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  1. #14661
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da markk Visualizza Messaggio
    e nel frattempo niente? Sai bene che non è accettabile attendere una riforma generale del processo penale prima di poter processare un politico che risulterebbe aver avuto comportamenti illeciti, foss'anche un qualsiasi politico, perché questo vorrebbe dire garantire l'impunità a tutti i politici, non solo a b., e l'impunità della politica garantisce livelli di corruzione e degrado delle istituzione che portano a conseguenze molto gravi per tutti. Quindi è bene procedere con gli strumenti attuali, che sono quelli cui chiunque altro si trovi nelle condizioni di affrontare un processo deve adattarsi. D'altro canto l'imunità parlamentare esiste e le competenze del tribunale dei ministri sono chiare già da adesso.
    Risulterebbe?
    Vedi markk mi dai ragione su tutto. Soprattutto laddove insisto nel dire che i processi si debbono celebrare in tribunale e non sui media.
    La coniugazione del verbo "risultare" articolata come l'hai introdotta nel tuo intervento, potrebbe essere adottabile (per me non lo è comunque) se fossimo in presenza di una sentenza di primo grado, o di secondo grado nel giudizio.
    Quì siamo in presenza del collazionamento di atti d'indagine a cui è stata assegnata in dote una veste carnascalesca.
    Siamo in presenza di una mera "intuizione" teorematica in assenza totale di elementi dimostrativi circa la fondatezza.
    Siamo legittimati a sospettare, esaminata la povertà delle risultanze (peraltro ancora da riscontrare), come in realtà sospettiamo a rigor di logica sulla scorta del tempismo "rateizzato" mediante il quale sono state "dismesse" trascrizioni di intercettazioni, anche non autorizzate, verbali di deposizioni testimoniali e molto altro e consegnate da oscure e premurose "manine" ai media, che quelle risibili accuse non siano sostenute dal fondamento del diritto.
    E' la teroria generale del reato che dovrebbe vestire quella maschera?
    Se Vassalli, a buon diritto è la controfigura del Dottor Frankenstein, i dogi della Procura milanese somigliano ad Arlecchino.
    Ultima modifica di Edmond Dantés; 12-05-11 alle 19:37
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  2. #14662
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da careca Visualizza Messaggio
    ma ci mancherebbe, edmond, che mi accontentassi...
    la mia tenacia è tradita dall'avverbio "al momento", col quale intendevo far esplicito riferito all'immediato ed ai processi in corso...
    iaociao:
    Non fraintendermi mio carissimo amico, non era un appunto al senso del tuo intervento.
    Non lo era e non voleva esserlo.

    So bene chi sei e per cosa lotti.
    So bene che non esiste nel tuo vocabolario la parola "rinuncia".
    Non era diretto a Te.
    Avevo colto quelle tue sagge parole per sottolinearle ai molti che fingono la sordità.
    Insomma, avrei parlato alla nuora perchè suocera intenda.
    Tu mi capisci no?:sofico::sofico:
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  3. #14663
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da Aldo Raine Visualizza Messaggio
    Non lo conosci affatto, altrimenti non avresti postato una cosa simile.

    Consiglia a ghedini di chiedere una perizia.
    Conosco, conosco (che c'entro io con Ghedini? onf: mah) e tu conosci l'ultracasta togata? no? t'illumino d'immenso. eccoti un paio di articoli assai istruttivi, il soggetto è lo stesso ma per non avere l'imbarazzo della scelta li metto entrambi: come vedi, non ci facciamo mancare niente.

    «Chi sbaglia non paga. Mai» non è solo il titolo di un paragrafo del libro Magistrati, l’ultracasta (Bompiani) dell’inchiestista Stefano Livadiotti, penna particolarmente appuntita dell’Espresso e, di per sé, al di sopra di ogni aprioristico sospetto «malagiustizialista» (l’autore in passato ha inchiodato alle loro dolorose responsabilità pure i sindacati). «Chi sbaglia non paga. Mai» è anche - insieme - la tesi, il j’accuse e il filo conduttore di un pamphlet che prima mette sul banco degli imputati e poi trascina alla gogna gli eccellentissimi rappresentanti della «madre di tutte le caste», quella dei giudici e dei pubblici ministeri. Uno stato nello Stato - sintetizza Livadiotti - «governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica». E ancora: «Un formidabile apparato di potere che, sventolando il sacrosanto vessillo dell’indipendenza, e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi». Privilegi, appunto. Quali? Questi, ad esempio.

