
Originariamente Scritto da
Alessandro Storti
Il tema che voi ponete è molto importante. Da quando la Lega Lombarda divenne Lega Nord per incorporazione (di fatto) delle altre leghe regionali, nel lontano 1991, si è molto spesso dibattuto sull'opportunità di compiere un processo in senso inverso, ridando centralità e piena autonomia, se non addirittura indipendenza, alle singole realtà territoriali.
Non si è trattato di uno scontro politico esclusivamente interno alla Lega, ma anche di un conflitto teorico generale nella galassia politica, associativa e culturale padana.
Basti ricordare il caso dei Quaderni Padani, con cui ho avuto l'onore di collaborare per diversi anni, che si sono sempre fatti portatori di un padanismo tendenzialmente unificante. E basti pensare, per contro, alle tensioni emerse nel Parlamento della Padania di Chigolo Po, in cui si consumò una sorta di prima scissione della galassia autonomista padana, attorno alla contrapposizione fra Confederalisti e Federalisti: pochi mesi dopo la fine di quell'esperienza si sarebbe verificata, non a caso, la prima massiccia fuoriuscita di lighisti veneti con la nascita della Liga cominciniana.
Personalmente ho sempre riconosciuto e difeso il concetto di Padania. Tuttavia ciò non mi ha impedito, fin dal lontano 1996, di rendermi conto che la secessione della Padania non può che cominciare dalle Regioni, per parafrasare il titolo dello studio che pubblicai proprio sul numero speciale dei Quaderni Padani (il settimo della serie) dedicato al 15 settembre.
La Padania esiste nella storia, nella cultura, nei legami socio-economici, nel tessuto produttivo, ma non nelle istituzioni. Ciò significa che non è possibile rifarsi ad una Padania-istituzione per rivendicare il diritto di secedere. E non sarebbe molto più agevole il rifarsi ad un "popolo padano" per invocare un diritto collettivo di autodeterminazione dello stesso.
Gli "strumenti" giuridici che abbiamo per secedere dallo stato italiano si chiamano Regioni. Ho parlato di "strumenti" e non semplicemente di "soggetti" perchè questa è la nostra vera risorsa strategica: utilizzare i soggetti in questione, le Regioni appunto, come strumenti per scardinare e superare l'unità statuale italiana.
Arrivando quindi al caso specifico della mia Regione, non posso far altro che constatarne l'esistenza e dunque la legittimità giuridica, in quanto comunità politica ben definita e riconosciuta, a porsi come soggetto attivo in un processo di separazione dallo stato italiano. La Regione Lombardia esiste ad ogni effetto e per essa io invoco il diritto di secedere. Se un giorno esisterà anche una Padania-istituzione, magari formata dalle Regioni che saranno riuscite nel frattempo a secedere separatamente dall'italia, ne sarò ben lieto. Ma oggi ciò che abbiamo è altro e non avrebbe senso non sfruttarne le potenzialità.
A margine, sottolineo il fatto che la pretesa di procedere tutti allo stesso passo significa soltanto rallentare chi è più veloce. E' il caso del Veneto, che probabilmente già oggi si troverebbe in condizioni simili alla Catalogna se la locale dirigenza leghista non fosse costretta ad attenersi strettamente alle direttive imposte da Via Bellerio. Le dinamiche del conflitto di interessi fra Regione Veneto e Repubblica Italiana sarebbero molto più chiare, nette e proficue per i Veneti se non esistesse la pesantissima mediazione parlamentare della compagine leghista, costretta a mantenersi ligia alla disciplina della maggioranza di governo per interesse di partito. Si tratta non a caso di una dinamica del tutto opposta a quella di partiti di raccolta territoriale come CiU in Catalogna, PNV in Euzkadi e, senza andare all'estero, SVP nell'ambito dell'Espressione Geografica... Rappresentare un solo territorio ben definito istituzionalmente, mantenere le cosiddette mani libere o quasi presso il governo centrale per ottenere i maggiori risultati possibili al minor prezzo, egemonizzare il contesto politico in sede locale, moltiplicando le rivendicazioni pro-autogoverno.
Un caro saluto padanista e separatista lombardo,
Alessandro Storti