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    Predefinito Il premier in Vaticano dopo il caso Ruby.

    di Andrea Tornielli pg.4 de ilgiornale.it 18 2 2011

    Questo pomeriggio Silvio Berlusconi si troverà faccia a faccia con il Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e con il presidente della Cei Angelo Bagnasco.
    Sarà la prima volta che accade dopo la deflagrazione del caso Ruby e le polemiche nel mondo cattolico per le serate di Arcore.
    Il Cavaliere ci sarà dunque a palazzo Borromeo, all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, insieme al ministro degli Esteri Franco Frattini e al titolare dell’Economia Giulio Tremonti, il quale ha rinviato di qualche ore la partenza per il G20 di Parigi per essere presente al fianco del premier nel vertice italo-vaticano.

    L’incontro è tradizionale, per la ricorrenza dei Patti Lateranensi, e quest’anno reso ancora più solenne dalla celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia.
    È un vertice istituzionale, al quale partecipa anche il presidente della Repubblica.
    Sono del tutto infondate le voci secondo le quali il cardinale Bertone avrebbe ripensato alla sua partecipazione negli ultimi giorni, per non trovarsi imbarazzato di fronte al premier e segnare così un clamoroso distacco da parte della Santa Sede.
    «La presenza del cardinale non è mai stata messa in discussione - spiegano autorevoli fonti dei sacri palazzi - la sua assenza invece rappresenterebbe uno sgarbo nei confronti del Quirinale e del governo».

    Ieri è stato anche smentito che sia in programma un incontro riservato tra Berlusconi e Bertone. In passato è accaduto che i due capi delegazione si siano appartati per qualche istante (ma ciò non viene programmato in anticipo), mentre una volta soltanto, in tempi recenti, accadde che il previsto incontro tra delegazioni si fosse immediatamente trasformato in un mini-vertice a due e a porte chiuse, escludendo gli altri interlocutori.
    Ma all’epoca il premier era Romano Prodi.

    Il nuovo ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, insediatosi lo scorso dicembre, si è trovato a dover organizzare il suo primo vertice-ricevimento in un momento non semplice nei rapporti tra Chiesa e Stato, che rimangono buoni, ma che non possono ignorare le dichiarazioni di Bertone e di Bagnasco sulla necessaria sobrietà e decoro per chi ricopre incarichi pubblici.
    L’ambasciatore è riuscito a fare in modo che l’annuale appuntamento, solennizzato in questo 2011 dalla festa dell’Unità italiana, non subisca variazioni rispetto al passato.
    L’accordo di entrambe le parti, come pure del Colle, è per far sì che l’incontro non venga strumentalizzato né si trasformi in una photo-opportunity fatta solo di sorrisi, ma rimanga assolutamente nei binari del profilo istituzionale.

    Il Cavaliere e i suoi ministri da una parte, il Segretario di Stato con i cardinali Bagnasco e Nicora dall’altra, parleranno per circa venti minuti.
    L’agenda prevede diversi punti all’ordine del giorno, ma non è affatto detto che siano toccati tutti: tra questi le intese per l’assistenza spirituale nel mondo della sanità e nelle carceri, la questione del fine-vita, la scuola paritaria e il quoziente familiare.
    Alle 17 arriverà Giorgio Napolitano, insieme ai presidenti di Camera, Senato e Corte costituzionale. I colloqui continueranno per un’altra ventina di minuti, ma saranno limitati soltanto a questioni internazionali, come la crisi nei Paesi del Nord Africa e Medio Oriente, e la persecuzione dei cristiani.

    Infine si aggiungeranno altri ospiti: politici, membri del governo, e cardinali. Oltre ai tre della delegazione vaticana, ne dovrebbero essere presenti una quindicina.
    Tra loro anche il cardinale Camillo Ruini, che domani compirà ottant’anni.

    Proprio ieri Bagnasco ha annunciato che il 17 marzo presiederà una celebrazione a Santa Maria degli Angeli a Roma in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il premier in Vaticano dopo il caso Ruby.

