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  1. #1
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    Predefinito Right, ma non "di destra"

    Right, ma non "di destra"


    Mi arrendo: il mio nome è Right, ma non sono "di destra". Dovrebbe essere la stessa cosa, ma l'Italia non è un Paese occidentale, l'Italia è l'Italia, e qui la "destra" ha una tradizione che non muore, si trasforma, mantenendo però intatte le sue caratteristiche di fondo. Caratteristiche che non sono e che non lo saranno mai le mie.

    Me lo diceva sempre un vecchio forumista di Pol che purtroppo non ci ha seguiti in questa nuova avventura: "Tu, Florian, con la destra non c'azzecchi!" Ci scontravamo sul forum di Francesco Storace, quando la momentanea presenza in quel partito di gente come la Santanchè, la de Albertis e Pagliarini mi aveva indotto a lasciare, per dispetto, il carrozzone berlusconiano.

    Boy 74 odiava la Santanchè, giudicando come uno scherzo del destino la presenza di individui che non avevano militato nel MSI in quello che doveva essere il partito della destra sociale. Già, perchè la destra italiana o è sociale o non è, e questo non lo diceva soltanto l'eterodosso Pino Rauti, ma addirittura il gran capo Giorgio Almirante, per nulla disposto a disconoscere le origini fasciste, e per giunta "movimentiste", dello schieramento missino.

    Questo che per me è un peccato d'origine e che per Boy era invece la sola ragione della sua militanza "a destra", per quanto lui non amasse affatto questa parola ed io invece sì, rappresenta lo scoglio insormontabile di chi voglia in Italia misurarsi con la politica "non di sinistra". Per quanto il MSI abbia lasciato alla sua scomparsa un arcipelago di anime spesso in forte ostilità tra di loro ci sono dei "luoghi comuni" a destra, che rendono riconoscibile all'istante chi è degno di farvi parte e chi no.

    Toglietemi tutto, ma non il sociale


    Si è già detto di come la peculiarietà della destra italica sia quella di avere una sensibilità sociale che ha portato molti destri a flirtare apertamente col socialismo di sinistra, in uno scambio di casacche e di voti che dura tutt'ora. Non a caso nelle fila della nostra destra è tipica l'infatuazione per il repubblicanesimo mazziniano, per Garibaldi, al limite persino per Pisacane. Per Crispi e, naturalmente, Mussolini. E' un nazionalismo che si è trovato a destra quando il socialismo ha diomenticato la Patria per abbracciare l'internazionalismo e il pacifismo. Ecco dunque l'incontro fra Sorel e Nietzsche, quel socialismo nazionale che, declinato in tutti i modi possibili e immaginabili, ancora rappresenta il pensiero di base dei nostri "destri".

    In piedi, dinanzi alle rovine

    Su questa base social-nazionale si è venuta a soprapporre nell'immediato dopoguerra l'elemento spirituale, tradizionalistico. Già il fascismo aveva negato il materialismo comunista, dunque ciò favorì la difficile ma persistente coabitazione tra nazionalisti e reazionari, esemplificata dal seguito evoliano. Grazie al barone Evola i missini si scoprono aristocratici in lotta contro il mondo moderno, ma la loro aderenza alla RSI li porterà a distorcere parzialmente le tesi del maestro, che preferì sempre l'ancoraggio liberalconservatore a quello socialcomunista. Molti evoliani, invece, proprio sulla natura anticapitalista della "Tradizione" e del platonismo, mossero alla ricerca di una terza via aristocratica e guerriera alternativa innanzitutto all'Occidente "plutocratico".

    Contro il comunismo e la reazione: Terza posizione

    Si sviluppa a macchia d'olio tra i giovani "di destra" il terzaforzismo, antirusso e (soprattutto) antiamericano, ricalcato sull'esempio dell'Asse italotedesco stretto nella "tenaglia" delle due superpotenze mondiali. L'idea di una Terza Posizione legata alle nazioni sfruttate del Terzo Mondo, alla Palestina e all'Islam, doveva catturare le speranze di tutti coloro che militarono a destra durante e dopo gli anni di piombo. Caratterizzando, per la profondità e l'originalità delle analisi, non solo la destra radicale, ma anche la Nuova destra intellettuale e al fine la stessa destra istituzionale.

