Notare la fesseria: "lo stato chiede un contributo".
Il ridicolo è che cita una caso già fallimentare come la tassa per l'Europa visto dove oggi è il debito pubblico
Magari è la volta buona che prendiamo i forconi e li andiamo a prendere nei loro palazzi come in Albania e Tunisia
22-01-11
CONTI PUBBLICI: VELTRONI, PORTIAMO IL DEBITO A QUOTA 80 PER CENTO
(ASCA) - Roma, 22 gen - ''Portiamo il debito a quota 80 per cento'': questo l'ambizioso traguardo indicato per il risanamento dei conti pubblici da Walter Veltroni nel suo intervento al Lingotto a Torino. Un obbiettivo, ha sottolineato, che corrisponde ad un precisao e formale impegno preso con l'Ue e da cui dipende il nostro futuro.
''Noi democratici -ha detto Veltroni- dobbiamo essere in prima fila nel definire e nel proporre un piano credibile per ridurre il volume globale del debito, entro il 2020, all'80 per cento del Pil.
Raggiungere questo ambizioso risultato e' difficile, ma e' necessario ed e' possibile, dunque e' doveroso: attraverso un'azione in tre mosse''.
''La prima -ha spiegato- e' una vera e propria rivoluzione sul versante della spesa pubblica corrente primaria.
Nonostante tutti i tagli lineari di Tremonti, nell'ultimo decennio e' cresciuta in media del 4 per cento l'anno.
Dobbiamo invece porci l'obiettivo vincolante di farla aumentare annualmente della meta' della crescita del prodotto nominale: ad esempio, se il Pil cresce del 2, la spesa non puo' crescere piu' dell'1.
La strada maestra non sono i 'tagli lineari', ennesima prova dell'idiosincrasia a scegliere, ma un vero 'piano industriale di ristrutturazione' del settore pubblico che abbia come obiettivo chiaro ed esplicito: fare meglio con meno''.
''Serve una revisione di tutta la spesa -ha aggiunto Veltroni-, settore per settore. Nulla piu' deve essere dato per scontato. Nulla si deve continuare a fare in un certo modo solo ''perche' si e' sempre fatto cosi'''. Tutto deve essere trasparente e valutato. Carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati''.
Per Veltroni e' poi necessaria ''l'abolizione delle province nelle citta' metropolitane; un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi piu' sicuri ed efficaci.
E l'introduzione del tempo come nuovo paradigma del pubblico.
I cittadini hanno diritto a scadenze certe: per una pratica, per una sentenza, per una concessione''.
''La seconda mossa e' la valorizzazione del patrimonio pubblico: un asset che vale quanto il debito'' ha sostenuto Veltroni spiegando: ''Di recente, per finanziare spesa corrente, si e' fatto come i nobili decaduti, che vendono ali del castello per sostenere un tenore di vita che non possono piu' permettersi.
Quella che proponiamo qui e' una strada radicalmente diversa: una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un'apposita Societa', partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto.
Tutte le risorse acquisite, dal primo all'ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Societa' sara' libera di valorizzare il patrimonio come meglio credera', fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici.
E' solo in questo contesto, di rigore nella spesa, e di valorizzazione degli asset pubblici, che puo' entrare in campo anche la terza mossa''.
''La Banca d'Italia -ha proseguito- ha certificato di recente che il decimo piu' ricco della popolazione italiana - attenzione: in termini di patrimonio, non di reddito - possiede quasi la meta' del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico.
Proprio qui al Lingotto, citando Olof Palme, io dissi e confermo che noi democratici non siamo contro la ricchezza, ma contro la poverta'. La ricchezza, per noi, non e' una colpa da espiare, ma un legittimo obiettivo da raggiungere.
Ma la ricchezza non puo' non essere anche una responsabilita' da esercitare. Perche' se vogliamo essere davvero una comunita', e' giusto che chi ha di piu' contribuisca di piu' ad uno sforzo collettivo che ha come scopo un interesse fondamentale di tutto il paese.
E' per questo che io penso che un governo riformista degno di questo nome potrebbe credibilmente rivolgere al decimo piu' fortunato degli italiani un discorso di questo genere: ''Il debito pubblico e' un cancro che divora il futuro del nostro paese. Io sto facendo cio' che e' possibile e necessario per debellarlo: ho messo in ordine i conti e in valore il patrimonio pubblico. Per abbattere il debito piu' rapidamente, ho bisogno del vostro aiuto: vi chiedo un contributo straordinario per tre anni per far scendere il debito in modo rapido verso dimensioni piu' rassicuranti''.
Quando i cittadini decisero di pagare l'Eurotassa tutti compresero che era necessaria, doverosa, utile. Un governo autorevole, dentro una manovra credibile come quella illustrata, potrebbe ripetere, in altri termini, il miracolo compiuto dal governo dell'Ulivo.
L'Italia si libererebbe finalmente dalla morsa del debito e si renderebbero disponibili risorse imponenti, oggi bruciate per pagare gli interessi, che potrebbero essere invece impiegate per gli investimenti e quindi per la crescita, per le politiche sociali e dunque per l'uguaglianza''.
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