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  1. #11
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Citazione Originariamente Scritto da diocleziano Visualizza Messaggio

    Nel '94, diceva a Montanelli e Biagi:
    «Se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti».

    Marco Travaglio, L'Unità, 26 novembre 2007
    Il link delle dichiarazioni di biagi e di montanelli please.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  2. #12
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    esistono i motori di ricerca..

  3. #13
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Citazione Originariamente Scritto da diocleziano Visualizza Messaggio
    secondo te prima di entrare in politica dichiara ai giornali che se non entra finisce in galera? cerchiamo di usare il cervellino, please.
    Appunto, usiamo il cervello, come fanno allora costoro a fare tali dichiarazioni? Biagi, Travaglio e Montanelli? hanno fatto il gioco del telefono? Dove le hanno sentite queste cose?

    E, usando il cervello, nei forum si chiede conferma delle altrui dichiarazioni riportate, al punto che a me è stata chiesta conferma pure delle mie di dichiarazioni.
    Quindi prima di fare taluni affermazioni dandole per certe e veritiere si dovrebbe dimostrare che sia così.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  4. #14
    Viva l'Italia
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    Citazione Originariamente Scritto da diocleziano Visualizza Messaggio
    esistono i motori di ricerca..
    Esatto, e infatti non si trova nulla, se non sentito dire per sentito dire. Ma tu forse, dall'alto della tua sicurezza, avevi fonti più certe di verità. Che devono sempre essere dimostrate.
    Il sonno della ragione genera mostri.


    Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.

  5. #15
    Sospeso/a
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Citazione Originariamente Scritto da THE MATRIX Visualizza Messaggio
    Il link delle dichiarazioni di biagi e di montanelli please.
    Non sono le dichiarazioni di Biagi e di Montanelli, ma una frase detta a Biagi e a Montanelli e che Travaglio riporta (la frase la trovi in fondo all'articolo):

    livolsi | Viva Marco Travaglio

    • di Marco Travaglio



    ALL’INIZIO DEL 1993 la Fininvest è sull’orlo del fallimento. Indebitata e inquisita fino al collo, I «comitati corporate» dei top manager e dei dirigenti del gruppo si
    riuniscono quasi ogni giorno con Silvio Berlusconi nel quartier generale di Milano2 per l’estremo salvataggio. L’ingegner Guido Possa, segretario particolare del Cavaliere, verbalizza in «report» che finiranno in mano al pool di Milano. Il 22 gennaio il direttore finanziario Ubaldo Livolsi fa il punto sui debiti: 4550 miliardi di lire, 700 in più del ‘91. E «il sistema bancario non è disposto ad aumentare l’affidamento nei nostri confronti (alcune banche anzi han chiesto a noi, come a tanti altri clienti, piccole ma significative riduzioni dell’esposizione (...). La situazione è molto seria». Il rischio è il fallimento: «Basterebbe una sia pur lieve flessione delle entrate pubblicitarie della tv (non improbabile vista la recessione) (...) per porci in grosse difficoltà». Anche il Cavaliere vede nero: «La nostra tv è un’azienda matura, con buona redditività, ma lentamente si avvia al decli no». Ci vorrebbe un’idea.