    Più uniti c'è alleanza, ma la destra?

    Con l'avvento di Tangentopoli la destra italiana si trova, senza volerlo, riammessa nelle istituzioni e deve giocoforza rinunciare all'ipotesi fascista. Lasciato l'antisemita Le Pen per il gollista Chirac, l'Alleanza Nazionale faceva sì i conti con la democrazia e il liberalismo, ma restava legata allo statalismo, al pregiudizio antiliberista, all'antiamericanismo, che dovevano naturalmente confliggere con Forza Italia e con la maggior parte delle destre occidentali.

    Aristocratici o sottoproletari, ma mai borghesi

    La destra italiana si forgiò nel disprezzo jungeriano per la borghesia. Ragion per cui l'anticomunismo italiano si è trovato ad essere aristocratico o sottoproletario, ma mai borghese. Borghese è infatti l'ultimo uomo di Nietzsche, materialista e perciò capitalista. Borghesi sono gli odiati americani fautori della globalizzazione, quella globalizzazione che "uccide i popoli", "depreda le economie nazionali", riduce le culture autoctone a mero "americanismo".
    L'antipatia per gli spiriti borghesi si è associata ad una posizione pseudoaristocratica mai venuta meno a destra. Un'aristocraticismo che sposa il gesto eroico, la nobile sconfitta, e sopra tutto un atteggiamento stoico verso la vita che si racchiude nella fedeltà al proprio onore.

    La vecchia destra, ovvero la cattiva medicina

    Chi ha oggi una certa età si ricorderà bene di quando, bambino, doveva ingoiare la medicina, solitamente "cattiva", che gli era stata prescritta dal suo amorevole pediatra. E i toni "aspri" di quei preti vecchio stampo che per il "tuo bene" ti ammonivano di non fare questo e quell'altro, assecondati e aiutati in quell'opera di formazione e di correzione a cui partecipavano, in misura diversa, anche maestri e genitori.
    Poi arrivò il Sessantotto e con esso l'idea che la società era sbagliata, non il singolo, e che l'Inferno ci era propinato su "questa vita" proprio da coloro che parlavano tanto dell'altra. Il Sessantotto fu una rivoluzione generazionale e sociale che decretò la morte del Padre e con esso della Vecchia destra, conservatrice, militarista e talvolta bigotta che rimase da allora ai margini della società come della politica

    La Right Nation, ovvero l'ottimismo dell'uomo comune

    La Vecchia Destra era colta, matura e severa nella sua ottica fondamentalmente pessimista. La sua dipartita lasciò uno spazio a destra della sinistra che fu occupato, lentamente, da un popolo piuttosto eterogeneo di (piccolo) borghesi che avevano dietro di sè non più le rovine del dopoguerra e la consapevolezza dei vinti, ma i fasti di una guerra fredda vittoriosa a cui era mancato solo il sugello istituzionale per essere ricordata come tale.
    Questo popolo, non potendo essere nazionalista avendo vissuto in un'epoca in cui ad essere tali erano soltanto i fascisti, ed essendo visceralmente anticomunista per il suo ancoraggio al cattolicesimo e al capitalismo, non potè che essere filo-americano, guardando agli USA come patria ideale di chi ha fiducia nell'individualismo dell'uomo comune, i cui successi sull'uomo nuovo fascista e/o comunista, infondono ottimismo riguardo al futuro dell'umanità.

