



comunque ci sono cose che non si possono smentire, come queste:
I danni dei raid nella notte di Tripoli - Video - Repubblica Tv - la Repubblica.it
va a dar via il kù


OGGI su Repubblica
09:13Artiglieria Gheddafi spara su Misurata 4 –
La quinta notte di guerra in Libia sembra aver lasciato intatte le roccaforti militari di Muammar Gheddafi. L'artiglieria del Colonnello ha ricominciato a sparare su Misurata, la terza città del Paese quanto a grandezza, prendendo a bersaglio, tra gli altri obiettivi, l'ospedale. "I carri armati governativi sono vicini all'ospedale e stanno colpendo l'area", ha raccontato al telefono un medico, ma è stato impossibile verificare il resoconto, fornito anche da altri residenti. A portare terrore e morte dentro la città sono anche i cecchini, che per i ribelli hanno fatto almeno 16 morti.
... ma che ci farà lì un medico ... :gratgrat:
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Eeee stì medici ....
08:08Ufficiali libici mostrano cadaveri carbonizzati 1 –Ufficiali libici avrebbero mostrato ad alcuni giornalisti, in un ospedale di Tripoli, 18 corpi carbonizzati definendoli militari e civili vittime di bombardamenti effettuati nella notte dalle forze della coalizione. Ieri sera l'agenzia di stampa ufficiale libica Jana aveva parlato di un "numero importante" di vittime nella periferia orientale di Tripoli, nell'area di Tajura, in seguito a raid aerei della coalizione internazionale. Secondo fonti mediche, si tratterebbe però di una montatura. Nove tra ieri sera e stanotte le forti esplosioni udite dagli abitanti provenire dall'area periferica della capitale.
:gratgrat: cioè ? li hanno montati ?
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Nervozetti ...
09:26Juppé: "Gheddafi dittatore pazzo" 8 –Il ministro francese degli affari Esteri, Alain Juppé, ha definito oggi il leader libico Muammar Gheddafi "un dittatore pazzo" e si è detto convinto che "alcuni nel suo entourage iniziano a porsi delle domande" sul colonnello. "Sono convinto che a Tripoli alcuni iniziano a porsi delle domande (...). Si può continuare con un dittatore - non voglio utilizzare termini eccessivi - pazzo? ", ha il capo della diplomazia francese a radio Rtl.
09:23Juppé: "Gheddafi screditato, nessuna mediazione" 7 –"Dal nostro punto di vista Gheddafi è screditato, non abbiamo alcun contatto diretto con lui". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, durante un incontro con la stampa. Per il futuro della Libia, ha precisato Juppé, "sta ai libici di decidere come portare avanti le trattative, chi può partecipare e chi no". Dal punto di vista della comunità internazionale, però, "un dittatore che bombarda la popolazione, facendo molte vittime civili, non può essere un interlocutore accettabile".
08:12Juppé: i raid vanno avanti 3 –La coalizione internazionale, comandata da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, "continuerà i raid aerei" su bersagli militari in Libia. Lo ha detto il capo della diplomazia francese Alain Juppé.
08:09Francia: fieri di quanto fatto finora 2 –"Possiamo essere fieri di ciò che è già stato fatto" finora in Libia: questo il giudizio della presidenza francese, che ricorda come il vertice di Parigi "in sostegno al popolo libico", sabato scorso, sia stato "messo a punto in 48 ore, perché Bengasi era circondata dai carri armati di Gheddafi". Da allora, "si è riusciti a ridurre in modo sensibile il numero delle vittime civili da parte delle truppe di Gheddafi, a rompere l'accerchiamento di Bengasi e a ridurre le capacità militari del colonnello in modo notevole".
Ultima modifica di emma peel; 24-03-11 alle 12:20
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Secondo te Gheddafi non srebbe in grado di fare proprio una cosa del genere? Comunque i resti carbonizzati possono anche essere di soldati uccisi dagli attacchi aerei alleati. Quelli che si trovavano nei carri armati e nelle postazioni di artiglieria, per intenderci.