    Un’idea meravigliosa

    I dirigenti suggeriscono di vendere un pezzo di Telepiù o di quotare la partecipazione della Silvio Berlusconi Editore in Mondadori, così da rimborsare le banche. Ma il Cavaliere dice no e il 22 febbraio illustra, ai suoi uomini attoniti, un piano temerario. Possa annota: «L’unica concreta azione possibile a breve è un accordo con la Rai: potrebbe ridurre i costi di 300-350 miliardi l’anno. È urgente intervenire nel processo di ridefinizione della struttura Rai, per far sì che le massime responsabilità siano assunte da veri manager (coi quali sarebbe più agevole raggiungere un buon accordo) e prega Roberto Spingardi (capo del personale Fininvest) di suggerirgli nominativi di persone papabili (congiuntamente a G. Letta)». Il padrone della Fininvest vuole scegliersi i capi della Rai. Imbottirla di manager «amici» perché «tengano bassa» la programmazione, dando fiato alle boccheggianti reti di Milano2. Nel ‘93 la guerra dell’audience ha dissanguato le casse Fininvest. Se - ragiona Berlusconi - si convince la Rai a un disarmo bilanciato, i due contendenti abbassano gl’investimenti, la qualità e i costi. Intanto la Rai perde il primato negli ascolti e Fininvest incamera più spot e alza i prezzi (mentre la Rai ha un tetto di spot invalicabile, già al limite). Ma nel nuovo governo «tecnico» Ciampi non ha amici. E nemmeno nel nuovo Cda Rai. In Viale Mazzini arrivano i «professori», sotto la presidenza di Claudio Demattè, che danno spazio a professionisti come Guglielmi, Iseppi, Freccero, Aldo Grasso. Torna persino Beppe Grillo. Il Cavaliere è disperato, ricorderà Dell’Utri: «Nel settembre ‘93 Berlusconi mi convocò ad Arcore e mi disse:
    “Marcello, dobbiamo fare un partito”(...). C’era l’aggressione delle Procure e la Fininvest aveva 5000 miliardi di debiti. Franco Tatò, amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d’uscita: “Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale”». Così Berlusconi si fa avanti con Demattè e butta lì la proposta indecente: un accordo di cartello per spartirsi audience e pubblicità. Come annoterà il consigliere Paolo Murialdi, i rappresentanti delle due aziende discutono come «ridurre le spese degli acquisti e di produzione di Rai e Fininvest». Con tanti saluti al libero mercato, il Cavaliere pretende «una ripartizione dell’audience in parti uguali, nella misura del 45%». A vantaggio di Mediaset, che sta sotto la Rai: «All’epoca un punto di audience equivaleva 20 miliardi di introito pubblicitario».

    Proposta indecente

    Demattè rifiuta perché «era inaccettabile: un accordo di ferro per dividerci in partenza le quote di audience. Se uno dei due superava la quota, doveva provvedere a scaricare il palinsesto (...): inserire programmi di bassa qualità e basso costo per permettere alla rete concorrente di riguadagnare le quote perdute». Demattè pagherà caro il gran rifiuto. Il 9 giugno ‘94, al governo da un mese, Berlusconi attacca la Rai perché fa concorrenza a Fininvest: «È un servizio pubblico, non dovrebbe curarsi di raggiungere il massimo di ascolto, casomai coprire i vuoti che le tv commerciali lasciano aperti>. Il 26 giugno, in gran segreto, riunisce ad Arcore i manager di Publitalia per esaminare il piano triennale di risanamento Rai elaborato da Demattè: aumenti automatici del canone legati al costo dei programmi trasmessi e crescita del 5% annuo del fatturato pubblicitario. Ma i manager Fininvest lo bocciano: se la Rai cresce ancora, il Biscione tracolla. La contro-proposta è contenere i ricavi pubblicitari della Rai, con «un tetto di 1000-1100 miliardi annui». Berlusconi boccerà come «scandaloso» il piano triennale della Rai e, visto che i professori non si dimettono, il 31 giugno li licenzia con un emendamento di 5 righe al decreto salva-Rai. Il nuovo vertice di Viale Mazzini è di stretta osservanza berlusconiana. Presidente Letizia Moratti, al Tg1 Carlo Rossella, al Tg2 Clemente Mimun, e così via. Qualche mese più tardi, cambio della guardia anche al vertice della Sipra: via Edoardo Giliberti, che nel ‘93 ha aumentato il fatturato del 7% (contro l’l.5% di Publitalia), dentro Antonello Perricone, ex Publltalia. La presidente Moratti è stata chiara: «La Rai dev’essere complementare alla Fininvest». Dice Demattè: «Giliberti ha ottenuto risultati straordinari, ma non si sarebbe fatto corrompere». Giliberti conferma: «Era un accordo sull’audience che avrebbe inciso sulla pubblicità. Abbassare l’audience è facile: basta spostare i programmi pomeridiani in prima serata e viceversa. L’audience crolla nello spazio di un mattino».
    Pubblicità, la grande torta

