Premettendo che sono un neoiscritto al forum da sempre schierato a sinistra (intesa come ala progressista, non tanto del parlamento e della politica attuale, quanto di un pensiero politico-culturale che vuole guardare avanti, senza rifarsi a dottrine antiquate ed anacronistche) e che do per scontata l'acquisizione storica di tutti i diritti di stampo liberale (l'uguaglianza in primis -che sia razziale, di sesso, di ceto etc.-), ammetto di essermi molto avvicinato ai movimenti che vengono definiti di "sinistra nazionale".
Cogliendo informazioni da vari siti e forum politici, ho tuttavia notato quanto essi siano distanti tra loro (ad esempio -senza fare nomi- : certi criticano l'aspetto squadrista e autoritario di alcuni di questi movimenti; altri accusano gli schieramenti più "moderati" di ulteriore settarismo o addirittura di eresia, di tradimento...).
Al di là di queste reciproche accuse, che secondo me altro non fanno che separare secondo il vecchio concetto del divide et impera le frange extraparlamentari in questione -a mio modo di vedere essenziali per una rinascita del sistema politico- non ho potuto fare a meno di notare che tutti questi movimenti di liberazione nazionale detengono un comune denominatore, fatto di valori e finalità da perseguire tutt'altro che dissimili!
Molti sono gli aspetti che li accomunano:
- la lotta al capitalismo e l'appoggio ai paesi che vi si oppongono (es. Russia, Iran, Venezuela, Autorità Palestinese)
- l'antiamericanismo e l'antisionismo (da non confondere assolutamente con l'antisemitismo -anche i palestinesi sono semiti-)
- la democrazia diretta (molto spesso intesa come con il concetto di "organicità" -vista come forma democratica che potrebbe maggiormente rispecchiare la volontà popolare rispetto al sistema di rappresentanza attuale-)
- la lotta al signoraggio e il bisogno di un'economia equa e solidale tra le classi lavoratrici
- l'eguaglianza sostanziale come impegno diretto dello stato per la tutela dell'interesse generale
- la laicità dello stato
- la sovranità monetaria e l'economia poundiana
- la rappresentanza delle categorie produttive in politica e il sostegno alle forze sindacali e ad un sistema neocorporativista (non necessariamente di carattere fascista!)
etc.
Io dunque mi chiedo, perché questi movimenti antagonisti al sistema politico attuale non provano in qualche modo ad uniformarsi, prendendo in considerazione tutti gli aspetti comuni senza litigare tra loro? (non parlo di cartelli o coalizioni politiche, bensì di ribellione di massa)
Credo che l'unione possa ancora fare la forza e che ci sia bisogno di unirsi per combattere un sistema a noi tutti scomodo, senza dover sperare in una vittoria delle Termopili.
"La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici."
Charles De Gaulle




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