Un dopato come tutti gli altri ciclisti, questo forse appena appena più stupido.


Un dopato come tutti gli altri ciclisti, questo forse appena appena più stupido.
I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.


IL SANGUE INGUAIA RICCÒ
Gli esami medici confermano l’autotrasfusione
di Valentina Beltrame
Modena
PARE che Riccardo Riccò abbia detto la verità. Almeno al medico a cui ha confessato, temendo di morire, di essersi sottoposto ad autoemotrasfusione.
I primi esiti delle analisi del sangue disposte dalla Procura di Modena, infatti, avvalorano il racconto del ciclista. I parametri rilevati negli esami sono compatibili con l’autotrasfusione di sangue male conservato.
Tubi renali intasati, globuli rossi ‘morti’. Tutto combacia con i timori del ciclista arrivato domenica mattina in ambulanza all’ospedale di Pavullo, nell’Appennino modenese: secondo il dottore che l’ha curato e che ha poi segnalato tutto alle autorità il «Cobra» aveva paura di essersi reimmesso sangue ‘avvelenato’ perché conservato in modo ‘casereccio’ in frigorifero, per venticinque giorni.
Trasferito all’ospedale di Modena in rianimazione, Riccò ora sta meglio e la prossima settimana potrebbe essere interrogato dal procuratore capo Vito Zincani e dal sostituto Pasquale Mazzei. Ma non come persona informata sui fatti. Il ciclista modenese sarà iscritto sul registro degli indagati e interrogato in presenza del suo avvocato, Fiorenzo Alessi di Rimini.
L’accusa per ora ipotizzata è violazione della legge antidoping, ma Riccò rischia anche la frode sportiva. Non è escluso che possa essere ascoltata anche la compagna Vania Rossi, mentre altre perquisizioni potrebbero essere effettuate nelle prossime ore.
IL FATTO CHE Riccò si sarebbe sottoposto a una autotrasfusione ‘fai da te’, con conservazione del sangue nel frigorifero di casa in ambiente non sterile, porta gli investigatori a cercare il complice in una cerchia ristretta, circoscritta a un ambito locale.
Gli inquirenti sono sempre più convinti che Riccò non possa aver fatto tutto da solo e che sia stato aiutato nella pratica illecita da qualcuno di esperto. Qualcuno dell’ambiente ciclistico, forse un sanitario, comunque ‘vicino’ allo scalatore.
Qualcuno disposto a rischiare grosso per aiutare Riccò a migliorare le proprie prestazioni sportive in vista del Giro del Mediterraneo, a cui il «Cobra» avrebbe dovuto partecipare proprio in questi giorni.
Se la perquisizione a casa del ciclista non ha permesso di trovare il ‘kit’ per l’autotrasfusione, i Nas potrebbero mettere a segno altri blitz nei prossimi giorni.
Intanto l’avvocato Alessi difende Riccò: «Combatterà — spiega il legale — non confermiamo né smentiamo gli addebiti. Riccardo non ha ricevuto alcun avviso di garanzia e per quanto mi riguarda non ci sono prove. Non ho ricevuto comunicazioni ufficiali dalla Procura e questa confessione al medico di cui si parla, per ora è come se non esistesse. I valori del sangue di Riccò erano per forza alterati, è arrivato in ospedale in condizioni gravissime, ma l’autotrasfusione non è provata. In ogni caso, ci difenderemo con tutte le forze».
da: Il Resto del Carlino - ed. Sport - pag. 15 - 11 febbraio 2011


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