    Il primo governo Berlusconi dura solo 7 mesi. Ma nel '96 Berlusconi quota in Borsa le sue tv (nuovo marchio: Mediaset), scaricando i debiti sul mercato. Nel 2001 torna a Palazzo Chigi, infiltra i suoi uomini alla Rai e il piano del '93-'94 si concretizza. Per cinque anni. Calisto Tanzi, patron della Parmalat racconta che Berlusconi nel '94 gli aveva chiesto «un aiuto»: «Insieme concordammo di utilizzare il canale della pubblicità per finanziare occultamente Forza Italia. Trasferimmo quote di pubblicità Rai a Publitalia, anche se non ne sono sicurissimo, ma certamente l'accordo con Berlusconi prevedeva che le tariffe degli spot non godessero di particolari sconti e/o promozioni. Parlai con Barili, capo del settore, dicendogli di favorire Mediaset, cosa che fece». Non c'è solo Parmalat, a trasferire i suoi spot dalla Rai alle reti Mediaset per compiacere il nuovo inquilino di Palazzo Chigi: nel 2001 Telecom ritira dalla Rai investimenti per 77,5 miliardi di lire, la Nestlè per 20, la Fiat per 9. Nel 2003 70 aziende distolgono i loro investimenti dalla stampa per girarli alle reti Mediaset, sottraendo 165 milioni di euro alla stampa e trasferendone un centinaio al Biscione. Secondo il Garante, i ricavi di Mediaset salgono dai 1497 milioni di euro del 1998 ai 2157 del 2004, mentre quelli della Rai salgono solo fino al 2000, poi si bloccano dal 2001 al 2003. Anche perché tra il 2002 e il 2003, grazie alla gestione Baldassarre-Saccà e alla cacciata di Biagi, Santoro e Luttazzi, la Rai ha perso la sfida - prima sempre vinta - del prime time, passando dal 47.6% di share (contro il 43 di Mediaset) a un misero 43.6% (contro il 46.4% di Mediaset). Uno crollo di 4 punti, talmente plateale da portare al «Raibaltone» del 2003, con l'arrivo del duo Annunziata-Cattaneo che recupererà qualche punto, portando i due colossi al pareggio. Intanto però alla Rai comandano uomini Mediaset, da Deborah Bergamini ad Alessio Gorla, in costante contatto con la "concorrenza" e con lo staff del premier padrone. Proprio quel che Berlusconi sognava nel '93. Mediaset ormai è una gigantesca macchina da soldi: altissimi ricavi pubblicitari (2,5 miliardi di euro l'anno), bassissime spese per i palinsesti (1 miliardo). Il 22 marzo 2005 Mediaset annuncia «i migliori risultati economici e finanziari dal '96». Utile netto a 500 milioni (+35,3%), raccolta pubblicitaria a +9,1. Un'azione Mediaset vale 187% in più del '96. E Berlusconi, ha triplicato il suo patrimonio dal '94: da 3,1 a 9,6 miliardi di euro. Niente male.
    Nel '94, diceva a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti».

    l’Unità (26 novembre 2007)

  6. #16
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Marco Travaglio, L'Unità, 26 novembre 2007
    Citazione Originariamente Scritto da salvo.gerli Visualizza Messaggio
    ...Torquevaglio il pregiudicato???

    ...lassa perd...

    :sofico::sofico:

    iaociao:
    AH AH AH ! ...il Travaglio

  7. #17
    a.k.a. tolomeo
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    Non sono le dichiarazioni di Biagi e di Montanelli, ma una frase detta a Biagi e a Montanelli e che Travaglio riporta (la frase la trovi in fondo all'articolo):

    livolsi | Viva Marco Travaglio

    • di Marco Travaglio



    Nel '94, diceva a Montanelli e Biagi: «Se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti».

    l’Unità (26 novembre 2007)
    e allora?

    con una magistratura del genere e con uno scalfaro e un prodi pronti a regalare l'Italia agli amichetti e a derubare il Cav. che cacchio potevi fare?
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  8. #18
    Sospeso/a
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    Predefinito Riferimento: Per i tedeschi...anche quelli di Stern...

    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    e allora?

    con una magistratura del genere e con uno scalfaro e un prodi pronti a regalare l'Italia agli amichetti e a derubare il Cav. che cacchio potevi fare?
    Lo chiedi a me o a Travaglio? :sofico:


    P.S.: Il link l'ho postato per "amor" di "precisione"...certe beghe mica le consosco...

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    derubare il Cav.
    Derubarlo dei debiti?
    :mmm:

  10. #20
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da benjamin_linus Visualizza Messaggio
    Derubarlo dei debiti?
    :mmm:
    anche i debiti sono un asset in una industria.

    c'e' chi preferisce lasciare migliaia di disoccupati, come l'ingegnere ad Ivrea, e scappare col malloppo, chi procura una vita decorosa per i propri nipoti tipo Lapo a spese dei boccaloni che credono che la cgil difenda i diritti dei lavoratori, e chi invece scende in politica per deliziarci (parlo di noi, di quelli che possono capire e che hanno capito).
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

 

 
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