    Magia dell'America

    L'America è la rappresentazione positiva di quanto nelle fiabe tradizionali viene dipinto spesso come un bellissimo ma tragico inganno. E' la casa di zucchero e marzapane di Hansel e Gretel, ma senza la strega cattiva. E' la città dei balocchi che si offre a Pinocchio senza l'intermediazione di Lucignolo. L'America è il mito della prosperità a buon mercato, l'isola felice di chi, grazie al proprio impegno può farcela a dispetto delle sue posizioni di partenza. Questa è la ragione per cui a tutti è permesso di guadagnare con il sogno americano, tranne a chi rifiuta l'egualitarismo, a chi tiene a preservare il proprio ceto sopra ogni altra cosa. L'America, patria della destra nuova è così allo stesso tempo l'eterno nemico di una Destra vecchia che non demorde nell'affermare il proprio status e i propri privilegi.

    Apologia della Right Nation

    Questo popolo di entusiasti dell'America, che in mancanza di un termine più adeguato chiameremo la Right Nation, è insieme conservatore e liberale, laico e cattolico, reazionario e progressista a seconda che lo si metta in relazione che la Vecchia destra e la Nuova sinistra.
    E' un popolo che si sente a suo agio nei grossi centri commerciali, che è cresciuto non con il piombo dei vecchi soldatini ma in mezzo alla plastica delle comunissime Barbie, che alla musica classica preferisce il rock, al cinema d'essai i più accessibili action movies, e che ha imparato l'inglese sui fumetti. Per questa gente, che preferisce lo scatolame alla nouvelle cuisine, la coca cola agli aperitivi, che a volte si mantiene in linea e a volte no, gli attempati fedeli della cultura del dovere son tutti dei menagrami profeti di sventura.
    E' un popolo che ha infatti scoperto che la medicina può essere anche saporita, che un pizzico di epicureismo non guasta, e che fra la democratica Atene e l'aristocratica e comunista Sparta ha deciso senza indugio per la prima.
    La Right Nation sente di aver dietro di sè errori e storture che hanno formato le vecchie ideologie e che le sue vittorie politiche, economiche e sociali non le sono state adeguatamente riconoscute.

    La Right Nation contro la destra?

    La Right Nation in America parteggia solitamente per la destra, ma in Europa - e special modo in Italia - è ancora in cerca di una stabile collocazione. Quando ha combattuto a fianco degli USA contro talebani e iracheni si è trovata infatti contro non solo i socialcomunisti e gli anarchici, ma anche gli ultimi discendenti di quella Vecchia destra che oggi guarda paradossalmente alla Russia per costruire un'Europa unita e armata distinta e distante dagli USA. Una Vecchia destra europeista ed antioccidentale che ha occupato ormai l'intero spazio alla sua sinistra unendosi in una union sacrée con il nemico di ieri, in un'alleanza tradizionalista e anticapitalista che ha accettato il postmoderno come estrema scelta antimodernista. Una forza magmatica ancora in ebollizione con cui la Right Nation, in futuro dovrà, purtroppo, fare i suoi conti.


    Mr. Right
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  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Right, ma non "di destra"



    Barbie nelle vesti di Miss Liberty, icona della Right Nation
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  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Right, ma non "di destra"

    Sono sempre più convinto che la Right Nation differisca alquanto dalla "destra italiana" soprattutto sul piano antropologico. Lo stesso piano che vede oggi un riavvicinamento fra la destra tradizionale e il progressismo più moderato.

    La destra si fonda sulla cultura del dovere, sull'impegno civile, sulla solidarietà cristiana. Più repubblicana che liberale, la destra incarna il binomio "valori & legalità" e perciò, se non fosse per Berlusconi, troverebbe politicamente una forte sponda in Di Pietro, in Casini e persino nel mondo postcomunista. E' cio su cui punta Fini, quando sarà mutato il quadro politico.

