Right, ma non "di destra"
Mi arrendo: il mio nome è Right, ma non sono "di destra". Dovrebbe essere la stessa cosa, ma l'Italia non è un Paese occidentale, l'Italia è l'Italia, e qui la "destra" ha una tradizione che non muore, si trasforma, mantenendo però intatte le sue caratteristiche di fondo. Caratteristiche che non sono e che non lo saranno mai le mie.
Me lo diceva sempre un vecchio forumista di Pol che purtroppo non ci ha seguiti in questa nuova avventura: "Tu, Florian, con la destra non c'azzecchi!" Ci scontravamo sul forum di Francesco Storace, quando la momentanea presenza in quel partito di gente come la Santanchè, la de Albertis e Pagliarini mi aveva indotto a lasciare, per dispetto, il carrozzone berlusconiano.
Boy 74 odiava la Santanchè, giudicando come uno scherzo del destino la presenza di individui che non avevano militato nel MSI in quello che doveva essere il partito della destra sociale. Già, perchè la destra italiana o è sociale o non è, e questo non lo diceva soltanto l'eterodosso Pino Rauti, ma addirittura il gran capo Giorgio Almirante, per nulla disposto a disconoscere le origini fasciste, e per giunta "movimentiste", dello schieramento missino.
Questo che per me è un peccato d'origine e che per Boy era invece la sola ragione della sua militanza "a destra", per quanto lui non amasse affatto questa parola ed io invece sì, rappresenta lo scoglio insormontabile di chi voglia in Italia misurarsi con la politica "non di sinistra". Per quanto il MSI abbia lasciato alla sua scomparsa un arcipelago di anime spesso in forte ostilità tra di loro ci sono dei "luoghi comuni" a destra, che rendono riconoscibile all'istante chi è degno di farvi parte e chi no.
Toglietemi tutto, ma non il sociale
Si è già detto di come la peculiarietà della destra italica sia quella di avere una sensibilità sociale che ha portato molti destri a flirtare apertamente col socialismo di sinistra, in uno scambio di casacche e di voti che dura tutt'ora. Non a caso nelle fila della nostra destra è tipica l'infatuazione per il repubblicanesimo mazziniano, per Garibaldi, al limite persino per Pisacane. Per Crispi e, naturalmente, Mussolini. E' un nazionalismo che si è trovato a destra quando il socialismo ha diomenticato la Patria per abbracciare l'internazionalismo e il pacifismo. Ecco dunque l'incontro fra Sorel e Nietzsche, quel socialismo nazionale che, declinato in tutti i modi possibili e immaginabili, ancora rappresenta il pensiero di base dei nostri "destri".
In piedi, dinanzi alle rovine
Su questa base social-nazionale si è venuta a soprapporre nell'immediato dopoguerra l'elemento spirituale, tradizionalistico. Già il fascismo aveva negato il materialismo comunista, dunque ciò favorì la difficile ma persistente coabitazione tra nazionalisti e reazionari, esemplificata dal seguito evoliano. Grazie al barone Evola i missini si scoprono aristocratici in lotta contro il mondo moderno, ma la loro aderenza alla RSI li porterà a distorcere parzialmente le tesi del maestro, che preferì sempre l'ancoraggio liberalconservatore a quello socialcomunista. Molti evoliani, invece, proprio sulla natura anticapitalista della "Tradizione" e del platonismo, mossero alla ricerca di una terza via aristocratica e guerriera alternativa innanzitutto all'Occidente "plutocratico".
Contro il comunismo e la reazione: Terza posizione
Si sviluppa a macchia d'olio tra i giovani "di destra" il terzaforzismo, antirusso e (soprattutto) antiamericano, ricalcato sull'esempio dell'Asse italotedesco stretto nella "tenaglia" delle due superpotenze mondiali. L'idea di una Terza Posizione legata alle nazioni sfruttate del Terzo Mondo, alla Palestina e all'Islam, doveva catturare le speranze di tutti coloro che militarono a destra durante e dopo gli anni di piombo. Caratterizzando, per la profondità e l'originalità delle analisi, non solo la destra radicale, ma anche la Nuova destra intellettuale e al fine la stessa destra istituzionale.
Più uniti c'è alleanza, ma la destra?
Con l'avvento di Tangentopoli la destra italiana si trova, senza volerlo, riammessa nelle istituzioni e deve giocoforza rinunciare all'ipotesi fascista. Lasciato l'antisemita Le Pen per il gollista Chirac, l'Alleanza Nazionale faceva sì i conti con la democrazia e il liberalismo, ma restava legata allo statalismo, al pregiudizio antiliberista, all'antiamericanismo, che dovevano naturalmente confliggere con Forza Italia e con la maggior parte delle destre occidentali.
Aristocratici o sottoproletari, ma mai borghesi
La destra italiana si forgiò nel disprezzo jungeriano per la borghesia. Ragion per cui l'anticomunismo italiano si è trovato ad essere aristocratico o sottoproletario, ma mai borghese. Borghese è infatti l'ultimo uomo di Nietzsche, materialista e perciò capitalista. Borghesi sono gli odiati americani fautori della globalizzazione, quella globalizzazione che "uccide i popoli", "depreda le economie nazionali", riduce le culture autoctone a mero "americanismo".