    Non dovete benedire Silvio in cambio di leggi di favore.

    di Mario Cervi pg.4 de ilgiornale.it 18 2 2011

    Da vecchio liberale, da vecchio laico e - per aggiungere nefandezza a nefandezza - da vecchio risorgimentalista, assisto con stupore per non dire con sgomento all’imperversante disputa sui vizi privati di Silvio Berlusconi.
    Sono del parere che si possa essere riprovevoli peccatori e buoni governanti, e che questi due aspetti d’una stessa personalità debbano essere tenuti rigorosamente distinti.
    A ciascuno il suo, a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

    Il Cesare (Giulio) della storia fu, nelle sfrenatezze d’alcova, assai spregiudicato, i doveri virtuosi li lasciava alla moglie.
    Reprensibili quanto lui furono due padri della Patria, Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour, oltre tutto entrambi scomunicati.
    Il che non intacca neppur minimamente, secondo me, le loro qualità, i loro meriti, il loro rango di statisti.
    Un libertino può essere un ottimo gestore della cosa pubblica, e un intemerato pater familias essere, in quel ruolo, pessimo.
    Se un libertino piace alla maggioranza del Parlamento e - ciò che più conta - alla maggioranza degli elettori, gli va riconosciuto il diritto di stare a Palazzo Chigi fino a quando chi gli ha dato la fiducia gliela toglierà.
    Sono in fin dei conti banalità ovvie quelle che sto allineando, ma nel furore del dibattito risultano oscurate dagli slanci puritani.
    Non occorre, per ribadirle, essere dei tipacci cui va a genio il vizio.
    Basta essere rispettosi delle regole democratiche.

    Ma nel confronto tra le spensieratezze serali del premier e le invettive perbeniste s’insinua un ragionamento inquietante, che proprio se si vuol dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Silvio quel che è di Silvio, deve essere respinto.
    La tesi, enunciata o accennata, è che sul bunga bunga possa essere passato un lavacro purificatore perché il governo approva provvedimenti che alla Chiesa stanno a cuore: importando alla Chiesa, si insiste, non le miseriucce personali degli uomini che reggono un Paese, ma grandi temi etici e di coscienza.
    Lo si voglia o no questo appellarsi alla visuale millenaria del mondo ecclesiastico e farne una sorta di alibi in pro dei governanti che - in quella stessa visuale - si comportano bene, delinea una sorta di baratto.
    Tu mi dai leggi ad ecclesiam, e io sarò indulgente verso le tue debolezze.

    Anche se soltanto sottinteso un baratto di questo tipo è inammissibile.
    Chi governa risponde del suo operato ai cittadini, fa leggi nell’interesse dei cittadini. Può essere che l’interesse dei cittadini e quello della Chiesa coincidano, ma non è automatico né è sempre accaduto, anzi.
    Lontana da me l’idea di rivangare la questione romana ormai anacronistica e i decenni in cui i grandi uomini dell’Unità furono tali anche per essersi opposti, se lo ritenevano giusto e pur se fossero credenti, alla Chiesa.

    Berlusconi ci insiste magari fin troppo, ma la consacrazione che gli viene dalle urne è più importante d’ogni altra, compresa quella del Vaticano.
    Non faccio il tifo per il libertino - e nemmeno per il puritano - faccio il tifo per la democrazia.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il premier in Vaticano dopo il caso Ruby.

    Le sue serate da peccatore? Cancellate dal buon governo!
    di Luigi Amicone pg.4 de ilgiornale.it 18 2 2011

    Credo di essere stato il pri*mo ad aver qualificato Silvio Berlusconi come «cattolico po*polare».
    Correva l’anno 2000, egli si preparava alle elezioni dell’anno successivo, transitò dal Meeting di Rimini e condivi*se con alcuni amici una sera a cena. Certo, non erano tempi di scandali da «Inquisizione spa*gnola », direbbe Giuliano Ferra*ra.
    Ma allora Berlusconi era già divorziato.
    E risposato da un pezzo con una bella signora del varietà.
    Mi permisi qualificarlo così proprio perché tale è Berlu*sconi: uomo animato di positivi*tà e, soprattutto, di italianità, ti*piche del cattolicesimo.

    Non mi spingo più in là.
    Non per pudore bigotto, ma perché bigotti a me paiono coloro che non vogliono distinguere la so*stanza del fenomeno dalla ma*schera bieca e manomissoria che ne hanno fatto in questi gior*ni gli spiriti della giustizia e del*la morale.
    D’altra parte,i cattoli*ci che hanno votato Berlusconi non lo hanno fatto perché egli fosse un esemplare di credente e di moralità osservante.
    L’han*no ( l’abbiamo) votato per le sue doti di capo politico, per il suo decisionismo, per la sua caratu*ra di personaggio non legato al*l’establishment con una mano sulla retorica della Costituzio*ne antifascista, l’altra sul porta*fogli degli italiani.
    L’abbiamo votato per dare una sterzata al Paese.

