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Discussione: IL MALE DELLA NATURA

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    Predefinito IL MALE DELLA NATURA

    CAPITOLO QUINTO
    IL MALE DELLA NATURA

    Parleremo dell'ordine del mondo secondo gli antichi e secondo i moderni; poi della sofferenza degli animali.

    I. IL PUNTO DI VISTA DEGLI ANTICHI

    I) Gli antichi dottori come san Tommaso sono molto sobri sulla questione del male della natura. Si accontentano di segnalare che “gli agenti naturali tendono non ad una privazione? ad una corruzione, ma ad una forma, ad un vantaggio che, è pur vero, comporta la distruzione di un'altra forma; dimodochè la generazione di una cosa porta con sé la corruzione di un'altra: il leone che uccide la gazzella cerca il suo nutrimento che non è possibile senza l'uccisione di animali”; le distruzioni sono tollerate in vista all'ordine universale (I). “Colui che è responsabile (provisor) del bene universale permette che vi sia qualche deficienza nei casi particolari, affinché non sia intralciato il bene del tutto. E' così che le corruzioni e le manchevolezze nelle cose naturali vanno contro una natura particolare, ma sono nel quadro della natura universale, in quanto la deficienza che colpisce una cosa serve al bene di un'altra, oppure di tutto l'universo. La corruzione di una cosa infatti è la generazione di un'altra, donde deriva il succedersi della specie. E siccome Dio è il responsabile universale di tutto l'essere, appartiene alla Sua provvidenza permettere che ci siano certe manchevolezze nelle cose particolari, onde non sia intralciato il bene perfetto dell'universo. Se infatti tutti i mali fossero soppressi, molti beni mancherebbero all'universo. La vita del leone non è possibile senza uccisione di altri animali...” (2). “Molti beni sarebbero soppressi se Dio non permettesse ad alcun male di esistere. Il fuoco non si accenderebbe se l'aria non fosse corrotta, la vita del leone non si conserverebbe se l'asino non fosse ucciso” (3).
    Andiamo fino al fondo di questa strada. Il male fisico è reale. “Ma questo male reale è, alla fine, assorbito dal bene che lo spiega; esso riguarda un ordine particolare che è strumentale ed è riduci bile riguardo all'ordine universale. Consideriamo il caso di animali buoni o cattivi, non dico riguardo all'uomo che se ne serve, ma riguardo al loro ordine particolare; per un animale, essere zoppo, è cosa contraria alla legge del suo ordine particolare; tale è pure il caso delle galline che uccidono i loro pulcini, cosa che non è nell'ordine particolare della loro natura; oppure il caso delle formiche perverse, corrotte, che per godere del prodotto zuccherino che ne estraggono, nutrono degli insetti addomesticati che divorano le uova del formicaio o succhiano il sangue delle formiche. In questi casi l'ordine particolare leso è strumentale riguardo all'ordine universale. Riguardo all'ordine universale, non è male, è bene che quell'animale sia zoppo, che quella gallina divori i suoi pulcini, che quelle formiche siano pervertite dalla passione di quella droga” (4). Quando un cane, ad esempio, viene meno a quella legge particolare che è la legge della natura canina, non fa altro che obbedire alla legge universale della natura in ragione della quale è nato con quella deficienza. Esso è soltanto vincolato nell'ordine ontologico, non nell'ordine morale (5). L'errore consisterebbe nello spiegare il male dell'uomo, che dipende, come noi sappiamo dalla rivelazione, dal male morale della colpa o della pena,. come si spiega il male fisico dell'animale, nel dire “che quel male commesso da un uomo o sofferto da un uomo è un male in rapporto all'individuo in questione, ma che in rapporto all'ordine dell'universo è un bene” (6).

    2) Gli antichi sapevano che gli esseri si divorano fra loro, che i più grandi mangiano i più piccoli e così di seguito, per essere alla fine mangiati dai microrganismi; che

    La fame sacra è un lungo omicidio legittimo
    Dalle profondità dell'ombra ai cieli splendenti.

    L'immagine che essi si facevano della natura era certamente quella di una lotta universale e perpetua, di una lotta per la vita, di un ordine duro, implacabile, sanguinoso, ma di un ordine tuttavia irrefutabile e grandioso.

    2. LE RICERCHE MODERNE: COME CONCEPIRE L’ORDINE DEL MONDO ?

    a) E' l'ordine di un universo invitato a compiersi.
    Le ricerche moderne permettono di precisare su qualche punto questa prospettiva d'insieme, facendo ci assistere, per così dire, alla formazione del nostro universo, e descrivendoci le grandi tappe della sua evoluzione. L'ordine che gli antichi ammiravano non è stato creato tale e quale nella sua compiutezza: esso ha una storia. E' il risultato d'una straordinaria avventura nella quale vediamo i particolari della materia raccogliersi secondo delle architetture più o meno complesse, dare origine a composti sempre più ricchi e più differenti. Successivamente la vita può apparire prima di tutto nei microrganismi; essa si propaga e si differenzia, prorompe con la moltiplicazione delle grandi specie vegetali ed animali. La creazione non è un'opera di parsimonia in cui ogni elemento, ogni particolare ha un compito definitivo, un incarico insostituibile, in cui ogni avvenimento si può spiegare sufficientemente in funzione dello stato presente del mondo. Essa è l'opera di una profusione inaudita; è l'espressione d'una spinta ascensionale dotata di virtualità infinite; è come uno zampillo che sale, in cui l'ordine nasce, per una specie di miracolo, in mezzo a tentativi di ogni genere, a schizzi, ad abbozzi, a smacchi e ad una quantità di tentativi senza seguito (7). Si sarà d'accordo nel riconoscere che simili ricerche, che allargano in modo singolare la nostra visione, toccando il necessario garbuglio del bene e del male nel mondo della natura, sono adatte a preservarci da molte ingenuità ed anche da molte presunzioni.

    b) L'ipotesi dell'atomo primitivo.
    I) Lo studio della struttura attuale dell'universo conduce la maggioranza degli astrofisici a supporre un momento (forse cinque miliardi di anni or sono) in cui non c'erano né terra, né pianeti, né sole, né stelle, né nubi interstellari, né galassie, né molecole, né atomi. La materia esisteva sotto una forma pre-atomica: “Ce la rappresentiamo come una sostanza gassosa, composta di particelle (protoni, elettroni, neutroni) di cui sono formati gli atomi, o semplicemente di neutroni, oppure più semplicemente ancora come un pre-atomo. Gli avvenimenti che dovevano successivamente trasformarla in elementi (idrogeno, ferro, carbone),... non erano ancora incominciati; l'universo era ancora in attesa” (8).
    Che cosa è accaduto? Nell'universo, che si immagina come un atomo primitivo straordinariamente denso ed instabile, avente le dimensioni minime del nostro sistema solare, un'esplosione scatena un processo di espansione, nel corso del quale, sotto l'azione congiunta delle forze di attrazione e di repulsione, si formano, in momenti molto più ravvicinati fra loro di quanto si fosse creduto in un primo tempo, i nostri elementi chimici, le galassie, le stelle, il sole, la terra. Due miliardi di anni dopo l'esplosione, l'universo aveva raggiunto la sua struttura attuale, ma dopo quel tempo, sotto l'azione incessante della forza espansiva, la distanza fra le galassie è già decuplicata. Questo è il senso dell'“ipotesi dell'atomo primitivo” o dell'universo che cresce come “una sfera in espansione”, che permette di accogliere e di coordinare fra loro i dati oggi conosciuti dell'astro¬fisica (9). Il passaggio dallo stato preatomico della materia a stati distinti fra loro, la costruzione di atomi, poi di molecole sempre più complesse, rappresenta la prima grande tappa della trasformazione dell'universo, che si realizza in seno al regno delle attività fisico-chimiche, e che ci condurrà alla soglia del regno delle attività biologiche.

