
Originariamente Scritto da
Defender
Spero che mi si perdonerà l'anglicismo, tre volte stramaledetto come insegnava il (secondo) miglior capo del Governo degli ultimi 150 anni di storia nazionale unitaria.
Spero che mi si perdonerà anche un tentativo, per quanto balengo e irrispettosamente critico verso i... gerarchi severi, chiedo scusa a vossia (doppia citazione

), di ragionare da militante e non da motorino,
tenendo sempre a mente la grossa differenza, che solo alcuni nella Giovane Italia vedono (perdonate il pessimismo ma dopo ogni riunione del Provinciale con coloro che noi si chiama i "
forzidioti" sto sempre malissimo)
intercorrere tra l'attivismo politico e la militanza, che senza arrivare al mistico e medioevalmente religioso senso del "
Vita est militia super terram", come ammonivano i camerati di Raido (ma si potrà ancora dire? o "camerata" nella new way PPE equivale a "finiano"?) sabato a Firenze, è comunque una dimensione maggiormente etica dell'impegno in politica.
Spero che mi si perdonerà questo giro di parole introduttivo, teso più che altro al conforto del mio orgoglio e dell'immagine che mi ostino a nutrire di me stessso e del mio "branco di fratelli", come dicono quei gran pezzi di PPE della sezione della Garbatella.
Il punto, in realtà, non differisce molto.
Per cosa si lotta? O, come dico poco sopra, per cosa ci si impegna, se da "lottare" non c'è più?
E, sfrondando il concetto di inutili e immeritati allori, e soprattutto rapportando le idee celesti alla più concreta realtà politica,
per che cosa esiste questo Partito?
Quali sono i suoi riferimenti, quale la sua missione storica?
Il MSI e più in generale tutta la destra cosiddetta "estrema" nei tempi che furono aveva un obiettivo alto, talmente alto che spesso ci si sfiancava nel decidere come raggiungerlo, ancor prima che intraprendere il cammino.
Morto senza fasti e senza allori il MSI, e quasi immediatamente come una Fenice reincarnatosi nella Gianica figura di AN e MSFT, ci si trovava con il gravoso compito di indicare con chiarezza un obiettivo che rendesse il potere conquistato un mezzo e non già un fine, e nacque il primo statuto di Alleanza Nazionale, poi rinnovato credo nel 1999, che dimostrò come potesse esistere una Destra conservatrice, nazionale, sociale e popolare (a prescindere dal significato di "popolare" attribuito da Fini) che indicasse come fine supremo quello di "innalzare" il popolo della Nazione, sia materialmente che spiritualmente, fine supremo ma facilmente intraprendibile e soprattutto tale da togliere una giustificazione di per sè.
Finita come sappiamo Alleanza Nazionale (anche questa senza fragori di tuono), entrammo bandiere al vento nel PdL.
Ebbene, per cosa "siamo" nel PdL? In nome di cosa si eserciterà il potere, e in nome di cosa lo si tenterà di conservare o di conquistare?
Qual è la ragione profonda di svegliarsi a notte fonda e di percorrere chilometri nelle città a fare attacchinaggi?
In nome di quale obiettivo io mi trovo ad assumermi liberamente il rischio di una ripassata dei compagni?
Perché se c'è una cosa che il PdL non fa e dovrebbe fare, al netto dell'essere un Partito e non un'aspirante cinghia di trasmissione tra una persona e la gente normale, è proprio capire che cosa vuole essere, in nome di cosa chiede al cittadino (compartecipe della sovranità) di tracciare una croce sul suo simbolo elettorale.
Tutto qui: non parlo di rivoluzioni, non parlo di razze Iperboree, così come rifuggo dalla semplice tentazione estremistica del cane sciolto.
Però vorrei sapere perché lo faccio.