di Felice Manti su ilgiornale.it di martedì 08 marzo 2011

Aggiornato oggi alle 20:00


«I pentiti di estrema sinistra sono come quelli di ’ndrangheta. Pochi ma buoni».

Antonella Grippo è una giornalista calabrese con un passato da «femminista lottacontinuista». Oggi ce l’ha con le donne che manifestano contro Berlusconi.
«Quelle sacerdotesse dell’ovvio non colgono la geometrica potenza del berlusconismo perché soffrono di “invidia penis” e rancori menopausali. Andrebbero arrestate per vilipendio della più alta liturgia di emancipazione del Novecento».

E sarebbe?
«Il berlusconismo, no?
Prima di lui, il corpo del re era protocollare ed anemico. L’avvento del Cavaliere ha decretato la fine dell’utopia collettiva, anonima e funebre, restituendo agli italiani la gigantografia delle loro pulsioni sotterrane. Il consumo della bellezza, attraverso lo stigma televisivo, si è democratizzato».

Come dire, più tette per tutti...
«È la “collettivizzazione dei mezzi di produzione”, proprio come intendeva Marx. Femminismo e berlusconismo hanno sburocratizzato il corpo».

Qualcuno non sarà d’accordo...
«La piazza ha derubricato la solenne sacralità del femminismo storico a un mero contenzioso simil-pelvico».

E il Pd, invece...
«Certa sinistra necrofila e misogina ha sempre guardato con sospetto a questo vitalismo effervescente.
Il Pd non è femminista ma ancillare e femminile, nel senso più deleterio del termine. Hanno concesso in comodato d’uso l’opposizione alle Procure, atteggiamento tipico del Pci e di quei movimenti extraparlamentari che nasconde un’indole passiva e scarsamente fallica».

Diciamo che non entusiasmano...
«La loro intelligenza strategica non è mai in erezione. Sotto sotto, c’è sempre “il velo di cipria”, avrebbe detto Carmelo Bene.
Lui sì che di donne s’intendeva».

saluti