Se fosse tutta una messinscena basterebbe che Gheddafi lasciasse entrare i giornalisti a Misurata e subito verrebbe scoperto l'inganno. Invece a Misurata non lasciano entrare nè uscire nessuno, e le linee telefoniche sono tutte interrotte. Il medico citato nell'articolo secondo il financial times comunica mediante un telefono satellitare alimentato da un generatore.


L’ingente patrimonio di GheddafiL’ingente patrimonio di Gheddafi
La fortuna del Rais sarebbe tanto grande che gli esperti non riescono a stabilire il confine tra il patrimonio dello Stato libico e quello di Gheddafi.
Secondo il giornale britannico The Telegraph, Gheddafi e la sua famiglia avrebbero una liquidità pari all’equivalente di 23 miliardi di euro, esclusi gli svariati beni immobili acquistati a Londra dal figlio.
La Procura di Parigi ha condotto un’inchiesta al fine di localizzare eventuali beni in Francia appartenenti a Gheddafi, le cifre arriverebbero ad 87 miliardi di euro accumulati in 30 anni, corrispondenti ad un terzo dei 450 miliardi di dollari guadagnati con il petrolio e con il gas.
Negli Stati Uniti ogni banca americana possiede dai 400 ai 500 milioni di dollari appartenenti alla Libia.
Occorre, tuttavia, la massima prudenza quando si cerca di quantificare tutta la fortuna di Gheddafi poiché sembra che non esista confine tra i beni dello Stato libico e quelli personali del Rais. Il suo patrimonio è nascosto in ogni parte del mondo, persino nel Sud-Est asiatico e nei Paesi del Golfo.
Inoltre, Gheddafi ha importanti interessi nelle telecomunicazioni, infrastrutture, catene alberghiere, mass media e nella distribuzione.
Oltre al petrolio, la famiglia di Gheddafi controlla gran parte delle holdings in Libia, petrolio, stampa, catene di negozi di abbigliamento, telecomunicazioni, nonché il franchising locale della Coca Cola.
La Svizzera, che ha recentemente congelato i beni di Gheddafi nel territorio elvetico, ha indicato il patrimonio pari a 630 milioni di franchi svizzeri.
Gli imprenditori stranieri sanno bene che non c’è alcuna possibilità di fare affari in Libia senza il consenso del Rais o senza aver versato una “commissione” agli addetti.
Un uomo che ha queste basi solide intorno è difficile che si intimorisca di fronte agli appetiti altrui e alla speranza straniera di mettere piede sul suolo libico. Si prevede una lunga lotta ad esito assolutamente incerto. Lo sbaglio ricorrente in guerra, che si commette spesso, è quello di considerare la parte avversa più debole, quindi facile preda; occorrerebbe, al contrario, con un po’ di umiltà, riconoscere che “ il nemico non va mai sottovalutato…”
I conti del Raìs: la lista segreta - Corriere della SeraI conti del Raìs: la lista segreta
Cento miliardi di dollari della Banca centrale distribuiti tra Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti
Esiste presso il Consiglio di sicurezza dell'Onu una notifica che intende risparmiare ai libici il destino toccato, fra gli altri, ai cittadini di Panama, della Nigeria o di Haiti. Una costante tiene insieme questi popoli così diversi: al termine di paurose dittature, hanno perso il filo di certi conti bancari in precedenza controllati dal regime. In quei casi erano fondi depredati da tiranni come Sani Abacha, Manuel Noriega o François Duvalier. Stavolta in gioco c'è il patrimonio della Banca di Libia: oltre cento miliardi di dollari da tutelare perché restino ai libici se e quando Muammar Gheddafi non sarà più il leader di quel che resta della Jamahiria.
La lista è depositata al Palazzo di Vetro da prima che il Consiglio di sicurezza desse il via ai bombardamenti. Da tempo era chiaro che i dettagli in quel pezzo di carta un giorno potrebbero tornare utili: in futuro nessuno in Libia o fuori potrà dire che le cose stavano diversamente, che quei soldi non sono libici, o non sono mai esistiti. Si tratta di una precauzione non da poco. Non lo è, perché ciò che emerge dal documento è il profilo di uno Stato finanziariamente molto più robusto di quanto gli analisti immaginassero fino a qui. Che la Libyan Investment Authority (Lia) gestisse circa 60 miliardi di dollari in investimenti esteri era in effetti ormai chiaro. Ciò che non si sapeva, è che quella somma non costituisce neppure la metà delle riserve ufficiali di Tripoli. Molto più di quanto detiene la Lia resta nei conti che la Banca di Libia, l'istituto centrale del Paese, ha distribuito presso decine di importanti banche private occidentali.
