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Discussione: Terrorismo fiscale

  1. #11
    Biowashball (che balla!)
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    Predefinito Riferimento: Terrorismo fiscale

    ricordo che qualche anno fa, incuriosito da tutto quel parlare degli studi di settore, avevo dato un'occhiata ai redditi che bisognava dichiarare per essere congrui, mal me ne incolse, scoprii perchè i tassisti pssono diochiarare impunemente circa 800 euro al mese di reddito ai fini fiscali o perchè i proprietari di ristorante in liguria se la cavavano con redditi da 20000 euro annui, e venne spontanea una risata amara, ma pur sempre una risata; è ridicolo isproloquiare di aumenti su cifre che sono inferiori al reddito di un operaio di terzo livello pur consentendo un tenore di vita da dirigente
    41 bis ai ladri evasori (auguriamo di cuore un cancro al fegato a chi non paga le tasse)

    patagni, amici dei ladri di stato e dei camorristi, salutatemi l'alenia, papa e cosentino... iaociao: repapelle:

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Terrorismo fiscale

    Si informi le cifre minime da dichiarare sono molto diverse da quelle che lei racconta ... Comunque dopo 20 anni di partita IVA andrei anch'io a scaldare qualche sedia statale per poi fare un secondo lavoro in nero come fate voi da sempre

  3. #13
    Biowashball (che balla!)
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    Predefinito Riferimento: Terrorismo fiscale

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    Si informi le cifre minime da dichiarare sono molto diverse da quelle che lei racconta ... Comunque dopo 20 anni di partita IVA andrei anch'io a scaldare qualche sedia statale per poi fare un secondo lavoro in nero come fate voi da sempre

    le riporti lei le cifre aggiornate relative ai tassisti, ed in quanto a tipo d'impiego ha sbagliato bersaglio, nettamente.
    41 bis ai ladri evasori (auguriamo di cuore un cancro al fegato a chi non paga le tasse)

    patagni, amici dei ladri di stato e dei camorristi, salutatemi l'alenia, papa e cosentino... iaociao: repapelle:

  4. #14
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: Terrorismo fiscale

    Cgia: gli studi di settore sono sballati
    « Un contribuente su 3 non è congruo»


    Gli artigiani di Mestre: i correttivi anticrisi non bastano, molti saranno costretti a pagare più tasse del dovuto

    Cgia: gli studi di settore sono sballati « Un contribuente su 3 non è congruo» - Corriere della Sera

    MESTRE (VENEZIA) - I correttivi anticrisi già introdotti per gli studi di settore, vale a dire per quegli studi atti a determinare i ricavi e i compensi che con ragionevole probabilità possono essere attribuiti ai contribuenti, non bastano, e quindi tanti artigiani e piccoli imprenditori potrebbero essere costretti a pagare tasse oltre misura. Le difficoltà dalla congiuntura sono state infatti ancora più forti e per l'anno di imposta 2008 un contribuente su tre rischia di non essere congruo e non adeguato proprio con gli studi di settore, vale a dire che ha guadagnato di quanto previsto dall'Amministrazione finanziaria e quindi potrebbe essere costretto a pagare più tasse del dovuto all'Erario.

    LE STIME - Lo stima la Cgia di Mestre, rilevando che, pertanto, su circa 3.700.000 partite Iva che sono interessate dagli studi di settore, circa 1 milione e 200 mila attività non risultano essere in linea con le pretese del fisco. Dalla Cgia ricordano che per l'anno di imposta 2007 i non congrui e non adeguati erano circa uno su 4, precisamente il 26,3% contro il 33,5% che si ipotizza si registrerà nel 2008. «È il frutto della congiuntura in atto», afferma il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, che invita «tutti coloro che sono vittime della crisi a non adeguarsi a quegli studi che hanno pretese non giustificabili». «Le stime che abbiamo elaborato per l'anno di imposta 2008 ci dicono che molti operatori economici hanno subito delle ripercussioni economiche durissime e nonostante le modifiche, gli accorgimenti e i correttivi anti crisi introdotti negli ultimi mesi dall'Amministrazione finanziaria, questo strumento non è ancora in grado di fotografare con obbiettività la situazione economica che grava sul Paese. Con la conseguenza che a molti autonomi si chiede di pagare di più rispetto all'anno scorso su incassi presunti che non corrispondono alla realtà», spiega Bortolussi. «Sia chiaro - aggiunge - il ministro Tremonti non ha nessuna responsabilità. Ha ereditato una situazione molto compromessa e sta tentando con determinazione di recuperare e alcune delucidazioni avvenute nei mesi scorsi lo confermano. Per il 2009, ad esempio, l'Agenzia delle Entrate ha ribadito con forza come gli studi di settore siano solo uno dei parametri su cui si baserà il lavoro di accertamento fiscale». Se prima, infatti, la non congruità poteva potenzialmente far scattare un accertamento con adesione da parte del fisco - precisa la Cgia - oggi il non adeguamento non lo avvia più con certezza. Inoltre, nel caso il contenzioso finisca presso la Commissione tributaria sarà l'Agenzia delle Entrate, e non più il contribuente, a dover dimostrare l'esistenza di maggiori ricavi non dichiarati. «Per questo - conclude Bortolussi - stiamo invitando tutti coloro che sono vittime della crisi a non adeguarsi a quegli studi di settore che hanno pretese non giustificabili dopo il peggioramento del quadro economico avvenuto nell'ultimo anno».