    Ora, come ha notato l’edito*rialista di Avvenire Assuntina Morresi, anche se un giorno si venisse a sapere che Zapatero ha condotto una vita integerri*ma sul piano della morale catto*lica, ciò non scalfirebbe di uno iota la valutazione negativa che della politica zapateriana dà un cattolico.
    Paolo VI ha definito la politica «la più alta forma di cari*tà ».
    E sono due i fattori in base ai quali il cattolico giudica della «carità» o meno garantita da un’azione politica:la libertas ec*clesiae e il bene comune.
    Rien*trano in questo ambito, sia la di*fesa del diritto della Chiesa a in*tervenire nel dibattito pubbli*co. Sia il riconoscimento che i cosiddetti «valori non negozia*bili » (come la difesa della vita) rappresentano un contributo – non un «attentato» - al bene co*mune. In entrambi i casi, basterebbe il semplice atto della firma ap*posta al decreto che ha tentato di salvare Eluana Englaro a dare a Silvio Berlusconi una «paten*te » di cattolicità molto più mar*cata di quella del suo «adulto» predecessore Romano Prodi.

    Dico di più.
    Dico che nonostan*te il caso Ruby, un cattolico può (e deve, secondo me) continua*re a preferire la politica «berlu*sconiana » per il semplice fatto che, ad oggi, gli atti di questo go*verno sono improntati da due principi, sacri per i cattolici e pressoché elusi dall’opposizio*ne giustizialista:
    la persona pre*cede lo Stato (libertà) e i corpi intermedi sono i primi protago*nisti del bene comune ( sussidia*rietà).
    Che poi il nostro premier si conduca in una vita da «pecca*tore » - come lo siamo tutti, sia pure in diverse gradazioni - ciò meriterebbe una privata corre*zione, non la pubblica sconfes*sione (come è lungi da fare la Chiesa) di una certa politica.
    Tanto più se la richiesta di «sconfessione politica» viene da una parte che legittima un’immoralità molto più grave e pericolosa (per la libertà e il be*ne comune del popolo) di quel*la rinfacciata al presidente del Consiglio.

    L’immoralità - come ha scritto l’uomo di sinistra Lu*ca Ricolfi - di «un’azione giudi*ziaria già di per sé fuori misu*ra ».

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il premier in Vaticano dopo il caso Ruby.

    la CEI e il Vaticano hanno bisogno di una bella svegliata e lo dico da cattolico.
    In Italia non c'è una parte politica cattolica 100%, abbiamo però due parti, il PDL-LEGA e il PD-IDV-SEL, delle quali la prima su diversi temi è in linea con i cattolici e ha sempre mostrato un certo rispetto verso i cattolici, mentre la seconda è molto più lontana dai cattolici e ha sempre mostrato disprezzo dei cattolici.
    Ora, quindi, mi chiedo per quale motivo la Chiesa dovrebbe comportarsi in modo idiota condannando Berlusconi. Forse che i giornalisti sono mai andati a tartassare la Chiesa ogni giorno per chiedergli cosa ne pensa di Luxuria, Marrazzo, Vendola e Sircana? No. E' evidente che certi giornalisti stanno continuamente tartassando la Chiesa per chiedere giudizi su Berlusconi solo per uno scopo strumentale.
    La Chiesa dovrebbe accorgersi di questo e dire semplicemente che gli esponenti della sinistra sono molto peggio di Berlusconi, da un punto di vista cattolico. Invece la Chiesa tentenna, balbetta, e a volte casca nella trappola che gli tende la sinistra.
    se fossi in Berlusconi ricorderei bene alla Chiesa questi dati di fatto e gli direi chiaro e tondo che se vuole perdere tutti i privilegi fiscali e di legge, non c'è problema.
    ripeto: lo dico da cattolico e lo dico proprio perché questo sarebbe un modo per svegliare la gente in Vaticano che pare un po' troppo ingenua e dormiente.
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