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Discussione: CCCP

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    Predefinito CCCP

    CCCP, profeti popolari del post-nichilismo - di Piero di Cuollo
    Scritto da Piero Di Cuollo
    «[…]Tutte le persone che hanno visto i primi spettacoli dei CCCP dicevano: “strano, questa è la Germania degli anni ’20-’30, questo è costruttivismo russo, questo è Majakovskij”. È vero, noi siamo così […]». Parla Giovanni Lindo Ferretti in una breve intervista ai CCCP andata in onda nel 1989 su RaiUno. Al suo fianco Annarella Giudici, “benemerita soubrette del popolo italiano”. E poi ancora Fatur, “artista del popolo italiano” e Massimo Zamboni, il chitarrista, l’altro pioniere. Punk, Emilia rosso-casereccia e tanta Europa. Anzi, Mitteleuropa. Nessun artista italiano è forse mai riuscito a stabilire dei ponti estetici e culturali così stretti con il cuore del vecchio continente e ad esprimerli con tanta espressività e poliedricità. Dell’Europa stretta nella morsa i punk caserecci scelsero la parte che sembrava esprimere un fondo e un fondamento, lo scelsero quasi come un destino che li avesse dislocati nelle vicinanze di Carpi, “l’estrema periferia di Berlino”. E per questo non dovremmo parlarne? No, affatto. Dei CCCP, poi CSI, non dovrebbe privarci nessun tipo di chiusura mentale.



    Non possiamo privarci di sonorità insolite di un genere prettamente europeo, né della teatralità decadente, religiosa, “incestuosa” degli spettacoli dal vivo che furono, né tantomeno della “dichtung” (la parola che indica) ferrettiana verso l’attraversamento del nichilismo. Il genio si riconosce laddove si esprimono questioni fondamentali al di là della genesi mentale ed intellettuale di esse. Pertanto la genialità dei CCCP-CSI risiede proprio nell’aver messo in scena con musica, parole, gesti, danze, espressioni la questione fondamentale dei tempi contemporanei: il nichilismo e il suo attraversamento, da “Emilia paranoica” a “Unità di produzione”, dai CCCP ai CSI, dal fondo-suolo a una ri-creazione di esso. La tensione verso quello che abbiamo chiamato fondo-suolo, cioè un fondamento saldo, duraturo, una terra stabile è evidente sin dagli esordi con il primo 45 giri, “Ortodossia”. “Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia | Voglio un piano quinquennale, la stabilità!”, così recita un verso di “Live in Pankow” , uno dei tre brani incisi sul disco.



    Ora, sulla bontà dei piani quinquennali non spetta discuterne qui. Ciò che conta è la “stabilità” cercata. Regime comunista da un lato, regime democratico dall’altro. Perché il primo dovrebbe essere “stabile”? Perché il primo dovrebbe essere scelto? Perché scegliere? Vediamo alcune dichiarazioni di Ferretti: « […]Ai tanti che hanno scoperto l'America con cinquecento anni di ritardo, le nostre felicitazioni. Ognuno ha l'immaginario che si merita. Non ne possiamo più della disco, del funky, del rap, delle luci colorate, non ne possiamo più delle onde non onde; non ne possiamo più del jazz, del reggae, del blues, perché non abbiamo nessuna negritudine da rivalutare; siamo bianchi, europei, colti […] Scegliamo l'Est non tanto per ragioni politiche, quanto etiche ed estetiche. All'effimero occidentale, preferiamo il duraturo; alla plastica l'acciaio. Alle discoteche i mausolei, alla break dance il cambio della guardia» ( “CCCP, in Punk, Falce e Martello - Un weekend postmoderno”, di P. V. Tondelli).


