
Originariamente Scritto da
mustang2
...Io dico che questo è un conflitto sbagliato.
di Vittorio Sgarbi pg.9 de ilgiornale.it di oggi 20 03 2011
Illustre Presidente ritengo mio dovere scrivere oggi, per futura me*moria, il mio pensiero sulla vicen*da libica.
Non c’è nessuna buona ra*gione per aderire alla posizione dei volenterosi accettando la risoluzio*ne Onu e seguendo la Nato e gli americani.
Obama è ancora una volta, come Bush e Clinton, pronto a un’azione militare. In molti Stati della civile America c’è ancora la pe*na di morte.
L’illuminismo si è fer*mato.
Ciò che era chiaro a Cesare Beccaria e ad Alessandro Manzoni non è stato completamente com*preso dalla democrazia america*na.
Lo Stato che uccide non risarci*sce il torto subito.
Impone la sua for*za con lo stesso arbitrio del crimina*le.
Nessuno può disporre della vita di un altro.
Perché dovendo distinguere gli italiani dagli americani, risalgo a po*sizioni così lontane? Perché è evi*dente che la retorica con cui si fa ri*ferimento alle inermi e indifese po*polazioni civili sotto l’attacco mili*ta*re di Gheddafi esclude che lo stes*so comportamento, con analoghi ri*schi, possa essere assunto con la no*bile motivazione di difendere il po*polo libico.
Non parlo per questio*ni di principio. Mi riferisco alle tan*te azioni, in particolare in Irak, che hanno reso odiosi gli americani per*ché le loro bombe contro il dittato*re hanno, non raramente, colpito ci*vili.
Il delirio guerrafondaio di Sarkozy oggi, e il rigore di Obama minacciano identici rischi.
Si può bombardare senza uccidere, an*che con le migliori intenzioni.
Bom*bardare anche senza milizie di ter*ra, cui almeno si risparmia la vita (quanti italiani sono morti nelle missioni di pace?) vuol dire essere in guerra.
E non c’è nessuna buona ragione di concedere ad americani e francesi le nostre basi di Gioia del Colle, Trapani, Sigonella.
Malta che, con noi è il Paese più vicino e più a rischio, non consentirà l’uso delle basi.
Perché l’Italia sì?
Sarà op*portuno ricordare che già la Libia ha sopportato un lunghissimo em*bargo e già si era imposta dall’Onu una no fly zone .
Ecco perché scrivo ora.
Quell’embargo,quella no fly zone io li violai nel 1998 con una impresa temeraria che fu l’inizio dello scon*gelamento dei rapporti fra l’Italia e la Libia prima con Prodi e Dini, poi con D’Alema, poi con Berlusconi e ancora con Prodi e con Berlusconi.
Tutto il mondo ha assistito a questa evoluzione che ha interessato an*che Francia, Inghilterra e persino l’America.
Gheddafi, sempre lo stesso, era diventato buono? No.
Si era preso atto di una situazione con*solidata e della necessità di trovare un alleato sicuro contro gli sbarchi di clandestini che interessano pre*valentemente se non esclusivamen*te l’Italia, non l’America.
Anche in questo diverso.
Perché allora oggi scoprire che Gheddafi non è un leader democra*tico?
Non lo è mai stato.
Come non è una insurrezione di popolo, per un risorgimento (come si illude non so quanto credendoci Napoli*tano), la rivolta delle città libiche contro Gheddafi. Si tratta come san*no gli osservatori più informati di una guerra fra tribù in un complica*t*issimo sistema che muove interes*si del tutto estranei a quelli del po*polo.
Se Gheddafi cade non sarà una democrazia a determinare il nuovo potere ma un intreccio di al*leanze di famiglie che prenderan*no il potere contro il popolo stabi*lendo un altro regime.
Voglio ricor*dare che quando andai la prima vol*ta in Libia prima di violare l’embar*go con un lunghissimo ed estenuan*te viaggio, prima ancora di mostra*re a me e alla mia delegazione i su*blimi siti archeologici di Leptis Ma*gna, di Sabratha, di Cirene, Ghedda*fi ci indirizzò come a un santuario al «museo» cui più teneva: la sua ca*sa bombardata dagli americani, mi pare nel 1987, per tentare di cacciar*lo come vogliono fare ora.
Non ci riuscirono, come si è visto.
Ma in quella casa morì, con altri libici, an*che la figlia di Gheddafi.
La morte di un soldato in guerra è tragica, ma è nelle cose; la morte di un cittadino inerme o di un bambi*no, non è accettabile.
Bombardare equivale a un atto di terrorismo: è colpire alla cieca, colpire chi non si può difendere e colpire chi è inno*cente.
Far pagare ai cittadini, come con le limitazioni derivate dagli em*barghi, le colpe del dittatore.
Se tale era, come fu a partire dal suo colpo di Stato, e come è, non bisognava in nessun momento scendere a patti con lui.
L’abbiamo ricevuto,onora*to.
È stato visitato e ossequiato, da D’Alema come da Berlusconi.
Oggi noi, che siamo i più esposti, non ci possiamo permettere di voltargli le spalle riconoscendolo improvvisa*mente come criminale di guerra, quale era già stato, per esempio, con il caso Lockerbie.
Dopo Gheddafi non c’è la demo*crazia, c’è la deriva come in Soma*lia.
Ci saranno altri colonnelli.
E le nostre coste sempre più indifese. Ma soprattutto, concedendo le ba*si, saremmo complici di tutte le morti inevitabilmente causate dai bombardamenti. Per difendere i li*bici da Gheddafi, diventeremmo come lui.
Potrà così avvenire che lui si salvi e che noi uccidiamo inno*centi, esattamente quello che si at*tribuisce alla sua azione militare in casa.
Per eliminare Gheddafi, usan*do le stesse armi (di aria, certo, non di terra!) diventeremo come Ghed*dafi.
L’unica strada resta dichiarare come la Germania e Malta la non belligeranza e lasciare a francesi e americani la decisione di un altro scellerato attacco in nome della de*mocrazia e della libertà (la loro, non quella del popolo libico).
saluti.....e grazie!