    Poltrone d’oro I magistrati italiani percepiscono gli stipendi più alti d’Europa (oltre alle entrate degli incarichi extragiudiziari), hanno un assegno medio di pensione di 6mila euro (dati del 2002... ) e detengono il record di 51 giorni all’anno di ferie (erano 60 fino al 1979). Non solo. I 9.116 «uomini d’oro» d’Italia - più che una casta, una lobby, ha detto un altro insospettabile, Giampaolo Pansa - possono contare, caso pressoché unico al mondo, su un oliato meccanismo secondo il quale, cassata la parola «merito», attraverso esami fasulli (99,6% di promossi) tutti salgono gradino dopo gradino la scala gerarchica in base alla sola anzianità di servizio, arrivando al vertice (cioè magistrato di corte di Cassazione con funzioni direttive superiori) immancabilmente dopo 28 anni di servizio. È un po’ come se, in campo giornalistico, qualsiasi ventenne cronista di provincia, al netto del talento, si ritrovasse a 48 anni, per statuto, direttore di un quotidiano. La prossima vita, giuro, mi iscrivo a Legge.

    Giudice giudica te stesso In base al quadrupedale principio «cane non morde cane», secondo il quale a giudicare giudiziosamente un giudice è un onorevole collega giudice, i magistrati rappresentano la categoria professionale più impunita del Paese. Statistiche alla mano, la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura è il fondo del buco nero della giustizia italiana. Nel periodo 1999-2006 sono stati istituiti 1.004 procedimenti disciplinari: 812 sono finiti con assoluzione o proscioglimento, 126 con una semplice ammonizione, 38 con la censura (poco più di una lavata di testa), 22 con la perdita di anzianità (sostanzialmente un rallentamento della carriera), due con la rimozione e quattro con la destituzione. Fuori dalle cifre da azzeccagarbugli, significa che a rimetterci la poltrona è lo 0,065 dei magistrati. Scartabellando qualche comma qua e là, si può citare a mo’ di exemplum, la vicenda dei due giudici del Tribunale di Brindisi che, complessivamente, per sbadataggine si sono dimenticati dietro le sbarre, uno dopo l’altro, 63 detenuti in attesa di giudizio. Si sono giustificati dicendo che avevano troppo lavoro, e che comunque fino ad allora nessuno si era lamentato. Assolti. Un giudice barese che invece vendeva sentenze in cambio di mazzette da recapitargli «dentro la cassetta del vino siciliano che gli piace tanto», condannato a quattro anni nell’ottobre del 2007, è restato in servizio fino al marzo del 2008. Fa giurisprudenza, invece, il caso del rispettabile magistrato romano sorpreso, anno di scarsa grazia 1973, a molestare un ragazzino di 14 anni in un cinema di periferia. La denuncia è per atti osceni e corruzione di minore. La sentenza - otto anni, tre gradi di giudizio e un’amnistia dopo - è assoluzione con l’estinzione del reato. Per i giudici del Consiglio superiore della magistratura il collega pedofilo agì «in istato di transeunte incapacità di volere al momento del fatto». Fu reintegrato in servizio, promosso, e liquidato degli scatti di anzianità congelati. Costo dell’intera operazione, dalla fellatio al pensionamento, 70 miliardi dell’epoca. Ingiustizia è fatta.

    Dura lex, sed lunga est I tempi e i modi della mala-giustizia sono tristemente noti. Ma alcuni sono più tristi e meno noti di altri. In questo senso, il libro-inchiesta di Livadiotti è un eccellente prontuario. Rigoroso come un codice, divertente come un romanzo. Un capitolo del quale racconta di quando, nel settembre 2008, la giustizia italiana chiuse una annosa causa proprietaria, sentenziando la restituzione al comune dell’agrigentino San Giovanni Gemini dei 300mila ettari che aveva venduto al prestanome di una potente famiglia locale nell’anno in cui Ferdinando IV di Borbone, dopo il Congresso di Vienna, riunì i suoi domini sotto il nome di Regno delle Due Sicilie. Era il 1816. Il processo, che ha visto sfilare 250 parti, 92 avvocati e almeno tre differenti valute, dal ducato all’euro, è durato 192 anni. È anche grazie a tali esempi di abnegazione al lavoro e senso del dovere che i tempi della nostra giustizia civile sono più lunghi di quelli del Gabon e di São Tomé e Principe. Ma meglio del Congo.