    La Right Nation, al contrario, è fondamente liberale e con un forte impulso libertario, meno attenta ai doveri comunitari e più incline all'individualismo. E' una destra assolutamente antielitaria, di cui combatte gli stili ricercati sfoderando il suo orgoglio borghese. E' religiosa, ma non troppo, perchè, a differenza dei cattolici più ortodossi, è fortemente attratta dalla modernità e vive senza troppi disagi in quest'era consumistica. Semmai, il right sarà più incline a riconoscersi nell'integralismo popolare, proprio di quei movimenti carismatici che spesso sono visti dalle gerarchie con malcelato sospetto.

    Il destro tradizionale ama distinguersi tra la folla, magari vestendo firmato, frequentando circoli e locali di lusso e prestandosi talora a comportamenti eccentrici. Si esalta negli sport, a volte estremi, oppure nella vita ascetica o militare.

    Il right sembra al contrario fuggire scelte di vita estreme, accettando conformisticamente la "medietà". Per questa ragione è portato a mischiarsi alla folla metropolitana senza dare nell'occhio come dandy (destra) nè tanto meno come alternativo (sinistra). Ama lo sport, ma più da spettatore che da praticante. Si tiene lontano dall'esercito, pur essendo un convinto assertore delle forze armate.

    Il destro vive solitamente in ambienti antichi e sobri, tra legni pregiati e libri impegnati. Viceversa il right opta per i colori vivaci, per le superfici lucide e moderne, da dove sbucano best sellers, fumetti e dvd.

    Se per il destro l'habitat principale è lo studio con la sua antica e preziosa libreria, per il right è invece il soggiorno con in bella mostra il più moderno esemplare di televisore.

    Il destro mangia poco perchè austero e salutista, il right invece cede ad una cucina ad alto tasso colesterolico. Il destro beve vino, il right invece birra o coca cola.

    Magari si ritrovano insieme a votare per lo stesso partito, ma il destro e il right non potrebbero essere più diversi. Sono antropologicamente l'uno l'opposto dell'altro.
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  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Right, ma non "di destra"

    Davvero molto interessante. Devo dire che mi sono ritrovato per gran parte nelle descrizione del "right", anche se non completamente. Punto per punto voglio verificare l'aderenza al modello. Uso anche toni leggermente scherzosi, e a volte frettolosi, ma non per schernire l'intervento di Mr. Right, che mi pare invece brillante e profondo, e soprattutto fecondo!


    Si è già detto di come la peculiarietà della destra italica sia quella di avere una sensibilità sociale che ha portato molti destri a flirtare apertamente col socialismo di sinistra, in uno scambio di casacche e di voti che dura tutt'ora. Non a caso nelle fila della nostra destra è tipica l'infatuazione per il repubblicanesimo mazziniano, per Garibaldi, al limite persino per Pisacane. Per Crispi e, naturalmente, Mussolini.

    Fortunatamente non ho mai provato un simile impulso. A parte l'ingenua, oserei dire inconsapevole e disinformata simpatia d'origine per i "padri della patria" (Garibaldi ed altri patrioti, finanche democratici e repubblicani), dovuta più che altro a manuali di scuola cedevoli alla celebrazione faziosa e partigiana, ad oggi posso dire che poco mi avvicina a simili personaggi (ho letto scritti di Garibaldi e Pisacane agghiaccianti per un conservatore ed un cattolico), se non una vaga ammirazione per lo slancio eroico e volontario, per lo spirito di sacrificio che si può riconoscere anche nel nemico. Nessuna infatuazione, quindi.


    E' un nazionalismo che si è trovato a destra quando il socialismo ha diomenticato la Patria per abbracciare l'internazionalismo e il pacifismo. Ecco dunque l'incontro fra Sorel e Nietzsche, quel socialismo nazionale che, declinato in tutti i modi possibili e immaginabili, ancora rappresenta il pensiero di base dei nostri destri immaginari.

    Hai detto bene; c'è stato un tempo -quello della nazione armata e del cittadino soldato - nel quale rivoluzionari e democratici sognavano un fucile per ogni cittadino, una coscrizione generale e universale. Il socialismo abbandonò tutto per soluzioni pacifiste ed antimilitariste. La "nazione in armi" passò in bocca alla destra nazionalista.



