.shtml
Portaborse, 6 su 10 in «nero»
L’Italia non imita l’Europa
Disattesi gli impegni presi nella scorsa legislatura. Il presidente del Senato giura: soluzione in arrivo
ecc..
LOMBARDIA LIBERA IN LIBERA EUROPA


E' semplice. Chi non ha il portaborse registrato, non riceve i denari.
Al massimo le Camere dovrebbero avere un ufficio che agevoli le pratiche per le assunzioni.
E' sufficiente un commercialista che lavori un giorno alla settimana.
Con l'esercito di funzionari ministeriali non sarebbe difficile trovarne uno a disposizione per questa operazione di regolarizzazione.
No in italia non ci siamo.
E' inutile che ci facciano le prediche.
E' tutto alla deriva.


http://milano.corriere.it/milano/not...48362247.shtml
Storia di un'area industriale: Tramontati i mega progetti di rilancio
L’ex Alfa e i cento progetti fantasma
Dopo l’auto solo l’industria dei precari
Arese, fallito il rilancio dell’area.
Il futuro? Case, alberghi e un centro commerciale
MILANO - Cinesi con la tessera dei Cobas; americani messi in ginocchio dalla crisi che costruiscono capannoni per imprese in crisi anch’esse; 550 sopravvissuti in tuta blu che continuano ad avere la giornata scandita dalla sirena. Benvenuti nell’area Alfa di Arese, anno di grazia 2009. Qui dove i progetti futuribili si infrangono contro le inerzie della politica. E passato e futuro del lavoro vivono gomito a gomito. All’inizio fu il «polo della mobilità sostenibile» della Regione. Nulla di fatto. Mille altri fantasiosi progetti hanno poi fatto la stessa fine. Arese doveva diventare prima un centro ospedaliero, poi un polo della logistica, il quartier generale dei grossisti cinesi di Chinatown, persino una succursale logistica del porto di Genova. Le catene di montaggio nell’«arrocco Fiat» non ci sono più dal 2003. Qui per Fiat continuano a lavorare 550 persone: due settimane in officina o al collaudo motori, due a casa in cassa integrazione. Legati alla galassia Fiat anche i 300 operatori di un call center e i 150 dipendenti di piccole società che offrono servizi finanziari e commerciali. In tutto un migliaio di persone. «L’azienda doveva presentarci a febbraio un progetto per la riqualificazione del suo insediamento, ma poi la crisi ha bloccato tut*to», racconta Maria Sciancati, segretario generale della Fiom di Milano. Le tute blu sopravvissute non si fanno illusioni.
La crisi dell’auto morde il settore, dovendo sacrificare posti di lavoro quelli di Arese potrebbero essere i primi. Riempire Tir di motori da collaudare diretti ad Arese non è mai stato economico. Con la crisi potrebbe diventare addirittura insostenibile. Come i giapponesi rimasti a combattere nelle isole del Pacifico dopo la fine della II Guerra mondiale, i Cobas non si arrendono: «L’azienda vuole andarsene. Ma se noi abbiamo lavorato per vent’anni per arricchire pochi, sia chiaro che una volta senza lavoro andremo da quei pochi a prendere quello che ci spetta», promette il leader storico dei Cobas, Corrado Delledonne. L’area di Arese non finisce con la Fiat. L’azienda di Torino possiede circa 300 mila metri quadrati. Poi c’è il milione di metri quadrati in mano alla Aglar dell’imprenditore della grande distribuzione, Marco Brunelli. E, infine, i 600 mila metri quadrati in cui l’americana Aig, in joint-venture con Lincoln Real Estate, sta creando un polo della logistica da affittare o vendere alle aziende più diverse. Altri 50 mila metri quadrati di capannoni saranno pronti entro luglio. «Nonostante la situazione difficilissima i progetti avviati in Italia (Arese, Fiano Romano e Fiumicino) saranno portati a termine nei tempi previsti — assicura la società —. E quindi, per Arese, nel giro di un paio d’anni».
Le aziende già insediate sono le più disparate. Si va dalla Fiege che confeziona abiti alla Ceva logistics. Poi ci sono i cinesi della Caris. «Gente che fino a ieri lavorava anche 16 ore al giorno affacciata su un nastro trasportatore a selezionare rifiuti. Oggi sono quasi tutti nostri iscritti. E abbiamo strappato qualche diritto in più», dice Renato Parimbelli dei Cobas. Qui le cooperative la fanno da padrone. «Ha ragione Berlusconi — spiazza Parimbelli —. Spesso dietro le coop c’è gente di sinistra, magari ex sindacalisti, che vive sfruttando gli altri». Fin qui il presente. Per quanto riguarda il futuro, l’accordo di programma sull’area di Arese è scaduto a fine 2007 e adesso Comuni, Provincia e Regione stanno lavorando per rinnovarlo. «Ce la faremo nel giro di qualche mese», assicura il sindaco di Arese, Gino Perferi. Nella sua area Brunelli vuole costruire il centro commerciale più grande d’Europa (77 mila metri quadrati). Il sindaco di Garbagnate punta su un progetto residenziale da 250 mila metri quadrati. Fiat vorrebbe costruire un albergo. Insomma, l’industria arretra, tracimano commercio e alberghiero. D’altra parte qui siamo a due passi dalla Fiera. E gli affari dell'Expo fanno gola a tutti
Rita Querzé
03 aprile 2009
LOMBARDIA LIBERA IN LIBERA EUROPA


mah ... ul formigun non aveva mica giurato e spergiurato che Arese sarebbe diventato il polo per lo sviluppo del GPL e le auto ecologiche per tutta l'Europa
'tagliani: se li conosci li eviti


http://www.corriere.it/cronache/09_a...4f02aabc.shtml
Barberi: danni irragionevoli. Gli architetti: serve un piano urgente
«Cadute anche le case nuove»
Il bluff dei palazzi anti-sismici
Il presidente della Commissione grandi rischi: «Si pone il problema della qualità delle costruzioni»
L'AQUILA - Le parole che fanno più male: «Un terremoto così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto». Le pronuncia Franco Barberi, presidente della Commissione grandi rischi. Poco prima il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha lanciato il suo allarme: «Qui sono cadute anche le case nuove». E allora Barberi passa all’attacco: «Se è vero che anche edifici che avrebbero dovuto essere costruiti in base alle normative antisismiche hanno subito danni irragionevoli — spiega —, allora si pone il problema del controllo della qualità delle costruzioni. In particolare per le strutture pubbliche e strategiche: ospedali, scuole, edifici del governo».
ecc.ecc...........
LOMBARDIA LIBERA IN LIBERA EUROPA

