
Originariamente Scritto da
Giò91
Quando il Paese retto a democrazia si ubriaca, con l’aiuto di cattivi coppieri, di libertà confondendola con la licenza, salvo a darne colpa ai capi, accusandoli di essere loro i responsabili degli abusi e costringendoli a
comprarsi l’impunità con dosi sempre più massicce d’indulgenza verso ogni sorta d’illegalità e di soperchieria; quando questo Paese si copre di fango accettando di farsi servo di uomini di fango per poter continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa a livello del figlio e si mette bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità ed amoralità; Quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l'ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto quanto per guadagnare consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto, e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nella
società, nelle case e perfino nelle stalle?”.
“In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si
confonde, in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e lusinga, per sfruttarne tutti i vizi; in cui i rapporti fra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche compiacenze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’eguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo sulle gambe di chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro la raccomandazione consiste nella reciprocità e nella moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventano complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia, e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno crede nel futuro; in un ambiente siffatto, dico, pensi che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo della tirannia?”.
“Ecco, secondo me come nascono e donde nascono le varie forme di tirannide. Esse hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.
L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima con sarcasmo, poi con rabbia,
infine con la violenza che della tirannide è pronuba e levatrice”.
“Così muore la democrazia: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”
Platone - VIII, La Repubblica.