    La seduta è tolta Se giudicare non è facile, scrivere le motivazioni di una sentenza lo è ancor meno, e a volte può anche dimenticarsi di farlo. A quel tal famoso giudice del Tribunale di Gela è sfuggito di testa per otto anni. Può capitare. Peccato, perché si trattava della condanna a oltre un secolo di carcere, per associazione mafiosa, di alcuni esponenti di Cosa nostra. È scattata la scarcerazione per decorrenza dei termini. Per il resto in Italia la durata media delle udienze penali è 18 minuti. Solo tre su dieci si concludono con una sentenza, tutte le altre vengono rinviate, in media di quattro mesi e mezzo, e una volta su quattro colpa delle toghe: o perché non si presentano o perché hanno gli atti incompleti. Per fortuna però che c’è il civile.

    Luigi Mascheroni

    Magistrati. L
    Con le ali, al buio e nel silenzio da te io volerei.

  4. #14664
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    Predefinito secondo round...

    Il 13 dicembre 1973 un magistrato di 41 anni, il dottor Tizio, viene sorpreso nei bagni di un cinema col pene nella bocca di un ragazzino di 14 anni. Per quanto squallido il caso non ha in sé rilevanza generale: i magistrati sono esseri umani come gli altri, la cosa è assai brutta ma anche fra loro si può trovare un pedofilo. Si possono invece fare considerazioni di carattere generale sulle conseguenze di questo fatto. Il dottor Tizio viene condannato a quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena per il solo reato di corruzione di minore. Malgrado l’evidente mitezza della condanna il nostro eroe ritiene di essere stato trattato ingiustamente, presenta appello e dopo vari ricorsi la suprema corte “annulla senza rinvio” la pena “relativa al solo delitto di corruzione di minore a seguito della estinzione del reato per sopravenuta amnistia”. Molto interessante. Tizio però era stato sospeso dalla attività di magistrato dalla sezione disciplinare del Csm (consiglio superiore della magistratura). Dopo il proscioglimento della suprema corte fa appello contro la decisione della sezione disciplinare. Nel corso del dibattimento emerge una sconvolgente novità: il dottor Tizio, un paio d’anni prima dell’increscioso episodio nel cinema aveva riportato una ferita alla testa. Questo fatto,sentenzia la sezione disciplinare, “Ha reso inerte la volontà (del dottor Tizio) di inibire quelle spinte pulsionali su cui il soggetto non riusciva più ad esprimere un giudizio di valore”. Insomma, il dottor Tizio prende una craniata e due anni dopo, in preda ad un raptus ed incapace di intendere ciò che sta facendo, si fa fare un pompino da un quattordicenne nel bagno di un cinema di periferia. Beh.. se è tanto incapace di intendere e di volere il dottor Tizio dovrebbe comunque smetterla di fare il magistrato, pensa una persona normale. Errore! Perché l’incapacità di intendere è stata un fatto del tutto isolato, una sorta di “una tantum”. Dopo il deplorevole episodio il dottor Tizio è guarito, è ormai un uomo ed un magistrato modello che può senza timore alcuno essere reintegrato nella carica. Il dottor Tizio infatti non solo viene riammesso ma viene addirittura promosso al ruolo di consigliere di cassazione, inoltre, avendo cumulato nel periodo di sospensione molti scatti di anzianità, questi gli vengono rimborsati.

    Questo è solo uno degli episodi raccontati nel libro: “Magistrati l’ultracasta” di Stefano Livadiotti, Bompiani 2009. Un saggio molto bello che si legge tutto d’un fiato, come un romanzo giallo o meglio, un libro dell’orrore. Il racconto del magistrato pedofilo ed incapace (una tantum) di intendere e di volere è solo uno dei tanti esempi che dimostrano una cosa che tutti sanno ma che pochi hanno il coraggio di dire chiaramente: i magistrati non pagano quasi mai per i loro errori. La sezione disciplinare del Csm, afferma Livadiotti, “è una fabbrica di assoluzioni spesso motivate con sentenze al limite del grottesco. Così le toghe hanno 2,1 possibilità su 100 di incappare in una sanzione. Che comunque, anche nei casi più gravi, è sempre all’acqua di rose. Risultato: in otto anni quelli che hanno perso la poltrona sono stati lo 0.065%”.