    È chiaro perché bisogna scegliere. Per una tensione etica ed estetica. Se è vero che l’uomo è carattere e sentimento che si servono dello strumento “ragione” , così come è determinato dal dna, allora avvertirà una certa tensione verso un qualche “criterio” che gli si presta dinanzi. L’uomo è tale, ed è fatto per “scendere in gioco”. Dunque avvertirà questa tensione verso il “criterio”. La questione astrae dalla particolarità “comunista”. In genere, stabilito che l’uomo tende e, dunque, sceglie, chi di noi non si sente pronto a preferire all’effimero occidentale il duraturo, alla plastica l’acciaio, alle discoteche i mausolei, alla break dance il cambio della guardia? In sostanza Ferretti avverte, in Occidente, una discrepanza tremenda tra la metafisica cristiana secolarizzata e trapassata nell’umanismo valorizzante al quale sempre ci si richiama da un lato, e la decadenza effimera e svalorizzante di uno stile di vita impregnato di “divertissement” borghese dall’altro. Di qui la tensione etica ed estetica verso il fondo. Il richiamo disperato verso un fondo ricorre, sempre nel primo Ep, anche in un altro brano: Punk Islam. “A Istanbul sono a casa |Ho un passato e un futuro | Ho un presente che è Dio [...] Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta”.



    Cambia lo scenario. L’accasamento in un monoteismo quale l’Islam è professato con toni quasi buffoneschi, cabarettistici, grotteschi. L’effetto che ne vien fuori è quello di un “vorrei ma non posso”. L’accasamento è momentaneo, dura il tempo di un brano, è una paradossale illusione. A Istanbul sono a casa, ma sono un uomo europeo e il mio Dio “fa la cameriera”. Esplicativo è anche quest’altro passo: “se fossi un figliol prodigo | avrei un vitello grasso”. L’uso del condizionale fa pensare ad una possibilità immaginaria, ad una tensione giusta solo formalmente ma non nei contenuti, dove la “giustezza” è da intendersi in termini di un destino che non può essere quello della metafisica islamica; il nostro fondo risorgerà come “boden” (suolo) destinale d’Europa. E vedremo quale sarà, tra i versi, la risposta che un’ermeneutica poco azzardata saprà darci. Il 1985 è l’anno del terzo Ep, “Compagni, cittadini, fratelli, partigiani”. Nel disco c’è lo spartiacque interpretativo, si tratta di “Emilia Paranoica”. Batteria e basso incalzante rendono ancor più cupo il sillabato di Ferretti. È l’apogeo del nichilismo: alcool e psicofarmaci i protagonisti della paranoia emiliana. La “paranoia” è ciò che sta al di là dell’intellezione. Oltre l’intellezione, fuori di essa. È una fasulla costruzione mentale, è, cioè, un cadere fuori dalla questione fondamentale. La “paranoia” investe l’intero mondo occidentale, l’intera Europa.



    “Aspetto un’emozione sempre più indefinibile”, è questa la litania, il motivo ricorrente. L’attesa dell’indefinibile è l’attesa del nulla: totale passività e incapacità di agire o reagire. Eppure “teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi | se tu ti proponessi di recitare te”. Il teatro è il luogo della messa in scena, teatro c’è laddove si svolge un’azione. Perché questi teatri sono “vuoti e inutili”? Perché ci troviamo all’interno della paranoia. Vuoti e inutili perché siamo fuori dalla questione fondamentale. Ferretti canta dei teatri d’Emilia, rossi per folklore ma sfacciatamente “vuoti e inutili”, riempiti di “Roipnol” e alcool, senza fondamento. Quella tensione etica ed estetica che egli sente al suo interno non appartiene certo alla sua Emilia. Carpi non è Berlino e da Parma a Reggio è l’apogeo del nichilismo. Eppure tutto potrebbe risolversi “ se tu ti proponessi di recitare te”. Per estensione, l’Europa avvolta nella paranoia potrebbe uscirne se si proponesse di recitare se stessa, ovvero, se assumesse come destino ciò che le è affidato in carico, ciò che è diventata, per l’appunto, e che rimane nascosto dietro una metafisica umanista e svalorizzante. Cosa intendiamo con “metafisica umanista”? Qui effettuiamo il salto interpretativo: da cantori del nichilismo a profeti del post-nichilismo. La chiave sta proprio in quel verso, “se tu ti proponessi di recitare te”. Sopra abbiamo posto un interrogativo, è bene rispondere, rinviando il lettore per l’approfondimento delle tematiche qui solo accennate all’imprescindibile scritto di Guillame Faye, “Per farla finita con il nichilismo. Heidegger e l’essenza della tecnica”.



