

"Non abbiamo l'unione sociale ma solo quella economica e finanziaria. Finchè non capiamo questo, non capiremo perché i populisti hanno tanto successo!". Gabriele Zimmer
Gratteri: "L'Ue è una prateria per le mafie"




AGI News On - LIBIA, DA AFRICA CRITICHE E DUBBI SU INTEVENTO ARMATO
(AGIAFRO) - Abuja, 24 mar. - In Africa si fanno largo dubbi, critiche, anche aperta insofferenza, per l'intervento militare in Libia della cosiddetta coalizione dei 'volenterosi' legittimata da una risoluzione Onu. E non solo nei discorsi dei governanti ma nei blog, nelle strade, negli interventi dei cittadini sui mezzi di comunicazione locali. L'Unione Africana (Ua), che si era detta contraria a ogni intervento militare sin dall'inizio, sta rendendo sempre piu' esplicita la sua insoddisfazione per la piega che ha preso la crisi libica. La sua assenza al vertice di Parigi, da dove e' arrivato il via libera alle operazioni si legge oggi come una presa di distanza dalle decisioni assunte dai governi occidentali. Una distanza che non e' stata punto colmata dal successivo incontro a Parigi tra il presidente dell'Ua, Jean Ping, e il ministro degli Esteri francese, Alain Juppe'. L'Ua del resto aveva deciso di istituire una commissione composta da cinque capi di Stato (Uganda, Sud Africa, Mauritania, Mali, Congo) con il compito di recarsi in Libia per favorire le trattative e la riconciliazione nazionale. Ma i raid aerei l'hanno anticipata di poche ore e il presidente mauritano, Mohamed Abdel Aziz, non ha mancato di esprimere tutta la sua amarezza.
In Guinea Conakry il governo ha dovuto addirittura proibire, pena l'arresto, che si svolgesse una manifestazione a sostegno di Gheddafi che in Africa non e' cosi' impopolare come in Europa, anzi e' spesso visto dalle masse come un difensore "degli oppressi e un paladino della rinascita continentale".
Stanno ritornando sui propri passi persino le tre nazioni africane che a New York hanno detto 'yes' alla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite. Il governo nigeriano ha parlato di "forti dubbi" sulle modalita' della sua 'applicazione'; il presidente del Sud Africa, Jacob Zuma, incalzato da un'opposizione interna, parla di 'snaturamento' della risoluzione, mentre il terzo Paese africano presente nel Consiglio di sicurezza, il Gabon, confessa di essere "molto imbarazzato" per il suo si'.
Nei blog e sui giornali africani gli interventi piu' diffusi parlano di un'operazione che "per difendere i civili di una parte bombarda l'altro 50 per cento del Paese" e individuano in un "rigurgito di colonialismo interessato alle risorse petrolifere e di gas libiche" la reale ragione della "premura" occidentale. I dubbi degli africani possono essere sintetizzati dall'opinione di Yoweri Museveni, presidente dell'Uganda e membro del comitato dell'Ua abortito con l'inizio dell'intervento armato: "gli aerei da guerra occidentali" non hanno fini umanitari; tanto piu' che "non si sono mai visti interessamenti stranieri per aiutare l'Africa". La Cen-Sad, l'organizzazione che riunisce 28 nazioni della regione sahariana, ha partorito un documento in cui parla di un'aggressione "illegittima e non giustificata". (AGIAFRO) .
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Francia e Turchia litigano sulla Libia | Mondo | Il Post
Continua lo scontro diplomatico tra Francia e Turchia sull’intervento militare in Libia. Oggi il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha di nuovo attaccato l’interventismo del presidente francese Nicolas Sarkozy accusandolo di pensare solo agli interessi economici della Francia: «Mi auguro che quelli che guardano alla Libia soltanto attraverso le lenti del petrolio, delle miniere d’oro e delle risorse, d’ora in poi lo facciano attraverso le lenti della coscienza». Erdogan aveva già recentemente accusato Sarkozy di sfruttare la Libia per ridare lustro alla sua leadership in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Lo scontro tra il governo francese e il governo turco era iniziato pochi giorni fa, quando il ministro degli Interni francese Claude Guéant aveva definito la decisione di Sarkozy di spingere per un intervento in Libia «una crociata per fermare il massacro di Gheddafi». Erdogan si era molto arrabbiato per l’uso della parola «crociata», definendola offensiva nei confronti di tutti i musulmani. E aveva colto l’occasione per ricordare che la Francia si era sempre opposta alla possibilità di un ingresso della Turchia all’interno dell’Unione Europea.
Il conflitto tra Ankara e Parigi sta rendendo più complicata la possibilità di trovare un accordo sulla gestione delle operazioni militari in Libia. La Francia continua a ribadire che la NATO non deve esercitare alcun controllo politico sulle operazioni ma limitarsi a intervenire solo come «strumento di pianificazione e di condotta operativa». Con gli Stati Uniti ansiosi di passare il comando dell’intervento agli alleati europei, il governo francese potrebbe infatti sperare di assumere il controllo politico delle operazioni e riacquistare maggiore peso a livello internazionale. La Turchia, al contrario, vuole evitare che la Francia assuma una posizione di predominio sulla gestione dell’intervento e preme affinché anche il comando politico sia affidato alla NATO: disponendo del secondo esercito più grande all’interno della coalizione dopo quello degli Stati Uniti, la Turchia potrebbe infatti esercitare un diritto di veto con cui controbilanciare l’eventuale strapotere della Francia.
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'Guerra, l'Italia ha già perso' - l’Espresso
