Era una misura precauzionale dopo le minacce di Osma bin Laden al PdC![]()


Era una misura precauzionale dopo le minacce di Osma bin Laden al PdC![]()
Ultima modifica di Abdullah; 18-01-11 alle 11:16
Rerum cognoscere causas
3d chiuso in attesa di rimozione post contrari al Regolamento
Meglio una cena in mezzo a tanta gnocca che svariate in mezzo a tanti mafiosi
Il 3d riapre...
Meglio una cena in mezzo a tanta gnocca che svariate in mezzo a tanti mafiosi


Come è arrivato a capire anche il presidente della repubblica più scandaloso che abbiamo mai avuto, Scalfaro, quella parte politicizzata della magistratura sta tirando troppo la corda, e per questo si arriverà al punto in cui tutta la magistratura pagherà il conto per questo. Cosa che, tenendo conto del fatto che la magistratura come qualsiasi altro potere dello stato è un servizio per il cittadino, significa che per colpa degli obiettivi politici della parte politicizzata della magistratura a pagare tanto per cambiare saremo noi, quelli che non contano mai un cazzo, il popolo.
Art. 101.
La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono [soggetti soltanto alla legge] --> subordinati al ministero dell'interno.
Ultima modifica di Marximiliano; 18-01-11 alle 11:55
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


Il pericolo maggiore, se posso permettermi, è l'uomo politico che si mette nelle mani dei suoi nemici.
E passi se lo fa in 'politica interna'.
Ma se smettessimo di essere 'simpatici' e avessimo nemici stranieri?
Ma di cosa stiamo parlando?
Se Ibra riceve un assist da Le Grottaglie... lui non la deve mettere dentro???
Ma ce l'avete un po' di amor di patria o no?
Ultima modifica di gigionaz; 18-01-11 alle 11:57
Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM


L'attacco alle libertà individuali - Corriere della Sera
LE INDAGINI SUL CASO RUBY
L'attacco alle libertà individuali
Qui sono in gioco persone la cui privacy e dignità
sono state violate due volte
Se la magistratura volesse intercettare il presidente del Consiglio dovrebbe chiederne l'autorizzazione al Parlamento; che (probabilmente) non la concederebbe. Così, gli inquirenti del «caso Ruby» - non potendo intercettare il presidente del Consiglio - hanno monitorato in vari modi le persone che ne frequentavano le abitazioni private e che perciò stesso sono finite sui giornali. Uomini che, nell'immaginario collettivo, sono, ora, l'archetipo del vecchio porcaccione; ragazze che una certa opinione pubblica immagina - diciamo così - disposte a concedersi a chiunque in cambio di una raccomandazione.
Qui, le (supposte) «distrazioni» di Berlusconi - delle quali, se passibili di sanzione giudiziaria, risponderà eventualmente in Tribunale - non c'entrano; qui sono in gioco persone le cui libertà individuali, fra le quali quella alla privatezza e alla dignità, sono state violate due volte: innanzi tutto, per essere state monitorate solo perché avevano frequentato le abitazioni private del presidente del Consiglio; in secondo luogo, per essere, adesso, segnate con un marchio morale di infamia agli occhi dell'opinione pubblica. Diciamola tutta: da che mondo è mondo, se si dovessero pubblicare le generalità di uomini e di donne dediti a certi esercizi non basterebbero le pagine degli elenchi telefonici, altro che le pruriginose cronache dei giornali! E, poi, a che pro? Mettiamola, allora, per un momento, sul paradosso. Personalmente, non ho alcuna familiarità con Silvio Berlusconi, non sono mai stato invitato in una della sue abitazioni; tanto meno in compagnia di ragazze di bella presenza. Ma, dopo quanto ho letto sui media, dico subito che se, per una qualsiasi ragione, il presidente del Consiglio mi volesse vedere, lo pregherei di incontrarci a Palazzo Chigi, magari in presenza del mio vecchio collega e amico Gianni Letta, o lo inviterei io stesso in qualche ristorante milanese dove vado con mia moglie e i miei nipotini. La prospettiva di finire sui giornali, dopo un incontro ad Arcore, come partecipe di un rito «bunga bunga» - che, a dire la verità, non ho neppure ancora capito che diavolo voglia dire; i lettori mi perdoneranno, sono un uomo all'antica - la trovo francamente surreale e inaccettabile.
Per essere ancora più chiaro. Di fronte a un'ipotesi di reato - e soprattutto un'ipotesi di reato che riguardi la prostituzione di una minorenne - è legittimo che la magistratura chiami Berlusconi a risponderne ed è, altresì, sperabile che lui vada a difendersi in un'aula di tribunale (invece di farne una questione politica) come ogni altro cittadino, fatte salve le prerogative proprie del suo ruolo, come ha riconosciuto la stessa Corte costituzionale. Non mi pare, invece, né consono a uno Stato di diritto né, tanto meno, a un Paese di democrazia liberale, diciamo pure, civile, che - per suffragare le accuse nei suoi confronti - si siano monitorate centinaia di altre persone, finendo con infangarne la reputazione, quale essa sia o si presuma che sia. L'idea che, d'ora in poi, sul bavero delle giacche di un certo numero di cittadini sia stato applicato, ancorché metaforicamente, un marchio quasi razzistico - ai maschi, il distintivo delle proprie senili debolezze; alle donne, quello della propria (supposta) disponibilità a soddisfarle - per il solo fatto di aver frequentato certe abitazioni, dovrebbe essere, per la coscienza di ciascun italiano, una mostruosità non solo giuridica, ma morale. Il Paese dovrebbe rifletterci se non vuole precipitare definitivamente nella barbarie.
L'agenzia inglese Reuters - si badi, inglese, un Paese dove la presunzione di innocenza è scritta nella tradizione, nel costume, nella storia, prima che nella legge - nel dare la notizia delle accuse a Berlusconi, ha rivelato anche la fonte dalla quale le aveva apprese: ambienti vicini agli stessi inquirenti. Anche qui non voglio entrare nel merito delle accuse. Mi limito a segnalare che, per ora, in attesa che la magistratura ne precisi la natura attraverso una serie di prove fattuali in sede di giudizio, tutto ciò che appare dai media è che anche al bavero della giacca dell'«inquisito» Silvio Berlusconi è stato applicato un marchio di infamia morale e che ciò, quale sia poi l'esito di un eventuale processo, è già sufficiente ad averne infangato l'immagine e la reputazione.
Questa non è una difesa del capo del governo, cui già provvedono lui stesso e i suoi avvocati, ma di alcuni principi che dovrebbero presiedere a ogni inchiesta giudiziaria e al giudizio di ciascuno di noi. Berlusconi ne risponda in un'aula di tribunale, dove, i suoi legali - che, finora, non hanno di certo goduto degli stessi mezzi di indagine, per non dire della complicità di certi media, di cui ha goduto la magistratura inquirente - sarebbero finalmente su un piano di parità con l'accusa.
Contemporaneamente, però, la domanda alla quale forze politiche, media, opinione pubblica, perché no, la stessa magistratura, mi piacerebbe volessero rispondere è se lo spettacolo cui stiamo assistendo sia quello di cui andare fieri come cittadini di un Paese appena normale. Tanto dovevo, non a Berlusconi, ma a quello straccio di verità cui dovrebbe sempre tendere ogni spirito libero.
Piero Ostellino
17 gennaio 2011
Meglio una cena in mezzo a tanta gnocca che svariate in mezzo a tanti mafiosi