    La cosiddetta “metafisica umanista” è quell’insieme di “valori” atei ma derivanti dall’universalismo platonico e cristiano che proprio in quanto si vorrebbero “validi” in sé, in quanto posti “metà tà physikà”, al di là, oltre, sono “svalorizzanti”. Il Bello, il Bene, il Vero, l’Onore, se pensati come valori, come universali, lungi dall’essere dispensatori di “fondamento” sono la culla del nichilismo, proprio perché non “abitano” la terra. Ed ecco che il nichilismo si configura come destino dell’Occidente e dell’uomo occidentale. Dall’irruzione della metafisica platonica esso era portato in grembo come un neonato destinato a crescere e a compiere il matricidio. E così passò dal platonismo al cristianesimo, dalla metafisica della soggettività cartesiana al soggetto trascendentale kantiano (base universalista di ogni “diritto universale dell’uomo”), dall’Io idealista fino a Nietzsche stesso che porta a compimento la metafisica in quanto “ultimo dei metafisici”. La “volontà di potenza” nietzscheana rischia di essere vuota “volontà di volontà”, cieca “volontà di dominio” proprio come l’ultima manifestazione dell’atteggiamento metafisico, il “dominio tecnico”. Ma né la “volontà di potenza” né la “civilizzazione tecnica” vanno intesi in questa maniera. La tecnica in quanto totale “oggettivazione” dell’essere dell’ente sembra essere proprio il compimento totale del pensiero metafisico e, quindi, compimento totale del nichilismo. “Ma là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”, questo è il verso di Hölderlin che Heidegger ama citare. Per farla breve: accettare il progetto di una civiltà ipertecnicizzata è il punto di partenza per riacquistare una volontà di potenza che non sia vuota “volontà di volontà” e che sia via di fuga dal nichilismo. La tecnica ha la straordinaria capacità di ricreare condizioni spirituali immanenti, in quanto ci pone in immediato contatto con l’ “energeia” della natura, della physis, lo “schiudentesi-permanente imporsi”.



    Al di là di ogni “valore”, metafisica o Tradizione, l’essenza della tecnica è un nominalismo portato in pratica. Noi dobbiamo continuamente pensare contro i valori, se non vogliamo annichilire una rinascita “storiale” del continente europeo. Bisogna annientare l’odierna metafisica umanista e “svelare”, “far venir fuori dall’oblio” (“aletheia”, era questo il termine greco che poi la latinità ha tradotto con “veritas” nel senso di certezza universale, senso sconosciuto al mondo greco) la potenza della natura controllata in maniera apollinea dall’uomo tecnico: è l’unica via per riaffermare il principio sovrumanista e inegalitario. Su ciò c’è una letteratura sterminata, da Giorgio Locchi, allo stesso Faye di “Archeofuturismo” alla “Biopolitica” di Stefano Vaj. Torniamo, dunque, ai CCCP.“Teatri vuoti e inutili potrebbero affollarsi | se tu ti proponessi di recitare te”. Ora è chiaro quale parte deve recitare l’Europa. Questo concetto è chiarissimo alla mai troppo citata genialità dei punk emiliani. Crolla il muro di Berlino, nascono i Csi. “Tabula rasa elettrificata” (1997), è questo il titolo dell’album a mio avviso più significativo. Fare “tabula rasa” di tutti i valori. Ma questa tabula rasa è elettrificata. Il richiamo alla contemporanea civiltà tecnica è palese. La “tabula rasa elettrificata” è la nuova litania ripetuta a fine canzone in “Unità di produzione”, non più “aspetto un’emozione sempre più indefinibile” del nichilismo passivo di “Emilia paranoica”. “Unità di produzione” è la messa in scena di una nuova “terra pesante”… che “non si può sollevare”. Il nuovo “Boden” che i Csi cantano alla loro maniera: “Sogno Tecnologico Bolscevico | Atea Mistica Meccanica | Macchina Automatica - no anima | Macchina Automatica - no anima”.