Il patrimonio della Banca di Libia ammonta in totale a 102,9 miliardi di dollari. Di questi 2,4 sono depositati presso il Fondo monetario internazionale a copertura quota libica nell'organismo di Washington. Altri 17 miliardi di dollari sono poi denaro in teoria del fondo sovrano, la Lia, ma depositato presso conti a nome della banca centrale. Il resto del patrimonio, circa 85 miliardi di dollari, appartiene poi tutto direttamente all'istituto centrale. Da un paio di settimane queste somme in realtà sono congelate per legge sia in Europa che negli Stati Uniti, benché in teoria ancora in febbraio su certi conti potrebbero esserci stati movimenti. Ma si tratta comunque di un patrimonio determinante nella battaglia per la Libia: su quella ricchezza un futuro governo che dovesse emergere dopo Gheddafi potrà fondare la rinascita del Paese, magari grazie a un grosso programma di welfare e nuove infrastrutture (che molte imprese occidentali faranno la fila per costruire).
Secondo osservatori del sistema finanziario la Banca di Libia negli anni sembra aver gestito con accortezza le proprie riserve, senza concentrare il rischio in alcun Paese. Così in Italia risultano depositati in totale 9,86 miliardi di dollari, di cui 4,7 miliardi in titoli e investimenti di portafoglio, con il resto concentrato in strumenti monetari (ossia, in denaro liquido). Gli istituti presso i quali la Banca di Libia avrebbe aperto delle posizioni sono principalmente Intesa Sanpaolo e Unicredit, oltre alla Banca d'Italia. A queste somme vanno aggiunte poi le partecipazioni libiche in Unicredit, Finmeccanica o Eni, anch'esse congelate da un paio di settimane.
Benché l'Italia sia il principale partner commerciale della Libia, sul piano finanziario Tripoli ha puntato ancora di più sulla City di Londra. In Gran Bretagna risultano concentrati 14,4 miliardi di dollari della banca centrale, anche qui distribuiti in tutti i principali istituti: i conti sono aperti presso Hsbc, Barclays, Lloyd e anche presso la Bank of England. Anche in Francia l'esposizione è sostanziale e superiore a quella accumulata in Italia. E anche in questo caso emerge un'attenta distribuzione delle riserve fra le varie grandi banche del Paese: fra queste la Banque de France, Bnp Paribas, Société Générale e Crédit Agricole.
Non risultano invece posizioni in Svizzera, probabilmente perché smobilizzate dopo che Hannibal Gheddafi, figlio del Raìs, venne arrestato nel 2008 in un hotel di Ginevra per aver malmenato la moglie. La banca centrale di Tripoli non ha invece avuto dubbi nell'aprire un conto in banca negli Stati Uniti: si trova presso la Bank of New York Mellon, istituto specializzato in attività di deposito per investitori di tutto il mondo.
Resta poi la parte oggi forse più rilevante del patrimonio della banca centrale, quella in oro. Le riserve in lingotti arrivano almeno a 143 tonnellate, pari a circa 6,5 miliardi di dollari ai valori attuali, e sono fondamentali in questa guerra perché restano la sola porzione del tesoro oggi davvero nelle mani di Gheddafi. Quell'oro non è stipato nelle banche svizzere o in quelle inglesi: è nei caveau sotto i palazzi di Tripoli. Il colonnello può ancora farlo vendere in Chad o in Niger per finanziare la guerra e stipendiare i mercenari. Ma agli uomini di finanza che lo hanno incontrato, Gheddafi non è mai parso così interessato al denaro: solo quanto basta per bombardare i propri cittadini pur di non cedere loro un solo dollaro.


