In effetti, questa sua recente confessione sembra aver mutuato il "non sono un santo" in una forma più esplicita "sono un peccatore".
A riguardo forse è necessario qualche approfondimento.
Dunque, peccatore in raffronto a quale logica di pensiero culturale e religioso?
Immagino, data l'anomalia italiana rappresentata dal papa seduto a roma, non si tratti tanto di una confessione da rapportare a quelle forme di professione di fede più protestanti come quelle americane, nè ad altre logiche legalistiche come quelle arabe, nè ad altro.
Peccatore, allora, rispetto alla trasgressione di quali comandamenti e regole?
Quelle di fabbrica vaticana?
Bene.
Ci spieghi, allora, nella sua libertà di cittadino d'Italia e del mondo, chiamato ai suoi diritti e doveri, in cosa consisterebbero queste attività peccaminose di cui parrebbe la sua coscienza cattolica sembra accusarlo?
Di quali pensieri, parole ed azioni intende pentirsi?
Si spogli, dunque, penitente, in piazza pubblica e popolare.
Potrebbero provvedersi, a copertura delle sue vergogne, delle vesti di investitura ecclesiastica, tutte colorate ed a forma di foglie di fico, per l'avvio del suo nuovo cammino verso il processo di grazia e giustizia.