    Si sviluppa a macchia d'olio tra i giovani "di destra" il terzaforzismo, antirusso e (soprattutto) antiamericano, ricalcato sull'esempio dell'Asse stretto nella "tenaglia" delle due superpotenze mondiali. L'idea di una Terza Posizione legata alle nazioni sfruttate del Terzo Mondo, alla Palestina e all'Islam, doveva catturare le speranze di tutti coloro che militarono a destra durante e dopo gli anni di piombo. Caratterizzando, per la profondità e l'originalità delle analisi, non solo la destra radicale, ma anche la Nuova destra intellettuale e al fine la stessa destra istituzionale.

    Se la destra è questa, allora è proprio vero, io non sono di destra. Non c'è nulla di più lontano da me dell'anti-americanismo condito da filo-islamismo. La destra che inneggia ad Ahmadinejad, che glorifica i terroristi palestinesi, che brucia le bandiere americane ed israeliane mi fa venire l'orticaria.


    Con l'avvento di Tangentopoli la destra italiana si trova, senza volerlo, riammessa nelle istituzioni e deve giocoforza rinunciare all'ipotesi fascista. Al suo posto viene rilanciata l'idea di una destra "moderna", che non si è mai capito bene cosa fosse, visto che l'eterno scontro tra l'anima laico-futurista e quella cattolico-tradizionalista si perpetrò nuovamente sotto la tenda nazionale. Lasciato l'antisemita Le Pen per il gollista Chirac, l'Alleanza Nazionale faceva sì i conti con la democrazia e il liberalismo, ma restava legata allo statalismo, al pregiudizio antiliberista, all'antiamericanismo, che dovevano naturalmente confliggere con le posizioni ortodosse delle destre occidentali.

    Statalismo e pregiudizio antiliberista sono effettivamente duri a morire. Per quanto riguarda l'antiamericanismo, però, bisogna riconoscere che ci sono stati dei progressi, almeno in Alleanza Nazionale. Forse la base, soprattutto giovanile e di "destra sociale", conserva un'istintiva antipatia verso l' America, ma le posizioni ufficiali e della dirigenza sono ormai chiare e schierate in senso filo-occidentale.




    La destra italiana si forgia nel disprezzo jungeriano per la borghesia. Ragion per cui l'anticomunismo italiano si troverà ad essere aristocratico o sottoproletario, ma mai borghese. Borghese è l'ultimo uomo di Nietzsche, materialista e perciò capitalista. Borghesi sono gli odiati americani fautori della globalizzazione, quella globalizzazione che "uccide i popoli", "depreda le economie nazionali", riduce le culture autoctone a mero "americanismo".
    L'antipatia per gli spiriti borghesi si associa ad una posizione pseudoaristocratica mai venuta meno a destra. Un'aristocraticismo che sposa il gesto eroico, la nobile sconfitta, e sopra tutto un atteggiamento stoico verso la vita che si racchiude nella fedeltà al proprio onore.


    Il mio anticomunismo non è nè aristocratico nè sottoproletario. E' proprio piccolo-borghese: i comunisti minacciano la mia stessa esistenza, il mio stile di vita aderente al modello capitalista occidentale (senza eccessi), le mie più intime convinzioni di fede.






    Il Sessantotto fu una rivoluzione generazionale e sociale che decretò la morte del Padre e con esso della Vecchia destra, conservatrice, militarista e talvolta bigotta che rimase da allora ai margini della società come della politica


    Concordo. I sessantottini ribelli scrivevano sui muri: "voglio essere orfano"...