effettivamente sembrava leggermente ipocrita la loro posizione, danno sostegno all'oppressione in Bahrain e ne appoggiano un altra in Libia.PeaceReporter - Libia, per al-Jazeera ribelli al contrattacco, lealisti occupano Misurata
Gli Emirati Arabi Uniti (Eau) erano pronti a contribuire con 24 aerei all'imposizione della no-fly zone sulla Libia ma la decisione è stata revocata per la posizione assunta da Usa ed Europa sul Bahrein. Il mistero dell'atteso e mai avvenuto arrivo di due squadroni di Mirage e cacciabombardieri F-16 alla base di Decimomannu è stato chiarito dall'ex capo di stato maggiore dell'aviazione emiratina, Khalid Al Bu Ainain, riferisce il quotidiano Gulf News, citando dichiarazioni rilasciate dal generale al Wall Street Journal. ''È una questione di disaccordo politico, non di risorse'', ha spiegato Al Bu Ainain.
''Europa e Stati Uniti non sono in grado di immaginare la portata di un intervento iraniano in Bahrein'', ha puntualizzato, aggiungendo che gli Eau potrebbero rivedere la loro posizione qualora cambiasse quella occidentale nei confronti del Bahrein.
"Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"


AGI News On - GHEDDAFI ALL'ATTACCO LA NATO DISCUTE IL COMANDO
(AGI) - Roma, 24 mar. - Muammar Gheddafi non molla la presa: la quinta notte di raid sulla Libia sembra aver lasciato intatte le roccheforti militari del Colonnello e la sua artiglieria ha ricominciato a martellare Misurata colpendo, tra l'altro, l'ospedale. Le notizie stentano ad arrivare perche' la terza citta' della Libia, che dista 200 km dalla capitale, e' isolata. Una fonte ha riferito pero' che il regime controlla il porto, dinanzi al quale stazionano due navi da guerra e alcune imbarcazioni, e che nell'area portuale sono rimasti bloccati migliaia di egiziani e di lavoratori subsahariani che cercavano una fuga via mare. A portare terrore e morte dentro la citta' sono anche i cecchini, che per i ribelli hanno fatto almeno 16 morti. Le cose non vanno meglio per la popolazione civile di Zintan, alla cui periferia i lealisti stanno ammassando truppe e carri armati. Verso le 4.30 del mattino (ora locale) e' entrata in azione la contraerea a Jafar e a Tripoli, dopo che ieri le forze della coalizione avevano nuovamente attaccato il bunker del rais nella capitale libica. Ad Agedabia, accerchiata dalle truppe del Colonnello, sarebbe molto critica la situazione degli ospedali, ormai rimasti privi di cibo, medicine ed elettricita'. I 28 Paesi della Nato intanto continuano a procedere in ordine sparso, ma questo non sembra preoccupare Parigi: "I raid aerei stanno avendo successo e continueranno", ha assicurato il ministro degli Esteri, Alain Juppe. L'Alleanza si riunisce di nuovo oggi, dopo l'ennesima vana tornata di negoziati per definire una struttura di comando delle operazioni. Nonostante il prolungato braccio di ferro, la Nato ha elaborato i contorni di cio' che potrebbe essere la sua struttura di comando se e quando ci sara' il passaggio di consegne. La Francia insiste nel voler lasciare il controllo politico di Odissey Dawn nelle mani della coalizione internazionale (una sorta di 'cabina di regia' politica), mentre alla Nato resterebbe il controllo delle operazioni sul terreno. In questo caso, la base operativa sarebbe a Napoli e i sotto-comandi sarebbero sempre a Napoli, per le operazioni navali, e a Poggio Renatico, nel ferrarese, per la No fly zone.
Per discuterne, martedi' si riuniranno a Londra i ministri degli Esteri della Coalizione dei volenterosi con la partecipazione di tutti i partner della campagna militare, piu' l'Unione Africana e la Lega Araba. Gli ambasciatori Nato si riuniscono lo stesso giorno in cui a Bruxelles si incontrano, per un summit di due giorni, i leader europei: si discutera' di Portogallo (l'Ue e' pronta al piano di salvataggio, se Lisbona chiedera' aiuto), ma soprattutto di Libia. (AGI) .
"Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
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