    2) L'ordine sorto da un tale passato entusiasma i sapienti. Albert Einstein scrive: “Quale fede profonda nella razionalità dell'edificio del mondo e quale ardente desiderio di cogliere, non foss'altro che il riflesso della ragione rivelata in questo modo, doveva animare Keplero e Newton, perché abbiano potuto districare con un lavoro solitario di lunghi anni, l'ingranaggio della meccanica celeste!... Il sapiente è penetrato dal sentimento della causalità di tutto ciò che accade... La sua religiosità consiste nello stupore estatico di fronte all'armonia delle leggi della natura, nella quale si rivela una ragione così superiore che tutti i pensieri ingegnosi degli uomini ed il loro ordine non sono altro, in confronto, che un riflesso del tutto insignificante. Questo sentimento è il leitmotiv della sua vita e del suoi sforzi, nella misura nella quale si può elevare al di sopra del suoi desideri egoistici” (10).

    c) L'ordine astronomico non è quello di una macchina, ma il risultato di una storia.
    Colpiti dalla regolarità delle rivoluzioni siderali “gli antichi attribuivano alle sfere celesti una struttura divina ed eterna”. Per la stessa ragione, talvolta, “si è tentati di guardare l'universo come una macchina il cui piano di costruzione abbia valore di una struttura essenziale e che imponga a tutti gli avvenimenti la stessa necessità che un'essenza geometrica impone alle sue proprietà (concezione spinoziana della natura). Ma in realtà le cose vanno del tutto diversamente: il mondo degli astri e, in particolare, il sistema solare sono il risultato di una lunga evoluzione imposta contemporaneamente dalle esigenze della materia e da una serie immensa di posizioni di fatto” (11).
    Se gli avvenimenti astronomici “di fatto accadono sempre e non sono mai ostacolati, ciò non impedisce tuttavia che avrebbero potuto di fatto e che potrebbero di diritto essere ostacolati e non accadere. Che il sole domani sorga, che Nettuno compia in 165 anni la sua rivoluzione intorno a se stesso sono avvenimenti che non risultano soltanto dalla natura della materia, ma da un'immensa moltitudine di posizioni di fatto che hanno avuto luogo nel passato, nel corso della genesi del mondo degli astri, e che se una causa perturbatrice sopravvenisse nel sistema solare, (cosa che la scienza astronomica ci garantisce che, di fatto, è per il momento la più improbabile che si possa immaginare) potrebbe impedire che si producessero; una volta costituito il sistema che li condiziona, essi dipendono da una necessità di diritto, ipotetica, sufficiente in realtà, perché in realtà le cause capaci di impedirla non esistono, ma questa inesistenza stessa è ancora una posizione di fatto; essi appartengono ad una specie di avvenimenti contingenti che accadono, di fatto sempre e che prendono l'aspetto di avvenimenti necessari di diritto. Sono gli avvenimenti contingenti quasi necessari di diritto” (12).
    Un'eclissi, perché risulta dall'incontro di due serie causali indipendenti, è un avvenimento dovuto al caso: essa è però rigorosamente calcolabile e prevedibile, poiché il tragitto della terra attorno al sole, ed il tragitto della luna attorno alla terra sono entrambi assolutamente regolari e rappresentano degli avvenimenti contingenti quasi-necessari di diritto. Si dirà di conseguenza che l'eclissi è un avvenimento dovuto al caso mascherato.
    “Se il sistema solare fosse una macchina, un'eclissi non sarebbe un avvenimento dovuto al caso mascherato, ma un avvenimento quasi-necessario di diritto, perché la pluralità degli elementi in gioco nella macchina dipenderebbe dall'unità della struttura essenziale di questa, quale l'ingegnere che l'ha fabbricata l'ha concepita. Ma il sistema solare non è una macchina come non lo è l'universo stesso... Esso è risultato dalla lunga evoluzione storica d'un gran numero di fattori che agiscono gli uni sugli altri, non unificati precedentemente nella causalità di qualche agente naturale che sia la causa propria dell'unità del tutto. Senza dubbio la Causa prima intelligente ha diretto questa evoluzione storica secondo il suo piano creatore, ma Dio non è un orologiaio, un fabbricatore di orologi, è un creatore di nature. Il mondo non è un orologio, ma una repubblica di nature; e l'infallibile causalità divina, per il fatto stesso che è trascendente, fa accadere gli avvenimenti secondo le loro proprie condizioni: necessariamente gli avvenimenti necessari, contingentemente gli avvenimenti contingenti, casualmente gli avvenimenti casuali” (13).
    Sono appunto quegli avvenimenti astronomici che prendono l'aspetto di avvenimenti necessari, ma che risultano da una moltitudine di posizioni di fatto, e sono, di conseguenza, contingenti, che da più di un miliardo di anni, per una specie di “fenomeno misericordioso” di cui Pierre Termier (14) si meraviglia, permettono alla terra di realizzare, senza che si sappia come, gli elementi d'un equilibrio straordinariamente delicato che condiziona in lei la comparsa, la conservazione e lo sviluppo della vita (15).

    d) La contingenza dell'ordine biologico: sorprese e tentativi.
    I) L'universo non è una macchina, ma il risultato di una lunga storia. Dio non è un orologiaio, ma un creatore di nature, di cui dirige le attività senza far loro violenza, facendo accadere necessariamente gli avvenimenti necessari, contingentemente gli avvenimenti contingenti, fortuitamente gli avvenimenti fortuiti. Ciò che è vero riguardo al mondo minerale, lo è più ancora, in modo incomparabile, riguardo al mondo della vita (16). Le forme della vita non si spiegano totalmente in riferimento alla struttura presente del mondo; esse hanno una storia, risultano da innumerevoli incroci di cause, sotto la spinta dell'onnipotenza divina che, avendo creato l'universo, ne utilizza a poco a poco le energie, onde forzarlo a superare se stesso, mentre l'ordine inferiore è elevato fino a produrre la disposizione penultima rispetto all'ordine superiore, dimodochè il minerale prepara il vegetale, questo l'animale e questo, forse, l'uomo.
    Un tale quadro è chiarificatore. Esso spiega gli assaggi della vita, i suoi tentativi, le sue bizzarrie, le sue mostruosità (17), le sue sconfitte.
    Previene lo scandalo che potrebbe provocare in una ragione troppo semplicista la conservazione degli organi rudimentali, la comparsa del caratteri regressivi, delle degenerazioni, del fenomeni di distelia (o disteleologia), d'ipertelia, di atelia (18). Non si crederà più, ad esempio, che i parassiti siano stati creati appositamente per tormentare gli animali; essi sono usciti dallo zampillo della vita sotto qualche forma ancora indifferenziata, ma già ricca di possibilità di adattamento; e, riuscendo fortuitamente ad attaccarsi ad altri animali, sono divenuti ciò che sono (19).