Una guerra motivata dagli interessi delle compagnie energetiche, che durerà più del necessario per colpa dell'incapacità dei politici, e che mette a nudo tutte le ambiguità e il dilettantismo della classe dirigente italiana. Non conosce mezze misure il generale Fabio Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo, intervistato dall'Espresso sull'evoluzione del conflitto libico.
Che cosa sta succedendo in Libia? Si può parlare di guerra?
«A livello giuridico non si può parlare di guerra, ma dal punto di vista militare le somiglia molto. Di sicuro una missione che doveva concludersi in pochi giorni sta andando avanti in maniera statica. E non è certo per le difficoltà incontrate sul campo che questo avviene, quanto per le indecisioni della politica. Doveva finire in un paio di giorni e invece non sarà possibile prevedere quanto durerà».
Quali indecisioni?
__img__«I litigi e le beghe per il comando e per il controllo. Non ci sono problemi organizzativi, perché in Europa esistono delle procedure consolidate e le forze militari ricevono addestramenti simili, anche se provengono da Paesi diversi. Nasce tutto dalle vere ragioni del conflitto».
E quali sarebbero?
«Io sono convinto che le ragioni non siano umanitarie o di rimozione del regime di Gheddafi. Si stanno decidendo i nuovi equilibri energetici dell'area nordafricana e degli Stati che la controllano. Gheddafi da parte sua ha sbagliato nel credere di poter sedare la rivolta come fosse un movimento del pane, e questo perché i movimenti sono stati solo un innesco di un procedimento ben più grande. Ci sono in gioco gli interessi delle compagnie energetiche e tutti gli Stati vogliono dire la loro nella nuova spartizione».
Una corsa alla colonizzazione, insomma?
«Si può parlare di una "guerra coloniale", è vero, tenendo questo termine tra virgolette. Il riassetto del Nord Africa può seguire solo due vie: la ricerca di un equilibrio e di una stabilità che permettano degli investimenti futuri, oppure la balcanizzazione dell'area. La seconda soluzione è quella che è stata applicata più spesso negli ultimi anni in tutti gli scenari di guerra: nei Balcani certamente, ma anche in Afghanistan. Se non si riesce a trovare un punto di accordo, allora si destabilizzano le istituzioni e si frammentano, in modo che il potere vada nelle mani di chi ha degli interessi diversi, come le compagnie private energetiche».
In tutto questo, l'Italia che fa?
«La posizione italiana è un enigma. Ogni giorno vengono fatte dichiarazioni dai politici che non fanno che aumentare la confusione o mettere in mezzo degli obblighi che sono in realtà inesistenti e si usano per minare il successo dell'operazione. E' un po' come se qualcuno desiderasse che la missione fallisca o si concluda con una vittoria di circostanza, con Gheddafi che resta al potere e il rispetto formale della no fly zone. Tanto non gli servono gli aerei per sedare le rivolte».
Ma noi per chi tifiamo in questo momento?
«L'Italia sarà sconfitta in entrambi i casi e questo è sicuro, però ci converrebbe comunque puntare alla caduta di Gheddafi che, ricordiamolo, ha detto solo a noi che siamo dei traditori. Una volta che si è baciato la mano una volta lo si può fare anche una seconda certo, ma con lui abbiamo chiuso. Forse la prossima volta bisognerà baciargli i piedi».
Non è che i ribelli ci vedano troppo di buon occhio però.
«Questo perché non siamo ancora riusciti a trovare un interlocutore alternativo a Gheddafi, mentre i francesi hanno riconosciuto subito la legittimità del consiglio dei ribelli. Faremmo meglio a lasciar fare alle compagnie private ormai».
Cioè?
«Nella logica degli estremi e della provocazione, visto che la politica italiana si è dimostrata inefficace, tanto vale lasciar andare avanti l'Eni e stare a guardare».
Qual è lo stato d'animo dei militari italiani di fronte a questa situazione?
«I piloti sono usciti in missione una volta e appena sono tornati è successo un pandemonio politico, con ministri della Difesa che finiscono per prendersela con i maggiori. Credo che in questo momento i vertici militari siano allo sbando perché non capiscono che cosa vuole la politica da loro e così anche chi è sul campo non capisce. E magari ci penserà due volte prima di eseguire gli ordini e rischiare di vedersi condannato per crimini di guerra».
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Era di stamattina, allora la Turchia l'ha spuntata.
TMNews - Libia/ Fonti Usa: Accordo per comando a Nato, base a Napoli
Ultima modifica di Lawrence d'Arabia; 24-03-11 alle 21:49
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Poi scusa, mi spieghi da che razza di siti prendi le tue notizie? Da ciò che riportano le agenzie stampa la Turchia fino ad ora è stata contro il coinvolgimento della NATO, e l'accordo è stato raggiunto grazie ad un passo indietro della Turchia. L'articolo che hai linkato dice l'esatto contrario.


GUarda che era la Francia contraria alla Nato.
La Nato assumerà il controllo delle operazioni militari sulla Libia entro “uno o due giorni”. Lo riferisce la tv di Stato turca Trt citando il ministro degli Esteri, Ahmet Davotoglu, secondo cui i Ventotto membri dell’Alleanza hanno accettato la richiesta di Ankara. “Le nostre richieste sulla Libia sono state accettate e la (guida) dell’operazione sarà assunta dalla Nato” in un giorno o due”, ha spiegato Dovotoglu. Secondo fonti diplomatiche la Nato assumerà il comando delle forze della coalizione internazionale sui cieli della Libia a partire da lunedì o al più tardi martedì.
I ribelli combattono per tenere Misurata Turchia: “Comando Nato entro 2 giorni” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
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