    La Vecchia Destra era colta, matura e severa nella sua ottica fondamentalmente pessimista. La sua dipartita lasciò uno spazio a destra della sinistra che fu occupato, lentamente, da un popolo piuttosto eterogeneo di (piccolo) borghesi che avevano dietro di sè non più le rovine del dopoguerra e la consapevolezza dei vinti, ma i fasti di una guerra fredda vittoriosa a cui era mancato solo il sugello istituzionale per essere ricordata come tale.
    Questo popolo, non potendo essere nazionalista avendo vissuto in un'epoca in cui ad essere tali erano soltanto i fascisti, ed essendo visceralmente anticomunista per il suo ancoraggio al cattolicesimo e al capitalismo, non potè che essere filo-americano, guardando agli USA come patria ideale di chi ha fiducia nell'individualismo dell'uomo comune, i cui successi sull'uomo nuovo fascista e/o comunista, infondono ottimismo riguardo al futuro dell'umanità.


    I fasti della guerra fredda! Ebbene sì, non ho vissuto l'epoca del pericolo comunista e sovietico, ma ho saggiato con soddisfazione la caduta del Muro e il crollo dell'Est... ho sperato nel trionfo dell'Occidente; oggi percepisco il declino dell'America in senso geostrategico, ma non dei suoi stili di vita, che modellano anche le società in crescita, attirano e coinvolgono l'intera umanità. Hai ragione: il mio anticomunismo deriva proprio dall'intimo legame col cattolicesimo e con il capitalismo. Da qui, molto probabilmente, anche l'istintiva vicinanza al mondo americano.




    Questo popolo di entusiasti dell'America e' un popolo che si sente a suo agio nei grossi centri commerciali,


    Eh bhè, lo devo ammettere...lo scintillio attira; fortunatamente ho abbastanza giudizio per non cedere alle tentazioni più goduriose...


    che è cresciuto non con il piombo dei vecchi soldatini ma in mezzo alla plastica delle comunissime Barbie,

    Uhm, in verità ho sempre apprezzato i soldatini, ma capisco il ragionamento


    che alla musica classica preferisce il rock,

    Continuo imperterrito a preferire la musica classica



    al cinema d'essai i più accessibili action movies,

    Vero, lo ammetto


    Per questa gente, che preferisce lo scatolame alla nouvelle cuisine, la coca cola agli aperitivi, che a volte si mantiene in linea e a volte no, gli attempati fedeli della cultura del dovere son tutti dei menagrami profeti di sventura.

    Scatolame, coca cola, linea traballante. Sì, sono io




    E' un popolo che ha infatti scoperto che la medicina può essere anche saporita, che un pizzico di epicureismo non guasta, e che fra la democratica Atene e l'aristocratica e comunista Sparta ha deciso senza indugio per la prima.



    Fra Atene e Sparta, sarei tentato di scegliere la seconda, ma...riflettendoci, ebbene...Atene non è male.


    Sono sempre più convinto che la Right Nation differisca alquanto dalla "destra italiana" soprattutto sul piano antropologico. Lo stesso piano che vede oggi un riavvicinamento fra la destra tradizionale e il progressismo più moderato.


    Alla luce del tuo brillante ragionamento, pur con qualche piccola ma tutto sommato accettabile eccezione, concordo sul fatto che la destra italiana da te dipinta, la "vecchia destra", differisce e non di poco dalla "destra right".

    La destra si fonda sulla cultura del dovere, sull'impegno civile, sulla solidarietà cristiana. Più repubblicana che liberale, la destra incarna il binomio "valori & legalità" e perciò, se non fosse per Berlusconi, troverebbe politicamente una forte sponda in Di Pietro, in Casini e persino nel mondo postcomunista. E' cio su cui punta Fini, quando sarà mutato il quadro politico.

    Valori (cultura del dovere, impegno civile, responsabilità, solidarietà) che non sono però del tutto estranei alla mia persona e alla "destra right". Ma la sfumatura ci sta. Allo stesso Berlusconi -qui lo dico e qui lo nego - ho lasciato passare fin troppe cose...

