Oggi è domenica e come sempre il biancobarbuto fondatore di Porchella 3000 ci intrattiene amabilmente con la sua omelia.

Questa volta racconta dei risultati del referendum FIAT e fa le pulci ai numeri.

Ci racconta che ha votato il 94% dei "faticatori", che ha prevalso il SI grazie soprattutto ai 441 impiegati e capi.
Ci informa, bontà sua, che tolti gli impiegati (i quali secondo lui stanno tutti dalla parte del padrone) ci sono 9 (NOVE) SI in più rispetto ai NO oltre a 2 (DUE) voti nulli.

Ora, ci sembra evidente che per portare acqua al suo mulino, il venerando (e non solo lui) abbia necessità di togliere dal totale tutti i 441 "servi" mentre a me sembra più credibile che, nel segreto dell'urna, qualcuno di questi abbia votato NO.

Quanti? Non lo sapremo mai... 50% come gli addetti alla catena? Forse meno?
Ci accordiamo su un 33%?
In questo caso ci sono almeno 145 voti da aggiungere ai 9 di maggioranza.

Per cui parrebbe confermata la vittoria del SI e la conseguente accettazione del diktat machionniano.

Ma siccome stiamo in Italia dove si fanno i referendum affinché prevalgano le decisioni della maggioranza per poi contestarne i risultati subito dopo dobbiamo considerare altri particolari per capire meglio.

Per cui se ascolti l'Ilvo Diamanti opinare che "Ha vinto il SI con il 54% ma BEN il 46% da detto NO" enfatizzando molto il "BEN" è evidente che si sta ricorrendo al solito trucchetto di evidenziare il dato minoritario per sminuire di fatto quello maggioritario.

Oltre a questo opinionaro da quattro soldi dobbiamo considerare il peso di un'opinione più ragguardevole. Quella del neo-segretario della CGIL, signora Camusso, che dopo gli applausi al compagno Landini (cui fino al giorno prima chiedeva di moderarsi) ha dichiarato di voler accettare il risultato ma che d'ora in poi si dovrà tenere conto anche del 46% della minoranza.

Quindi siamo alle solte... In Italia nessuno perde mai e chi perde anziché accettare le decisioni della maggioranza cerca di IMPORRE quelle di minoranza. Un giochino che i politici conoscono bene ma, forse, pure i sindacati ormai sono dei partiti politici.

E allora la domanda legittima se io fossi Marchionne e dovessi decidere quale sarebbe?

Devo valutare soltanto i numeri e rispettare le promesse di investimento fidandomi della lealtà dei firmatari oppure devo tenere nel debito conto anche le prese di posizione dei perdenti considerando anche il fatto che FIOM, sull'onda del successo, ha già proclamato uno sciopero per il 28 gennaio?

E qui, cari amici e compagni, al di là delle dichiarazioni ufficiali "a caldo" penso (e in fin dei conti lo spero perché non ci si può più fidare di certi "alieni") che ci saranno delle sorprese.