    2) Per illustrare con una specie di parabola i processi della formazione della vita, trascriviamo una pagina della Leggenda di Prakriti, in cui il poeta, attraverso alla sua esperienza di creatore, tenta di ritrovare le vie attraverso le quali Dio, usando la Sua magnanimità e condiscendenza, chiama in certo modo in Suo aiuto le forze vive, la spontaneità e le risorse delle Sue proprie creature per costruire il Suo universo nel corso del millenni:
    “Tutto ciò che ha ricevuto da Dio un nome, è in grado di rispondere a questo nome, ha la responsabilità di fornirgli un certo effetto, beneficia di un'energia propria la quale gli permette di provvedere a quell'esigenza che le è superiore e a quell'opera che le è assegnata...
    “Da quando siamo gli invitati di Prakriti e partecipiamo alla sua tregenda, abbiamo avuto il tempo di studiarla e di comprendere i suoi modi di fare. Approfittiamo di questo momento in cui essa finge di dormire per raccogliere i nostri appunti. Quante contraddizioni e, nello stesso momento, quanta ostinazione nelle idee! Quanta esperienza e quanta fantasia! Quanta ingenuità e quanta bricconeria! Quale istinto conservatore e quale furore rivoluzionario! Quanta dissimulazione e quanto fracasso! Quanta pazienza e quanti risvegli! Dopo secoli e millenni, durante i quali ha messo in piedi tutta una serra ed un serraglio, improvvisamente si direbbe che se ne è disgustata, che le dà nausea, che rovescia il vassoio con uno spintone del braccio e che ricomincia con capitoli nuovi. Scaraventa nella fognatura degli interi ordini con i loro generi, i loro sottogeneri e le loro specie, e non conserva altro che un pidocchio ed una cavalletta. E nello stesso tempo conserva accuratamente in fondo a se stessa certi principi, che non abbandona mai, per esempio la simmetria, certe idee, dalle quali non ha mai finito di trarre degli sviluppi, come la stella che si ritrova ovunque dalla cellula primitiva fino a quelle mani sagge e lavoratrici che, in fondo alle braccia, l'uomo porta su tutta la creazione che alza verso Dio. Ci si può fidare di lei per sfruttare fin nei minimi particolari tutte le possibilità di una situazione e di una forma stabilita. Quando, per esempio, il tema della palma o quello della felce o quello del fungo è messo a concorso, essa propone varianti a decine di migliaia. Si dà un gran da fare a dipingere sul petto del suoi uccelli o del suoi pesci gli stemmi che loro appartengono. C'è tutto un reparto decorativo e riguardante l'abbigliamento nella natura, una tecnica da, sarta... Essa nasconde delle "sorprese" e degli indovinelli in fondo ad alcune delle sue creazioni, come il pasticciere mette una fava nella focaccia dell'Epifania. Ed altre volte, si annoia, si impunta, si ostina, si abbandona a tutti gli abusi della produzione industriale, moltiplica, a danno di tipi superbi, gli articoli più comuni, si direbbe che non può più fermarsi. Oppure ha ricevuto evidentemente un'ordinazione e si è fermata a metà dell'esecuzione, si direbbe che l'ha trovata troppo difficile o che, improvvisamente, si è messa a pensare ad altro. Essa sogna, sbadiglia, dice di sì, dice di no, capisce al contrario, si abbandona a del giochi di parole adatti ad una persona sorda, a meno che non si tratti che di semplici scherzi. Per esempio, le si dice: cavallo, ed essa fabbrica tosto quella ridicola pedina del gioco degli scacchi, che si chiama ippocampo, e lo getta nel suo acquario... Oppure talvolta è colta da un entusiasmo eccessivo: le si era detto lucertola, ed essa ha fatto un ittiosauro; le si era detto: coda di cavallo, ed essa introduce con orgoglio del setoloni grandi come del pini e del tutto inutilizzabili. Non si finirebbe mai di passare in rassegna le riserve, gli scaffali della merce rifiutata, del ferri vecchi, del pezzi difettosi, degli esperimenti, del granchi presi. I conservatori di musei rovistano là in mezzo con commozione, come un sarto in mezzo agli abiti della nonna. Ma ciò che vi è di più profondo nella natura è la comica birichineria; si direbbe che Prakriti sa benissimo che il suo creatore non l'ha fatta che per divertirsi con lei, sebbene finga di non accorgersene. Non fa mica male la sua parte, essa è una complice. E, quando la si sgrida, chiude gli occhi, e con un sorriso incantatore, da una rosa pura come il respiro di una fanciulla manda fuori una farfalla” (20).
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    3) A questo testo poetico aggiungiamo alcune righe nelle quali P. Teilhard de Chardin riassume la sua visione di biologo: “La vita procede attraverso effetti di massa, a colpi di moltitudini lanciate in avanti, senza ordine (così almeno sembra a prima vista). Miliardi di germi e milioni di adulti si spingono, si evitano, si divorano fra, loro: vanno a gara a chi occuperà più posto ed i posti migliori. Tutto lo spreco apparente e tutta la durezza, tutto il mistero e lo scandalo, ma nello stesso tempo, per essere giusti, tutta l'efficacia biologica della lotta per la vita. Nel corso del gioco implacabile che affronta e forza gli uni dentro agli altri i blocchi di sostanza vivente in via di irresistibile dilatazione, l'individuo è, senza dubbio, spinto ai limiti delle sue possibilità e del suo sforzo. Emergenza del più adatto, selezione naturale: non sono queste vane parole, anche se non si vuole intendere né un ideale finale, né una spiegazione definitiva.
    “Ma non è l'individuo quello che sembra contare di più nel fenomeno. Più profondo di una serie di combattimenti singoli, è un conflitto di probabilità che si sviluppa nella lotta per esistere. Riproducendosi senza economia, la vita si corazza contro i pericoli, accresce le sue probabilità di sopravvivere, e nello stesso tempo moltiplica le sue probabilità di progresso.
    “Ed ecco dove si realizza e riappare, al livello delle particelle animate, la tecnica fondamentale del Metodo per tentativi, quest'arma specifica ed invincibile di ogni moltitudine in espansione: il Metodo per tentativi, in cui si combinano in un modo così curioso la fantasia cieca delle grandi moltitudini e l'orientamento preciso di un fine perseguito, il Metodo per tentativi, che non è solamente il caso col quale si volle confonderlo, ma un caso guidato. Compiere tutto, per provare tutto; provare tutto, per trovare tutto. Non è forse il mezzo per compiere quest'impresa, sempre più enorme e più costosa man mano che si estende maggiormente, ciò che in fondo la natura, se così si può dire, cerca nella sua profusione?” (21).

    4) Forse ora si comprenderà meglio la frase citata sopra, e cioè che Dio non è un orologiaio, ma un creatore di nature, che l'universo non è una macchina, ma una repubblica di nature, e la profondità della riflessione di san Tommaso dove dice che “poiché la volontà di Dio è sommamente efficace, ne consegue che non soltanto le cose che vuole fare si fanno, ma che si fanno anche nel modo nel quale vuole, le une necessariamente, le altre contingentemente” (22).

    e) L'ascesa dell'“Albero della vita”.
    Dal seno stesso di quel formicolare d'attività in conflitto fra loro, 1'“Albero della vita” si eleva progressivamente dalle forme acquatiche, agli anfibi, ai rettili, ai mammiferi, ai primati. Il filo d'Arianna che permette di misurare il progredire di questa ascensione è ciò che P. Teilhard de Chardin chiama la comparsa e lo sviluppo della cefalizzazione o cerebrazione (23). “Dall'istante - egli dice - in cui la misura (o parametro) del feno¬meno evolutivo viene cercata nell'elaborazione del sistema ner¬voso, cade nell'ordine non soltanto la moltitudine del generi e delle specie, ma l’intero reticolato del loro verticilli, delle loro reti, del loro rami, si innalza come un fascio fremente. Una ripartizione delle forme animali secondo il loro grado di cerebralizzazione non abbraccia soltanto i contorni imposti dalla sistematica, ma conferisce pure all'"Albero della vita" un risalto, una fisionomia, uno slancio, nel quale è impossibile non riconoscere il segno della verità” (24).
    Lo sviluppo del sistema nervoso e della cerebralizzazione, che è nell'animale la condizione fisiologica dello sviluppo del suo psichismo, diviene eccezionale nei primati: “Ciò che costituisce l'interesse ed il valore biologico del primati è che essi rappresentano un ramo di pura e diretta cerebralizzazione. Negli altri mammiferi, senza dubbio, sistema nervoso ed istinto vanno crescendo gradualmente. Ma in essi quel lavoro interno è stato distolto, limitato, ed infine arrestato per mezzo di differenziazioni accessorie. Il cavallo, il cervo, la tigre, mentre il loro psichismo saliva, sono diventati parzialmente, come l'insetto, prigionieri degli strumenti di corsa o di preda, nei quali le loro membra si sono trasformate. Nei primati, invece, l'evoluzione, trascurando ed in seguito lasciando plastico tutto il resto, ha lavorato direttamente al cervello. Ed ecco perché, nella marcia ascendente verso la maggiore coscienza, sono essi che tengono il primo posto. In questo caso privilegiato e singolare l'ortogenesi particolare del ramo viene a coincidere esattamente con l'ortogenesi principale della vita stessa;... essa è aristogenesi...” (25).

    f) La nostra visione presente dell'ordine dell'universo amplia e precisa la visione degli antichi.
    Si vede in quale senso le ricerche moderne permettono di ampliare e, nello stesso tempo, di precisare la visione che avevano gli antichi del conflitto delle forze da cui risulta il nostro universo sul piano della materia e, più misteriosamente ancora, sul piano della vita, e di quel mescolarsi di distruzioni e di costruzioni, di male e di bene, al quale la comparsa degli esseri biologicamente e psichicamente più perfetti ha dato il suo significato.
    Rimane fermo che nell'insieme, come potevano constatare gli antichi, l'universo della natura rappresenta un ordine, ma un ordine duro ed implacabile. Non è, non può essere ancora, l'ordine cristiano. Sarebbe ingenuo stupirsene, pretendere che “gli innumerevoli fenomeni, scoperti per mezzo del telescopio o del microscopio, abbiano la fisionomia cristiana”, scandalizzarsi di non incontrare il cristianesimo osservando l'Orsa maggiore. Pierre Termier (26), che raccoglie questa obiezione di Sully-Proudhomme, non esita a rispondere che bisogna varcare un limite e giungere fino alla realtà dell'anima spirituale, toccata dalla grazia, perché l'ordine cristiano possa comparire.

    3. LA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI

    Siamo nel punto di vista adatto per parlare della sofferenza degli animali.
    Questo problema è evitato sia da coloro che, come i cartesiani, privano l'animale di psichismo per fame una specie di macchina, sia da coloro che, al contrario, attribuiscono all'animale una sensibilità propriamente umana. Una cosa sola è certa, in realtà, e cioè che l'animale non è né macchina né uomo. “E' realmente impossibile per un uomo immaginare come pensa un cane; ciononostante, vi è una scienza-di-cane che esiste di fatto e che è l'oggetto della psicologia animale” (27).

    a) I nostri doveri verso gli animali.
    E' forse questo il momento di aprire un'utile parentesi cercando di definire il nostro atteggiamento morale riguardo agli animali. Per spiegare che il diritto ed il dovere non sono sempre correlativi e che possono esserci degli obblighi senza diritti corrispondenti, Jacques Maritain pone in questi termini il problema del nostri doveri verso gli animali (28): “Abbiamo del doveri verso gli animali o del doveri riguardanti gli animali? Nel secondo caso si tratterebbe, in realtà, di dovere verso gli esseri umani, o verso la società o verso me stesso, nel senso che. la crudeltà verso gli animali sviluppa del sentimenti e delle abitudini d'insensibilità o di sadismo, che corrompono l'individuo e minacciano il prossimo. Allo stesso modo ho del doveri riguardanti, ad esempio, l'ordine della mia camera, ma non ho del doveri verso la mia camera, bensì soltanto verso me stesso ed anche, non vi pare? verso coloro che vengono a trovarmi. Ebbene, io penso che vi sia qualcosa di simile nel caso degli animali; anzi nel caso di ogni cosa esistente naturale, di tutto ciò che porta in sé il marchio della creazione (29). Noi abbiamo veramente del doveri verso queste cose. Sì, e tuttavia esse non hanno del diritti corrispondenti: non li hanno, senza dubbio, non perché siano privi della facoltà di rivendicare tali diritti (gli idioti ed i bambini hanno del diritti senza avere la capacità di esigere la loro realizzazione) ma perché gli animali non sono agenti morali o persone. La teoria della correlazione assoluta fra diritti e doveri giunge qui ad un punto morto. Se gli animali avessero del diritti, non si dovrebbe anche dire che hanno del doveri, cosa che nessuno ammette? In conclusione, abbiamo in questo caso del doveri verso alcuni esseri senza che questi abbiano del diritti corrispondenti. Intendo parlare del doveri verso questo o quell'animale individuale stabilito, quel cavallo, quel cane: essi, infatti, sono degli individui viventi, degli abbozzi di persone; devo nutrirli, non devo ucciderli senza necessità. E senza dubbio, si può dire che, come essi sono degli abbozzi di persone, e come i sensi interni sono, nei più elevati fra loro, una ombra di intelligenza, così c'è in essi un'ombra, un abbozzo di ciò che i diritti propriamente detti sono presso l'agente libero. Ma non si tratta che di un'ombra, di un abbozzo: mentre i doveri che abbiamo verso di essi sono del veri doveri. Qual è il fondamento di tali doveri? Il rispetto per la vita, per l'essere, la pietà naturale, il senso della solidarietà cosmica, così sviluppato nell'India”.
    Ma chiudiamo questa parentesi e ritorniamo al nostro argomento.

    b) Le ragioni della sofferenza degli animali.
    I) La ragione fondamentale che giustifica la presenza della sofferenza negli animali è precisamente la perfezione e la delicatezza della loro costituzione e del loro organismo: la sofferenza è il prezzo della loro sensibilità. Un apparecchio fotografico non soffre, ma non può vedere.
    Sopprimere la vulnerabilità degli organi dell'animale, significa sopprimere l'animale stesso, e significa pure privare l'universo di quell'immensa zona di vita, incomparabilmente ricca e varia, che collega il mondo inferiore del minerali e del vegetali con il mondo dell'uomo.
    E', senza dubbio, assai facile essere d'accordo su questo punto. Nello stesso tempo chiedere a Dio d'intervenire continuamente con del miracoli per evitare la sofferenza degli animali, significherebbe rifiutare il mondo delle nature, quale Egli lo ha creato, e richiedergli la creazione di un qualche altro Uni verso.
    Ma non sono risolte tutte le questioni. Si dirà: Data l'esistenza del nostro mondo animale, e di conseguenza della sofferenza, la somma della loro sofferenza non potrebbe essere minore? La risposta è questa: Sì, potrebbe essere minore, ma potrebbe pure essere maggiore. Anche in questo caso, bisogna evitare l'insidia continua nella quale è stato preso Leibniz, di un Dio tenuto dalla Sua bontà infinita a creare un certo mondo migliore piuttosto di un altro, tenuto anzi a creare il migliore del mondi possibili.
    In ragione della Sua bontà infinita, Dio è tenuto, non a creare un mondo infinitamente buono, il che è una pura assurdità, ma a creare un mondo, alla fin fine, buono.

    2) La sofferenza nell'animale è la percezione di un disordine. che sopraggiunge nel suo organismo o nel suo ambiente abituale. Di conseguenza essa potrà in certi casi (ed è questo uno del suoi aspetti secondari) avere l'ufficio d'un avvertimento salutare ed invitare l'animale a regolarizzare il proprio comportamento.
    Ma anche qui sembra che la natura abbia proceduto per tentativi e per approssimazione piuttosto che mirando ad un rigore assoluto. I biologi ci assicurano che “il dolore che, dopo un'esperienza, ci fa evitare i traumatismi, è regolato male: esagerato in certi casi (mal di denti, nevralgie), in altri casi molto pericolosi non appare (nefrite, tubercolosi polmonare, cancro nella sua fase iniziale”) (30). Dal punto di vista filosofico, che è il nostro, non è questione di sapere se sarebbero possibili degli assetti migliori (su ciò ci troviamo d'accordo senza difficoltà) ma di sapere se quel mondo della natura che Dio stesso ha costruito, ma dando libero corso alle attività delle creature, è alla fine un mondo buono, nel quale la vita prevale sulla morte, il bene sul male, l'essere sul nulla.

    c) Sofferenza umana e sofferenza animale.
    I) La sofferenza umana è la sofferenza di una persona dotata di un'anima immortale nella quale si possono scolpire per sempre le esperienze delle prove del tempo. E' vera a questo riguardo la frase di Léon Bloy: “Soffrire, passa, avere sofferto non passa”..
    La sofferenza degli animali è una sofferenza senza seguito, poiché è la sofferenza di esseri la cui anima non ha seguito. Il minerale, materia e forma, il vegetale corpo ed anima, sono del sussistenti; ma la forma del minerale e l'anima del vegetale, non lo sono. Allo stesso modo, l'intero animale, corpo ed anima, è sussistente, non l'anima dell'animale. E' metafisicamente impossibile che la forma del minerale, dell'idrogeno, del doro o del ferro sussista senza la materia cui essa dà forma; che l'anima del vegetale o dell'animale sussista senza il corpo che essa anima (31). Le forme degli esseri deperibili scompaiono per lasciare il posto ad altre forme che scompariranno; la distruzione di un essere assicura la generazione di un altro; così si spiega il succedersi delle specie. Solo l'anima umana, che è spirituale, può sussistere e sopravvivere alla dissoluzione del corpi.

    2) La sofferenza umana può essere toccata dalla grazia, essere sopportata nella fede e nell'amore, assomigliare un poco alla sofferenza del Cristo. Allora, per la carità che la illumina, è benedetta, merita la ricompensa inseparabile dalle beatitudini evangeliche: “Rallegratevi e siate lieti, perché la vostra ricompensa sarà grande nei cieli” (Mt., V, 12). San Paolo scrive: “Credo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve rivelarsi in noi” (Rom., VIII, 18).
    La sofferenza animale non si eleva al di sopra del tempo; resta immersa nel flusso delle cose che si fanno e si disfano ogni giorno; appartiene al puro dominio di ciò che è fuggitivo e caduco; non assomiglia, se non esteriormente, alla sofferenza umana. All'occhio della filosofia (32), essa partecipa alla sorte del fenomeni astronomici, non ha la fisionomia cristiana. L'illusione, l'errore consisterebbe nel volerle dare un significato cristiano.

    d) “Il lupo abiterà con l'agnello”.
    La profezia di Isaia (XI, 6-8), sull'era nuova: “In quel tempo il lupo abiterà con l'agnello, il leopardo si sdraierà vicino al capretto, il toro ed il leone mangeranno insieme ed un bambino li porterà al pascolo, la giovenca pascolerà con l'orso ed i loro piccoli albergheranno insieme, tanto il leone quanto il bue mangeranno della paglia, il poppante giocherà vicino alla tana del serpente”, non può esser preso alla lettera. Si tratta di una parabola, che significa, attraverso ad immagini, il regno messianico, regno di grazia e di verità, di armonia e di pace, che incomincerà già da questo mondo, ma che non è di questo mondo. Nella prima metà del XII secolo un giovane ebreo, Giuda di Colonia, attratto dal cristianesimo, ma esitante a riconoscervi la sua realizzazione della predizione profetica dell'Antico Testamento, viene improvvisamente illuminato, mentre la predizione d'Isaia si chiarisce tosto ai suoi occhi quando incontra in un monastero renano due antichi briganti che, divenuti frati, si sono trasformati, con una dolcezza meravigliosa, in servitori del poveri e del viandanti (33).

    e) Nell'al di là c'è posto per la vita animale?
    I) Dio può risuscitare un uomo. Quando Gesù risuscita Lazzaro, è l'anima stessa di Lazzaro che viene infusa in un corpo entrato in decomposizione (non è già più un corpo umano) per riformarlo nuovamente, vivificarlo, rifarlo suo; dimodochè Lazzaro, dopo la risurrezione, è la medesima persona, identica, del Lazzaro di prima della risurrezione. Ciò è possibile solo perché l'anima di Lazzaro, essendo spirituale ed immortale, non è stata toccata dalla sua separazione dal corpo, è rimasta intatta, è sopravvissuta.
    Ma Dio, che può risuscitare un uomo, non può risuscitare un animale. Può senza dubbio ridare la vita al cadavere di una tigre, ma che cosa accadrebbe allora? La prima anima che vivificava quel corpo è stata annientata dalla morte, poiché non era in grado di sussistere anche solo un secondo senza il corpo. Dio non può ridare la vita a quel cadavere se non infondendogli un'altra anima, numericamente distinta dalla precedente (non creata dal nulla come l'anima spirituale dell'uomo, ma “emersa” dalla materia, “prodotta” dalla potenzialità della materia); dimodochè l'animale rianimato non potrebbe essere numericamente lo stesso di prima.
    Non è quindi possibile che gli animali del nostro mondo possano risuscitare nell'al di là.

    2) Ma rimane un problema. Fra il mondo del corpi degli eletti risuscitati e glorificati a somiglianza del Cristo, ed il mondo minerale del nuovi cieli e della nuova terra (Apoc., XXI, I; II Petr., III, 13), ci sarebbe posto, nell'al di là, per delle forme di vita o vegetale o animale, le cui modalità ci rimangono totalmente sconosciute e inimmaginabili quaggiù?
    E' nota la risposta di san Tommaso. Da una parte, in virtù di un'esegesi oggi abbandonata - Apoc., X, 6 non significa che il tempo cesserà, ma che non ci sarà più né oggi né domani - egli pensa che il movimento dell'universo che quaggiù dà origine alla complessità degli esseri ed alla vita biologica, cesserà. D'altra parte il corpo dell'uomo, non essendo più “animale”, ma “spirituale” (I Cor., XV, 44) non avrà più da cercare l'aiuto né la compagnia del mondo delle piante e di quello degli animali 84).
    Il problema è stato ripreso poco tempo fa da Olivier Lacombe, alla fine di un recente saggio sull'animale e l'uomo (35). Dopo avere confrontati due testi di san Paolo: “Riunire tutte le cose nel Cristo, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra” (Ephes., I, 10); “Anche la creazione attende con ardente desiderio la manifestazione del figli di Dio... con la speranza di essere liberata essa pure dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla libertà gloriosa del figli di Dio” (Rom., VIII, 19 e seguenti), egli domanda: “Questa creazione di cui ci parla l'Apostolo, non comprenderebbe il regno animale? La domanda è senza dubbio indiscreta, sebbene ogni tentativo di risposta debba essere straordinariamente discreto”.
    Ed ecco le sue riflessioni: “Osserviamo, prima di tutto, che dando una risonanza cosmica al dogma della risurrezione della carne, conseguenza dell'Incarnazione e della Redenzione, san Paolo si colloca nell'economia della grazia e non fa appello ad alcuna esigenza di giustizia e neppure ad alcuna suggestione di convenienza derivante dall'ordine naturale. E' dunque per una eccedenza di generosità totalmente gratuita che la nuova terra dell'Apocalisse (XXI, I), sarà liberata dalla schiavitù della corruzione.
    “Dal momento che questo mondo inaudito, nato dalla grande trasfigurazione escatologica, obbedirà alle leggi di una nuova fisica, senza alcuna comunanza di misura con quelle della nostra fisica, non è possibile pensare che 1'ordine della vita infrarazionale vi sia pure rappresentato, ma sottoposto alle leggi di una nuova biologia? Può darsi, dopo tutto, che ciò non sia inverosimile. E senza immaginare alcun destino postumo alla vita animale, in quanto realizzata in ciascuno degli animali che vissero, vivono, e vivranno nel tempo, non chiudiamo a questo grado dell'essere, che è la vita irrazionale nella sua accezione di momento antologico, gli accessi che l'Epistola ai Romani sembra non negare loro”.

    f) La sofferenza degli animali può essere occasione d'una prova per la fede.
    La risposta al problema della sofferenza degli animali si pone, come abbiamo visto, sul piano della ragione filosofica, cioè su di un piano pre-cristiano.
    Per le persone (e questo caso è più frequente di quanto si creda) che sono incapaci di considerarlo sotto tale aspetto, questo problema rimarrà senza una soluzione diretta.
    Il teologo o il padre spirituale che esse consulteranno non si ostinerà nel volerle convincere a qualunque costo. Egli sa che Dio ha un numero infinito di modi coi quali mettere alla prova le anime del fedeli.. Lo scandalo provato di fronte allo spettacolo della sofferenza degli animali può essere uno.
    La soluzione (ce n'è sempre una) in tal caso è indiretta. Essa consiste nell'elevarsi al di sopra della prova con del puri atti di fede teologale e di fiducia nell'infinita santità e nella giustizia infinita di Dio.
    Il loro turbamento e la loro ferita saranno guariti dalla notte pacificatrice della fede.
    Dio attende da ciascuno di noi, in un certo momento della nostra vita, a proposito di un certo problema o di una certa prova, che mettiamo completamente nelle Sue mani prima la nostra intelligenza e poi la nostra sorte.
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    4. NON TRATTIAMO IL CASO DEL BAMBINI

    Noi affrontiamo qui il problema della sofferenza dell'uomo, che è per il teologo non un male della natura, ma un male della pena che deriva da una caduta iniziale della persona umana, e che può essere illuminata dalla pazienza e dall'amore.
    La sofferenza del bambini, sebbene siano incapaci di dare attraverso alla ragione ed alla fede un senso alla loro prova, è, essa pure, un male della persona umana.
    Un puro filosofo, disattento od estraneo ai lumi della rivelazione, la collocherebbe accanto al male degli animali, nel male della natura, quale si rivela sul piano della biologia.
    Ma per il credente, per il teologo, per il filosofo cristiano, essa va iscritta in un altro registro. Essi si turbano e si commuovono perché non possono scoprire, per manifestarlo e svelarlo a tutti, un volto, una fisionomia cristiana a quella sofferenza. Ed allora crederanno di distinguere nel grido di Rachele che piange i suoi figli e che non vuole essere consolata (Mt., II, 18) come un ricorso supremo alle rivelazioni della fede, una reminiscenza del paradiso perduto, nel quale Dio non aveva previsto per i bambini la sofferenza e la morte.

    NOTE

    (1) SAN TOMMASO, op. cit. (I, q. 19, a. 9). Riguardo al fatto che “la distruzione di una cosa è la generazione di un'altra”, ARISTOTELE pensava di poter venire alla conclusione della perpetuità del mondo. (De generatione et corruptione, lib. I, cap. 3; 318, 25; v. commento di SAN TOMMASO, lez. 7, testo 17).

    (2) ID. (I, q. 22, a. 2, ad. 2). San Tommaso non vuole che si pensi che i leoni brucassero l'erba nel paradiso terrestre: “Alcuni dicono che gli animali che ora sono feroci ed uccidono gli altri, erano miti non soltanto verso l'uomo, ma anche verso gli animali. Ma questo è assolutamente irrazionale. Il peccato dell'uomo non ha cambiato la natura degli animali, né fatto si che quelli che per natura sono carnivori, vivessero prima di erbe, come i leoni e gli avvoltoi” (IBID., I, q. 96, a. 1, ad. 2).

    (3) IBID., I, q. 48, a. 2.

    (4) J. MARITAIN, Neuf leçons sur les notions premières de la philosophie morale (cit., p. 71). Tali anomalie riguardo ad un ordine particolare risultano dal gioco delle interferenze che producono l'ordine universale.

    (5) ID., p. 34.

    (6) IBID., p. 71.

    (7) Su questo argomento i punti di vista di P. TEILHARD DE CHARDIN, in Le phénomène humain, e in Le groupe zoologique humain, sarebbero preziosi se fossero spogliati, da una parte, della filosofia animista nella quale essi sono avvolti, e dall'altra, delle loro trasposizioni fantasiose sul piano della sociologia, della filosofia, della religione.

    (8) v. MERSCH, S.J., L'origine de l'univers selon la science (in “Nouvelle Revue Théologique”, marzo 1953, pp. 225-51. Ofr. L. DE BROGLlE, Physique et microphysique, Albin Michel, Paris 1947, p. 77): “Dando libero corso alla nostra immaginazione, potremmo supporre che all'origine del tempi, nel giorno che successe a qualche divino fiat lux, la luce, dapprima sola al mondo, a poco a poco abbia generato, per condensazione progressiva, l'universo materiale quale noi. possiamo oggi contemplarlo, grazie alla luce stessa”.
    In un discorso all'Accademia Pontificia delle Scienze, pronunziato in italiano il 22 ottobre 1951, Pio XII ricorda che, facendo deduzioni dalla legge dell'entropia 'Che trova un'equivalenza nel microcosmo, si è condotti alla visione di un universo materiale che esaurisce progressivamente le sue riserve primitive di energia, e di cui si può datare di conseguenza la nascita e la morte: “Sembra davvero che la scienza d'oggi, risalendo d'un tratto milioni di secoli, sia riuscita a rendersi testimone di quel fiat lux iniziale, di quell'istante nel quale sorse dal nulla, assieme alla materia, un oceano di luce e di radiazioni, mentre le particelle degli elementi chimici si separavano e si raggruppavano in milioni di galassie” (Doc. Cattol., 16 dicembre, col. 1547).

    (9) Il pontefice si è compiaciuto di magnificare le conquiste moderne dell'astrofisica, che manifestano contemporaneamente in un modo impressionante la fragilità dell'uomo e la grandezza del suo spirito: “Nel suo ardimento e nella sua intrepidità, lo spirito umano... si lancia sulla traccia delle galassie fuggenti nello spazio, rifacendo alla rovescia il percorso che esse hanno seguito durante miliardi di anni del tempo passato, e diventa così quasi lo spettatore del processi cosmici che si sono svolti nel primo mattino della creazione. Che cosa è dunque lo spirito di questo essere minuscolo che è l'uomo, perduto nell'oceano dell'universo materiale, per aver osato chiedere ai suoi sensi, di una piccolezza infinitesimale, di scoprire il volto e la storia del cosmo immenso e per averli svelati entrambi? Una sola risposta è possibile, e di un'evidenza folgorante: lo spirito dell'uomo appartiene ad una categoria dell'essere essenzialmente diversa dalla materia e a lei superiore, per quanto questa sia di dimensioni illimitate... Possa la concezione moderna della scienza astronomica, che è stata l'ideale di tanti grandi uomini del passato, di un Copernico, di un Galileo, di un Keplero, di un Newton, essere ancora feconda di meraviglioso progresso per l'astrofisica moderna e fare si che... l'immagine astronomica dell'universo raggiunga un perfezionamento sempre più profondo” (PIO XII, Allocuzione rivolta in francese ai partecipanti all'ottava assemblea generale dell'Unione astronomica internaz., ricevuta in udienza il 7 settembre 1952. Doc. Cattol., 5-10-1952, coll. 1217-1223).

    (10) A. EINSTEIN, Comment je vois le monde, traduz. Solovine, Flarnmarion, Paris 1958, pp. 19-21.

    (11) J. MARITAIN, Réflexions sur la nécessité et la contingence, in Raison et raisons, cit., p. 53.

    (12) ID., pp. 52-53.

    (13) IBID., p. 62.

    (14) P. TERMIER, La terre, la vie et l'homme, in “Nova et Vetera”, 1929, pp. 232-39.

    (15) Dal punto di vista dell'immagine scientifica del mondo, si può rendere onore a Teilhard, di avere formulato e precisato “la legge della promozione universale... Nel corso del tempo reale... l'insieme del reale (dato di prima vista nell'universo), non cessa di rinforzare la sua unità, perché passando da unificazioni parziali ad unificazioni più complete e più ampie, tutto diventa sempre di più uno... Non era possibile precisare? L'iperfisica lo permette: ciò che abbiamo chiamato la “Legge di Teilhard”, offre due precisazioni: da una parte l'unificazione si realizza per complessificazione, il che significa che l'elemento non va perduto, ma che, al contrario, è salvato, esaltato nel tutto in cui si unisce ad altri elementi. D'altra parte (ed è la seconda precisazione che ci offre la legge di Teilhard), l'unificazione si realizza per autocomplessificazione; l'elemento o parte, per passare nel tutto che lo supera, non ha bisogno di subire dall'esterno una spinta costrittiva; dal suo fondo più intimo proviene questo superamento verso il tutto, nel quale esso si ritrova in più ed in meglio. Per farla breve: la legge di promozione universale è una legge di autocomplessificazione” (PAUL BERNARD GRENET, Pierre Teilhard de Chardin ou le philosophe malgré lui, Beauchesne, Paris 1960, p. 214).
    Precisiamo che la filosofia di Teilhard è inaccettabile: creazione concepita come complessione, completamento, pleromizzazione “per l'essere assoluto stesso”, “effetto, non più di causalità, ma di unione, creatrice” (unità della materia dell'universo), preesistenza attuale, sebbene impercettibile, del superiore nell'inferiore, psichismo delle molecole ed estensione della coscienza a tutti i livelli dell'essere, “lo spirito che emerge attraverso ad un'operazione pancosmica dalla materia” (Cfr. la dottrina cattolica della creazione immediata dell'anima umana), trasferimento delle leggi della biologia nel dominio della vita sociale e della storia, ecc. In teologia, la creazione della quale ci è stato detto che è completamento “per l'essere assoluto stesso”, richiama “l'immersione incarnatrice” e questa la “compensazione redentrice”, “tre atti indissolubilmente legati nella comparsa dell'essere partecipato”; “la cosmogenesi culmina nella Cristogenesi che ogni cristiano venera”; “il valore comparato del Credo religiosi diventa misurabile attraverso al loro potere rispettivo di attivazione evolutiva”, eccetera.

    (16) Mentre la perfezione di una macchina risulta dal carattere funzionale di ciascuno del suoi elementi, per quanto riguarda il mondo organico, spiega F. J. J. BUYTENDIJK, il suo valore ontologico, i suoi gradi di perfezione sono, invece, la ricchezza, il lusso, il superfluo (Traité de psycologie animale, PUP, Paris 1952, pp. 6 e 86).

    (17) Tenendo conto di tutte le mostruosità, anche banali, se ne valuta il numero “a qualche centinaio ogni centomila nascite” (RENÉ ROYER, Sens et non-sens de la vie, in Qu'est-ce que la vie? Semaines des intellectuels catholiques, 1957, ed. P. Horay, Paris 1958, p. 184).

    (18) Su questi fenomeni v. L. CUÉNOT, Invention et finalité en biologie, Flammarion, Paris 1941, pp. 64 sgg.

    (19) SANT 'AGOSTINO si accontentava di rispondere che le mosche e le pulci sono state create per umiliare il nostro orgoglio. (In Joa. Evangelium, tratto I, nn. 14, 15). Pascal parla del ronzio delle mosche, che ci “assassina”. Il curato d'Ars morente non voleva che si cacciassero dal suo viso “le povere mosche”.

    (20) P. CLAUDEL, La légende de Prakriti, in Figures et paraboles, ed. Gallimard, Paris 1936, pp. 109, 144-48.

    (21) P. TEILHARD DE CHARDIN, Le phénomène humain, Seuil, Paris 1955, p. 116.

    (22) SAN TOMMASO, op. cit., l, q. 19, a. 8.

    (23) P. TEILHARD DE CHARDIN, L'apparition de l'homme (Seuil, Paris 1956, p. 309), dove risponde a Jean Rostand, per il quale nel genere animale un ragno è altrettanto perfetto quanto un mammifero.

    (24) ID., Le phénomène humain (cit., p. 158). Nel suo Traité de psychologie animale, BUYTENDIJK, che oppone lo scheletro esterno degli artropodi allo scheletro interno del vertebra ti, il sistema nervoso gangliare del primi ai sistemi nervosi centrali del secondi, vede con Cuvier e Bergson, nel sistema nervoso, l'organo che più di qualunque altro fa la perfezione della specie animale (p. 76).

    (25) IBID., Le phénomène humain, cit., p. 174.

    (26) P. TERMIER, La joie de connaitre, Nouvelle Libraire Nationale, Paris 1926, pp. 322-23.

    (27) J. MARITAIN, Pour une philosophie de l'histoire, Seuil, Paris 1957, P. HO.