    REDDITOMETRO - Le difficoltà degli studi di settore a certificare i reali guadagni di artigiani e piccole imprese stanno spingendo da tempo alcune forze politiche a trovare nuovi strumenti per accertare i reali introiti soprattutto dei piccoli imprenditori. A questo proposito proprio un redditometro profondamente rinnovato e applicato alla massa potrebbe invece diventare strumento prezioso nella lotta all'evasione. Lo sostiene il documento finale dell'indagine condotta dalla commissione Bicamerale di vigilanza sull'anagrafe tributaria, presieduta da Maurizio Leo (Pdl). Questo «possibile rilancio del redditometro - scrive la commissione - va di pari passo con il progressivo affievolirsi, nel corso degli ultimi anni, delle aspettative anti-evasione che l'amministrazione finanziaria aveva in un primo tempo riposto sugli studi di settore. L'esperienza ormai più che decennale relativa a tale strumento ne ha palesato i limiti e le difficoltà, che ne fanno oggi un dispositivo da solo non sufficiente a intercettare quella particolare forma di evasione di massa che, per ragioni legate alle peculiarità proprie delle singole imposte, si concentra in misura particolare sul comparto del reddito d'impresa e del reddito da lavoro autonomo». A differenza degli studi di settore, il redditometro è uno strumento «maggiormente in grado di svolgere una funzione accertativa dei redditi, in maniera anche più equa, come verrebbe percepito anche da parte del contribuente. Si ritiene quindi che potrebbe anche progettarsi un graduale e progressivo superamento degli studi di settore, in nome di un nuovo e più moderno redditometro, radicalmente diverso da quello attuale».

    18 luglio 2009
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #15
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Riferimento: Terrorismo fiscale

    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  6. #16
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    Predefinito Rif: Terrorismo fiscale

    Auto e casa: redditometro pesante

    Casa e auto nel mirino del vecchio redditometro. Ed è proprio su questi beni primari che lo strumento pensato ormai circa vent'anni fa mostra maggiormente i segni del tempo. Il tutto in attesa che faccia il suo debutto il nuovo strumento delineato dalla manovra estiva (Dl 78/2010) per consentire un adeguamento al contesto socio-economico mutato nell'ultimo decennio. Debutto che però riguarderà solo i redditi relativi ai periodi d'imposta dal 2009 in poi. Intanto, gli uffici stanno procedendo agli accertamenti sui redditi degli anni 2006 e 2007. Proprio, in corrispondenza di questi due periodi, emergono anomalie o situazioni non proprio favorevoli al contribuente.
    La prima casa
    L'abitazione principale contribuisce significativamente alla determinazione del reddito presunto attribuibile alla persona fisica. Il Dm del 1992 differenzia l'incidenza della prima casa sulla stima del reddito complessivo in modo approssimativo, distinguendo solo l'ubicazione territoriale per regioni (3 gruppi) e la dimensione (fino a 120 metri quadrati e oltre). Se l'abitazione è stata acquistata (come avviene molto spesso) con un mutuo, l'incidenza sulla determinazione del reddito complessivo lievita significativamente. Il Dm prevede, infatti, che in tal caso gli importi "forfetari" base (valore al metro quadrato), siano aumentati delle rate di ammortamento del mutuo e il tutto moltiplicato per il coefficiente di legge (ridotto per una sola unità rispetto alla stima standard). Il sistema porta spesso a risultati non in linea rispetto a chi, invece, non ha dovuto accedere a finanziamenti per l'acquisto dell'immobile. Il metodo applicato attribuisce, infatti, a tavolino, alla quota di risparmio per la restituzione del prestito contratto, un coefficiente che determina un reddito presunto pari a 3 o addirittura 4 volte superiore. La stessa anomalia si presenta nel caso in cui l'immobile sia condotto in locazione.
    Le auto
    Anche sulle auto non mancano i nodi da sciogliere. Al di là della classificazione, alcune perplessità sono legate alla circostanza che una stima corretta della spesa andrebbe condotta in esclusiva funzione dell'uso che, di quella autovettura, viene fatto. Il redditometro non differenzia la posizione del contribuente che percorre 50mila chilometri l'anno da quella di chi ne percorre solo 10mila. Resta il dubbio di fondo se il coefficiente che lega l'ipotetico consumo al reddito sia in grado di cogliere quel legame fra possesso del bene e imponibile che uno strumento presuntivo dovrebbe garantire. Alcuni casi pratici sembrano escluderlo. Tra l'altro, già per la circolare 27/7/2648 del 14 agosto 1981 (quindi quasi 30 fa) l'autovettura non costituisce sempre indice di capacità contributiva, in quanto la disponibilità del mezzo era ritenuta (sempre riferito al 1981) un fatto generalizzato.