    L’indagine, ovviamente, non si limita alla sostanziale impunità di cui godono i tutori della legge ma tratta tutti gli aspetti della italica giustizia. A partire dalla lunghezza biblica dei processi ovviamente, che non è da attribuirsi, come affermano spesso i leaders della Anm (associazione nazionale magistrati, il potentissimo sindacato delle toghe), alle manovre di avvocati azzeccagarbugli che cercano di tirarla per le lunghe. Le udienze penali in Italia durano pochissimo, in media una ventina di minuti, e molto spesso (quasi nel 30% dei casi) si concludono con un rinvio perché… il giudice non si presenta. Sembra incredibile ma è proprio così. Del resto, che le manovre ostruzionistiche della difesa c’entrino poco con la durata biblica dei processi è dimostrato dal fatto che la giustizia civile (dove tutti hanno interesse ad arrivare ad una sentenza in tempi brevi) ha più o meno gli stessi tempi della giustizia penale (nella giustizia civile occorrono in media circa 2700 giorni per arrivare alla sentenza definitiva e 960 per arrivare alla sentenza di primo grado).

    Livadiotti parla poi della lottizzazione incredibile che impera nella italica magistratura. Ogni persona normale è convinta che i i giudici dovrebbero essere assegnati nelle sedi vacanti in base alle loro competenze. Le cose però non stanno affatto così. Chi deve coprire la tal carica poniamo, a Milano? Non un magistrato in grado di assicurare un servizio rapido, professionale ed efficiente, no, ci deve andare qualcuno che appartenga alla tal corrente della Anm, visto che a Torino è stato inviato il membro della tal altra corrente. E la stessa lottizzazione vale anche per coloro che siedono nel consiglio superiore della magistratura (Csm), nientemeno! Un organo costituzionale presieduto dal capo dello stato! Si dice Csm e subito si pensa ad un austero consesso di anziani magistrati carichi di esperienza, persone equilibrate, venerabili professoroni di diritto. Invece no! Le cose stanno ben diversamente! L’importante è che nel Csm siano rappresentate tutte le componenti politiche della magistratura: si va nel Csm a rappresentare Magistratura democratica, o magistratura indipendente o qualcun altro dei partitini in cui si dividono le italiche toghe. I membri del Csm sono magistrati piuttosto giovani, abbastanza inesperti, niente affatto luminari del diritto ma bravissimi a difendere la bottega di appartenenza. In pratica è l’Anm a stabilire chi andrà nel supremo organo del cosiddetto autogoverno della magistratura!

    Vengono poi analizzate le carriere dei magistrati, di fatto automatiche anche se formalmente legate a giudizi di merito (sono praticamente sempre positivi). Basta lo scorrere del tempo e un magistrato arriva ai massimi gradi della carriera: “dopo 28 anni tutti raggiungono lo status di magistrato di cassazione con funzioni direttive. Anche i brocchi rimasti sempre in un tribunale di provincia”. Lo status e lo stipendio, ovviamente. Si, gli stipendi, a cui i magistrati tengono moltissimo e sul cui vero ammontare cercano di far trapelare il meno possibile; gli stipendi, dove ad essere determinanti non sono i minimi tabellari, ma il diabolico meccanismo degli scatti e delle classi. Grazie agli scatti ed alle classi ”il magistrato ordinario guadagna sempre molto di più di quanto previsto come stipendio base nel grado superiore cui accede e siccome vige il principio della conservazione dello stipendio maturato l’amministrazione attribuisce al magistrato promosso tante classi e tanti scatti quanti sono necessari per non farlo arretrare, dopo di che applica su tale stipendio gli scatti maturati nella categoria di provenienza”. Un bel giochetto, che permette alle toghe italiane di godere di stipendi cha vanno dai 34.000 euro lordi annui per i novellini (che diventano oltre 45.000 solo tre anni dopo) fino agli oltre 140.000 per i gradi più elevati, cui si devono aggiungere, oltre a vari benefits, i rimborsi per gli incarichi extragiudiziali, assai redditizi e a cui i nostri magistrati tengono moltissimo. Ultima inezia, le ferie per le toghe italiche ammontano a 51 (cinquantuno) giorni all’anno, alla faccia della durata dei processi!