    La Right Nation, al contrario, è fondamente liberale e con un forte impulso libertario, meno attenta ai doveri comunitari e più incline all'individualismo. E' una destra assolutamente antielitaria, di cui combatte gli stili ricercati sfoderando il suo orgoglio borghese. E' religiosa, ma non troppo, perchè, a differenza dei cattolici più ortodossi, è fortemente attratta dalla modernità e vive senza troppi disagi in quest'era consumistica. Per questo, il right sarà più incline semmai ad un integralismo popolare, scegliendo quei movimenti carismatici che spesso sono visti dalle gerarchie con malcelato sospetto.

    Forse io non sono perfettamente integrato nell'epoca consumistica (tutti mi danno del conservatore un pò chiuso, lontanto comunque dagli eccessi); ma in fondo condivido e apprezzo i benefici innegabili dell'era capitalistica. Non mi sento di negarli in nome di un utopistico ritorno al passato.

    Il destro tradizionale ama distinguersi tra la folla, magari vestendo firmato, frequentando circoli e locali di lusso e prestandosi talora a comportamenti eccentrici. Si esalta negli sport, a volte estremi, oppure nella vita ascetica o militare. Il right sembra al contrario fuggire scelte di vita estreme, accettando conformisticamente la "medietà". Per questa ragione è portato a mischiarsi alla folla metropolitana senza dare nell'occhio come dandy (destra) nè tanto meno come alternativo (sinistra). Ama lo sport, ma più da spettatore che da praticante. Si tiene lontano dall'esercito, pur essendo un convinto assertore delle forze armate.


    Vero: le scelte estreme le rifuggo. Sto bene così come sono, calmo, tranquillo, fin troppo moderato a volte. A casa mia, con i miei ritmi, senza disturbi od odiosi sconvolgimenti. Non dò assolutamente nell'occhio, preferisco confondermi tra la massa, in certi casi scivolo nella timidezza e nella riservatezza. Non amo molto lo sport, e comunque lo seguo da spettatore. Sono sostenitore delle forze armate, ma non ho mai pensato di entrarvi.

    Il destro vive solitamente in ambienti antichi e sobri, tra legni pregiati e libri impegnati. Viceversa il right opta per i colori vivaci, per le superfici lucide e moderne, da dove sbucano best sellers, fumetti e dvd.


    Mi piacciono gli ambienti antichi e sobri, ma non posso viverci. Opto per i best sellers, fumetti e dvd...con qualche libro impegnato, se capita.




    Se per il destro l'habitat principale è lo studio con la sua antica e preziosa libreria, per il right è invece il soggiorno con in bella mostra il più moderno esemplare di televisore.


    Purtroppo non ho una antica e preziosa libreria, ma il mio habitat è senz'altro lo studio. Certo è che passo buona parte della giornata in soggiorno...anche di fronte a tv e pc.


    Il destro mangia poco perchè austero e salutista, il right invece cede ad una cucina ad alto tasso colesterolico. Il destro beve vino, il right invece birra o coca cola.



    Eh sì: piatto ricco mi ci ficco. Anche a costo di mettere su qualche chilo. Non amo il vino, preferisco la coca-cola.



    Magari si ritrovano insieme a votare per lo stesso partito, ma il destro e il right non potrebbero essere più diversi. Sono antropologicamente l'uno l'opposto dell'altro.


    Non so se sono un "destro" o un "right". Forse sono in una fase di transione avanzata verso il "right", con residui del primo elemento. Sono inserito nel modello capitalistico, ne adopero i buoni frutti. Non accolgo però per intero, almeno nel sentimento, la modernità. Rifuggo dagli eccessi. Mi piace la tranquillità.