Io sono un Berlusconiano d'accaio.
E quello che sostieni ("Non mi sembri così..tanto berlusconiano") integra gli estremi di una bestemmia!hefico:
Condivido il pensiero di Kaouthia.
Osservo qui un dibattito inutile.
Una improduttiva irrecuperabile dissipazione di parole, di energie e di risorse.
A cosa può giovare discutere delle notti di Arcore quando l’azione posta in essere dalla magistratura milanese ci mostra una ineludibile realtà?
Viviamo costantemente sotto sorveglianza.
I cittadini Italiani non sono più liberi. E ciò accade da molti anni.
Tutti siamo sottoposti, chi consapevolmente e chi meno, a misure di sicurezza, di controllo, provvedimenti speciali la cui applicazione è prevista dal Codice Penale e di Procedura Penale nei confronti degli autori del reato che sono considerati socialmente pericolosi.
E tutto ciò senza che vi sia stato accertamento di reato.
E’ quanto accaduto.
E’ quanto accade.
Sulla scorta di un semplice “sospetto”, del presupposto cerebrale di comodo di un singolo individuo, nascostamente si origlia, si scruta, si pedina, si segue e si insegue abusando di prerogative attribuite dalla legge al funzionario dello Stato.
Non importa che il cittadino oggetto di cotanto interesse si chiami Berlusconi o Rossi.
Il “fenomeno” riguarda ognuno di noi. Tutti i cittadini della Repubblica sono bersaglio di questo illecito giuridico. Una magistratura fuori controllo come quella che “amministra” la giustizia ora in Italia costituisce una seria minaccia per la democrazia e per la vita sociale del Paese.
Una onnipotenza storicamente riscontrabile in due sole circostanze.
Il Terrore in Francia e la Stasi nella DDR.
Qui, in questo 3d sembriamo i polli di Renzo.:giagia::giagia:
Ultima modifica di Edmond Dantés; 18-01-11 alle 12:07
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


Magari adesso qualcuno pensa ancora che le persone che sono state intercettate lo sono state indipendentemente dalla volontà di intercettare Berlusconi. L'intento invece era quello, quindi andava chiesta l'autorizzazione al parlamento che non è stata chiesta.
Ma in Italia il potere giudiziario è come gli Ayatollah in Iran: intoccabile, tranne che da sè stesso, quindi per i magistrati di Milano non vi sarà alcuna conseguenza
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