    Il quadro della magistratura italiana che emerge dal libro di cui stiamo parlando è desolante e conferma il giudizio che sul corriere della sera del 24 agosto 1998 diede delle toghe italiane Indro Montanelli (diventato oggi, non si sa bene perché, un autentico idolo dei vari Santoro, Travaglio & c.). “Nella giustizia c’è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificare carriera e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c’è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo”. Il sarcastico giudizio di Montanelli, che Livadiotti riporta, trova piena conferma nelle pagine del suo saggio. Se si tiene conto anche della mancata divisione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, della mancanza di ogni controllo sulla efficienza ed efficacia del lavoro dei magistrati, delle continue invasioni di campo della magistratura sul terreno della politica e della formazione delle leggi, con grande attenzione a quelle che riguardano le loro retribuzioni, non si possono che condividere le conclusioni del saggista dell’”Espresso”: la magistratura italiana è una casta potentissima, chiusa ed autoreferenziale; sottratta ad ogni controllo e limitazione esercita oggi un potere assolutamente abnorme che nulla ha a che vedere con la celebratissima autonomia.
    Non a caso è proprio l’autonomia ad essere costantemente invocata quale giustificazione di ogni privilegio. La cosa piuttosto divertente infatti è precisamente questa. I leaders dell’Anm, cioè i difensori d’ufficio dei magistrati, non negano i privilegi delle toghe, si limitano ad affermare che questi sarebbero necessari per preservare l’autonomia della magistratura. Nessuno controlla la produttività del lavoro dei magistrati perché se ciò avvenisse sarebbe lesa la loro autonomia, le carriere di fatto sono automatiche perché carriere legate al merito lederebbero l’autonomia della magistratura, i magistrati pretendono di autodeterminare le loro paghe perché paghe più basse li renderebbero ricattabili dal potere politico e quindi non autonomi, si potrebbe continuare. L’autonomia cessa in questo modo di essere la sacrosanta autonomia del giudice nell’esercizio della funzione di giudice, diventa separatezza, irresponsabilità, licenza di fare ciò che si vuole senza controllo alcuno. O siamo un corpo separato, irresponsabile, autoreferenziale, giudice inappellabile di se stesso o la nostra autonomia è lesa: così strillano i dirigenti dell’Anm e molti applaudono, forse perché non sanno cosa si cela dietro a questa presunta “autonomia”.
    “E i cittadini?” potrebbe chiedersi qualcuno. Si, i cittadini, coloro che usufruiscono dei servizi delle toghe. Perché tutto il gran parlare di autonomia fa passare sotto silenzio il fatto elementare che sono i cittadini a soffrire i danni di una giustizia lentissima, inefficiente, spesso faziosa, altre volte lassista fino all’inverosimile. Sono i cittadini le vittime dei privilegi che Livadiotti denuncia nel suo lavoro, sono loro le prime vittime di una giustizia che non funziona e che non funzionando fa funzionare male l’economia, è fattore di crisi economica e sociale, deteriora la qualità della convivenza civile e democratica.
    Il libro di Stefano Livadiotti, documentatissimo, ricco di fatti, cifre, statistiche, lascia poco spazio agli alibi, alle giustificazioni pelose, alle palle. E’ particolarmente adatto per coloro che sono convinti che la magistratura sia un’isola felice in un mare di corruzione o addirittura la forza che ci salverà dalle oscure manovre di forze reazionarie, piduiste e mafiose. E’ insomma un libro particolarmente adatto agli amici dei De Magistris e dei Di Pietro, dei Travaglio e dei Santoro. Ma serve a tutti, proprio a tutti. Se ne consiglia vivamente la lettura.

    magistrati l'ultracasta | Scrivendo
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  5. #14665
    La Vengeance
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Serenissima Betel, prometto che domattina aprirò sul nazionale un 3d che sarà una vera chicca.
    Se ce la faccio verso le tredici/tredici e trenta.
    Così faccio riflettere un pò l'intestino dei detrattori della riforma della vassalli.
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  6. #14666
    Abbi Dubbi
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantes Visualizza Messaggio
    Serenissima Betel, prometto che domattina aprirò sul nazionale un 3d che sarà una vera chicca.
    Se ce la faccio verso le tredici/tredici e trenta.
    Così faccio riflettere un pò l'intestino dei detrattori della riforma della vassalli.
    Fai bene ad aprire un altro 3d.

    Magari eviterai alla serenissima di postare qui roba palesemente OT.

    E tu darai sfogo alla tua avversione per la riforma di vassalli.
    Lì però....qui avete un pochino stufato col disquisire su tutto, meno che sui dettagli del processo a berlusconi.
    Che lo ricordo, è l'argomento di questo 3d.
    Fermate l'Italia, voglio scendere.

  7. #14667
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da Crack! Visualizza Messaggio
    Fai bene ad aprire un altro 3d.

    Magari eviterai alla serenissima di postare qui roba palesemente OT.

