
Originariamente Scritto da
Edmond Dantes
Vedo che insisti.
Sono costretto a fermarmi ancora un pò.
Poi lascio di corsa.
La legge penale definisce le varie "tipologie di fatto" che costituiscono reato e le sanzioni per coloro che li commettono.
La legge processuale penale disciplina il procedimento mediante il quale si accerta se è stato commesso un fatto di reato, se l'imputato ne è responsabile, e, nella ipotesi che quest'ultimo ne fosse l'autore, quale pena debba essere irrogata.
Il "peso" della procedura è solo nominalmente formale. Senza la procedura, in assenza di una rigida disciplina che regoli il procedimento siamo davanti al caos e, quasi sempre davanti alla contraddizione.
Infatti, una volta che sia pervenuta la notitia criminis, occorre accertare se questa sia effettivamente corrispondente alla violazione del precetto della norma penale. Ciò necessita di strumenti oltre che della profonda conoscenza della materia.
Necessita anche di una certa quantità di esperienza.
Dopo avere esaminato il fatto, ove fosse conforme ad una ipotesi di reato, occorre accertare le modalità di esecuzione del fatto stesso, scoprirne il responsabile, ed applicare le sanzioni.
Questo compito, in una società ordinata, spetta unicamnete allo Stato (potestà punitiva) per ragioni che sono interminabili e complesse da spiegare perchè importano l'illustrazione della storia del diritto Italiano a far data dal diritto romano ed anche prima.
Sia sufficiente inquadrare ora il diritto processuale penale (Leone non gradiva questa definizione) sotto un profilo preciso: è il complesso delle norme di legge che disciplinano le attività dirette alla attuazione del diritto penale nel caso concreto.
E' solo in questo senso che la procedura penale è strumentale rispetto al diritto penale.
Ma senza una procedura, non può esservi accertamento della sussistenza del reato, individuazione del suo autore nè applicazione della pena.
Quindi Seyen non metterei sopra un piano inferiore la forma perchè la forma è sostanza.
Sostenere come fai tu che la procedura penale tenda "spesso più che razionalizzare a incasinare" significa tornare indietro di almeno qualche centinaio di anni, autorizzando la tortura come strumento per ottenere la confessione, il rogo per punire le eresie etc... .
Prima di Beccaria (Dei delitti e delle Pene) dovresti leggere il Manzoni che, nella "Storia della Colonna Infame" stigmatizzò l'arbitrio dei giudici sino a diventare, questo orrendo resoconto giudiziario, una testimonianza dell'infamia dei magistrati.
Ecco perchè Seyen ho scritto in un intervento precedente, che certamente avrai letto, che la libertà e la democrazia in un Paese si distinguono dalla civiltà giuridica.
Ora siamo davanti alla barbarie.
Una procura che viola le norme procedurali non è diversa dal delinquente che vuole colpire.
Già colpire e non processare. Perchè anche le pietre che si trovano sotto le Tre cime di Lavaredo hanno compreso esattamente lo scopo di quei procuratori che non è quello di accertare la verità ma di tentare l'annientamento del loro peggior nemico: Silvio Berlusconi.
Allora viene da chiedersi: siamo davanti al giusto processo? Siamo davanti al rispetto delle regole? Siamo davanti alla osservanza della Costituizone?
C'è una sola ed unica risposta. NO!
Siamo davanti alla barbarie.
Le sentenze che si pronunciano in un'aula di tribunale nel nome del Popolo Italiano, si scrivono dopo la conclusione di un regolare processo che si celebra davanti al giudice naturale precostituito per legge.
Non si pronunciano negli studi di annozero.
Non si scrivono sul frontespizio di repubblica o del fatto quotidiano.
Il torto che avviluppa molte procure di questo nostro vituperato Paese è quello di avere spostato la sede dei processi, dalle aule dei tribunali presso i quali unici luoghi deputati si debbono celebrare ai media.
E' questo sistema medioevale, che nulla ha a che vedere con il diritto formale e sostanziale, che si deve riformare.
E' contro questa isteria che lottiamo tutti i giorni perchè la ragione possa prevalere sulla insensata barbarie dell'onta mediatica che nulla ha a che vedere con la secolare nobile conoscenza del diritto.:giagia: