CAPITOLO QUINTO
IL MALE DELLA NATURA
Parleremo dell'ordine del mondo secondo gli antichi e secondo i moderni; poi della sofferenza degli animali.
I. IL PUNTO DI VISTA DEGLI ANTICHI
I) Gli antichi dottori come san Tommaso sono molto sobri sulla questione del male della natura. Si accontentano di segnalare che “gli agenti naturali tendono non ad una privazione? ad una corruzione, ma ad una forma, ad un vantaggio che, è pur vero, comporta la distruzione di un'altra forma; dimodochè la generazione di una cosa porta con sé la corruzione di un'altra: il leone che uccide la gazzella cerca il suo nutrimento che non è possibile senza l'uccisione di animali”; le distruzioni sono tollerate in vista all'ordine universale (I). “Colui che è responsabile (provisor) del bene universale permette che vi sia qualche deficienza nei casi particolari, affinché non sia intralciato il bene del tutto. E' così che le corruzioni e le manchevolezze nelle cose naturali vanno contro una natura particolare, ma sono nel quadro della natura universale, in quanto la deficienza che colpisce una cosa serve al bene di un'altra, oppure di tutto l'universo. La corruzione di una cosa infatti è la generazione di un'altra, donde deriva il succedersi della specie. E siccome Dio è il responsabile universale di tutto l'essere, appartiene alla Sua provvidenza permettere che ci siano certe manchevolezze nelle cose particolari, onde non sia intralciato il bene perfetto dell'universo. Se infatti tutti i mali fossero soppressi, molti beni mancherebbero all'universo. La vita del leone non è possibile senza uccisione di altri animali...” (2). “Molti beni sarebbero soppressi se Dio non permettesse ad alcun male di esistere. Il fuoco non si accenderebbe se l'aria non fosse corrotta, la vita del leone non si conserverebbe se l'asino non fosse ucciso” (3).
Andiamo fino al fondo di questa strada. Il male fisico è reale. “Ma questo male reale è, alla fine, assorbito dal bene che lo spiega; esso riguarda un ordine particolare che è strumentale ed è riduci bile riguardo all'ordine universale. Consideriamo il caso di animali buoni o cattivi, non dico riguardo all'uomo che se ne serve, ma riguardo al loro ordine particolare; per un animale, essere zoppo, è cosa contraria alla legge del suo ordine particolare; tale è pure il caso delle galline che uccidono i loro pulcini, cosa che non è nell'ordine particolare della loro natura; oppure il caso delle formiche perverse, corrotte, che per godere del prodotto zuccherino che ne estraggono, nutrono degli insetti addomesticati che divorano le uova del formicaio o succhiano il sangue delle formiche. In questi casi l'ordine particolare leso è strumentale riguardo all'ordine universale. Riguardo all'ordine universale, non è male, è bene che quell'animale sia zoppo, che quella gallina divori i suoi pulcini, che quelle formiche siano pervertite dalla passione di quella droga” (4). Quando un cane, ad esempio, viene meno a quella legge particolare che è la legge della natura canina, non fa altro che obbedire alla legge universale della natura in ragione della quale è nato con quella deficienza. Esso è soltanto vincolato nell'ordine ontologico, non nell'ordine morale (5). L'errore consisterebbe nello spiegare il male dell'uomo, che dipende, come noi sappiamo dalla rivelazione, dal male morale della colpa o della pena,. come si spiega il male fisico dell'animale, nel dire “che quel male commesso da un uomo o sofferto da un uomo è un male in rapporto all'individuo in questione, ma che in rapporto all'ordine dell'universo è un bene” (6).
2) Gli antichi sapevano che gli esseri si divorano fra loro, che i più grandi mangiano i più piccoli e così di seguito, per essere alla fine mangiati dai microrganismi; che
La fame sacra è un lungo omicidio legittimo
Dalle profondità dell'ombra ai cieli splendenti.
L'immagine che essi si facevano della natura era certamente quella di una lotta universale e perpetua, di una lotta per la vita, di un ordine duro, implacabile, sanguinoso, ma di un ordine tuttavia irrefutabile e grandioso.
2. LE RICERCHE MODERNE: COME CONCEPIRE L’ORDINE DEL MONDO ?
a) E' l'ordine di un universo invitato a compiersi.
Le ricerche moderne permettono di precisare su qualche punto questa prospettiva d'insieme, facendo ci assistere, per così dire, alla formazione del nostro universo, e descrivendoci le grandi tappe della sua evoluzione. L'ordine che gli antichi ammiravano non è stato creato tale e quale nella sua compiutezza: esso ha una storia. E' il risultato d'una straordinaria avventura nella quale vediamo i particolari della materia raccogliersi secondo delle architetture più o meno complesse, dare origine a composti sempre più ricchi e più differenti. Successivamente la vita può apparire prima di tutto nei microrganismi; essa si propaga e si differenzia, prorompe con la moltiplicazione delle grandi specie vegetali ed animali. La creazione non è un'opera di parsimonia in cui ogni elemento, ogni particolare ha un compito definitivo, un incarico insostituibile, in cui ogni avvenimento si può spiegare sufficientemente in funzione dello stato presente del mondo. Essa è l'opera di una profusione inaudita; è l'espressione d'una spinta ascensionale dotata di virtualità infinite; è come uno zampillo che sale, in cui l'ordine nasce, per una specie di miracolo, in mezzo a tentativi di ogni genere, a schizzi, ad abbozzi, a smacchi e ad una quantità di tentativi senza seguito (7). Si sarà d'accordo nel riconoscere che simili ricerche, che allargano in modo singolare la nostra visione, toccando il necessario garbuglio del bene e del male nel mondo della natura, sono adatte a preservarci da molte ingenuità ed anche da molte presunzioni.
b) L'ipotesi dell'atomo primitivo.
I) Lo studio della struttura attuale dell'universo conduce la maggioranza degli astrofisici a supporre un momento (forse cinque miliardi di anni or sono) in cui non c'erano né terra, né pianeti, né sole, né stelle, né nubi interstellari, né galassie, né molecole, né atomi. La materia esisteva sotto una forma pre-atomica: “Ce la rappresentiamo come una sostanza gassosa, composta di particelle (protoni, elettroni, neutroni) di cui sono formati gli atomi, o semplicemente di neutroni, oppure più semplicemente ancora come un pre-atomo. Gli avvenimenti che dovevano successivamente trasformarla in elementi (idrogeno, ferro, carbone),... non erano ancora incominciati; l'universo era ancora in attesa” (8).
Che cosa è accaduto? Nell'universo, che si immagina come un atomo primitivo straordinariamente denso ed instabile, avente le dimensioni minime del nostro sistema solare, un'esplosione scatena un processo di espansione, nel corso del quale, sotto l'azione congiunta delle forze di attrazione e di repulsione, si formano, in momenti molto più ravvicinati fra loro di quanto si fosse creduto in un primo tempo, i nostri elementi chimici, le galassie, le stelle, il sole, la terra. Due miliardi di anni dopo l'esplosione, l'universo aveva raggiunto la sua struttura attuale, ma dopo quel tempo, sotto l'azione incessante della forza espansiva, la distanza fra le galassie è già decuplicata. Questo è il senso dell'“ipotesi dell'atomo primitivo” o dell'universo che cresce come “una sfera in espansione”, che permette di accogliere e di coordinare fra loro i dati oggi conosciuti dell'astro¬fisica (9). Il passaggio dallo stato preatomico della materia a stati distinti fra loro, la costruzione di atomi, poi di molecole sempre più complesse, rappresenta la prima grande tappa della trasformazione dell'universo, che si realizza in seno al regno delle attività fisico-chimiche, e che ci condurrà alla soglia del regno delle attività biologiche.
2) L'ordine sorto da un tale passato entusiasma i sapienti. Albert Einstein scrive: “Quale fede profonda nella razionalità dell'edificio del mondo e quale ardente desiderio di cogliere, non foss'altro che il riflesso della ragione rivelata in questo modo, doveva animare Keplero e Newton, perché abbiano potuto districare con un lavoro solitario di lunghi anni, l'ingranaggio della meccanica celeste!... Il sapiente è penetrato dal sentimento della causalità di tutto ciò che accade... La sua religiosità consiste nello stupore estatico di fronte all'armonia delle leggi della natura, nella quale si rivela una ragione così superiore che tutti i pensieri ingegnosi degli uomini ed il loro ordine non sono altro, in confronto, che un riflesso del tutto insignificante. Questo sentimento è il leitmotiv della sua vita e del suoi sforzi, nella misura nella quale si può elevare al di sopra del suoi desideri egoistici” (10).
c) L'ordine astronomico non è quello di una macchina, ma il risultato di una storia.
Colpiti dalla regolarità delle rivoluzioni siderali “gli antichi attribuivano alle sfere celesti una struttura divina ed eterna”. Per la stessa ragione, talvolta, “si è tentati di guardare l'universo come una macchina il cui piano di costruzione abbia valore di una struttura essenziale e che imponga a tutti gli avvenimenti la stessa necessità che un'essenza geometrica impone alle sue proprietà (concezione spinoziana della natura). Ma in realtà le cose vanno del tutto diversamente: il mondo degli astri e, in particolare, il sistema solare sono il risultato di una lunga evoluzione imposta contemporaneamente dalle esigenze della materia e da una serie immensa di posizioni di fatto” (11).
Se gli avvenimenti astronomici “di fatto accadono sempre e non sono mai ostacolati, ciò non impedisce tuttavia che avrebbero potuto di fatto e che potrebbero di diritto essere ostacolati e non accadere. Che il sole domani sorga, che Nettuno compia in 165 anni la sua rivoluzione intorno a se stesso sono avvenimenti che non risultano soltanto dalla natura della materia, ma da un'immensa moltitudine di posizioni di fatto che hanno avuto luogo nel passato, nel corso della genesi del mondo degli astri, e che se una causa perturbatrice sopravvenisse nel sistema solare, (cosa che la scienza astronomica ci garantisce che, di fatto, è per il momento la più improbabile che si possa immaginare) potrebbe impedire che si producessero; una volta costituito il sistema che li condiziona, essi dipendono da una necessità di diritto, ipotetica, sufficiente in realtà, perché in realtà le cause capaci di impedirla non esistono, ma questa inesistenza stessa è ancora una posizione di fatto; essi appartengono ad una specie di avvenimenti contingenti che accadono, di fatto sempre e che prendono l'aspetto di avvenimenti necessari di diritto. Sono gli avvenimenti contingenti quasi necessari di diritto” (12).
Un'eclissi, perché risulta dall'incontro di due serie causali indipendenti, è un avvenimento dovuto al caso: essa è però rigorosamente calcolabile e prevedibile, poiché il tragitto della terra attorno al sole, ed il tragitto della luna attorno alla terra sono entrambi assolutamente regolari e rappresentano degli avvenimenti contingenti quasi-necessari di diritto. Si dirà di conseguenza che l'eclissi è un avvenimento dovuto al caso mascherato.
“Se il sistema solare fosse una macchina, un'eclissi non sarebbe un avvenimento dovuto al caso mascherato, ma un avvenimento quasi-necessario di diritto, perché la pluralità degli elementi in gioco nella macchina dipenderebbe dall'unità della struttura essenziale di questa, quale l'ingegnere che l'ha fabbricata l'ha concepita. Ma il sistema solare non è una macchina come non lo è l'universo stesso... Esso è risultato dalla lunga evoluzione storica d'un gran numero di fattori che agiscono gli uni sugli altri, non unificati precedentemente nella causalità di qualche agente naturale che sia la causa propria dell'unità del tutto. Senza dubbio la Causa prima intelligente ha diretto questa evoluzione storica secondo il suo piano creatore, ma Dio non è un orologiaio, un fabbricatore di orologi, è un creatore di nature. Il mondo non è un orologio, ma una repubblica di nature; e l'infallibile causalità divina, per il fatto stesso che è trascendente, fa accadere gli avvenimenti secondo le loro proprie condizioni: necessariamente gli avvenimenti necessari, contingentemente gli avvenimenti contingenti, casualmente gli avvenimenti casuali” (13).
Sono appunto quegli avvenimenti astronomici che prendono l'aspetto di avvenimenti necessari, ma che risultano da una moltitudine di posizioni di fatto, e sono, di conseguenza, contingenti, che da più di un miliardo di anni, per una specie di “fenomeno misericordioso” di cui Pierre Termier (14) si meraviglia, permettono alla terra di realizzare, senza che si sappia come, gli elementi d'un equilibrio straordinariamente delicato che condiziona in lei la comparsa, la conservazione e lo sviluppo della vita (15).
d) La contingenza dell'ordine biologico: sorprese e tentativi.
I) L'universo non è una macchina, ma il risultato di una lunga storia. Dio non è un orologiaio, ma un creatore di nature, di cui dirige le attività senza far loro violenza, facendo accadere necessariamente gli avvenimenti necessari, contingentemente gli avvenimenti contingenti, fortuitamente gli avvenimenti fortuiti. Ciò che è vero riguardo al mondo minerale, lo è più ancora, in modo incomparabile, riguardo al mondo della vita (16). Le forme della vita non si spiegano totalmente in riferimento alla struttura presente del mondo; esse hanno una storia, risultano da innumerevoli incroci di cause, sotto la spinta dell'onnipotenza divina che, avendo creato l'universo, ne utilizza a poco a poco le energie, onde forzarlo a superare se stesso, mentre l'ordine inferiore è elevato fino a produrre la disposizione penultima rispetto all'ordine superiore, dimodochè il minerale prepara il vegetale, questo l'animale e questo, forse, l'uomo.
Un tale quadro è chiarificatore. Esso spiega gli assaggi della vita, i suoi tentativi, le sue bizzarrie, le sue mostruosità (17), le sue sconfitte.
Previene lo scandalo che potrebbe provocare in una ragione troppo semplicista la conservazione degli organi rudimentali, la comparsa del caratteri regressivi, delle degenerazioni, del fenomeni di distelia (o disteleologia), d'ipertelia, di atelia (18). Non si crederà più, ad esempio, che i parassiti siano stati creati appositamente per tormentare gli animali; essi sono usciti dallo zampillo della vita sotto qualche forma ancora indifferenziata, ma già ricca di possibilità di adattamento; e, riuscendo fortuitamente ad attaccarsi ad altri animali, sono divenuti ciò che sono (19).
2) Per illustrare con una specie di parabola i processi della formazione della vita, trascriviamo una pagina della Leggenda di Prakriti, in cui il poeta, attraverso alla sua esperienza di creatore, tenta di ritrovare le vie attraverso le quali Dio, usando la Sua magnanimità e condiscendenza, chiama in certo modo in Suo aiuto le forze vive, la spontaneità e le risorse delle Sue proprie creature per costruire il Suo universo nel corso del millenni:
“Tutto ciò che ha ricevuto da Dio un nome, è in grado di rispondere a questo nome, ha la responsabilità di fornirgli un certo effetto, beneficia di un'energia propria la quale gli permette di provvedere a quell'esigenza che le è superiore e a quell'opera che le è assegnata...
“Da quando siamo gli invitati di Prakriti e partecipiamo alla sua tregenda, abbiamo avuto il tempo di studiarla e di comprendere i suoi modi di fare. Approfittiamo di questo momento in cui essa finge di dormire per raccogliere i nostri appunti. Quante contraddizioni e, nello stesso momento, quanta ostinazione nelle idee! Quanta esperienza e quanta fantasia! Quanta ingenuità e quanta bricconeria! Quale istinto conservatore e quale furore rivoluzionario! Quanta dissimulazione e quanto fracasso! Quanta pazienza e quanti risvegli! Dopo secoli e millenni, durante i quali ha messo in piedi tutta una serra ed un serraglio, improvvisamente si direbbe che se ne è disgustata, che le dà nausea, che rovescia il vassoio con uno spintone del braccio e che ricomincia con capitoli nuovi. Scaraventa nella fognatura degli interi ordini con i loro generi, i loro sottogeneri e le loro specie, e non conserva altro che un pidocchio ed una cavalletta. E nello stesso tempo conserva accuratamente in fondo a se stessa certi principi, che non abbandona mai, per esempio la simmetria, certe idee, dalle quali non ha mai finito di trarre degli sviluppi, come la stella che si ritrova ovunque dalla cellula primitiva fino a quelle mani sagge e lavoratrici che, in fondo alle braccia, l'uomo porta su tutta la creazione che alza verso Dio. Ci si può fidare di lei per sfruttare fin nei minimi particolari tutte le possibilità di una situazione e di una forma stabilita. Quando, per esempio, il tema della palma o quello della felce o quello del fungo è messo a concorso, essa propone varianti a decine di migliaia. Si dà un gran da fare a dipingere sul petto del suoi uccelli o del suoi pesci gli stemmi che loro appartengono. C'è tutto un reparto decorativo e riguardante l'abbigliamento nella natura, una tecnica da, sarta... Essa nasconde delle "sorprese" e degli indovinelli in fondo ad alcune delle sue creazioni, come il pasticciere mette una fava nella focaccia dell'Epifania. Ed altre volte, si annoia, si impunta, si ostina, si abbandona a tutti gli abusi della produzione industriale, moltiplica, a danno di tipi superbi, gli articoli più comuni, si direbbe che non può più fermarsi. Oppure ha ricevuto evidentemente un'ordinazione e si è fermata a metà dell'esecuzione, si direbbe che l'ha trovata troppo difficile o che, improvvisamente, si è messa a pensare ad altro. Essa sogna, sbadiglia, dice di sì, dice di no, capisce al contrario, si abbandona a del giochi di parole adatti ad una persona sorda, a meno che non si tratti che di semplici scherzi. Per esempio, le si dice: cavallo, ed essa fabbrica tosto quella ridicola pedina del gioco degli scacchi, che si chiama ippocampo, e lo getta nel suo acquario... Oppure talvolta è colta da un entusiasmo eccessivo: le si era detto lucertola, ed essa ha fatto un ittiosauro; le si era detto: coda di cavallo, ed essa introduce con orgoglio del setoloni grandi come del pini e del tutto inutilizzabili. Non si finirebbe mai di passare in rassegna le riserve, gli scaffali della merce rifiutata, del ferri vecchi, del pezzi difettosi, degli esperimenti, del granchi presi. I conservatori di musei rovistano là in mezzo con commozione, come un sarto in mezzo agli abiti della nonna. Ma ciò che vi è di più profondo nella natura è la comica birichineria; si direbbe che Prakriti sa benissimo che il suo creatore non l'ha fatta che per divertirsi con lei, sebbene finga di non accorgersene. Non fa mica male la sua parte, essa è una complice. E, quando la si sgrida, chiude gli occhi, e con un sorriso incantatore, da una rosa pura come il respiro di una fanciulla manda fuori una farfalla” (20).




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