    La difesa del contribuente
    L'Agenzia ha comunque diverse volte raccomandato prudenza agli uffici periferici nell'apprezzare nel redditometro, l'incidenza dei beni come prima casa ed autoveicoli (circolare n. 101/E/1999). Il compito di tradurre questo concetto è demandato all'autonomia dell'ufficio competente.
    Se non è possibile definire in via preventiva la posizione con l'ufficio, al contribuente resta la via giurisdizionale. Anche la giurisprudenza ha affermato che i "beni primari" vanno apprezzati con cautela vista la rigidità dell'accertamento redditometrico (Ctr Lombardia, sentenza n. 178/2000). Il giudice tributario, se investito del problema, potrebbe anche disapplicare il Dm del 1992 apprezzando la concreta situazione (Corte costituzionale, ordinanza n. 283/1987). Inoltre, le spese effettivamente sostenute e documentate sui beni indice posti a base dell'accertamento redditometrico (casa o auto) possono contribuire a formare la convinzione nel giudice che l'accertamento sia infondato.
    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    La situazione attuale
    Gli elementi considerati dal redditometro utilizzato negli accertamenti in corso e un esempio di applicazione
    L'abitazione viene considerata in relazione ai metri quadrati e alla macroarea territoriale in cui è collocata (l'Italia è divisa solo in tre aree). Se il contribuente ha contratto un mutuo, il parametro dei metri quadri e le rate pagate nell'anno vengono entrambe moltiplicate con il coefficiente, sia pure ridotto di un'unità.
    In caso di locazione, rileva
    il canone pagato
    Ai fini del redditometro, le auto sono rilevanti in considerazione della cilindrata e del tipo di alimentazione. Il parametro viene poi moltiplicato con un apposito coefficiente che varia sempre in relazione alla cilindrata del mezzo. Dal terzo anno successivo all'immatricolazione, si applica un coefficiente di diminuzione, per un massimo del 40%
    (è la «riduzione per vetustà»)

    Contano le assicurazioni di ogni tipo, a esclusione di quelle sull'utilizzo di veicoli a motore, sulla vita, sugli infortuni e sulle malattie. Il parametro rilevante nel redditometro è il premio corrisposto nel corso dell'anno. Il premio viene, inoltre, moltiplicato per un coefficiente fisso pari a 10, che determina un'incidenza elevata
    nel conteggio
    foto="/immagini/milano/photo/202/16/60/1/20101129/1nlpatrimonio.jpg" XY="91 102" Croprect="1 0 91 101"
    Oltre alle spese correnti, nel conteggio rilevano anche quelle per l'acquisto di beni di natura durevole (abitazioni, mezzi
    di trasporto, quote di partecipazione). La spesa
    si considera sostenuta, per presunzione, grazie ai redditi maturati nell'anno del sostenimento e nei quattro precedenti. In sostanza, gli incrementi rilevano per quinti
    01|REDDITO DICHIARATO
    Mario Rossi, residente in una città del Nord, ha dichiarato
    un reddito pari a 45mila euro sia per il periodo d'imposta
    2006 che per il 2007
    02|ABITAZIONE
    Il contribuente possiede un'abitazione principale
    di 120 metri quadri che ha acquistato con mutuo
    a rate costanti di 8.400 euro all'anno
    03|AUTOMOBILI
    8 Il contribuente possedeva un'autovettura a gasolio (18 Hp) immatricolata nel 1999: il veicolo è stato utilizzato
    per 165 giorni nel 2006 e poi venduto
    8 Dopo la vendita del precedente veicolo, il contribuente ha acquistato nel 2006 un'altra autovettura a gasolio (22 Hp)
    del valore di 40mila euro: il veicolo è stato utilizzato
    per 200 giorni nel 2006 e per l'intero 2007
    8 Il contribuente già disponeva di una seconda auto a benzina
    (12 Hp) immatricolata nel 2000: il veicolo è stato utilizzato per tutto il 2006 e per 115 giorni del 2007 prima della vendita
    8 L'auto venduta nel 2007 è stata sostituita con una vettura
    a benzina (12 Hp) acquistata per 12mila euro e immatricolata nel 2007: è stata detenuta per 150 giorni nel corso dell'anno
    04|POLIZZA ASSICURATIVA
    Il contribuente è intestatario di un'assicurazione responsabilità civile, furto e incendio, sull'abitazione con un premio
    di 250 euro l'anno
    05|INCREMENTI PATRIMONIALI
    8 L'acquisto dell'auto nel 2006 rileva come incremento patrimoniale, pari alla spesa sostenuta per 40mila euro
    8 Lo stesso vale per l'auto acquistata nel 2007
    per un valore di 12mila euro
    8 In entrambi i casi l'incremento viene considerato
    dal redditometro per 1/5
    La ricostruzione dei valori dei singoli beni detenuti dal contribuente in base al redditometro. Importi in euro

    Auto e casa: redditometro pesante - Il Sole 24 ORE

 

 
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