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    Predefinito Riferimento: Right, ma non "di destra"

    Citazione Originariamente Scritto da FalcoConservatore Visualizza Messaggio
    Non so se sono un "destro" o un "right". Forse sono in una fase di transione avanzata verso il "right", con residui del primo elemento. Sono inserito nel modello capitalistico, ne adopero i buoni frutti. Non accolgo però per intero, almeno nel sentimento, la modernità. Rifuggo dagli eccessi. Mi piace la tranquillità.
    Caro Falco,

    grazie per la tua esauriente e appassionata risposta! Da quel che leggo tu sei un "right" con elementi di "vecchia destra"dovuti principalmente ad una profonda educazione cattolica.
    Ad ogni modo, "destro" e "right" sono solo delle provocazioni - qualcuno dice che gioco troppo con le etichette, ma io penso che le idee sono il risultato delle parole e non viceversa - che ci permettono di tracciare una distanza, netta e culturalmente salutare, da chi proviene da una certa storia e chi no.

    Io ho cercato di combattere una falsa tesi: quella dello scontro, nella destra italiana postfascista, tra almirantiani e rautiani, reazionari e neodestri. In realtà, e lo si è visto benissimo nell'evoluzione politica di Gianfranco Fini - passato ad essere, lui, Almirantiano di ferro, l'attuale speranza di ex rautiani e neodestri! - che tutto ciò che ha animato il postfascismo si legava comunque attorno a delle linee guida - il nazionalismo, l'anticapitalismo, l'antiborghesismo, l'antiamericanismo - che alla lunga hanno ricomposto ogni dissidio tra correnti.

    E' questa, per ammissione degli stessi aderenti, una destra di nome ma non di fatto, che ha finito col rappresentare politicamente negli anni anche quella società che si riconosceva nella "vecchia destra" del dovere, dei valori e della legalità.

    Con Berlusconi e, grazie a lui, l'avvento in Italia di un agguerrito liberalismo borghese e filoUSA, l'alleanza tra la vecchia destra e il postfascismo si è in buona parte sfasciata. Alcuni destri doc - da Montanelli a Travaglio, passando per Di Pietro - sono passati a sinistra, mentre il postfascismo ha cambiato camaleonticamente pelle pur rimanendo in fondo sempre lo stesso.

    Nel frattempo, quel popolo borghese e filoamericano che negli anni ottanta aveva disperso il suo voto tra i partiti governativi senza avere una precisa percezione di se stesso, si è trovato ad essere per la prima volta, con Berlusconi, lo zoccolo duro di una nuova classe sociale - la right nation - formatasi attraverso i più salienti momenti storici e sociali degli ultimi trent'anni:

    l'anticomunismo di Giovanni Paolo II;
    gli anni del riflusso, individualistici e borghesi;
    il "thatcherismo";
    la caduta del muro di Berlino;
    la "discesa i campo" di Silvio Berlusconi;
    l'11 settembre e la sfida al fondamentalismo islamico;
    la reazione antilaicista di Benedetto XVI.

    La right nation non ha nulla a che fare con le battaglie revisionistiche di Renzo De Felice e Giampaolo Pansa; non ha visto i suoi giovani morire per strada in difesa di un ideale politico; è tradizionale ma non tradizionalista, cattolica ma non integralista, moderna e non postmoderna. Non ha avuto le sue gesta cantate da cantautori arrabbiati, ma ha felicemente ballato le sue "estati tropicane" al ritmo dei Righeira.

    La right nation è l'unica forza ad aver combattuto in Italia per la libertà. Libertà dal fascismo e dall'antifascismo, libertà dal comunismo e dalla retorica resistenziale, libertà dallo statalismo e dalle tasse, libertà dall'antiamericanismo e dall'antisemitismo. Libertà, infine, da una visione totalizzante della politica, e dal politicamente corretto, onnipresente a destra come a sinistra.

    La right nation è naturalmente, ma non ideologicamente di destra. E' una destra di pancia più che di pensiero. Quando se ne renderà finalmente conto e reclamerà quanto le è dovuto il perpetuo inganno del postfascismo potrà allora ritenersi definitivamente archiviato.
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    IL POLITICO



    Dominique de Villepin (destra)


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    L'INTELLETTUALE



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    IL CATTOLICO



    Vittorio Messori (destra)


    Livio Fanzaga (right nation)
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    L'EROE



    Ernst Junger (destra)


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