    Atea Mistica Meccanica. La via d’uscita sembra chiara, la confluenza di tematiche inaspettate è strabiliante, spaventosa quasi. “Tecnica d'Acciaio | Scienza Armata Cemento”. È la poesia che parla da sola, la parola dei tempi contemporanei, vera “dichtung” profetica. Scienza-Armata-Cemento. Il climax ascendente della voce di Ferretti rimane limpido nella memoria di chi ascolta questo brano, rimane limpido a mo’ di inno epocale, capace, cioè, di segnare una nuova epoca. “Tabula rasa elettrificata” è la coscienza che ci aspetta per riempire i nostri “teatri vuoti e inutili” che ci portiamo dentro quotidianamente. Lo “scienziato pazzo” è il nuovo attore epocale, quello in grado di scorgere la profonda potenza (“energeia”) della natura e di mostrare la sua essenza “diversificatrice”. Quello di “Unità di produzione” non è un caso isolato. Ritroviamo un verso come questo nello stesso album in “M’importa na sega”: “l'apocalisse è quello che c'è già | Mistica Bio Meccanica”. La fine del nichilismo c’è già, basta solo prenderne coscienza. I vecchi valori non sono più in grado di contenere il sovrumano che si nasconde nell’era tecnica, allora che sia “mistica bio meccanica”, che sia l’apocalisse elettrificata. Del resto - facendo un passo indietro - già in “A ja ljublju SSSR” (CCCP- “Socialismo e barbarie”, 1997) aleggiava qualcosa di simile: “voglio odorare | il sapore celeste del ferro |voglio vedere | il profumo sanguigno del fuoco| esiste lo so!”. Ferro e fuoco per il “sogno tecnologico bolscevico”. Che sia europeo, del terzo millennio; perché esiste, lo sappiamo.

    CCCP, profeti popolari del post-nichilismo - di Piero di Cuollo
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
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  3. #3
    reietto estetico
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    sempre stati " oltre "
    DEFORME AUTENTICO

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da marocchesi Visualizza Messaggio
    sempre stati " oltre "
    :giagia:

  5. #5
    "Abbi Fiducia"
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    Citazione Originariamente Scritto da Nazionalistaeuropeo Visualizza Messaggio
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    Cosa condividi? Che l'ingresso nella storia dei valori platonici e cristiani abbia in ultima analisi innescato la metafisica della soggettività e la volontà di volontà denudata di contenuto?
    Ultima modifica di Troll; 12-01-11 alle 18:18

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Princeps Huius Mundi Visualizza Messaggio
    Cosa condividi? Che l'ingresso nella storia dei valori platonici e cristiani abbia in ultima analisi innescato la metafisica della soggettività e la volontà di volontà denudata di contenuto?
    No.
    La parte in neretto sulla musica negroide che detesto.

  7. #7
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    Il mio gruppo italiano preferito insieme al Banco (che però sono tuttaltro genere, ma vabbè).
    "esiste in mezzo al tempo la possibilità di un'isola"

  8. #8
    .
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    Predefinito Rif: CCCP

    La parte in neretto è il passaggio con meno seghe mentali e anche il più bello dell'articolo, il particolare:(...) All'effimero occidentale, preferiamo il duraturo; alla plastica l'acciaio. Alle discoteche i mausolei, alla break dance il cambio della guardia(..) :gluglu:

    Un signor gruppo, che ben poco aveva a che fare con l'insulsaggine di gente tipo '99posse', 'modena city ramblers' e altri cialtroni del genere.
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 13-01-11 alle 02:26

  9. #9
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    Predefinito Rif: CCCP

    Grandissimo gruppo. Considerando che sono sempre stati mistici e antimaterialisti, penso che la rottura con un certo tipo d'ideologia sia stata inevitabile.
    Ultima modifica di Manvatara; 13-01-11 alle 12:49

  10. #10
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    Predefinito Rif: CCCP

    Citazione Originariamente Scritto da Manvatara Visualizza Messaggio
    Grandissimo gruppo. Considerando che sono sempre stati mistici e antimaterialisti, penso che la rottura con un certo tipo d'ideologia sia stata inevitabile.
    Eh peccato che sostanzialmente Ferretti sia diventato un Neocon...

 

 
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