    (28) ID., Neuf leçons sur les notions premières de la philosophie morale, cit., p. 150.

    (29) Cfr. la pagina dello stesso autore in Les degrés du savoir (Desclée De Brouwer, Paris 1932, p. 213), sull'immensa moltitudine del soggetti transoggettivi che ci circondano, "ciascuno del quali è un centro misterioso, ricco anche di una certa profondità ontologica e metalogica e che, in questa relazione da me a te vuol essere trattato con rispetto e con amore. Tu, sorgente, tu, pesce, e tu, passero; che la carità venga a perfezionare in modo soprannaturale la nostra debole apercezione filosofica del rapporti fra gli esseri, e allora san Francesco parlerà alla sua sorella acqua ed ai suoi fratelli uccelli e pesci...”.

    (30) L. CUÉNOT, Invention et finalité en biologie, cit., p. 79.

    (31) Un corpo composto di materia e di forma, può per miracolo sussistere senza la sua estensione. (Cfr. SAN TOMMASO, IV Sent., dist: 44, q. 2, a. 2, quaest. 3, ad. 4; III, q. 54, a. l, ad. 1; Evang. in Joan., XX, 9). Ma né la materia, né la forma del minerali, del vegetali, degli animali possono esistere separatamente. Esse sono inevitabilmente solidali.

    (32) Già dal punto di vista della psicologia animale, F.J.J. BUYTENDI]K giustifica l'osservazione di Aristotele, per il quale il ridere è proprio dell'uomo: “Ogni allegrezza, ogni esuberanza è essenzialmente ricchezza, sovrabbondanza, superfluo, cioè ciò che va al di là del necessario. Tale liberazione, già apparente nella natura, è la condizione prima della vita mentale; quest'ultima comunque non riesce mai a svilupparsi nella bestia. L'"umanità" del giovane antropoide è senza dubbio parzialmente umana, in un modo puerile, scherzoso, giocoso; ma in tal caso si tratta di un bambino che non tende a divenire uomo, a divenire il suo proprio adulto: il più "elevato" degli animali assomiglia ad un bambino tragico, condannato, dopo una parvenza di evasione, a ricadere nella natura propria del mondo animale. Tale è l'allegria del giovane scimpanzé, che si esprime nel suo sfoggio di mobilità, nel suo commercio con innumerevoli oggetti; è un'allegrezza che sfuma e si spegne a poco a poco, mentre quella dell'uomo si approfondisce sempre più, fino a divenire gioia, vale a dire sovrabbondanza interiorizzata, senza esuberanza” (Traité de psycologie animale, cit., p. 312. 1 corsivi del testo sono dell'autore). Bisogna ancora ricordare, con Nietzsche, che l'uomo è il solo essere al mondo che sappia mentire (ID., p. 15).

    (33) P. L. (tomo CLXXX, col. 815). Questo racconto è stato pubblicato in francese da A. DE GOURLET, sotto il titolo: Judas de Cologne, Récit de ma conversion, Bloud, Paris 1912, cap. 6, p. 31.

    (34) SAN TOMMASO, De potentia, q. 5, a. 5, 9.

    (35) O. LACOMBE, nella raccolta Qu'est-ce que la vie? Semaines des intellectuels catholiques, 1957, cito pp. 101- 2.
    Ultima modifica di Cuordy; 11-03-11 alle 16:13
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  4. #4
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    [edit della moderazione] post ot in altra discussione spostati qui.

    ma come fate a prendervi sul serio??
    colui che è buono,,, dite,,,, e per i giappoonesi dello tzunami che ha fatto??


    Citazione Originariamente Scritto da robdealb91 Visualizza Messaggio
    Senti un po', non sarò nè buono nè gentile con te, e non intendo perdere un solo minuto del mio prezioso tempo a risponderti...togli immediatamente quel messaggio da questa discussione...
    Apri se vuoi un tread apposito su CR, ma, per favore, levati da questa discussione, dedicata alla preghiera e alla solidarietà alla mia professoressa, che è prima di tutto una madre di famiglia...e che è molto più importante di te e delle tue seghe mentali...
    perchè fra i giapponesi morti non ci sono padri e madri di famiglia???

    Citazione Originariamente Scritto da PUPO Visualizza Messaggio
    perchè fra i giapponesi morti non ci sono padri e madri di famiglia???
    Vuoi dare la colpa a Dio se nel mondo il peccato ha introdotto la morte?

    Non sei neanche capace di gioire con noi del fatto che una professoressa è guarita da una malattia e che oggi può ancora lavorare e stare insieme ai suoi cari?
    Quanto spregevole vuoi rivelarti, ancora?

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Vuoi dare la colpa a Dio se nel mondo il peccato ha introdotto la morte?

    Non sei neanche capace di gioire con noi del fatto che una professoressa è guarita da una malattia e che oggi può ancora lavorare e stare insieme ai suoi cari?
    Quanto spregevole vuoi rivelarti, ancora?
    io ho risposto alla vostra di chiarazione "colui che è buono",,,
    mi domando come si faccia a dire ste cose di fronte ai drammi quotidiani della nostra vita. ,,,
    e non me lo avete spiegato...
    come al solito avete preferito ripiegare sull'insulto personale.,

    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Ma questo thread ha per titolo per caso "Spiegazione ai non credenti riguardo la bontà di Dio"? :gratgrat:
    La tua acidità, e la tua protervia non hanno confini...
    se sostenete, come avete detto., che la guarigione di quella professporessa si deve alla "bontà di dio",,, la mia domanda è leggittima e pertinente... ::::...
    perchè solo per la professoressa e non per i 10000 giapponesi morti??
    non nascondete la testa nella sabbia.,.,. rispondete alle domande anzichè ripiegare sugli insulti.
    Ultima modifica di :Esther:; 14-03-11 alle 19:10 Motivo: Ot di altro 3d
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  5. #5
    puttuio!
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Ciao Pupo, lo hai per caso letto il documento postato da Cuordileone in questo 3d?
    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

  6. #6
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Da dove è tratto il brano, se posso chiedere. e chi è l'autore?

  7. #7
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Citazione Originariamente Scritto da korgul Visualizza Messaggio
    Da dove è tratto il brano, se posso chiedere. e chi è l'autore?
    Charles Journet - Il Male
    Ultima modifica di Troll; 16-03-11 alle 11:36

  8. #8
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Citazione Originariamente Scritto da Troll Visualizza Messaggio
    Grazie mille.

  9. #9
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Citazione Originariamente Scritto da :Esther: Visualizza Messaggio
    Ciao Pupo, lo hai per caso letto il documento postato da Cuordileone in questo 3d?
    pietose giustificazioni del fatto che il caso è il caso... e che dio non c'entra mai nulla... nonostante le vostre preghiere e sicurezze,,,,iaociao:
    [B]per mantenere in pace un mondo caratterizzato da ingiuste concentrazioni di ricchezza ed enormi sacche di povertà è necessario trasformare i poveri in zombie con la propaganda e le religioni[/B]

  10. #10
    puttuio!
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    Predefinito Rif: IL MALE DELLA NATURA

    Citazione Originariamente Scritto da PUPO Visualizza Messaggio
    pietose giustificazioni del fatto che il caso è il caso... e che dio non c'entra mai nulla... nonostante le vostre preghiere e sicurezze,,,,iaociao:
    In che senso "il caso"? oppi:
    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

 

 

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