L'antipatia per gli spiriti borghesi si è associata ad una posizione pseudoaristocratica mai venuta meno a destra. Un'aristocraticismo che sposa il gesto eroico, la nobile sconfitta, e sopra tutto un atteggiamento stoico verso la vita che si racchiude nella fedeltà al proprio onore.
La vecchia destra, ovvero la cattiva medicina
Chi ha oggi una certa età si ricorderà bene di quando, bambino, doveva ingoiare la medicina, solitamente "cattiva", che gli era stata prescritta dal suo amorevole pediatra. E i toni "aspri" di quei preti vecchio stampo che per il "tuo bene" ti ammonivano di non fare questo e quell'altro, assecondati e aiutati in quell'opera di formazione e di correzione a cui partecipavano, in misura diversa, anche maestri e genitori.
Poi arrivò il Sessantotto e con esso l'idea che la società era sbagliata, non il singolo, e che l'Inferno ci era propinato su "questa vita" proprio da coloro che parlavano tanto dell'altra. Il Sessantotto fu una rivoluzione generazionale e sociale che decretò la morte del Padre e con esso della Vecchia destra, conservatrice, militarista e talvolta bigotta che rimase da allora ai margini della società come della politica
La Right Nation, ovvero l'ottimismo dell'uomo comune
La Vecchia Destra era colta, matura e severa nella sua ottica fondamentalmente pessimista. La sua dipartita lasciò uno spazio a destra della sinistra che fu occupato, lentamente, da un popolo piuttosto eterogeneo di (piccolo) borghesi che avevano dietro di sè non più le rovine del dopoguerra e la consapevolezza dei vinti, ma i fasti di una guerra fredda vittoriosa a cui era mancato solo il sugello istituzionale per essere ricordata come tale.
Questo popolo, non potendo essere nazionalista avendo vissuto in un'epoca in cui ad essere tali erano soltanto i fascisti, ed essendo visceralmente anticomunista per il suo ancoraggio al cattolicesimo e al capitalismo, non potè che essere filo-americano, guardando agli USA come patria ideale di chi ha fiducia nell'individualismo dell'uomo comune, i cui successi sull'uomo nuovo fascista e/o comunista, infondono ottimismo riguardo al futuro dell'umanità.
Magia dell'America
L'America è la rappresentazione positiva di quanto nelle fiabe tradizionali viene dipinto spesso come un bellissimo ma tragico inganno. E' la casa di zucchero e marzapane di Hansel e Gretel, ma senza la strega cattiva. E' la città dei balocchi che si offre a Pinocchio senza l'intermediazione di Lucignolo. L'America è il mito della prosperità a buon mercato, l'isola felice di chi, grazie al proprio impegno può farcela a dispetto delle sue posizioni di partenza. Questa è la ragione per cui a tutti è permesso di guadagnare con il sogno americano, tranne a chi rifiuta l'egualitarismo, a chi tiene a preservare il proprio ceto sopra ogni altra cosa. L'America, patria della destra nuova è così allo stesso tempo l'eterno nemico di una Destra vecchia che non demorde nell'affermare il proprio status e i propri privilegi.
Apologia della Right Nation
Questo popolo di entusiasti dell'America, che in mancanza di un termine più adeguato chiameremo la Right Nation, è insieme conservatore e liberale, laico e cattolico, reazionario e progressista a seconda che lo si metta in relazione che la Vecchia destra e la Nuova sinistra.
E' un popolo che si sente a suo agio nei grossi centri commerciali, che è cresciuto non con il piombo dei vecchi soldatini ma in mezzo alla plastica delle comunissime Barbie, che alla musica classica preferisce il rock, al cinema d'essai i più accessibili action movies, e che ha imparato l'inglese sui fumetti. Per questa gente, che preferisce lo scatolame alla nouvelle cuisine, la coca cola agli aperitivi, che a volte si mantiene in linea e a volte no, gli attempati fedeli della cultura del dovere son tutti dei menagrami profeti di sventura.
E' un popolo che ha infatti scoperto che la medicina può essere anche saporita, che un pizzico di epicureismo non guasta, e che fra la democratica Atene e l'aristocratica e comunista Sparta ha deciso senza indugio per la prima.
La Right Nation sente di aver dietro di sè errori e storture che hanno formato le vecchie ideologie e che le sue vittorie politiche, economiche e sociali non le sono state adeguatamente riconoscute.
La Right Nation contro la destra?
La Right Nation in America parteggia solitamente per la destra, ma in Europa - e special modo in Italia - è ancora in cerca di una stabile collocazione. Quando ha combattuto a fianco degli USA contro talebani e iracheni si è trovata infatti contro non solo i socialcomunisti e gli anarchici, ma anche gli ultimi discendenti di quella Vecchia destra che oggi guarda paradossalmente alla Russia per costruire un'Europa unita e armata distinta e distante dagli USA. Una Vecchia destra europeista ed antioccidentale che ha occupato ormai l'intero spazio alla sua sinistra unendosi in una union sacrée con il nemico di ieri, in un'alleanza tradizionalista e anticapitalista che ha accettato il postmoderno come estrema scelta antimodernista. Una forza magmatica ancora in ebollizione con cui la Right Nation, in futuro dovrà, purtroppo, fare i suoi conti.
Mr. Right




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