    E tu darai sfogo alla tua avversione per la riforma di vassalli.
    Lì però....qui avete un pochino stufato col disquisire su tutto, meno che sui dettagli del processo a berlusconi.
    Che lo ricordo, è l'argomento di questo 3d.
    La serenissima ha solo risposto ad un post non meno ottì, crackino dixit.
    Secondo te avrei dovuto eliminarlo? avreste fatto ricorso all'ONU, ci scommetto.

    (p.s: io l'avevo detto che 'sto 3d era decotto. contenti voi...)
    Con le ali, al buio e nel silenzio da te io volerei.

  8. #14668
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da Edmond Dantes Visualizza Messaggio
    Risulterebbe?
    Vedi markk mi dai ragione su tutto. Soprattutto laddove insisto nel dire che i processi si debbono celebrare in tribunale e non sui media.
    La coniugazione del verbo "risultare" articolata come l'hai introdotta nel tuo intervento, potrebbe essere adottabile (per me non lo è comunque) se fossimo in presenza di una sentenza di primo grado, o di secondo grado nel giudizio.
    Quì siamo in presenza del collazionamento di atti d'indagine a cui è stata assegnata in dote una veste carnascalesca.
    Siamo in presenza di una mera "intuizione" teorematica in assenza totale di elementi dimostrativi circa la fondatezza.
    Siamo legittimati a sospettare, esaminata la povertà delle risultanze (peraltro ancora da riscontrare), come in realtà sospettiamo a rigor di logica sulla scorta del tempismo "rateizzato" mediante il quale sono state "dismesse" trascrizioni di intercettazioni, anche non autorizzate, verbali di deposizioni testimoniali e molto altro e consegnate da oscure e premurose "manine" ai media, che quelle risibili accuse non siano sostenute dal fondamento del diritto.
    E' la teroria generale del reato che dovrebbe vestire quella maschera?
    Se Vassalli, a buon diritto è la controfigura del Dottor Frankenstein, i dogi della Procura milanese somigliano ad Arlecchino.
    stai menando il can per l'aia, come si dice. Il processo è giusto farlo, in questo caso come in altri, anche per consentire agli imputati di rendere chiara la loro posizione rispetto ai fatti contestati, non si può attendere una riforma di cui si parla da decenni, non fos'altro perché la cosiddetta riforma non è né definita né realizzabile senza riforme costituzionali e quindi senza ampie maggiornanze parlamentari, come visto in precedenti occasioni. Questa tua richiesta di attendere la riforma della giustizia per poter celebrare il processo cosiddetto ruby è alquanto bizzarra.

    Qui di elementi ce ne sono anche troppi, come ben sai, in ogni caso nel processo verificheremo, diversamente rimarrebbe solo la sentenza del processo mediatico, che non mi pare ti vada bene, a meno che non sia meglio una condanna mediatica piuttosto di una condanna giudiziaria ritenuta inevitabile proprio per l'abbondanza degli elementi d'accusa.
    Discutere con i dementi non è inutile, è dannoso
    La guerra russa in Ucraina dal 2014, non dal 2022 -> LINK
    Donald Trump concede grazie presidenziali a criminali
    in cambio di contributi elettorali
    ->LINK

  9. #14669
    duca di rivoli
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da ItaliaLibera Visualizza Messaggio
    Sono curioso di sentire al riguardo i periti della Procura... di questi tempi ne raccontano di belle...
    anch'io, magari in aula.

  10. #14670
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    Predefinito Rif: Caso Ruby, Berlusconi indagato

    Citazione Originariamente Scritto da Betelgeuse Visualizza Messaggio
    La serenissima ha solo risposto ad un post non meno ottì, crackino dixit.
    Secondo te avrei dovuto eliminarlo? avreste fatto ricorso all'ONU, ci scommetto.

    (p.s: io l'avevo detto che 'sto 3d era decotto. contenti voi...)
    So what ?

    Un utente va OT e un mod gli va dietro ?

    Dovevi solo ignorarlo.
    O fai la mod e , prima di far rispettare il regolamento, lo rispetti tu stessa.

    Oppure fai l'utente normale...e allora ci può pure stare un OT, salvo poi pagarne le eventuali conseguenze (come io sono pronto a pagare quelle che possono essere causate da questo mio post)..

    Deciditi.
    Ultima modifica di Crack!; 12-05-11 alle 22:32
    Fermate l'Italia, voglio scendere.

 

 
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