La Minetti e i soldi da Silvio alle ragazze
E' così che funziona, ognuna ha avuto il "suo momento" e non bisogna prendersela quando finisce
MILANO - «Son contenta del regalo che m'ha fatto» il premier, esulta intercettata al telefono con un amico una delle ragazze che hanno passato la notte ad Arcore dopo la festa del 19 settembre 2010. «Cash! Eh, un cristiano normale lavora sette mesi per prendere quello che ho preso io, mi sa che è un po' tanto...». Ma d'altra parte, «se non m'aiuta lui chi m'aiuta? Io qua a Milano non c'ho voglia di andare a cercarmi un lavoro da 1.000 euro. Perché poi, coi titoli di studio che ho, se ne guadagno 800 son già tanti!».
A qualche ora di distanza, un'altra delle partecipanti intercettate è incerta se contentarsi o rammaricarsi per l'esito della notte: «Aveva Berlusconi, ndr anche delle buste da 5 e da di più, e allora io sono contenta», ma «praticamente mi ha dato uguale alle altre, pensavo che magari mi distinguesse un attimo dalle altre, infatti loro due sono entrate insieme in stanza e io sono entrata dopo da sola, perché pensavo che lui... Vabbeh, mi ha dato il braccialetto d'oro. Però cavolo, con un diamantino piccino... Preferivo i soldi, ma va bene anche quello».
E così che, intercettazione dopo intercettazione, si sbriciola la tesi centrale del videomessaggio di Berlusconi «mai pagato per una donna nella vita, lo considererei degradante per la mia dignità». Per i pm l'«ascolto delle conversazioni telefoniche consente di affermare» che «nel corso della serata» ad esempio del 5 settembre 2010, quando «l'invito a partecipare alla cena è giunto da Silvio Berlusconi che contatta o viene contattato dalle ragazze, ad alcune persone è stato regalato del denaro»: ed è paradossalmente proprio una fedelissima del premier, la consigliere regionale lombarda Nicole Minetti indagata per favoreggiamento della prostituzione, a raccontare inconsapevolmente ai magistrati, intercettata con una delle ragazze il giorno dopo, «di essere stata presente mentre Silvio Berlusconi consegnava il denaro».
All'indomani, infatti, Minetti «chiede se lui Berlusconi, ndr alla fine è stato con» una certa ragazza, e l'interlocutrice conferma, dice di essere andata via di mattina e commenta: «Sono stata un po' cogliona perché non ho beccato nulla». «Ma neanche io ho beccato un c...», solidarizza Minetti. «L'amica di Emilio sì», lamenta però l'altra ragazza, come pure l'altra rivale alla quale la nottata ad Arcore è valsa «nove scarpe». E sono sempre le intercettazioni ad ascoltare chi da Berlusconi ha avuto «un braccialetto e 2.000 euro», chi «dice alla madre di aver ricevuto 7», chi chiede conferma sms che la rivale abbia «avuto 6,5 ok?», chi spiega di aver «diviso in due una busta, ndr da 5» con un'altra ospite.
Del resto il genere di ragazze reclutate per le feste del premier è efficacemente sintetizzato proprio dalla Minetti a una nuova invitata, una studentessa universitaria: «C'è gente per cui è l'occasione della vita, quindi ne vedi di ogni... Detto fuori dai denti, ci sono varie tipologie di persone: c'è la zoccola, c'è la sudamericana che non parla l'italiano e viene dalla favelas, c'è quella un po' più seria, c'è quella via di mezzo. E poi ci sono io che faccio quel che faccio, capito?». Mica tanto se all'indomani la studentessa a un'amica descriverà così la festa del premier: «Allucinante. Ma no, uso una parola ancora più chiara: un puttanaio». Ad altissima competitività. Quando la favorita di turno perde colpi, ad esempio, Minetti commenta: «Anche lei ha avuto il suo momento, è così che funziona, ognuna ha avuto il "suo momento" e non bisogna prendersela quando finisce, magari fra due settimane sarà Pinco Palla».
Eppure la generosità del premier non soddisfa tutte. Qualcuna, rivelandola a un amico, scrive una letterina al premier: «Amore, inizio questa lettera ringraziandoti di cuore per avermi cambiato la vita: sei una persona buonissima, veramente unica, e io ti voglio veramente tanto bene. Ho però un forte bisogno di un lavoro perché mantengo tre famiglie con un lavoro precario di soli 600 euro con un affitto di 450 euro. Mi vergogno tantissimo a dover sempre chiedere qualcosa, ma non vorrei mai tornare ad andare a letto con persone che non mi piacciono. Allora mi rivolgo a te, capendo perfettamente che siamo in tante e abbiamo tutte delle esigenze. Amore per favore ride al telefono, ndr aiutami a trovare un lavoro per chiedere un mutuo che è uno dei miei sogni più grandi...».
Altre, invece, temono che il premier «fra un po' ci manda tutte affan... Insomma, le cene possono diminuire, però mi devi dare una certa stabilità economica... Papi qua è la nostra fonte di lucro», e «se ci vuol ridurre le cene, è ora che iniziamo a rubare qualcosa dalla casa...».
Luigi Ferrarella
La Minetti e i soldi da Silvio alle ragazze - Corriere della Sera
"Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:
"Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu: